Milleplateux - Sezione filosofica di millepiani.net
*Blog di Millepiani 1.0* - *Millepiani Rizomatici 2.0* - *Millepiani WebRadio*
archivio generale | contatti | rss

« Tra musica e inconscio un legame profondo - di Pietro Bria
Home di Milleplateaux
Dossier anniversario rivoluzione d'ottobre - I »

30.10.2007

Il Nobel razzista ora chiede scusa

Repubblica 20.10.07
James Watson ha perso anche un posto da rettore a New York - Il Nobel razzista ora chiede scusa. "Sono mortificato per quanto è accaduto, capisco le reazioni della gente, non so come ho potuto dire certe frasi che non hanno alcuna base scientifica"

LONDRA. Si può dire, col senno di poi, che non è stata un´uscita molto intelligente. Le dichiarazioni del 79enne genetista americano James Watson, scopritore del Dna e premio Nobel per la medicina, secondo cui i neri africani sono intellettualmente inferiori ai bianchi, hanno scatenato una serie di tali proteste da sconvolgere i piani e forse anche la vita dello scienziato. Il prestigioso centro studi di New York da lui diretto lo ha sospeso dal rettorato. Il suo tour di conferenze in Gran Bretagna è stato cancellato. Appena sbarcato nel Regno Unito, Watson è rimontato su un aereo ed è ripartito per gli Usa. A nulla sono valse le scuse che ha offerto alla comunità scientifica e all´opinione pubblica mondiale, in un articolo pubblicato ieri mattina dal quotidiano britannico Indipendent. Da ieri, il professor James Watson è un premio Nobel messo all´indice. E non è detto che le conseguenze dell´incidente siano finite: un paese africano, il Senegal, propone che gli venga consegnato un «Nobel per il razzismo».
In un´intervista rilasciata al Sunday Times in coincidenza con il suo arrivo a Londra, dove doveva presentare la sua autobiografia, Evitate le persone noiose - Lezioni da una vita nella scienza, il genetista aveva affermato: «Tutte le nostre politiche sociali sono basate sul fatto che l´intelligenza degli africani sia uguale alla nostra, mentre tutti i test svolti indicano il contrario». E aveva aggiunto che, se esiste l´istintivo desiderio di considerare uguali tutti gli esseri umani, «chi deve trattare con dipendenti neri sa che ciò non è vero». Nell´articolo apparso ieri sull´Independent, lo scienziato si dice «mortificato» dall´effetto causato dalle sue parole. «Sono mortificato per ciò che è accaduto», afferma. «E ancora più grave è che non riesco a capire come ho potuto dire cose simili. Posso certamente comprendere perché la gente, leggendo quelle dichiarazioni, ha reagito come ha fatto. A chi ha capito dalle mie parole che l´Africa, come continente, è geneticamente inferiore, non posso che presentare le mie scuse senza riserve. Non è quello che volevo dire. E soprattutto non vi sono alcune basi scientifiche per sostenere tale tesi».

Cosa voleva dire, allora? Watson lo spiega nel resto dell´articolo, suggerendo che la selezione naturale darwiniana ha condotto a differenze nelle capacità di comportamento dell´uomo in differenti regioni geografiche del mondo. «Noi non comprendiamo ancora adeguatamente il modo in cui nel corso del tempo diverse zone ambientali della terra hanno selezionato dei geni che determinano le nostre capacità di fare cose differenti», scrive lo studioso. «Questa non è una discussione su superiorità o inferiorità, ma sul capire differenze, sul perché alcuni di noi sono grandi musicisti e altri grandi ingegneri. Il nostro desiderio è che vi sia un uguale potenziale intellettivo in tutta l´umanità. Può darsi che sia così. Ma non basta desiderarlo per dimostrarlo. Questa non è scienza. E interrogarsi nel merito non è razzismo». Lo scienziato conclude ipotizzando che non solo l´intelligenza, ma anche i comportamenti criminali, possono essere in qualche modo legati alla genetica: «Il pensiero che alcune persone siano innatamente maligne mi disturba. Ma il compito della scienza non è quello di farci sentire bene». Chiede scusa, insomma, ma non smentisce completamente.
Nell´articolo il professor Watson ammette di essere uno che non si tira indietro dalle controversie, e di essersi cacciato più volte nei guai a causa del suo carattere. In passato, ad esempio, sostenne che le donne dovrebbero abortire se sanno di avere in grembo un figlio omosessuale o che la bellezza potrebbe essere geneticamente prodotta in modo che «tutte le ragazze siano carine». Ma quelle affermazioni gli erano valse al massimo l´appellativo di «picchiatello». Stavolta gli è andata molto peggio. L´articolo di (parziale) ritrattazione non è servito a calmare la tempesta. Il Museo della Scienza di Londra, dove Watson doveva tenere la prima conferenza, è stato il primo ad annullarla.
A ruota tutti gli altri hanno preso la stessa decisione: Bristol, Cambridge, dove studenti neri ed ebrei si preparavano a bloccargli l´accesso al campus, Oxford, Newcastle, Edimburgo, dove doveva apparire a fianco del dottor Ian Wilmut, il «padre» di Dolly, la prima pecora clonata. Nessuno lo ha più voluto. L´editore inglese della sua autobiografia ha dovuto cancellare con imbarazzo tutti gli eventi in programma. Quindi è arrivata la sospensione dall´incarico di rettore del Cold Spring Harbor Laboratory, il centro di studi genetici di Long Island, vicino a New York, presso il quale Watson lavorava da trentacinque anni. «Il nostro centro non è coinvolto in alcun tipo di ricerche che possano formare la base per dichiarazioni come quelle rese dal professor Watson in Inghilterra», ha reso noto con sdegno Bruce Stillman, presidente del prestigioso istituto. Condanne analoghe sono giunte da parte di numerosi centri scientifici e scienziati, in America e in tutto il mondo. E così il decifratore del Dna si ritrova a essere un paria della propria comunità. Doveva aspettarselo: se è esecrabile per chiunque affermare che i neri sono una razza inferiore, per un premio Nobel lo è ancora di più. Elementare, Watson.

scritto da millepiani il 30.10.2007
come una critica
Technorati Tags: Watson, razzismo, dna
Powered byMovable Type 3.34 design by blogstyles.