Corriere della Sera 5.10.07
Nei sogni di Adorno le ossessioni segrete -
Pubblicate le sue confessioni notturne fra il '34 e il '69 - Molta angoscia per l'esilio dalla Germania ma anche una passione irrisolta per la «bella bimba», il suo giovane amore impossibile
Hitler, forme femminili, dinosauri: le strane figure ricorrenti del filosofo - di Ranieri Polese
Il filosofo sogna, e la mattina dopo trascrive. Capita così che il 17 dicembre del 1967 Theodor W. Adorno lasci questa nota: la sua bellissima amante gli dice che deve comprarsi una lavatrice per l'uccello ( Schwanz). Alle sue obiezioni («faccio il bagno tutti i giorni»), lei ribatte che solo con quella macchina uno è veramente pulito là, e non puzza. Lui aggiunge: «Se la compro, lei mi amerà con la bocca». La bella signora gli ricorda A. Questa A. che compare più volte nei sogni degli ultimi due anni (Adorno muore il 6 agosto 1969, in Svizzera), è una giovane attrice di Monaco. A volte, nelle lettere, la chiama «la bella bimba». Ma è un amore non corrisposto. Li separano troppi anni, lui essendo nato nel 1903, lei nel 1937. A. non ci sta. Così, nell'ultimo sogno (12 aprile 1969) Adorno dice di aver esposto ad A. il progetto di andare a vivere insieme. Nel ricordo gli sembra che lei ne sia rimasta entusiasta. Poi — sono in cima a un'alta torre — pensano di buttarsi giù, ma decidono di non farlo. Alla fine lui le dice: «Dunque, io cercherò di morire con te. Ma mentre dicevo "cercherò" sentivo che lei era assolutamente contraria». Esce ora Sui sogni di Theodor W. Adorno da Bollati Boringhieri, tradotto e curato con eccellente lavoro da Michele Ranchetti. Pubblicato nel 2006 in Germania da Suhrkamp (titolo: Traumprotokolle), contiene 109 sogni compresi fra il 1934 e il 1969, cinquantacinque dei quali appartengono al periodo dell'esilio, e fra questi ben 49 degli anni — 1941-48 — di Los Angeles. «Rispetto all'edizione tedesca, senza note, solo con una postfazione assai vaga», spiega Ranchetti, «ho lavorato molto per identificare i personaggi che compaiono nei sogni. E per spiegarne il contesto, lasciando emergere l'umanità complessa del filosofo. Comunque, nel rispetto della volontà di Adorno, quella cioè di presentare i sogni senza interpretazione». A dispetto di Freud, si direbbe, un caso raro in un secolo totalmente condizionato dalla psicoanalisi. «Non del tutto. Ho scoperto un precedente: nel 1926, l'editore tedesco Rowohlt aveva pubblicato una raccolta di sogni senza commenti. Molti erano presi da opere letterarie (dalla Bibbia in giù) ma altri erano richiesti a persone viventi, per esempio a Walter Benjamin».
Perché oltre la metà dei sogni appartengono al periodo dell'esilio? «Perché Adorno soffre per la lontananza dal suo paese, vive quasi con un senso di colpa il fatto di non essere presente nel momento della tragedia. E questa ferita non si rimarginerà più». Già nel settembre del 1948, ancora a Los Angeles, scrive che il problema che lo angoscia «è il recupero della perduta vita europea». Qualcosa, appunto, che anche nei successivi vent'anni di vita in Germania non lo lascerà più. Lo provano i molti sogni sulla fine del mondo che lo accompagnano, o quelli sulla condanna a morte (spesso per crocifissione, o per decapitazione). Compaiono pure spaventosi animali preistorici ( Triceratops, Anchylosaurus). Del resto, nonostante il prestigio della rinata Scuola di Francoforte e dei suoi corsi universitari, qualcosa di stonato rimane. Forse per via delle polemiche che lo vedono protagonista, dalla celebre frase contro chi scrive liriche dopo Auschwitz agli attacchi contro Heidegger, reazionario e oscuro. E Heidegger appare in un sogno ambientato in un bordello: la maitresse legge un'opera del filosofo di Essere e tempo.
Amici e nemici, del resto, sono presenti nel libro dei sogni; la moglie Gretel, Horkheimer, con cui ha scritto la Dialettica dell'Illuminismo, Benjamin, Kracauer, Scholem, l'allievo Habermas. Compare anche Hitler (gennaio '54) che da un altoparlante annuncia che «Ieri la mia unica figlia è rimasta vittima di un incidente. Perciò, come espiazione, ordino che oggi tutti i treni deraglino». C'è San Carlo Borromeo, incongrua presenza di un sogno fatto a Locarno. Dei bambini ebrei in un campo di concentramento (giugno '57) intonano una canzone che dice: La nostra Mamme non è stata ancora impiccata.
Nel marzo del '66, profeticamente, sogna di essere escluso dal consiglio di facoltà. Con il '68 le cose precipitano. Adorno viene contestato dai suoi stessi studenti che ripetutamente gli impediscono di tener lezione. Nei primi mesi del '69 chiama la polizia per liberare la facoltà. Qualche giorno dopo, in Svizzera, dopo un'escursione con la moglie a 3000 metri, viene stroncato da un infarto. Fra i molti inediti lasciati, appunto, anche questo taccuino dei sogni che ora finalmente vede la luce. Qui il filosofo abbandona l'arduo linguaggio della teoria dialettica per regalarci un flusso di immagini di forte suggestione. Come quella (ottobre 1948) di un ballo erotico che sembra una prefigurazione del Kubrick di Eyes Wide Shut. Solo su una pista da ballo, Adorno è invitato a danzare da una ragazza, forse bulgara, forse triestina. Lui le fa scivolare la mano sotto il vestito e le palpa il sedere (Adorno scrive
Popo). La stringe a sé, cominciano a baciarsi. Ma li interrompe la voce di un uomo che parla inglese: per il codice americano quello è un atto contro la pubblica decenza. E lo minaccia di sbatterlo in prigione.
Corriere della Sera 5.10.07
Dormiveglia e archetipi
Anche la pelle genera immagini
di Giuseppe Bonaviri
Nel fascinoso cammino sul filone del dormiveglia e della sua narrazione archetipica, due sono i pensieri posseduti dall'uomo, quello razionale e quello notturno, mentre supporto fondamentale di ogni psichismo resta la memoria intesa come capacità coordinatrice, propulsiva e archivistica delle nostre esperienze. Il pensiero notturno o dormivegliante si manifesta ed attiva nella fase preonirica, al di fuori è inconcepibile ed inesistente. La scaturigine di fondo di questo pensiero notturno è in gran parte sensoriale. È sufficiente che durante il presonno sottostiamo a stimoli cutanei o viscerali (prurigini, somatostesie, algie, psicostesie) perché si presenti.
Questo pensiero ha due caratteristiche: l'enorme dispersione di idee e subidee e la intonazione essenzialmente immaginativa. Si presuppone che questa forma di pensiero sia nata da meccanismi generatori primordiali che hanno investito tutta la materia, la quale, come è ben noto, deriva dall'elettromagnetismo degli atomi. Gli atomi come regolati, allora, di leggi universali ripetitive. Questi meccanismi regolatori ripetitivi nel corso dei millenni si sono trasferiti dalla cellula ai sistemi pluricellulari. Il dormiveglia nacque da questi meccanismi—primum pensante — generatori a tipo arcaico-ripetitivo. Avendo le manifestazioni della vita ancestrale un'origine ripetitivo- ossessiva, è facile arguire che il pensiero dormivegliante sia posseduto da una ossessione di fondo, in sé contenente l'idea tenebrosa del labirinto, che possiede e ingloba ed equivale allo stato ansiogeno.
Parliamo allora di attività allucinatoria del dormiveglia e suddividiamo le modalità psicodinamiche del presonno in due: i microsogni che nascono di colpo in noi in assoluto vuoto mentale senza una spiegazione ancora scientifica; il dormiveglia, vera condizione di prepensiero con le molteplici idee che in apparente vuoto mentale insorgono in noi paragonabili a un grappolo ideativo. Questo, come bozzolo onirico, è percepito in modo allucinatorio dileguandosi istantaneamente nella nostra mente.
È ovvio che un vero sogno segue altre pulsioni e strutturazione. Si potrebbe immaginare come una strana modalità legata all'inquietudine dell'uomo con flussi temporo-spaziali ed ipotizzare l'esistenza di un determinismo diverso tra tesi fisiologico somatica e distorta patologica del presonno. Ciò può rendere meglio al lettore e a chi lo percepisce soffrendone, le essenze piene di complessità racchiuse in questa modalità di addormentamento paragonabile a un ciuffo di papaveri smossi lungo una cunetta da un soffio di vento in primavera. Chi soffre di turbe psichiche profonde vive, in modo assai più complesso, questo stato di addormentamento che, a tutt'oggi, nonostante i progressi della scienza, rimane un mistero dell'io profondo se pur nella fuggevolezza del percepibile, nella drammaticità sconosciuta dell'evento quotidiano tra veglia e sonno.
N ella nostra pelle ci sono i dermatomeri che se stimolati, danno origine allo scorrere di questo protopensiero o meglio di sensazioni a noi comunemente ignote. È risaputo, tra l'altro, che la cute nasce — durante il periodo embrionale — dallo stesso foglietto da cui ha origine il cervello, dunque, il rivestimento cutaneo può considerarsi vera e propria cassa di amplificazione del pensiero nel dormivegliante. Potremmo dire che questa duplicazione del cervello sul nostro rivestimento corporale, pur senza averne chiare nozione biologiche, sottostà alle stesse funzioni sia del cervello che della cute. Nonostante il tanto vantato sviluppo tecnologico odierno, ci sono probabilmente tanti strati di realtà sommerse e sconosciute. Dove non esistessero confini mentali, esisterebbero capacità metamorfizzanti come trame insolite di esistenze.