*Millepiani 1.0 - Scritture e materiali filosofici*
MILLEPLATEAUX - SEZIONE FILOSOFICA DI MILLEPIANI.NET
Millepiani.net 2.0 - Blog rizomatico


29.09.07


200 anni dalla 'Fenomenologia' hegeliana: un convegno

l’Unità 29.9.07
A Roma un convegno a duecento anni dalla pubblicazione della celebre opera hegeliana tradotta in Italia dal grande hegelista Enrico De Negri - La «Fenomenologia» di Hegel? Ottima per capire il mondo globale e le sue differenze di Bruno Gravagnuolo - "Le dispute tra hegeliani e antihegeliani sono un ricordo ma il fascino del filosofo resta. Il conflitto tra servo e signore è una chiave attualissima per capire la politica"
Ci fu un tempo in cui accapigliarsi su Hegel era d’obbligo. Da Marx in poi, certo. E già tra hegeliani: giovani, vecchi, di destra o di sinistra. In fondo in tutta la modernità otto-novecentesca non v’è stato filosofo che più di Hegel ha diviso gli animi, ha marcato scelte, e influenzato i movimenti politici. Per il tramite dei suoi interpreti, dei suo detrattori, o dei suoi «rovesciatori». Ben per questo Bobbio parlava di un «macigno» che ancora sta sulla nostra strada. E ben per questo Loewith vedeva nel tratto che va «Da Hegel a Nietzsche» il cuore di tutte le dispute culturali europee a venire.


Insomma, Hegel come grande crocevia etico politico tra opposte visioni del mondo in lotta. Incluso il ruolo di chi come Nietzsche salta oltre la metafisica, e distrugge luciferinamente la totalità sensata dell’Essere: volontà di potenza e innocenza del divenire circolare. Con le declinazioni più opposte di quella rottura anti-hegeliana: libertarie o totalitarie. Infine l’Italia, terra di hegeliani, da Vera, a Spaventa, a Gentile e Croce. Fino all’hegelo-marxismo storicista (Gramsci) e al marxismo anti-hegeliano (Della Volpe).
Oggi da tutto questo c’è molta più distanza, e per ovvii motivi. Tra i quali la fine delle filosofie della storia, e la crisi delle visioni unitarie. Il che sgonfia il pathos di quel confronto, così teso una volta. Ma il rischio è quello di veder svanire una grande ricchezza speculativa. Un grande arsenale filosofico, senza di cui la modernità resta davvero cieca e irriflessiva.
Già, perché in Hegel c’è in fondo il doppio «algoritmo» della modernità «post-rivoluzione francese»: soggettività dotata di diritti, e universalismo della ragione autoriflessiva in divenire. Universalità intesa come globalismo del destino del genere, quel che già Kant a modo suo aveva compreso, come illuministica ragione cosmopolitica.
E dunque, Hegel come «filosofo globale». Del suo tempo globale, e però anche diagnosta dell’autoriproduzione dei conflitti dentro quella ragione universale, che di conflitti è fatta e assieme del tentativo di comporli.
Ecco, ci è parsa questa la premessa implicita del bel convegno sul duecentenario della Fenomenologia dello Spirito hegeliana, che si sta svolgendo a Roma (ieri al Goethe Institut e oggi a chiudere a Villa Mirafiori). Con alcuni insigni studiosi, come Giuseppe Cantillo, primo traduttore italiano della Jenenser Realphilosohie, Claudio Cesa, Ludwig Siep, e altri più giovani docenti come Roberto Finelli, Paolo Vinci, Stefano Petrucciani, Stefania Pietroforte. Un convegno in fondo di «hegelisti non hegeliani», per usare l’espressione di un maestro di questi studi. Quell’Enrico De Negri, scomparso nel 1990, che tradusse mirabilmente la Fenomenologia del 1807 per la Nuova Italia, e che resta uno dei più grandi interpreti di Hegel e de La teologia di Lutero (altro suo capolavoro). Ma che significa «hegelismo non hegeliano»? Significa non prendere per oro colato la sistematica speculativa del filosofo. Non cedere alle lusinghe della sua totalità «vampirizzante». E sforzarsi, ancora una volta, di «riformare» la dialettica hegeliana. Concependola come strumento di unificazione possibile - e aperta però - del reticolo del sapere. Dei saperi. E delle relazioni umane. Concettualizzando le relazioni, e portandone a trasparenza il loro nesso, senza estinguere né il conflitto né il perenne cadere delle opposizioni fuori di sè stesse. Ovvero, il conflitto delle differenze come nesso, e come oggetto unitario di pensiero. Talché, centrale nella discussione del convegno era il tema del «riconoscimento» - chiave del filosofare hegeliano - come architrave dell’etica, della filosofia politica. E delle teorie della giustizia. In altri termini: come si media l’individuo con gli altri individui nella totalità sociale? E come si mediano culture, etnie e civiltà in collisione nel mondo unificato? Basta la teoria dell’«agire comunicativo» habermasiano al riguardo? O il «neocontrattualismo» alla John Rawls? Basta il «comunitarismo», sia pure aperto e flessibile? Non bastano. E allora Hegel una risposta la dà. Proprio tramite la vicenda dell’emancipazione del «servo», filo conduttore della Fenomenologia dello Spirito e della storia d’occidente. Il punto chiave è: diventare padroni di sé. Elaborare conflittualmente una versione sostenibile dell’Autorità. Condivisa e partecipata (riconosciuta). Ma ciò avviene per via di sfide di singoli e gruppi verso una legittimazione condivisa e reversibile, sempre più larga e in bilico. Sfide egemoniche. E qui Hegel, Nietzsche e Gramsci si danno la mano. Con Marx.

Technorati Tags: Hegel
Bookmark and Share

Pubblicato da millepiani alle 18:45
come una traccia



« Une contribution sur Foucault - di Toni Negri
Home di Milleplateaux
Nei sogni di Adorno le ossessioni segrete »
Powered by Movable Type 4.24. Design by blogstyles. Sito ottimizzato per Firefox.Questa cosa che avete sotto gli occhi - tutti i suoi contenuti - e' pubblicata sotto una Licenza Creative Commons. Andatevi a vedere cosa significa. Per le rogne varie di carattere legale, si sappia che questo sito non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza periodicita' - cioe' quando ci gira - e non puo' considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, e nemmeno un prodotto. Vedete voi cosa sia.
Feed unificato e archivio
archivio generale - autori

 
rss di Milleplateaux, Millepiani Blog 1.0 e Millepiani rizomatico 2.0
Ricerca


Ultimi posts
Platone era un illuminista - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Platone era un illuminista" - il nuovo libro di Mario Vegetti
Platone era un illuminista - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Platone era un illuminista" - il nuovo libro di Mario Vegetti
Platone era un illuminista - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Platone era un illuminista" - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Platone era un illuminista" - il nuovo libro di Mario Vegetti
"Cosa vuol dire la salvezza al di fuori della Chiesa" - la risposta di Vito Manuso a Enzo Bianchi
La fatica di ascoltare - Enzo Bianchi, priore di Bose, su 'Disputa su Dio' di Augias-Mancuso
"Torniamo al pensiero forte - Perchè servono le utopie" di S. Zizek
Ultimi posts Millepiani 1.0, 2.0 e Milleplateaux
Categorie
  • un'analisi
  • una critica
  • una recensione
  • una teologia politica
  • una traccia
Archivi
Archivio generale
Maggio 2009
Aprile 2009
Marzo 2009
Novembre 2008
Ottobre 2008
Aprile 2008
Marzo 2008
Febbraio 2008
Gennaio 2008
Novembre 2007
Ottobre 2007
Settembre 2007
Agosto 2007
Luglio 2007
Marzo 2007

Technorati Profile