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28.07.2007

Croce, lettere su dio

Repubblica 7.7.07
Croce, lettere su dio
In un epistolario curato da Giovanni Russo il filosofo affronta temi religiosi
di Nello Ajello

Sono gli anni in cui compare il saggio "Perché non possiamo non dirci cristiani"
Un fitto dialogo, durato un decennio con un´aristocratica napoletana

«Lettura di un libretto di versi religiosi della signora Maria Curtopassi», scriveva Benedetto Croce nei suoi Taccuini di lavoro il 2 gennaio 1942, «del quale farò un annunzio per La Critica». È il sostanziale preludio ad una frequentazione epistolare durata oltre dieci anni, fin quasi alla morte del filosofo. Ne dà conto il volume di Benedetto Croce e Maria Curtopassi, Dialogo su Dio. Carteggio 1941-52, che esce a giorni in edizione Archinto, a cura di Giovanni Russo (pagg. 180, euro 18, 50).
La corrispondente del pensatore settantaseienne è un´aristocratica napoletana che sfiora i cinquant´anni. «Una donna cristiana e cattolica», così la definirà Croce, capace di sentire la religione «nella forma di verità che è propria della poesia». Dalle Liriche della Curtopassi il filosofo è vivamente colpito, al punto da scrivere la prefazione al libretto, che ha letto ancora inedito. La Curtopassi, dal suo canto, non esita a professarsi sua allieva. Croce le fa spedire la Storia d´Italia e le preannunzia l´invio della Storia d´Europa. Così, l´epistolario prende i colori dell´amicizia.

Giovanni Russo, che questo carteggio ha trovato e ordinato, riassume con efficacia le intenzioni della poetessa: la vede «impegnata nel cercare le coincidenze tra la dottrina cattolica e la filosofia crociana». Il filosofo non si sottrae al confronto. Ne approfitta, anzi, per esporre i modi molto personali della sua vicinanza al Vangelo e, più in generale, alla religiosità giudaico-cristiana, e insieme i motivi di critica che lo oppongono alla corrente cultura cattolica.
L´inizio di questo «duello a distanza», così lo definisce lo stesso Russo, cade in un momento propizio. Nell´estate del ´42 - lo si rileva sempre dai suoi "taccuini" - Croce sta riflettendo su temi analoghi a quelli toccati nelle lettere, spesso molto lunghe, della sua interlocutrice. «Risvegliatomi dopo la mezzanotte», egli annota il 16 agosto, «sono andato a letto, ma non ho potuto riaddormentarmi presto, e non ho trovato di meglio da fare che venire meditando sul punto: perché non possiamo non chiamarci cristiani?. La mattina ho tracciato il disegno di un piccolo scritto sull´argomento». È il celebre saggio, che uscirà nella Critica il 20 novembre 1942 con il titolo, appunto, Perché non possiamo non dirci cristiani.
Le lettere di Croce che qui pubblichiamo, scegliendole fra le ventuno comprese nel volume, parlano da sole. È facile sciogliere qualche allusione in esse contenuta. Con ogni probabilità, nel «materialista storico» che si dice scandalizzato per la vicinanza politica di Croce a De Gasperi - se ne parla nella lettera del 21 dicembre ´47 - va individuato Palmiro Togliatti. L´articolo di Croce sul Mondo (egli vi accenna il 28 marzo ´49) era uscito dieci giorni prima con il titolo L´uomo vive nella verità. Notizie occasionali. Esse confermano, tuttavia, che il dialogo epistolare fra la poetessa e il filosofo, recuperato grazie a Giovanni Russo, non è una mera "trouvaille", ma si colloca in una zona vitale del pensiero crociano.

GLI INEDITI
"La civiltà moderna figlia di Cristo"
Nella religione delle anime elette c'è qualcosa di poetico
La Chiesa ha perduto la sua plasticità, si è irrigidita e può andare in pezzi

Napoli, 10.6.1941
Pregiatissima Signora, ho letto le sue lettere con la serietà che meritano, perché nascono da uno spirito nobile e severo, profondamente religioso, e da un animo sensibile (...). La ringrazio di avermi data l´occasione di incontrarmi - raro incontro ai nostri giorni - con qualcosa di umanamente gentile.
B.Croce

Napoli, 23.VI.´41
Pregiatissima Signora, (...). Puro filosofo quale sono, e, per sincerità verso me stesso, voglio restare, io stimo che il più profondo rivolgimento spirituale compiuto dall´umanità sia stato il cristianesimo, e il cristianesimo ho ricevuto e serbo, lievito perpetuo, nella mia anima. E godo perciò che il mio pensiero abbia trovato qualche risonanza in un così nobile spirito cristiano come il Suo. B.Croce

Napoli,
3 gennaio 1942
Pregiatissima Signora (...), mi giunge il dono del suo volumetto, che io sono ben lieto che lei si sia risoluta a pubblicare. Ne darò un annuncio e alcuni saggi nella Critica. Le farò avere le bozze di stampa, perché Ella mi dica se desidera che qualcosa sia modificato. C´è un fondo di fede umana in ciò che è superiore e solo ha valore, che io ho ritrovato nelle persone più da me diverse di concetti e di opere, e per il quale mi sono sentito congiunto intimamente con un prete e con un materialista, assai più che con altri che con me consentiva nelle idee e nell´azione pratica. Forse questo intimo e profondo consenso, questo fluido impalpabile, è ciò che Ella chiama, e anche a me piace chiamare, cristianesimo.
B. Croce

Pollone, 30 agosto 1942
Gentilissima Sig.ra e amica, La sua lettera ultima è stata da me letta, e anche riletta, con viva partecipazione, anche perché ho proseguito, e quasi terminato, in questi giorni il Nuovo Testamento. Le dirò che c´è nella religione delle anime elette qualcosa di poetico e amoroso al quale credo che io non potrò giungere, perché sono tutto pensiero ed azione, con la poesia e l´amore che questi placano e sottintendono. Ma, pure rendendomi conto di questo limite, sono profondamente convinto e persuaso che il pensiero e la civiltà moderna sono cristiani, prosecuzione dell´impulso dato da Gesù e da Paolo. Su di ciò ho scritto una breve nota, di carattere storico, che pubblicherò appena ne avrò lo spazio disponibile. Del resto, non sente Ella che in questa terribile guerra mondiale ciò che è in contrasto è una concezione ancora cristiana della vita con un´altra che vorrebbe risalire all´età precristiana, e anzi pre-ellenica e preorientale, e riattaccare quella anteriore alla civiltà, la barbarica violenza dell´orda? Portae inferi non praevalebunt. Spero bene (...).
B. Croce

Napoli, 21 dic. ´47
Stimatissima Signora ed amica (...), le religioni sono piene di filosofia, soprattutto la cristiana. Ma il mio dubbio è che il suo scritto non sarà accolto dalle riviste cattoliche, che non vanno per il sottile, e mentre credono grandi pensatori i meccanici ripetitori di vecchiumi, non tollerano chi parla in nome del pensiero umano e lo tiene umano-divino. Comunque, ho letto nei giornali, a proposito dell´appoggio che io col Partito Liberale ho dato alle postille di De Gasperi (il quale, ora come ora, mira a salvare la libertà italiana contro il bolscevismo russo) che il De Gasperi, cattolico, si è alleato col «capo degli atei internazionali, con B. C.»! Naturalmente questa sollecitudine per l´offesa recata a Dio veniva dalle labbra di un materialista storico per il quale non è altro Dio che materia, o più propriamente l´interesse economico. Io, modestamente, so di vivere in un continuo colloquio con Dio, così serio e intenso che molti cattolici e molti preti non hanno mai sentito nella loro anima.
B. Croce

Napoli, 29.X.´48
Stimatissima amica (.), ciò che mi scrive nells sua lettera mi conferma che Lei ha sentito e compreso la mia anima. Quanto alla teologia che ora si vuole di nuovo nelle nostre università, a me pare vietata dal Decalogo che vuole che il nome di Dio non sia pronunciato invano. E invano lo si pronuncia quando lo si prende in astratto e lo si separa dall´uomo. In questi casi persino fa sbadigliare. Mi ricordo l´aneddoto del direttore della Revue des deux mondes. Avendogli Pierre Leroux portato un articolo e domandato il direttore quale ne fosse l´argomento e dettogli dal Leroux: «Dieu», egli esclamò - «Dieu! Quel mauvais sujet!». Tanto per ridere talvolta, ora che così difficilmente si riesce a ridere.
B. Croce

Napoli, 1. febbraio ´49
Carissima amica (...), certo la cultura cattolica è ora inferiore assai a quella del mondo laico, e avrebbe bisogno di rinnovarsi e di autocriticarsi. Ma il male è che la Chiesa ha perduto da quattro secoli la sua plasticità, si è irrigidita e se tentasse di muoversi e progredire, correrebbe il rischio di andare in pezzi. E se affrontasse coraggiosamente questo rischio e andasse innanzi, che cos´altro poi troverebbe? Quel complesso di verità assodate che uomini cristiani ma laici hanno prodotto col loro lavoro: eredità che non si può rifiutare, si deve accrescere e correggerla, anche per accrescerla, ma col metodo stesso col quale è stata trovata, cioè col metodo antidommatico e critico, che non ammette verità che non nascano dal pensiero, il quale è esso stesso verità (...).
B. Croce

18. III. ´49
Gentile amica, grazie della sua lettera affettuosa. Non so se le sia venuto sott´occhio, nel Mondo (n. 4, mi sembra), un mio articolo, nel quale io affronto la fede, o, per meglio dire, la verità dell´esistenza di Dio, con argomenti non teologici. Ma forse non ne prenderà scandalo, perché, se mai, la mia dimostrazione non nega, ma integra la fede.
B. Croce

scritto da millepiani il 28.07.2007
come una recensione , una traccia
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