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Gramsci, A 70 anni dalla morte: Bruno Gravagnuolo »

05.05.07

Questo anniversario: Giuseppe Vacca

da l’Unità 15.4.07

Il settantesimo della morte di Gramsci si annuncia particolarmente denso di eventi e iniziative culturali di grande rilievo. Molti di essi sono promossi o realizzati con la partecipazione della Fondazione Istituto Gramsci. Segnalarne i più significativi mi sembra utile per dare conto degli sviluppi più recenti degli studi gramsciani, della diffusione crescente degli scritti di Gramsci nelle diverse aree linguistiche e culturali del mondo, e della vitalità del suo pensiero. Dopo quasi dieci anni di intenso lavoro comincia quest’anno la pubblicazione dell’Edizione nazionale degli scritti di Gramsci. Com’è noto, egli è ormai universalmente riconosciuto come un classico del pensiero politico del Novecento, attualmente il più tradotto e studiato nel mondo intero. Man mano che la sua fortuna cresceva diveniva sempre più necessario che la cultura italiana fornisse alla comunità scientifica internazionale gli strumenti indispensabili ad uno studio critico filologicamente fondato del suo pensiero.

A questo si è dedicata la Fondazione Istituto Gramsci promuovendo, fin dai primi anni Novanta del secolo passato, una Edizione Nazionale degli scritti. Come si sa questa costituisce il massimo riconoscimento istituzionale della cultura italiana ad un suo autore illustre ed è altrettanto significativo che l’Istituto dell’Enciclopedia italiana ne sia l’editore.
Una edizione critica integrale degli scritti di Gramsci è necessaria per molte ragioni. Mi limiterò a ricordare quelle che costituiscono le principali novità dell’Edizione nazionale. Innanzi tutto un’edizione degli scritti e non delle «opere». Gramsci fu un uomo politico, un «combattente» il cui pensiero è consegnato a scritti giornalistici, interventi politici, epistolari e alle «note» dei Quaderni del carcere, raccolte in volume solo dopo la sua morte. Egli dunque non ci ha lasciato «opere», ma «scritti» che compongono un corpus straordinariamente unitario a condizione che se ne possa ripercorrere cronologicamente «il ritmo del pensiero in sviluppo», corredandone gli scritti dell’apparato filologico indispensabile a ricostruirne i contesti. In secondo luogo la sua attività giornalistica (1914-1926) è consegnata ad articoli prevalentemente non firmati. Rispetto alle pubblicazioni precedenti l’Edizione nazionale procede quindi verificandone le trascrizioni e le attribuzioni, e corredandoli di un apparato filologico molto più accurato. Novità significativa a tal uopo è l’elaborazione di un software ripetutamente testato che consente l’attribuzione degli articoli non firmati secondo criteri linguistico matematici, ferma restando la responsabilità dei curatori di accoglierle o respingerle integrando i criteri automatici con quelli critici tradizionali, come la conoscenza del lessico e dello stile letterario di Gramsci, e la ricostruzione del contesto editoriale, storico-politico e storico-culturale di ciascun articolo.
Altra novità significativa è la decisione di comprendere nell’Edizione nazionale non solo i carteggi gramsciani (quelli con Tatiana e Giulia Schucht, ed altri corrispondenti) ma anche i «carteggi paralleli», decisivi per il periodo carcerario (i carteggi fra Piero Sraffa e Tatiana Schucht, Tatiana e i suoi famigliari, ecc.). L’ingiustificata consuetudine di pubblicare solo le lettere di Gramsci e non anche quelle dei suoi corrispondenti è stata finalmente dismessa dopo che, con il suo pionieristico Antigone e il prigioniero (1990), Aldo Natoli aveva portato alla luce non solo lo spessore intellettuale e morale di Tatiana Schucht, ma anche il suo ruolo d’interlocutrice autorevole del prigioniero, ignorando le lettere della quale non si può ricostruire la biografia politica e intellettuale di Gramsci negli anni di detenzione. Tuttavia solo il carteggio fra Gramsci e Tania Schucht aveva avuto finora una vera e propria edizione critica, accuratamente annotata da Chiara Daniele (Einaudi 1997). Nell’Edizione nazionale si provvederà quindi a colmare una grave lacuna, secondo criteri che consentiranno agli epistolari di assolvere il loro compito precipuo, quello di rendere possibile la ricostruzione della biografia intellettuale dell’autore in questione. È appena il caso di sottolineare quanto ciò sia importante per la comprensione dei Quaderni, per i quali, dopo l’edizione cronologica del 1975, abbiamo appreso quanto sia decisivo, per interpretarli, contestualizzare ogni nota, anche in rapporto alla vicenda politica del prigioniero, seguendone la scrittura oserei dire giorno per giorno.
Com’è noto dopo la pubblicazione dell’edizione cronologica dei Quaderni (l’impresa decennale di Valentino Gerratana e della nutrita schiera di studiosi che lo affiancarono) Gianni Francioni ha progressivamente affinato i criteri di datazione delle «note» che li compongono ed a lui è affidata la direzione della loro pubblicazione nell’Edizione nazionale. In questa essi saranno ordinati in Quaderni miscellanei, Quaderni speciali e Quaderni di traduzione. La novità più significativa è la pubblicazione dei Quaderni di traduzioni, esclusi dall’edizione Gerratana e quasi del tutto inediti. Con essi si inaugura l’Edizione Nazionale ed il volume sarà presentato il 30 aprile a Ghilarza, alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Ma le novità editoriali promosse dalla Fondazione Istituto Gramsci non si fermano all’Edizione nazionale. A fine aprile sarà in libreria il primo volume di una serie di pubblicazioni annuali edite dal Mulino, intitolata Studi gramsciani nel mondo. La serie si propone di far conoscere al pubblico colto i risultati più significativi della letteratura internazionale traducendo in italiano scritti di autori stranieri dedicati al pensiero di Gramsci o da esso ispirati. Il primo volume offre una selezione di scritti degli anni 2000-2005, si apre con un saggio di Amartya K. Sen su Sraffa, Wittgenstein e Gramsci e comprende scritti di studiosi inglesi, nordamericani e latinoamericani che spaziano dalla concezione della società civile e della teoria dell’egemonia, all’applicazione del pensiero di Gramsci allo studio di «questioni regionali», come il confronto fra socialismo, nazionalismo ed islamismo nel mondo arabo ed il declino del processo di pace in Medio Oriente, di questioni nazionali come nel saggio di Rupe Simms La Black Theology nelle lotte per la libertà che riguarda la vicenda sudafricana, o globali, come l’articolo della Costler sulla regolazione dei processi di mondializzazione dell’economia. I volumi successivi saranno invece di carattere tematico e verranno dedicati ad una scelta di studi culturali e post-coloniali, alle teorie delle relazioni internazionali ispirate dalla concezione gramsciana dell’egemonia e alla presenza di Gramsci nel modo arabo-islamico.
La pubblicazione ripercorre le linee principali dell’internazionalizzazione del pensiero di Gramsci che continua e si allarga. Il 27 aprile sarà presentata a Pechino la traduzione cinese delle Lettere dal carcere e il 29 maggio, a Mosca, la traduzione russa dei Quaderni, mentre si conclude la pubblicazione dell’edizione critica di essi in lingua inglese, curata da Joseph A. Buttigieg per la Columbia University Press. Alla «fortuna» internazionale del pensiero di Gramsci sono quindi dedicati tre importanti convegni promossi dalla Fondazione Istituto Gramsci per il Settantesimo. Il primo, «Gamsci, le culture e il mondo», organizzato in collaborazione con la International Gramsci Society-Italia, si terrà a Roma il 27 e 28 aprile ed è incentrato su tre pilastri dei Cultural studies: la Scuola di Calcutta, la Scuola di Birminghan, e gli studi post-coloniali influenzati dall’opera di Said. In autunno sono previsti un convegno internazionale a Berkley, dedicato alla teoria degli intellettuali nell’America del Nord, ed un altro a Buenos Aires, dedicato alla presenza di Gramsci nella cultura ibero-americana.
L’internazionalizzazione del pensiero di Gramsci è registrata in tempo reale dalla Biografia gramsciana on line consultabile presso il sito della Fondazione Istituto Gramsci. Originata dal lavoro pionieristico di Elsa Fubini e John Cammett, essa ha superato le 17.000 voci, metà delle quali appartengono alla letteratura straniera. Essa costituisce la base di un’altra iniziativa editoriale della Fondazione, il cui primo volume vedrà la luce quest’anno: la Bibliografia gramsciana ragionata, diretta da Angelo D’Orsi. Questa è dedicata alla letteratura in lingua italiana dal 1922 ad oggi e costituirà una guida importante per gli studiosi non solo italiani. L’informazione parziale e selettiva fin qui fornita sulle iniziative dell’Istituto Gramsci per il Settantesimo dà un’idea dell’ampiezza e della vitalità degli studi gramsciani. Contrariamente a quanto molti ritengono, dopo la battuta d’arresto degli anni Ottanta del secolo scorso essi si rinnovano e si accrescono anche in Italia, di pari passo con la disponibilità di nuove fonti, a datare dal 1991, con il sensibile sviluppo di nuovi studi sulla biografia intellettuale di Gramsci e con la crescita d’una nuova storiografia sul Novecento. Tutto ciò rende possibile l’organizzazione di un convegno di dichiarata ambizione, promosso dalla Fondazione Istituto Gramsci e dalla Fondazione Gramsci di Puglia, che si terrà a Bari e a Turi dal 13 al 15 dicembre prossimo. Intitolato «Gramsci nel suo tempo», esso si svolgerà sulla base di cinquanta contributi di studiosi italiani volti a ricostruire la genealogia del pensiero di Gramsci ripercorrendo il cammino delle sue interazioni con la cultura e la politica europea e mondiale dei primi tre decenni del Novecento. Il lungo lavoro di preparazione e la disponibilità a parteciparvi dimostrata da tanti studiosi di almeno tre generazioni documentano una ripresa significativa dell’interesse per Gramsci e ci consentono di sperare di concludere così in modo degno, almeno per quanto riguarda la Fondazione Istituto Gramsci, un anno di iniziative e di eventi non rituali, né banali, nei quali cerchiamo di riversare tutto il nostro impegno.

Scritto da millepiani il 05.05.07 16:12
come una memoria

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