Presidente, presidente Allende
In venti anni di pratica filosofia, questo testo che pubblico su millepiani è uno dei testi più intensi e gravidi di conseguenze filosofiche che abbia mai letto. Gianfranco, finalmente, è tra noi.
Sul corpo del nemico ucciso
11 dicembre 2006
a Salvador Allende
[silentium]
Presidente,
in quei difficili o impossibili luoghi in cui lei ha vissuto e vive da quel "momento duro y difícil", come Lei ha detto, certamente non può sapere, non può condividere la gioia, l’allegria che oggi prende il nostro Paese, da cui siamo anzi letteramente travolti dopo anni e anni di silenzio carico di paura o di odio. Oggi, Presidente, i muri delle nostre case sembrano nuovamente caduti, rotti i tamponi delle nostre orecchie, cadute le pezze dalle nostre bocche, in forze, di nuovo in forze le nostre mani.
Non abbiamo esitato un solo momento, Presidente, una volta liberi. La nostra libertà ha un nome, il nome di chi l’ha difesa sino all’ultimo, col proprio corpo solo. Solo nel Palazzo bombardato della democrazia. Scriviamo a lei, Presidente Allende, e con la più grande gioia.
Il Cile, Presidente, è libero. Noi con lui e Lei con noi, Presidente Allende.
Le diamo, in quel luogo sconosciuto e oscuro dei destini umani dove Lei si trova, Presidente, una notizia che, se gradita a Lei, più gradita è certamente a tutte e tutti quanti hanno in questi anni, non importa dove e non importa in che modo, difeso con tutta la loro forza la forza stessa della democrazia. Il suo nemico, signor Presidente, il generale Augusto Pinochet Udarte è morto. Abbiamo visto il suo corpo. E’ morto, signor Presidente, morto per sempre.
Questo ci basta.
Non poteva finire altrimenti, ci verrebbe da aggiungere. Ci lasci dire una cosa. Abbiamo ripensato spesso a quella foto, quella mattina, Lei con quegli occhialoni quadrati e quel mitra in mano, in maniche di camicia, quel mitra quasi imbarazzante, Signor Presidente. Per lei e per noi. Noi che esiteremmo a sparare su un volto umano, quella mattina lo avremmo fatto senza esitazione, signor Presidente, senza esitazione alcuna. Sul generale Augusto Pinochet e tutti i suoi nemici, i nostri traditori, i nostri assassini. Uno ad uno.
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