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08.01.06

Lezioni di anarchia 2 : Diritto e giustizia

Un nuovo intervento di Marco: diritto e giustizia in una prospettiva an-archica.

Diritto e giustizia

- Con Trasimaco, affermo che il diritto è l’utile del più forte.
- Già, mi obietta l’uomo giusto: se questo fosse vero, come la tua pratica potrebbe consistere con il tuo pensiero? Non sei tu che lotti per la giustizia? Per la libertà? Non sei forse mosso da ideali? E l’ideale della giustizia non è forse l’ideale di un diritto universale? Un diritto che protegga i deboli? Non è forse anche per questo che la legge esiste?

- Ecco – interviene il nichilista, che mentre l’uomo giusto parlava sorrideva di scherno – finalmente sveli la tua natura idealista! Tu sei dalla parte di quest’uomo pio, che vorrebbe strapparti le forme ideali dal cuore, e farle materializzare davanti agli occhi. Sottopelle hai carne e sangue, lo sai, ma continui a baloccarti con i suoi incensi… Gli incensi, se mai, servono ad altri scopi!
- Ecco, signori, sarà il caso di chiarirsi. Io non sto né da una parte né dall’altra. E nemmeno sto in mezzo. Sto altrove.
Vedete, la lotta è necessaria. E’ un fatto di natura. E’ un diritto naturale. E il diritto in quanto utile del più forte – anch’esso è un diritto. Ma tra le passioni dell’uomo, vi è una passione speciale: la ragione. La ragione è il sesto senso, ma è il senso prospettico. Ed essa si riconosce in opposizione al fatto – dacché i fatti, la ragione, li mette in ordine. In opposizione, dico, nel senso che ciò che è opposto non si può dedurre da ciò che è posto, ma da esso è immediatamente implicato: ovvero, non si dà ragione senza sensi. E, rispetto a ciò di cui stiamo parlando, non si dà ragione senza violenza. Il fatto bruto è violenza. E’ l’informità della notte (che in realtà, in quanto notte, non sarebbe altro che il limite stesso della ragione…). Da questa notte nasce il diritto. Dalla forza, dalla violenza. E insieme, in unico movimento, il diritto si pone come suo limite. E’, appunto, un’opposizione.
Ma la ragione, facendo ordine, tracciando il senso delle cose, riconosce la propria ragion d’essere: e si tratta di qualcosa che il marrano chiamò Etica. E così facendo, elevandosi, riconosce la necessità della cooperazione tra gli uomini. Essa è utile, e giusta. E l’uomo ha da essere libero, perché questa è la sua natura.
Voglio dirla altrimenti. Il diritto è il sacro, e il sacro si pone in relazione costitutiva con la violenza. (Mi riferisco a Girard: ma credo che vada nello stesso senso l’affermazione di Agamben che il diritto bandisce costitutivamente l’homo sacer). Girard dice che Cristo ha messo fine alla logica sacrificale: ebbene, io credo che l’uscita del diritto sia rappresentabile non dal Cristo crocifisso, ma dal Cristo che infrangendo le tavole della legge spezza il diritto. Però il Cristo storico non è il Cristo: non è una fede trascendente che salva l’immanenza. A metter fine alla logica sacrificale (all’uscita dal diritto) non può che essere una pratica prospettica, un insieme di pratiche, singolar-plurali, che pongano – di volta in volta: ogni volta - un altro diritto, sulla base della ragione, fuori da quello costruito sulla base della violenza. E’ l’immanenza che salva l’immanenza.
- Ecco, dice il nichilista: allora tu neghi il senso, torni all’imperialismo della ragione…
- No, un altro diritto non nega gli altri sensi. Semplicemente, articola un altro rapporto con essi. (Si) dispone diversamente. Il diritto in quanto utile del più forte (questo diritto) è esclusivamente determinato dalla forza: e storicamente, del resto, la ragione si è posta al di sopra degli altri sensi proprio nella misura del suo legame costitutivo con la violenza. La ragione che pone un altro diritto, invece, è una ragione che si dis-toglie dal suo impero.
Questo implica pure che un diritto si conquista necessariamente tramite una rottura – e la rottura non è un fine, né un mezzo, ma una conseguenza necessaria. Spezzare il diritto significa ignorarlo. E, en passant, violenza/non-violenza in quanto aut aut metodologico, in questa prospettiva, perde di senso.
So che avreste altre obiezioni, signori, a non finire. Le aspetto.

Scritto da millepiani il 08.01.06 11:54
come una traccia

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