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Lezioni d'anarchia: utopia, etica e ontologia »

13.12.05

La questione del 'resto' in filosofia - prima tesi (con qualche correzione) e seconda tesi

a M.A.
che conosco 'da lontano'

Non essendo, ultimamente, capace di scrivere se non per 'dichiarazioni', per 'tesi', ripeto qui i limiti e la forza di questa scrittura.
Con un'accortezza e una spiegazione.
La spiegazione: cercare di focalizzare, per punti, uno sforzo di anni, non è più facile che scrivere centinaia di pagine.
Questa 'scrittura' è, in fondo, figlia di una solitudine. Innanzitutto fisica, reale.
L'accortezza: questa 'solitudine' in nessun modo condiziona, ha condizionato la radice di questi 'pensieri'.
Essa 'deve' e 'vuole' trovare forma in questa 'forma'. E 'verità'.
Pur avendo imparato a scrivere diversamente, questa 'forma' mi attiene, oggi.
Se ME ne dispiaccio, certo non è 'per me'. Questo è il mio 'luogo'.

(x) Tesi sulla 'questio gnostica'


TESI PRIMA - Come un'introduzione

La questione gnostica focale è, oggi, cosa accada del 'resto'.
Il 'resto', per gli gnostici, 'non esiste'. Esso fa problema a chi fa problema nella tradizione occidentale.
Gli gnostici non sanno pensare, in alcun modo, il 'resto'.
Quello che qui, invece, si vuole mettere in questione è esattamente la natura del 'resto', come 'residuo della storia della salvezza gnostica'.

Esiste una relazione intima tra 'resto' e 'storia' che sfugge alla presa gnostica. Poichè, mentre la storia non attiene alla 'presa' gnostica - e dunque ogni attacco 'storico' allo gnosticismo 'cade nel vuoto' -, la questione del 'resto' sventra il dispositivo gnostico, lo espone e lo rende aporetico meglio che tutta la tradizione filosofica. Pone, dunque, come la chiamava Pareyson, una questione metafisica.

Si sceglie in queste righe il confronto con la tradizione gnostica 'valentiniana', proprio per la sua 'intimità con la tradizione filosofica ellenistica - il problema della 'relazione' - tenendo ben ferme le altre due 'tradizioni gnostiche radicali', 'perdenti', o 'riassunte': quella 'manichea' e quella 'marcionita', che, certamente, ritorneranno alla fine di queste tesi. In particolare, quella 'marcionita' costituirà, molto più di quella 'manichea', il problema di un 'resto non riassumibile' per la 'filosofia occidentale'.

Il 'dispositivo gnostico' è, in questa sede, scelto come luogo aporetico della tradizione filosofica occidentale: il suo 'resto' irrisolto. Tutta la filosofia, prima e dopo, prima o dopo, si confronta con la presenza di questo 'scarto'. Quello che qui si vuole mettere in questione è, tecnicamente, lo scarto che lo gnosticismo espelle da se stesso.
Si tratta, dunque, di mettere in questione una doppia 'esclusione': quella prodotta dalla filosofia faccia allo gnosticismo e quella che lo gnosticismo ha riprodotto nel suo seno, per paura di se stesso, del suo stesso statuto, faccia al 'suo' resto.

Il cuore della questione ontologica gnostica è, certo, 'la questione dell'essere-due' [in tutti i sensi in cui quest'affermazione può essere declinata e coniugata].
Rispetto questa questione - che è il volto gnostico rivolto verso la 'metafisica' - in queste tesi si affronterà direttamente la questione del rapporto tra questo 'essere-due' e il suo resto. Proprio perchè questo 'rapporto senza relazione', quello fra ED (Essere-Due: da ora in poi così) e il suo resto, è precisamente il 'problema gnostico per eccellenza'.

Si tratterà di mettere in questione il problema dello statuto della storia rispetto la sua 'origine'.
La questione di ED - che non si rifà ad alcun 'titolo'- si colloca oggi, tra sistole e diastole, come la questione metafisica per eccellenza. E, insieme, si offre come cuore dello scacco alla metafisica che lo gnosticismo continua a portare. E che non è riuscito a 'porsi' come 'risoluzione', come 'presa' e 'posizione', così come 'epistemologicamente' doveva e 'metafisicamente' poteva, della crisi della 'filosofia ellenestica'.
In questo senso, la figura di Plotino e di tutto il 'neoplatonismo' di risulta, sfigura, è 'sfigurato', di fronte la questione radicale dell'ordine degli 'enti pleromatici' che hanno posto gli gnostici valentiniani.

Entrambe queste 'posizioni', quella dello 'scacco gnostico' e quella che sarebbe necessario chiamare, filosoficamente, il 'ritorno del resto', entrambe queste tesi, verranno passate al 'setaccio' della questione del 'resto'.


TESI SECONDA - La questione 'metafisica' - come un amore per Luigi Pareyson

Tra le pagine più vertiginose che abbia mai letto da quando studio filosofia, ci sono quelle di Luigi Pareyason in ‘Ontologia della libertà’.
Pareyson scrive, nel frammento 32 di quello che doveva essere il suo ultimo intervento sulla ‘libertà originaria’, intitolato ‘La libertà e Dio’ –ed Einaudi, pag. 313 – Pareyson scrive:

“La dialettica interna a Dio [...] è dialettica della libertà,
1) cioè storia eterna, che si racconta come un mito
2) e storia eterna, che si rinnova e si ripete in ogni momento
ed è così che è
a) scissa fra protologia ed escatologia
b) parallela alla storia temporale umana, essendo sempre uguale a se stessa
essendo sempre uguale a se stessa
a) protologica e escatologica insieme al principio [e] alla fine
b) contemporanea ad ogni momento storico in ogni momento (M)”

A mia conoscenza, dopo Schelling, si tratta del più importante ‘frammento gnostico’ del moderno.

‘Dio vive’ una sua dialettica che non attiene, in nessuna parte e in nessuna declinazione, ad una dialettica tra ‘libertà e necessità’. Questa dialettica è precedente a questa alternativa: essa si dà, questa ‘dialettica’ propria di ‘Dio’ si dà, nello stesso tempo, come un ’mito’, cioè: un racconto di questo ‘agone’ che ‘esiste’ dentro ‘dio stesso’ e dentro l’idea che gli uomini stessi, da ‘sempre’, hanno raccontato di ‘Dio’, ma, insieme, si dà come ‘modello senza tempo’ di quel rapporto che ‘Dio’ stesso rinnova, ripete con gli uomini, ma, soprattutto, con se stesso. Una storia eterna, che si ripete e a cui si ‘deve’, in fondo, la necessità della divisione tra la ‘promessa’ e la ‘salvezza’, la ‘storia’ prima della presenza e la ‘salvezza’ dopo la ‘venuta’, differenza che è ben presente già dentro la ‘libertà’ di Dio, necessità della divisione grazie alla quale e dove la storia della ‘salvezza di dio’ è parallela alla ‘storia della salvezza’ dell’uomo, proprio grazie al fatto di essere, ‘sempre’, per statuto, per origine e ‘fine’, ‘storia protologica e storia escatologica che fa ridiventare incandescente ‘l’inizio come la fine’, proprio nel momento in cui la ‘storia’, in ogni sua scansione, non è che ‘piena’ di questa ‘storia’ delineata dall’ ‘inizio’ alla ‘fine’, storia della libertà di ‘dio’, della sua ‘battaglia’, della sua ‘protologia’ e della sua ‘escatologia’, della sua vittoria, e della sua ‘eternità come presenza’ nella storia dell’uomo, ‘battaglia dentro dio’ che si riflette, come l’ombra del ‘tempo’ dentro una ‘scansione senza tempo’ (come accade nella musica classica contemporanea), e che del ‘suo tempo’ fa il tempo dell’uomo.

Esattamente di questo ‘frammento gnostico’ gli gnostici parlavano ‘prima’ di Pareyson ed esattamente di ciò che sfugge proprio a questa ‘dialettica senza conclusione nè inizio, proprio per il suo essere eterna nel senso di ‘interna’ all’eone che verrà, queste tesi voglio farsi ‘critica’, se mai si può, dall’interno della stessa luce, ma come se un’altra luce, adesso, arrivasse già.

Scritto da millepiani il 13.12.05 02:45
come una traccia

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