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05.12.05

La crisi dell'intelligenza come crisi del libro: il manoscritto di Walter Benjamin recentemente rinvenuto a Mosca

La crisi dell'intelligenza come crisi del libro: il manoscritto di Walter Benjamin recentemente rinvenuto a Mosca e pubblicato in anticipo dalla Neue Zuercher Zeitung nell'edizione dell'8/9 Novembre 2005. Traduzione dell'originale tedesco, e alcune note per una nuova rivista.

Al mio piccolo amore benjaminiano.
E a chi crede all'estrema necessità.

Premessa

Mi sono sforzato di fornire una traduzione italiana del manoscritto benjaminiano. Ho creduto fosse mio dovere, stando in Germania, di provare a tradurlo, mettendo così a disposizione parte del mio tempo, dei miei affetti e delle mie conoscenze: le difficoltà che ho incontrato sono state enormi, e tuttora mi sento in parte insoddisfatto.

Faccio presente che il testo è parte di un manoscritto più ampio non ancora reso noto, che riguarda la presentazione di una nuova rivista, e che ha un carattere singolare, determinato dalla circostanza della sua redazione.

Sapendo di non essere d'accordo con la persona che lo avrebbe letto e giudicato, Benjamin cerca di prevenire censure e interpolazioni, costruendo un testo involuto e molto composito, che non era possibile tagliare da una parte senza che il senso di fondo della proposta riemergesse dall'altra.
Quanto pubblicato finora è uno di questi pezzi.

"La situazione presente sembra decretare per i libri il destino di non averne più alcuno. Anche quelli la cui pubblicazione ha continuato a non essere impedita, raggiungono solo una piccola parte dei lettori cui sono destinati e che sono destinati a essi. Non fanno eccezione neanche quelli he si era abituati a pensare appannaggio di un pubblico, se non grosso, tuttavia stabile e sparso per il mondo, dei quali, inoltre, si assumeva che le correnti alla moda, perfino i cambiamenti politici potessero incidere solo di rado e solo con lentezza sulla loro configurazione e valore: quelli colti. A singoli rami della scienza - come la psicoanalisi - sono preclusi interi paesi; dottrine della fisica teorica le vediamo messe al bando; la diffusione internazionale delle conquiste scientifiche decisive, che una volta erano garantite da case editrici consolidate e da uno stato maggiore di traduttori esperti, la vediamo messa in discussione. D'altro lato, la capacità economica proprio di quegli strati di lettori, che dalla ricerca indipendente verrebbero presi in considerazione sia materialmente, sia spiritualmente, si è ridotta in maniera tale che la loro posizione di privilegio viene compensata spesso da svantaggi. La situazione del libro scientifico si è talmente acuita, che comincia a essere in questione se il libro manterrà il proprio posto come portatore di conoscenza scientifica. Si aggiunga che lo stato di necessità pensato non coincide assolutamente con una diminuzione della letteratura scientifica; piuttosto, il calo qualitativo viene accompagnato in molti paesi da una sovrapproduzione della più dubbia specie. Inflazione. L"esigenza di orientarsi e, non diversamente, di fronteggiare la preponderanza delle condizioni attuali sull"andamento della comunicazione scientifica, con l"attualità di quest"ultima, spinge di nuovo alla forma della rivista colta. Le condizioni che rendono nel senso più drastico, così come in quello più recondito, necessaria la forma della rivista sono, però, al contempo, anche quelle che consigliano il riferimento a una tale rivista, una volta che ci si è adeguati al fatto che questa può soddisfare i desiderata segnalati."

(Traduzione di Mario Marino sottoposta a Liceanza Creative Commons 2.0 Italia- attribuzione - non commerciale - non opere derivate o alterazione)


Note per una rivista

In questo frangente colto da Benjamin, la forma della rivista appare contrapposta a quella del libro. Sono, tuttavia, persuaso che qui Benjamin non pensi la rivista come l'alternativa al libro, ma come uno strumento in grado di alleggerire la crisi del libro, attraverso il confronto scientificamente più agguerrito con la produzione libraria che ha messo in crisi il libro stesso.

L'importanza del fattore quantitativo nell'intera vicenda del libro è evidente nell'originale tedesco, e io mi sono sforzato di non nasconderlo, anche quando esso appariva chiaramente faticoso. Io penso che la fatica dell'autore debba essere quella del lettore.
Detto altrimenti, la rivista che qui ha in mente Benjamin, è, a mio parere, una rivista di discussione dei libri nel contesto sociale e in quello scientifico. Ed è attraverso questo confronto costante con i libri che una tale rivista sancisce il suo rapporto con la conoscenza e le conquiste scientifiche.
Una tale rivista non dovrebbe essere l'asilo di alcun esibizionismo, né dello sfoggio né della prosopopea. Una tale rivista sarebbe, in fondo, al servizio della scienza.
Io credo, come anche il padre di Millepiani sa, nella necessità di una tale rivista.

Credo che la sua sola anima dovrebbe essere la percezione della verità.

Scritto da mario il 05.12.05 19:35
come una traduzione

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