Dicembre 2005 Archives

Lezioni d'anarchia: utopia, etica e ontologia

il 22.12.05 00:00

Ad una mia richiesta di una serie di interventi sull’anarchia, Marco Rovelli AKA Alderano mi ha spedito questo dialogo serrato svoltosi tra lui e Massimo AKA Azione Parallela che, oltre alla sua densità, ci offre una prima porta per entrare in una nuova ’pratica di pensiero an-archico’ che più di quanto possiamo immaginare serve a noi, alla filosofia e alla politica tutta.
Credo che dobbiamo tutti ringraziare Marco per questo primo intervento, oltre che il suo interlocutore, sperando in un allargamento a più voci di questo dialogo.

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da "il manifesto" del 12 Novembre 2005
Un’intervista con Jean-Luc Nancy. Dalla rivolta nelle banlieue francesi alla crisi delle forme politiche della modernità. Dallo sfaldamento della sovranità alla necessità di decostruire il ruolo della religione nelle società contemporanee Guerra interna «La Francia è in guerra con se stessa. Era già stato previsto da anni, ma ora assistiamo alla fine di un modello di accesso alla cittadinanza» La comunità che non viene «La crisi della democrazia non può essere spiegata a partire dal concetto di popolo. Ma neanche quello di moltitudine riesce ad afferrare la posta in gioco»
di Roberto Ciccarelli

«La Francia è in guerra con se stessa. Purtroppo. Quello che sta succedendo in questi giorni era stato previsto già da anni». Chi parla è Jean-Luc Nancy, a Roma per un convegno dedicato a Jacques Derrida organizzato dall’Università Roma Tre. Il filosofo francese ha lo sguardo ancora rivolto alle rivolte nelle banlieu francesi. «Il mio paese è in guerra - continua - perché sta vivendo la decomposizione del suo modello di integrazione che non si rivolge soltanto agli immigrati, ma è stato un modello politico». Un modello politico che però ha nascosto sotto il tappeto non solo le disuguaglianze sociali ed economiche, ma anche il suo stesso passato coloniale. «La Francia è il più vecchio paese agricolo d’Europa - aggiunge Nancy - E’ stato probabilmente il paese che ha impiegato più tempo ad uscire dal suo passato coloniale. Ed è stata un’uscita niente affatto indolore. Basti ricordare la guerra in Algeria, i conflitti in Africa, l’altra guerra in Indocina. Questo ha creato nel paese una condizione che non rispecchia più quel sogno democratico che si concretizzava nell’uguaglianza dell’accesso alla cittadinanza. Per un certo periodo si è creduto che questa fosse l’eccezione francese. Che in realtà derivava dai giacobini, i quali rimangono i figli della monarchia assoluta».

La questione del ’resto’ in filosofia - prima tesi (con qualche correzione) e seconda tesi

a M.A.
che conosco ’da lontano’

Non essendo, ultimamente, capace di scrivere se non per ’dichiarazioni’, per ’tesi’, ripeto qui i limiti e la forza di questa scrittura.
Con un’accortezza e una spiegazione.
La spiegazione: cercare di focalizzare, per punti, uno sforzo di anni, non è più facile che scrivere centinaia di pagine.
Questa ’scrittura’ è, in fondo, figlia di una solitudine. Innanzitutto fisica, reale.
L’accortezza: questa ’solitudine’ in nessun modo condiziona, ha condizionato la radice di questi ’pensieri’.
Essa ’deve’ e ’vuole’ trovare forma in questa ’forma’. E ’verità’.
Pur avendo imparato a scrivere diversamente, questa ’forma’ mi attiene, oggi.
Se ME ne dispiaccio, certo non è ’per me’. Questo è il mio ’luogo’.

(x) Tesi sulla ’questio gnostica’


TESI PRIMA - Come un’introduzione

La questione gnostica focale è, oggi, cosa accada del ’resto’.
Il ’resto’, per gli gnostici, ’non esiste’. Esso fa problema a chi fa problema nella tradizione occidentale.
Gli gnostici non sanno pensare, in alcun modo, il ’resto’.
Quello che qui, invece, si vuole mettere in questione è esattamente la natura del ’resto’, come ’residuo della storia della salvezza gnostica’.

Esiste una relazione intima tra ’resto’ e ’storia’ che sfugge alla presa gnostica. Poichè, mentre la storia non attiene alla ’presa’ gnostica - e dunque ogni attacco ’storico’ allo gnosticismo ’cade nel vuoto’ -, la questione del ’resto’ sventra il dispositivo gnostico, lo espone e lo rende aporetico meglio che tutta la tradizione filosofica. Pone, dunque, come la chiamava Pareyson, una questione metafisica.

Si sceglie in queste righe il confronto con la tradizione gnostica ’valentiniana’, proprio per la sua ’intimità con la tradizione filosofica ellenistica - il problema della ’relazione’ - tenendo ben ferme le altre due ’tradizioni gnostiche radicali’, ’perdenti’, o ’riassunte’: quella ’manichea’ e quella ’marcionita’, che, certamente, ritorneranno alla fine di queste tesi. In particolare, quella ’marcionita’ costituirà, molto più di quella ’manichea’, il problema di un ’resto non riassumibile’ per la ’filosofia occidentale’.

Il ’dispositivo gnostico’ è, in questa sede, scelto come luogo aporetico della tradizione filosofica occidentale: il suo ’resto’ irrisolto. Tutta la filosofia, prima e dopo, prima o dopo, si confronta con la presenza di questo ’scarto’. Quello che qui si vuole mettere in questione è, tecnicamente, lo scarto che lo gnosticismo espelle da se stesso.
Si tratta, dunque, di mettere in questione una doppia ’esclusione’: quella prodotta dalla filosofia faccia allo gnosticismo e quella che lo gnosticismo ha riprodotto nel suo seno, per paura di se stesso, del suo stesso statuto, faccia al ’suo’ resto.

Il cuore della questione ontologica gnostica è, certo, ’la questione dell’essere-due’ [in tutti i sensi in cui quest’affermazione può essere declinata e coniugata].
Rispetto questa questione - che è il volto gnostico rivolto verso la ’metafisica’ - in queste tesi si affronterà direttamente la questione del rapporto tra questo ’essere-due’ e il suo resto. Proprio perchè questo ’rapporto senza relazione’, quello fra ED (Essere-Due: da ora in poi così) e il suo resto, è precisamente il ’problema gnostico per eccellenza’.

Si tratterà di mettere in questione il problema dello statuto della storia rispetto la sua ’origine’.
La questione di ED - che non si rifà ad alcun ’titolo’- si colloca oggi, tra sistole e diastole, come la questione metafisica per eccellenza. E, insieme, si offre come cuore dello scacco alla metafisica che lo gnosticismo continua a portare. E che non è riuscito a ’porsi’ come ’risoluzione’, come ’presa’ e ’posizione’, così come ’epistemologicamente’ doveva e ’metafisicamente’ poteva, della crisi della ’filosofia ellenestica’.
In questo senso, la figura di Plotino e di tutto il ’neoplatonismo’ di risulta, sfigura, è ’sfigurato’, di fronte la questione radicale dell’ordine degli ’enti pleromatici’ che hanno posto gli gnostici valentiniani.

Entrambe queste ’posizioni’, quella dello ’scacco gnostico’ e quella che sarebbe necessario chiamare, filosoficamente, il ’ritorno del resto’, entrambe queste tesi, verranno passate al ’setaccio’ della questione del ’resto’.


Tra le pagine più vertiginose che abbia mai letto da quando studio filosofia, ci sono quelle di Luigi Pareyason in ‘Ontologia della libertà’.
Pareyson scrive, nel frammento 32 di quello che doveva essere il suo ultimo intervento sulla ‘libertà originaria’, intitolato ‘La libertà e Dio’ –ed Einaudi, pag. 313 – Pareyson scrive:

“La dialettica interna a Dio [...] è dialettica della libertà,
1) cioè storia eterna, che si racconta come un mito
2) e storia eterna, che si rinnova e si ripete in ogni momento
ed è così che è
a) scissa fra protologia ed escatologia
b) parallela alla storia temporale umana, essendo sempre uguale a se stessa
essendo sempre uguale a se stessa
a) protologica e escatologica insieme al principio [e] alla fine
b) contemporanea ad ogni momento storico in ogni momento (M)”

Prefazione a 'Poesie ritrovate in un vecchio manoscritto'

il 11.12.05 00:00

Il covo

a E., in attesa

La stessa di secoli
la fessura (o feritoia?),
generazioni di randagi,
corpi appesi di ragno,
ladri, scribacchini, studenti
o tonache bruciate
di fretta, comunque

Si sarebbe detto un pezzo di quadro, entrando,
di porta (tanto era
rosa).

Fu lei innamorata a indicare ’là dietro’
tra le casse e le cinghie da viaggio
bagnate
- o la muta solita di morti e vertebre
in fuga?

Gianfranco

La questione del 'resto' in filosofia - prima tesi

il 08.12.05 00:00

a M.A.
che conosco ’da lontano’

Non essendo, ultimamente, capace di scrivere se non per ’dichiarazioni’, per ’tesi’, ripeto qui i limiti e la forza di questa scrittura.
Con un’accortezza e una spiegazione.
La spiegazione: cercare di focalizzare, per punti, uno sforzo di anni, non è più facile che scrivere centinaia di pagine.
Questa ’scrittura’ è, in fondo, figlia di una solitudine. Innanzitutto fisica, reale.
L’accortezza: questa ’solitudine’ in nessun modo condiziona, ha condizionato la radice di questi ’pensieri’.
Essa ’deve’ e ’vuole’ trovare forma in questa ’forma’. E ’verità’.
Pur avendo imparato a scrivere diversamente, questa ’forma’ mi attiene, oggi.
Me ne dispiaccio. In fondo me ne dispiaccio. Ma questo è il mio ’luogo’.

1 - La questione gnostica focale è, oggi, cosa accada del ’resto’. Il ’resto’, per gli gnostici, ’non esiste’ poichè esso fa problema a chi fa problema nella tradizione occidentale. Gli gnostici non sanno pensare, in alcun modo, il ’resto’. Quello che qui, invece, si vuole mettere in questione è esattamente la natura del ’resto’, come ’residuo della storia della salvezza gnostica’. Esiste una relazione intima tra ’resto’ e ’storia’ che sfugge alla presa gnostica. Poichè, mentre la storia non attiene alla ’presa’ gnostica - e dunque ogni attacco ’storico’ allo gnosticismo ’cade nel vuoto’ -, la questione del ’resto’ sventra il dispositivo gnostico, lo espone e lo rende aporetico meglio che tutta la tradizione filosofica. Pone, dunque, come la chiamava Pareyson, una questione metafisica.
Il ’dispositivo gnostico’ è, in questa sede, scelto come luogo aporetico della tradizione filosofica occidentale: il suo ’resto’ irrisolto. Tutta la filosofia, prima e dopo, prima o dopo, si confronta con la presenza di questo ’scarto’. Quello che qui si vuole mettere in questione è, tecnicamente, lo scarto che lo gnosticismo espelle da se stesso.
Si tratta, dunque, di mettere in questione una doppia ’esclusione’: quella prodotta dalla filosofia faccia allo gnosticismo e quella che lo gnosticismo ha riprodotto nel suo seno, per paura di se stesso, del suo stesso statuto, faccia al ’suo’ resto.
Il cuore della questione ontologica gnostica è, assolutamente, ’la questione dell’essere-due’ [in tutti i sensi in cui quest’affermazione può essere declinata e coniugata].
Rispetto questa questione - che è il volto gnostico rivolto verso la ’metafisica’ - in queste tesi si affronterà direttamente la questione del rapporto tra questo ’essere-due’ e il suo resto. Proprio perchè questo ’rapporto senza relazione’, quello fra ED (Essere-Due: da ora in poi così) e il suo resto, è precisamente il ’problema gnostico per eccellenza’.
Cioè, è il problema dello statuto della storia rispetto la sua ’origine’.
La questione di ED - che non si rifà ad alcun ’titolo’- si colloca oggi, tra sistole e diastole, come la questione metafisica per eccellenza. E, insieme, si offre come cuore dello scacco alla metafisica che lo gnosticismo continua a portare.
Entrambe queste ’posizioni’, in queste tesi, verranno passate al ’setaccio’ della questione del ’resto’.

La crisi dell’intelligenza come crisi del libro: il manoscritto di Walter Benjamin recentemente rinvenuto a Mosca e pubblicato in anticipo dalla Neue Zuercher Zeitung nell’edizione dell’8/9 Novembre 2005. Traduzione dell’originale tedesco, e alcune note per una nuova rivista.

Al mio piccolo amore benjaminiano.
E a chi crede all’estrema necessità.

Premessa

Mi sono sforzato di fornire una traduzione italiana del manoscritto benjaminiano. Ho creduto fosse mio dovere, stando in Germania, di provare a tradurlo, mettendo così a disposizione parte del mio tempo, dei miei affetti e delle mie conoscenze: le difficoltà che ho incontrato sono state enormi, e tuttora mi sento in parte insoddisfatto.

Faccio presente che il testo è parte di un manoscritto più ampio non ancora reso noto, che riguarda la presentazione di una nuova rivista, e che ha un carattere singolare, determinato dalla circostanza della sua redazione.

Sapendo di non essere d’accordo con la persona che lo avrebbe letto e giudicato, Benjamin cerca di prevenire censure e interpolazioni, costruendo un testo involuto e molto composito, che non era possibile tagliare da una parte senza che il senso di fondo della proposta riemergesse dall’altra.
Quanto pubblicato finora è uno di questi pezzi.

Mario Marino