
Agnese mi scrive: "ciao emilio,quando mi sono imbattuta in questa strada non ho potuto fare a meno di pensare a te, guarda la foto (prima di leggere il seguito...) e dimmi: non ti sembra una contraddizione intrinseca quella che una strada senza uscita (limpasse) si chiami della "resurrection", che è invece una via duscita dallimpasse che è la morte!?!?!". Per essere chiari e duri: non solo non lavoro per una resurrezione qualsiasi, ma combatto tutte le resurrezioni. E, ancor di più, chi confonde la resurrezione con la liberazione, deve meglio riflettere.Non porto bon-bon, Agnese, porto violenza. (per citare lunico belga che canta in francese e vince).Ed in più: non mi sembra una contraddizione, ma, anzi, levento evidente dellimpossibile resurrezione, evento di una strada chiusa che si chiama fede. La sua evidenza.Quando troverai una strada chiusa che si chiamerà liberazione, mandami una foto. E dunque: qualsiasi ostruzione alla resurrezione non solo mi fa piacere, ma la sostengo. E però, capisco quello che dici - soprattutto grazie a G. -. Ecco: io lavoro per la politica. Che è, davvero, il mio più grande amore.La poliica e la resurrezione non hanno nulla che le mette insieme. O dove qualcuno dice il contrario, lavora per una politica della dittura. Io lavoro per la politica e per la liberazione. Solo chi legge nelle mie parole una resurrezione, ma, in più, coglie quello che io chiamo il legame verticale tra la politica e la teologia, vede la politica.

