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Elias Canetti e il pensiero per immagini

il 21.06.05 00:00 | No Comments | No TrackBacks
dal manifesto del 4 settembre 2005 A cent'anni dalla nascita un ritratto dello scrittore la cui qualità più significativa andrebbe rintracciata nel dolore privo di rassegnazione che si sprigiona dalla sua opera. E per conoscere la natura dei suoi aculei si rivela prezioso il saggio dell'iraniano Youssef Ishaghpour, uscito ieri da Bollati Boringhieri con il titolo Canetti. Metamorfosi e identità PAULO BARONE Il 25 luglio del 1905 nasceva a Ruse in Bulgaria Elias Canetti: personalità complessa, tormentata, struggente ed emblematica di questo secolo (quel `900 che, non a caso, egli si ripromise di «afferrare alla gola»). Figura europea nel vero senso del termine (per l'origine ebraica, per gli svariati paesi di provenienza - dalla Spagna alla Turchia - per quelli altrettanto numerosi di residenza, dall'Inghilterra all'Austria, dalla Germania alla Svizzera, per le molteplici lingue ascoltate, parlate e «salvate»). Autore d'elezione, infine, in cui un'unica linea sembra collegare le precoci frequentazioni con quei giganti di Karl Kraus, Robert Musil, Hermann Broch e il premio Nobel per la letteratura assegnatogli nel 1981. Il centenario della nascita appena trascorso - e le immancabili celebrazioni che ne sono seguite - non ha fatto altro che confermare, in fondo, l'indubbia notorietà di Canetti e il rispetto indiscusso di cui godono i suoi scritti. Parlarne, come spesso capita, pare un atto dovuto, quasi scontato. Eppure si tratta di un autore letteralmente spinoso. A cominciare dalla sua produzione.