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Come ormai troppo spesso accade su Nazione Indiana, l'imprecisione degli interventi si accompagna ad un 'parlar d'altro', ad uno slittamento progressivo dell'argomentazione - dalle mie parti lo chiameremmo 'sproloquio' - che perde di vista l'oggetto stesso degli interventi pubblicati, per divagare, a piacere, sulla propria visione del mondo. Ne è ultimo esempio, direi magistrale, l'intervento di Paolo Pecere sulla Consulenza filosofica.
Dopo un breve excursus storico di un po' più di 1000 battute sulla consulenza filosofica, che definire scolastico sarebbe un complimento, Pecere affronta il testo che Rovatti ha appena dedicato alla consulenza (segnalo, di passo, che il testo di Rovatti è l'ennesimo tentativo dell'autore di piazzare la sua bandierina su argomenti di attualità filosofica. Operazione legittima, ma da mettere in questione e su cui ritornerò).
Pecere affronta il testo di Rovatti, tenta di sviscerarne i limiti e i pregi, focalizzando la sua attenzione su Foucault e sull'utilizzo che Rovatti farebbe di Foucault in vista di una rielaborazione critica della pratica della consulenza filosofica ["L’esercizio della consulenza filosofica viene così interpretato come un’applicazione della cura di sé, quella «pratica della libertà» che Foucault ripensò a partire dagli esercizi spirituali delle filosofie ellenistiche, opponendola ai procedimenti disciplinari dei saperi psicologici e psichiatrici."].
Nella terza parte del suo intervento, Pecere si lancia in una rivendicazione dello statuto della pratica filosofica, richiamando all'esercizio pubblico, praticato nelle aule universitarie, della lettura dei testi e dell'apprendimento dell'autochiarificazione della funzione e del ruolo della filosofia, fuori dall'appropriazione privata di formazioni curriculari post-universitarie, e soprattutto rivendicando una cosa talmente banale che fa specie anche riassumere, e la si cita per intero: " Ma se si rilancia la pratica di un esercizio filosofico, sarà opportuno non farsi sedurre dal giro breve di presunte filosofie senza libro, come se oggi si potesse ritornare senz’altro a fare i filosofi di piazza, ignorando il nostro orizzonte di testi.".
Poichè il sottoscritto ha dedicato, in tempi non sospetti, allo statuto della consulenza filosofica, un'altra analisi (trovate il primo intervento qui, e il resto seguendo i links) di altro tipo, e poichè di quest'analisi, ne ho potuto discutere direttamente con molti e varissimi degli iniziatori della pratica della consulenza filosofica, mi permetto qui di fare alcune osservazioni.
Primo punto: esiste una differenza fondamentale tra la consulenza filosofica extra-universitaria e i vari masters universitari (Venezia, Pisa, adesso anche Roma Tre). Questa differenza passa tra una pratica che si è costituita come fuoriuscita dall'accademia, e ha tentato di determinare il suo statuto anche in opposizione allo statuto universitario dell'interrogazione filosofica, e la riassunzione, tutta italiana, che l'università ne ha fatto. Se si vuole mettere in questione lo statuto della consulenza filosofica, questa differenza deve essere tenuta presente, come deve essere tenuta presente la differenza che esiste tra i tre masters.
Secondo punto: la critica dello statuto della consulenza filosofica - anche passando dalla critica alla sua riassunzione universitaria, come ho provato a fare un anno fa - non la esaurisce. Le sue diversificazioni implicano, oserei dire impongono, non soltanto le mille battute giornalistiche di Pecere, ma un'attenzione alle fonti e alle pratiche testuali - di lettura e scrittura filosofica -, assolutamente presenti in quasi tutti gli orientamenti della consulenza filosofica. La baggianata filosofica che Pecere autorizza, per la quale esisterebbe una 'consulenza filosofica' che rivendicherebbe una 'filosofia della piazza' che prescinda dalla lettura dei testi di filosofia, attiene più alla 'fantasmatica' di Pecere stesso che alla realtà della consulenza.
Terzo punto: confondere una recensione ad un libro di Pier Aldo Rovatti con una critica allo statuto della consulenza filosofica significa non capire la differenza che esiste tra la filosofia e il giornalismo culturale d'infarinatura filosofica. Rovatti fa un'operazione filosofica, giusta o sbagliata che sia, ma la fa. Ed è di questa natura: poichè lo statuto filosofico della consulenza filosofica ha una gamma troppo ampia, io vi indico chi, secondo me, potrebbe essere rivendicato come matrice contemporanea della consulenza filosofica. ma Rovatti non dice che la consulenza filosofica 'non legge'. Dice: perchè essa possa rivendicare il suo statuto nel contemporaneo, deve assumere come fondante il concetto di 'cura di sè' presente negli ultimi scritti di Foucault. E, proprio leggendo gli autori classici, in particolare gli autori ellenestici, deve rivendicare che l'iniziatore, anche involontario, di questa pratica di rilancio dell'interrogazione filosofica, è Michel Foucault.
Quarto punto: poichè lo statuto della consulenza filosofica si colloca, nella sua quasi totalità, al di fuori della pratica accademica, e ne rivendica una differenziazione, almeno nelle sue punte più avanzate, richiamando chi già pratica la filosofia ad un'apertura ad altri saperi, fa specie che Pecere richiami 'in aula' gli alunni ("Questa riflessione, però, si può imparare solo frequentando i testi filosofici, in quell’esercizio dell’imparare a leggere il cui luogo pubblico sono principalmente le aule universitarie). Ora, se non fosse tragica, quest'affermazione sarebbe ridicola, da commedia dell'arte. Chiunque abbia frequentato le aule universitarie in cui si svolgono 'lezioni di filosofia', sa, con nessun malanimo ma in verità, quale livello di spappolamento della formazione filosofica si sia toccato nelle università italiane con il sistema dei crediti. È incredibile, e, lo ripeto, sarebbe ridicolo se non fosse tragico, che si richiami 'in aula' gli alunni per l'ora di filosofia. Manifesta una totale incomprensione dello statuto contemporaneo della riflessione filosofica, del suo statuto e del suo futuro (ricordo, semplicemente, il bellissimo testo di Derrida 'L'università senza riserve', pubblicato per Cortina, che, anche questa volta, non è il testo di Derrida-Rovatti, come in prima di copertina, ma bensì il testo di Derrida, tradotto da Rovatti, con l'aggiunta di un suo saggio. Appunto, di cui sopra).
Ma sfora la farsa, quest'affermazione sfora la farsa quando rivendica nell'insegnamento al Collège di Foucault il luogo di formazione, di lettura dei testi e di formazione rigorosa ("si può ricordare la pratica messa in atto proprio dal sostenitore dell’esercizio filosofico (sostenitore dell'esercizio filosofico???? nota mia) Foucault, e testimoniato dai preziosi testi dei suoi seminari al Collége de France: lo scavo dei testi, la partecipazione assidua a lezione, le dense ore di argomentazione e lettura, aperte alle domande degli studenti e alle problematiche dell’attualità"): a Parigi, anche i sanpietrini sanno che il Collège non ha niente a che spartire con l'università, che l'accesso all'ascolto è più o meno libero - lo era del tutto durante gli interventi di Foucault -, e che, soprattutto, NON ci sono esami da sostenere dopo ogni 'gruppo di lavoro', ascolto o qualsivoglia altra cosa. Che tanto si è collocato fuori da ogni procedura universitaria tradizionale, che proprio Foucault faceva problema, in ambito universitario, per la maniera di leggere, in pubblico, i testi. Ma lasciamo andare...
Ultimo punto: se vogliamo criticare l'indecisione, l'oscillazione dello statuto della consulenza filosofica, dobbiamo farlo, io credo, a partire da una questione: è possibile che questo statuto, nella sua ancora incerta, flebile, e a volte insostenibile indeterminatezza, sappia incrociarsi, ad esempio, con una critica alla patologizzazione delle crisi di senso? La critica, ad esempio, di questa 'resa patologica' delle forme di esistenza in-comune, è propria dell'analisi (Madera-Tarca, La filosofia come stile di vita, Bruno Mondadori, 2003). È possibile formare 'analisti filosofici' evitando l'analisi personale, come invece chiedono le esperienze più radicali e serie della consulenza filosofica? E' possibile formare, fuori dall'analisi, i futuri consulenti filosofici, senza che questa, di fronte l'indeterminatezza della formazione dei consulenti filosofici, sia l'unica garanzia di certezza e di 'fortitudo' della loro formazione? Come rivendicare, per i consulenti filosofici, un'altra formazione, tra filosofia e analisi, senza che la sporgenza sulla bio-grafia diventi un'ulteriore movimento dell'analisi? Esiste una rigorosa formazione filosofica che sappia rivendicare - prima e dopo le pratiche analitiche - una propria legittimità, un incrocio con l'analisi, ma, nello stesso tempo, una sua indipendenza ed una sua forza di formazione, tutta filosofica, senza fare ricorso all'analisi?
Esiste una pratica della consulenza filosofica - come esiste - che possa essere riconosciuta di fronte le istituzioni? Interessa alla consulenza, in che termini e come, rispetto lo statuto delle pratiche psicologiche, oltre che analitiche, un riconoscimento istituzionale? Se, di fronte la scelta che le pratiche analitiche hanno fatto di essere riconosciute 'statualmente', comprese le pratiche di analisi psicologica, la consulenza si pone come 'accanto ma altra', non si vuole, da subito, affrontare il problema del riconoscimento 'pubblico e statuale' di queste pratiche, si vuole rifiutarlo pubblicamente?
Queste, per me, sono le domande da porre.
Perchè se Phronesis ha svolto il suo ruolo, e i Masters ne hanno svolto un altro, anche il gruppo della Bicocca e di Scuolaphilo comincia a svolgerne un terzo.
Di questa diversificazione, di questa problematicità, di questa critica, Pecere non ne segnala nulla, forse non ne sa nulla. E con lui, tutta la redazione di Nazione Indiana che, su un argomento così delicato ed importante - una 'pratica filosofica fuori dall'accademia' - in uno dei pochi articoli dedicati alla filosofia, offre il destro alla disinformazione, all'approssimazione e alla critica barbuta ed universitaria.
Me ne dispiace per Pecere, davvero lo credo in buona fede, per Nazione Indiana, ma soprattutto per l'occasione perduta.
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Certi cervelli disabitati, non mettono mai in pratica la proposizione n.7...
saluti
and
Ho discusso anch'io il testo di Pecere, molto meno analiticamente di te. Te lo segnalo comunque
ciao
@ Andrea: la proposizione numero 7? cazzo, mi manca...non ho capito a cosa ti riferisci...sarà l'età...
@ Massimo: ti ringrazio per il commento, l'avevo letto il tuo intervento -, e apprezzo, come sai, il tuo equilibrio, come sempre!
scritto da: millepiani at 07.12.06 03:03Forse si riferisce all'ultima proposizione del "Tractatus".
scritto da: Renzo at 07.12.06 07:44ah! che stupido....è l'età..
scritto da: millepiani at 07.12.06 12:47proprio quella...
Emilio, ti ho risposto...
saluti e complimenti come sempre...
andrea
Mi scuso per una replica così ritardataria. Mi pare che i toni di questo commento mettano già in evidenza una nuova preoccupazione di nicchia, che è proprio quanto mi ha disturbato leggendo molti testi e articoli di consulenti filosofici. Il libro di Rovatti probabilmente è un tentativo di appropriazione indebita, ma contiene anche delle domande rilevanti, proprio perché non è coinvolto in prima persona. L'ho recensito perché mi pareva interessante (per inciso, si trattava proprio di un testo destinato alla diffusione giornalistica, da cui il tentativo di semplicità che viene definito scolastico). Il fatto che la filosofia venga letta poco e male da parte di tutti i consulenti filosofici di cui ho letto qualcosa è all'origine della mia preoccupazione: la maggior parte dei filosofi, così come vengono citati, hanno una presenza puramente decorativa. L'ho rilevato mediante diverse letture, ma è certo solo un sondaggio parziale. Il punto era questo. Per il resto continuerò a informarmi per saperne di più, perché la cosa mi sta a cuore. La distinzione dei diversi master è un doveroso proseguimento del discorso. La battuta sul College de France è invece mossa da una volontà di non capire il punto, e farmi sostenere i pregi non di un modello di istituzione, ma di una particolare istituzione.
scritto da: pecere at 02.01.07 12:54