December 31, 2006

Finistere

ricevo e pubblico
*****

Finistere - CSI

Annus Horribili
in decade malefica
Decade malefica in stolto secolo
SecoloSecolo osceno e pavido
Grondante sangue e vacuo di promesse

Annus Horribilis
Annus Horribilis
Annus Horribilis in decade malefica
S'attardano ombre
Le parole confondono
Si separano sponde
Coltivano incendi
Cure imposte e subite
Da sembianze smarrite
Sotto sguardi accecati
Tra pochezze infinite

Ecco le novità
Ecco le novità
Ecco le novità

Il cielo è uno scudo labile e tenue
Ammalia il vuoto e nulla seduce
Avanza il lato oscuro, s'alza s'innalza abbaglia
Mi ruba gli occhi ed ero cieco già
Mi ruba gli occhi ed ero cieco già
Lo so lo so lo so
Mi ruba gli occhi

Annus Horribilis in decade malefica
Decade malefica in stolto secolo
Secolo
Secolo osceno e pavido
Grondante sangue e vacuo di promesse
Conosco le parole
Dette scritte scandite
Tenerezze stupite
E tensioni impazzite
Tendono al grande bang
Tendono al grande bang
E tutto tende al grande BANG

Posted by millepiani at 12:23 PM

December 30, 2006

Storia (in)naturale della distruzione - a Sebald

La morte di un tiranno qualunque.

Posted by millepiani at 5:06 AM | Comments (5)

December 26, 2006

il Siddharta rampante

Bahadur Bomjon, 16 anni, è ritenuto una reincarnazione del Siddharta Goutama
era seduto su un albero nello stesso distretto in cui era stato visto a marzo
Nepal, ritrovato vivo il 'Piccolo Budda'
era scomparso nel nulla nove mesi fa

Repubblica.it

Posted by renzo at 4:21 PM | Comments (1)

Cocaressia

Ingoia un chilo di cocaina
arrestata fotomodella a Catania

Repubblica.it

Posted by renzo at 1:31 PM | Comments (3)

Circolare interna

L'appello di Benedetto XVI
"Rispettiamo i bambini"
Durante la messa di mezzanotte a San Pietro il Papa invita a "rispettare la dignità dei più piccoli".

Repubblica.it - Ieri

Posted by renzo at 11:37 AM

December 22, 2006

P.G.W.

Silenzio.

E, poi, parola pubblica.

Posted by millepiani at 4:41 AM

December 21, 2006

black out

E' morto Piergiorgio Welby

Televideo

Posted by renzo at 3:36 PM

December 20, 2006

Tom Tom navigator

Non fu una cometa a guidare i Re Magi

Titolo di Repubblica, pag. 37

Posted by renzo at 9:02 AM

December 19, 2006

Un testicolo perso, ma due teste di c... trovate!

Dottoresse islamiche rifiutano cure a ragazzo
In Turchia il caso è arrivato in Parlamento. Le operatrici sanitarie non hanno voluto fare un test a un giovane malato di orchite. Al paziente è stato poi amputato un testicolo. L'opposizione: "Colpa del governo Erdogan"

Repubblica.it

Posted by renzo at 4:31 PM

December 16, 2006

La democrazia senza corpo e senza testa: sullo statuto contemporaneo della decapitazione. un finale

Per quanto riguarda la "decapitazione", non avendo più testa nè corpo, non saprei cosa aggiungere se non quello scritto qui.

Posted by millepiani at 12:29 AM

December 15, 2006

Aurelio Mancuso, Segretario nazionale Arcigay, abbandona i DS: la lettera

Caro Fassino,

con questa mia, per quanto ciò possa valere, ti informo che non rinnoverò la tessera ai Democratici di Sinistra.

E’ una decisione sofferta, assunta dopo 25 anni ininterrotti di iscrizione al più grande partito della sinistra italiana.

Le tue dichiarazioni sulle adozioni alle persone omosessuali, sono l’ultima offesa, di una lunga serie di atti formali, che non mi permettono più di essere iscritto ad un partito, che individua nel nostro vissuto un tema da cui rifuggire, mentre tutti i giorni le gerarchie cattoliche, i teo dem, la destra non perdono occasioni per alimentare un clima di odio e discriminazione, che è pagato direttamente, anche attraverso violenze fisiche e verbali, da milioni di cittadini e cittadine gay e lesbiche.

Proprio nel giorno in cui scopriamo, che il relatore della Finanziaria in Senato, è riuscito a cancellare dalla dicitura del nuovo Osservatorio contro le violenze "l’orientamento sessuale", il segretario dei DS si scaglia contro la genitorialità omosessuale, argomento fino ad oggi utilizzato dalla destra.

Come militante della sinistra italiana, ti esprimo la mia profonda delusione e la presa d’atto, che la classe dirigente dei DS non può comprendere cosa avviene concretamente nella società, perché non conosce, non approfondisce i temi, tratta questioni delicate con superficialità.

Infatti, se tu fossi stato più accorto ed informato, avresti saputo che esistono nel nostro paese diverse centinaia di migliaia di genitori omosessuali, e da tempo sono presenti anche famiglie omogenitoriali, soprattutto formate da due donne. Dal tenore delle tue dichiarazioni ("i bimbi non possono crescere con due persone dello stesso sesso") si evince che la prossima frontiera sarà quella di predisporre una legge che tolga alle madri lesbiche la potestà dei propri figli, per affidarli alle amorevoli cure di famiglie eterosessuali, possibilmente sposate in chiesa!

Se lo sguardo si volge fuori dallo spazio nazionale, il baratro tra le politiche messe in campo dai partiti del socialismo europeo e le posizioni tue e di altri leader dei DS è per ora non colmabile: prendete la parola per marcare lontananze, per evocare recinti etici, per mettere in guardia rispetto ai processi reali della società moderna. Per questo stai zitto quando i nostri fratelli e sorelle sono violentati, picchiati, derisi. Per questo pensi che il tema del riconoscimento della dignità lgbt sia una concessione "difficile" e, non la logica concretizzazione dei valori della sinistra. Rassicuri tutti i giorni la gerarchia cattolica perché entrambi condividete l’idea che esista un primato morale da rispettare, che invece la sinistra ha combattuto e che grazie ai movimenti delle donne, dei diritti civili, ha dovuto lasciare il passo all’autodeterminazione delle persone, alle libertà democratiche.

Naturalmente nei Democratici di Sinistra, si impegnano donne e uomini, che quotidianamente sono al nostro fianco, che negli anni hanno dimostrato concretamente la propria vicinanza, ma tu hai deciso di non rappresentarli e di scegliere il campo del confessionalismo progressista.

Avevo riposto, dopo Pesaro, molta fiducia nei tuoi confronti, conoscevo la tua serietà e determinazione. Negli ultimi tempi, forse a causa del fatto che il progetto del Partito Democratico prevede un mutamento genetico della sinistra riformista di cui sei il massimo rappresentante, le tue promesse sui Pacs, sulle norme anti discriminatorie, sul riconoscimento della cittadinanza gay e lesbica, sulla salvaguardia della laicità, si sono perse e con loro la fiducia di tanti e tante di noi.

E’ bene, quindi, segnare una marcata distanza tra il mio impegno personale dentro il movimento lgbt e un partito che sembra aver smarrito il senso dell’umanità e del socialismo democratico.

Aurelio Mancuso

(Segretario nazionale Arcigay)


Milano 15 dicembre 2006

Posted by millepiani at 4:59 PM

Basel -3-: mancarsi, ritrovarsi

alla mia città svizzera

***

Non so se mi mancherai, anche se mia hai mancato sempre. Ci siamo certo tenuti a distanza. E per una certa, reciproca diffidenza degli amori 'costruiti a tavolino', quelli semplici e perfetti, che tanto sembrano immediati e naturali da nascondere, in fondo, tutte le cose che non si dicono nemmeno a se stessi. Ci siamo detti tutto, e da subito, ed eravamo altro. Non che non mi amassi - ma ne ho vissuti di più forti ed intensi amori di città. Non che non mi amassi, offrendomi quel profilo borghese, quasi di provincia e silenzioso, discreto e senza sfarzo, ma esposta all'Europa; e quell'aperto che, forse, mai, nemmeno la città capitale dell'Europa - ma di quale? - e dei 'parlamenti', mi aveva dato ed avevo conosciuto.

Forse non ti ho amata, ma conosciuta a mio modo, posso dirlo. In quella vicina lontananza che mi faceva dire, sempre, arrivando nella tua stazione: 'ecco, sono a casa, sono arrivato'. Ed era strano, perchè non me lo ero mai detto arrivando od abitando una delle città che ho conosciuto in questi anni. Mi faceva strano sentirmi pensare: "Ecco, sono a casa", parlando di una città che mi sfuggiva e mi mancava, mi capiva senza che l'amassi, e che capivo, forse più di quanto possa dire.
Lo sai, mi mancava il popolo, e l'ho cercato. Lo hai lasciato e ti ha lasciata, nella separazione con Basel-Campagna, tu che sei Basel-Stadt: due mezzi cantoni, e lo si sente.
Sai anche quanto abbia potuto quasi odiare questa silenziosa lontananza che metti fra te e te, questa distanza sardonica, silenziosa, un po' soffusa ed irridente, questo sguardo ironico con cui accompagni ciò che ti accade e che accade a chi ti abita. Forse per questo non ti ho amata mai, anche se sempre mi accoglievi senza dire o chiedere.
Vedi, il tono di questa stessa lettera vorrebbe imitarti, e renderti finalmente quello che mi hai dato.

Ma io non amo le mie città così, e le porto con me. E di te ho amato tutte le cose che tu sei, ma con un altra lingua, un altro tono ed una forza che tu hai riconosciuto e rispettato. Forse da questa forza, da questo intenso e, anche per me, silenzioso amore, dovrei poterti scrivere e dirti, finalmente, in quale luogo, davvero, ci incontriamo

Posted by millepiani at 4:02 PM

December 14, 2006

Manodopera polacca con esperienza in grandi forni industriali presso Auschwitz-Birkenau offresi

L'Europa contro la Germania
è guerra agli spazzacamini
La UE vuole liberalizzare il mestiere riservato solo ai tedeschi

Repubblica, pag. 29

Posted by renzo at 12:38 PM

December 13, 2006

Basel -2-; Nietzsche e Basel

alla mia città svizzera

***

Nietzsche odiava Basel. Con tutte le sue forze.
A Basel, Nietzsche ha maturato ed espresso la sua vocazione filosofica. Il tempo non rende giustizia dell'odio che si può provare verso una città.
L'odio verso una città è l'odio verso la propria vita. L'odio verso la vita che si vive in quella città.
Non c'è una differenza possibile. Si odia una certa città perchè si odia una certa maniera di vivere, si odia la maniera di vivere che quella città ti ha permesso.
Si odia una città perchè si odia - sino in fondo - la propria vita. Quest'odio si stempera col tempo. Come per Nietzsche che, avendo smesso di odiarsi quando 'non era', aveva anche smesso di odiare Basel.
Senza dimenticare il disgusto ed il rifiuto della città di Basel, che era il disgusto ed il rifiuto di come aveva vissuto, in quel momento e, soprattutto, in quel luogo. Il disgusto per una città che gli aveva permesso di vivere - per Nietzsche - nella bugia, nella menzogna e nella falsità.

Quest'odio si stempera col tempo. E, delle città che si odiano, non si traccia più nessun carattere o tratto.
Poichè io vengo dopo Nietzsche, io penso diversamente, grazie a lui, la menzogna, la bugia e la falsità che alberga la mia vita. E, dunque, so pensare diversamente Basel. E lo faccio.

Posted by millepiani at 10:37 PM | Comments (1)

Basel -1-

alla mia città svizzera

***

non per stanchezza o silenzio
attraversavo i tuoi ponti, nè per vivere
o tu, per testimone, ti sei sporta o smetterla

mentre mi facevi tuo
avevamo deciso che era patta

io non ho smesso nè smetterò - da te -
di farmi dire come sono o quasi smesso
dalla barca sul nostro Reno

Posted by millepiani at 5:24 PM

Il corpo amico, suicidato, esposto: Que viva Chile!

A Gianfranco.

Per continuare a discutere.

Posted by millepiani at 5:16 PM

December 12, 2006

Respiratore WI-FI

La Procura su Welby
"Può staccare la spina"

Repubblica.it

Posted by renzo at 12:04 PM

Presidente, presidente Allende

Trovate su millepiani filosofici il lunghissimo testo e cruciale di Gianfranco.
Posted by millepiani at 5:03 AM

Que viva Chile!: memoria e storia, ricordo e perdono

Noi non abbiamo niente a che fare con il Cile.
La mia generazione, e la mia età, non avrebbe nulla da domandare al Cile, ad Allende, al golpe di Pinochet.

Noi siamo altro, stiamo costruendo, con fatica, difficoltà, ma con lucidità, quello che ci attiene, quello che attiene al nostro tempo, rivendicando dove sta il silenzio, la parola e la forza che ci riguarda, dove sta la diversità di fronte il suo presente, dove il silenzio domina, e l'afasia, la necessità, e la capacità di dire altro.
Noi stiamo altrove.

Noi portiamo con noi la memoria delle immagini.

Il Cile, per noi, è la testa spappolata di Salvador Allende; vederlo uscire dalla Moneda con il mitra in mano.
Noi non abbiamo paura di questa memoria, quella delle immagini, dove più forte si mostra, in maniera intensa, l'intreccio tra la memoria e la storia, tra ciò che ricordiamo e ciò che le immagini ricordano. Noi non abbiamo paura delle immagini della storia, dei corpi, della nostra flessione e della nostra debolezza, del nostro amore, di fronte questa storia e questo racconto.

Noi, oggi, non cantiamo nessuna canzone.

Noi non abbiamo bisogno della memoria delle canzoni perchè ci si ricordi della storia; noi stiamo tra il ricordo ed il perdono.
Noi stiamo in quella flebile terra che sa e sa distinguere la condanna e il rifiuto del Cile di Pinochet dal Cile di oggi.
Noi stiamo, e stiamo costruendo, questa terra di nessuno, quella in cui la violenza di una dittatura lascia il posto, finalmente, lo spazio per il tempo del Cile di oggi.

E mentre il ricordo ci 'ritorna', il perdono ci viene difficile. Anche a noi, europei.
Perdono e ricordo, insieme, sono il nostro luogo: il nostro 'Cile'.

In nessun senso la memoria della storia e di ciò che è accaduto è 'un perdono'. Noi sappiamo distinguere 'memoria e storia, ricordo e perdono'.
Il Cile vive, finalmente, da sè.

In tutti i sensi, quello della memoria della storia e quello del ricordo dei fatti dell'Estadio National del Chile, in tutti i sensi, i fatti del Chile non ci toccano, noi che non li conosciamo.
Ma, poichè noi siamo italiani, ed abbiamo imparato ad amare il Cile ed i cileni, da prima di esser nati, ed abbiamo imparato a pensare il Cile ed i cileni come uno dei luoghi politici decisivi, noi non ricordiamo e non festeggiamo Pinochet e la sua morte.

Ma, finalmente, la libertà dei cileni, che hanno memoria e sanno ricostruire la storia della dittatura che li ha segnati, che perdonano nell'oblio della storia, e ricorderanno, per sempre, la loro forza, quella che gli ha permesso di essere, oggi, come sono, finalmente, questo sì, noi festeggiamo.
E tanto forte è questa festa, tanto forte l'attenzione, lpamore, per il Cile e i cileni che ci stanno intorno.

Noi, alcuni di noi, davvero, non hanno smesso di essere in Cile, in quello stadio, nè dimenticano.

Posted by millepiani at 12:29 AM

December 11, 2006

A Salvador Allende

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Posted by millepiani at 12:22 PM

Estadio nacional de Chile, 1973 - Victor Jara (mani)

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L'11 settembre 1973 Victor Jara fu arrestato dai militari fascisti di Pinochet e imprigionato nel famigerato Estadio Nacional de Chile (detto semplicemente "Estadio Chile").

Vi rimase per sedici giorni, durante i quali, con mezzi di fortuna, continuò a comporre canzoni e poesie.
Quattro giorni dopo, gli furono prima spezzate le mani in mezzo alle grida di scherno dei militari ("Su, cantaci una canzoncina ora!"), poi gli furono tagliate. Fu poi ucciso.
Gli fu trovata in tasca questa canzone.

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Somos cinco mil aquí
en esta pequeña parte la ciudad.
Somos cinco mil.
¿Cuántos somos en total
en las ciudades y en todo el país?
Sólo aquí,
diez mil manos que siembran
y hacen andar las fábricas.
Cuánta humanidad
con hambre, frío, pánico, dolor,
presión moral, terror y locura.

Seis de los nuestros se perdieron
en el espacio de las estrellas.
Uno muerto, un golpeado como jamás creí
se podría golpear a un ser humano.
Los otros cuatro quisieron quitarse
todos los temores,
uno saltando al vacío,
otro golpeándose la cabeza contra un muro
pero todos con la mirada fija en la muerte.
¡Qué espanto produce el rostro del fascismo!
Llevan a cabo sus planes con precisión artera
sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas.
La matanza es un acto de heroísmo.
¿Es este el mundo que creaste, Dios mío?
¿Para esto tus siete días de asombro y de trabajo?
En estas cuatro murallas sólo existe un número
que no progresa.
Que lentamente querrá más la muerte.

Pero de pronto me golpea la consciencia
y veo esta marea sin latido
y veo el pulso de las máquinas
y los militares mostrando su rostro de matrona
llena de dulzura.
¿Y México, Cuba y el mundo?
¡Qué griten esta ignominia!
Somos diez mil manos
menos que no producen.
¿Cuántos somos en toda la patria?
La sangre del compañero Presidente
golpea más fuerte que bombas y metrallas.
Así golpeará nuestro puño nuevamente.

Canto, qué mal me sabes
cuando tengo que cantar espanto.
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto.
De verme entre tantos y tantos
momentos de infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
harán brotar el momento...


Posted by millepiani at 11:22 AM

Karol e Augusto si affacciano da lassù (2)

1973-1987-2006: per ricordare...

1973: da sinistra: Pinochet e Salvador Allende ai tempi della nomina a Capo dell'Esercito; il corpo di Allende portato fuori dal palazzo della Moneda; la foto di Pinochet dopo il golpe.

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1987: Pinochet e Giovanni Paolo II all'aeroporto di Santiago del Cile; al palazzo della Moneda (1 e 2).

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Santiago del Cile, 10 dicembre 2006,
48ma giornata mondiale dei diritti umani, 23esimo anniversario del golpe, giorno della morte di Pinochet:

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Posted by millepiani at 10:57 AM

December 10, 2006

Karol e Augusto si affacciano da lassù

Cile, è morto Pinochet
dittatore sanguinario
Aveva 91 anni, era stato colpito da infarto alcuni giorni fa. Prese il potere con il colpo di Stato del 1973, nel corso del quale morì il presidente Allende. E vi restò, tra violenze, arresti e torture, per 17 anni.

Repubblica.it

Posted by renzo at 7:55 PM

December 8, 2006

Trattato postmoderno di teologia dell'avvento: 20 tesi 'dal basso'

Dalle letterine a Gesù raccolte nel libro «Caro Gesù, la giraffa la volevi proprio così o è stato un incidente?», dal Corriere di oggi. Aggiungo, sottolineato, la corrente di appartenenza....ci sarebbe di che riflettere....

Innanzitutto il titolo: «Caro Gesù, la giraffa la volevi proprio così o è stato un incidente?»: ?, il Lamarckiano (S.)

Caro Gesù, tu che vedi tutto mi dici chi mi ha nascosto l'astuccio? Marco: Il Metafisico neoplatonico

Caro Gesù, mi chiamo Andrea e il mio fisico è basso, magrino, ma non debole. Mio fratello dice che ho una faccia orrenda, ma sono contento perché così non avrò quelle mogli che stanno sempre tra i piedi a fare pettegolezzi.
Andrea, Il Critico talmudico

Caro Gesù, abbiamo studiato che Tommaso Edison ha inventato la luce. Ma al catechismo dicono che sei stato tu. Per me lui ti ha rubato l'idea. Daria, L'Antimodernista

Caro Gesù Bambino, grazie per il fratellino. Ma io veramente avevo pregato per un cane. Gianluca, Il materialista

Caro Gesù, non credo che ci possa essere un Dio meglio di te. Bè, volevo solo fartelo sapere ma non è che te lo dico perché sei Dio. Valerio, L'integralista

Caro Gesù, i cattivi ridevano di Noè, stupidino, ti sei fatto un'arca sulla terra asciutta. Ma lui è stato furbo a mettersi con tuo padre, anche io farei così. Edoardo, Il gesuita

Caro Gesù, lo sai che mi piace proprio come hai fatto la mia fidanzata Simonetta? Matteo, Teologia sessuata

Caro Gesù, invece di far morire le persone e di farne di nuove, perché non tieni quelle che hai già? Marcello, il barthiano

Caro Gesù, la storia che mi piace di più è quella dove cammini sulle acque. Te ne sei inventate di belle. La mia seconda preferita è quella dei pani e dei pesci. Antonella, La narratrice

Caro Gesù, se te non facevi stinguere i dinosauri noi non ci avevamo il posto, hai fatto proprio bene. Maurizio, L'apocalittico

Caro Gesù Bambino, non comprare i regali nel negozio sotto casa, la mamma dice che sono dei ladri. Molto meglio l'iper.
Lucia, la Curiale

Caro Gesù Bambino, i miei compagni di scuola scrivono tutti a Babbo Natale, ma io non mi fido di quello. Preferisco te. Sara, L'agostiniana

Caro Gesù, sei davvero invisibile o è solo un trucco? Giovanni, il Cartesiano

Caro Gesù, Don Mario è un tuo amico oppure lo conosci solo per lavoro? Antonio, il teologo della liberazione

Caro Gesù, mi piace tanto il padrenostro. Ti è venuta subito o l'hai dovuta fare tante volte? Io quello che scrivo lo devo rifare un sacco di volte. Andrea, Il copista medievale

Caro Gesù, come mai non hai inventato nessun nuovo animale negli ultimi tempi? Abbiamo sempre i soliti. Laura,
la Francescana

Caro Gesù, per favore metti un altro po' di vacanza fra Natale e Pasqua. In mezzo adesso non c'è niente. Marco,
L'Anti-nichilista

Caro Gesù Bambino, per piacere mandami un cucciolo. Non ho mai chiesto niente prima, puoi controllare. Bruno,
Tommaso l'Apostolo

Caro Gesù, forse Caino e Abele non si ammazzavano tanto se avessero avuto una stanza per uno. Con mio fratello funziona. Lorenzo, Il Teologo ecumenico

Caro Gesù, a carnevale mi travestirò da diavolo, ciai niente in contrario? Michela, La gnostica

Posted by millepiani at 5:12 PM

December 5, 2006

Nazione Indiana e la consulenza filosofica: un maldestro intervento

(upload 1.37)

Come ormai troppo spesso accade su Nazione Indiana, l'imprecisione degli interventi si accompagna ad un 'parlar d'altro', ad uno slittamento progressivo dell'argomentazione - dalle mie parti lo chiameremmo 'sproloquio' - che perde di vista l'oggetto stesso degli interventi pubblicati, per divagare, a piacere, sulla propria visione del mondo. Ne è ultimo esempio, direi magistrale, l'intervento di Paolo Pecere sulla Consulenza filosofica.
Dopo un breve excursus storico di un po' più di 1000 battute sulla consulenza filosofica, che definire scolastico sarebbe un complimento, Pecere affronta il testo che Rovatti ha appena dedicato alla consulenza (segnalo, di passo, che il testo di Rovatti è l'ennesimo tentativo dell'autore di piazzare la sua bandierina su argomenti di attualità filosofica. Operazione legittima, ma da mettere in questione e su cui ritornerò).
Pecere affronta il testo di Rovatti, tenta di sviscerarne i limiti e i pregi, focalizzando la sua attenzione su Foucault e sull'utilizzo che Rovatti farebbe di Foucault in vista di una rielaborazione critica della pratica della consulenza filosofica ["L’esercizio della consulenza filosofica viene così interpretato come un’applicazione della cura di sé, quella «pratica della libertà» che Foucault ripensò a partire dagli esercizi spirituali delle filosofie ellenistiche, opponendola ai procedimenti disciplinari dei saperi psicologici e psichiatrici."].
Nella terza parte del suo intervento, Pecere si lancia in una rivendicazione dello statuto della pratica filosofica, richiamando all'esercizio pubblico, praticato nelle aule universitarie, della lettura dei testi e dell'apprendimento dell'autochiarificazione della funzione e del ruolo della filosofia, fuori dall'appropriazione privata di formazioni curriculari post-universitarie, e soprattutto rivendicando una cosa talmente banale che fa specie anche riassumere, e la si cita per intero: " Ma se si rilancia la pratica di un esercizio filosofico, sarà opportuno non farsi sedurre dal giro breve di presunte filosofie senza libro, come se oggi si potesse ritornare senz’altro a fare i filosofi di piazza, ignorando il nostro orizzonte di testi.".
Poichè il sottoscritto ha dedicato, in tempi non sospetti, allo statuto della consulenza filosofica, un'altra analisi (trovate il primo intervento qui, e il resto seguendo i links) di altro tipo, e poichè di quest'analisi, ne ho potuto discutere direttamente con molti e varissimi degli iniziatori della pratica della consulenza filosofica, mi permetto qui di fare alcune osservazioni.

Primo punto: esiste una differenza fondamentale tra la consulenza filosofica extra-universitaria e i vari masters universitari (Venezia, Pisa, adesso anche Roma Tre). Questa differenza passa tra una pratica che si è costituita come fuoriuscita dall'accademia, e ha tentato di determinare il suo statuto anche in opposizione allo statuto universitario dell'interrogazione filosofica, e la riassunzione, tutta italiana, che l'università ne ha fatto. Se si vuole mettere in questione lo statuto della consulenza filosofica, questa differenza deve essere tenuta presente, come deve essere tenuta presente la differenza che esiste tra i tre masters.

Secondo punto: la critica dello statuto della consulenza filosofica - anche passando dalla critica alla sua riassunzione universitaria, come ho provato a fare un anno fa - non la esaurisce. Le sue diversificazioni implicano, oserei dire impongono, non soltanto le mille battute giornalistiche di Pecere, ma un'attenzione alle fonti e alle pratiche testuali - di lettura e scrittura filosofica -, assolutamente presenti in quasi tutti gli orientamenti della consulenza filosofica. La baggianata filosofica che Pecere autorizza, per la quale esisterebbe una 'consulenza filosofica' che rivendicherebbe una 'filosofia della piazza' che prescinda dalla lettura dei testi di filosofia, attiene più alla 'fantasmatica' di Pecere stesso che alla realtà della consulenza.

Terzo punto: confondere una recensione ad un libro di Pier Aldo Rovatti con una critica allo statuto della consulenza filosofica significa non capire la differenza che esiste tra la filosofia e il giornalismo culturale d'infarinatura filosofica. Rovatti fa un'operazione filosofica, giusta o sbagliata che sia, ma la fa. Ed è di questa natura: poichè lo statuto filosofico della consulenza filosofica ha una gamma troppo ampia, io vi indico chi, secondo me, potrebbe essere rivendicato come matrice contemporanea della consulenza filosofica. ma Rovatti non dice che la consulenza filosofica 'non legge'. Dice: perchè essa possa rivendicare il suo statuto nel contemporaneo, deve assumere come fondante il concetto di 'cura di sè' presente negli ultimi scritti di Foucault. E, proprio leggendo gli autori classici, in particolare gli autori ellenestici, deve rivendicare che l'iniziatore, anche involontario, di questa pratica di rilancio dell'interrogazione filosofica, è Michel Foucault.

Quarto punto: poichè lo statuto della consulenza filosofica si colloca, nella sua quasi totalità, al di fuori della pratica accademica, e ne rivendica una differenziazione, almeno nelle sue punte più avanzate, richiamando chi già pratica la filosofia ad un'apertura ad altri saperi, fa specie che Pecere richiami 'in aula' gli alunni ("Questa riflessione, però, si può imparare solo frequentando i testi filosofici, in quell’esercizio dell’imparare a leggere il cui luogo pubblico sono principalmente le aule universitarie). Ora, se non fosse tragica, quest'affermazione sarebbe ridicola, da commedia dell'arte. Chiunque abbia frequentato le aule universitarie in cui si svolgono 'lezioni di filosofia', sa, con nessun malanimo ma in verità, quale livello di spappolamento della formazione filosofica si sia toccato nelle università italiane con il sistema dei crediti. È incredibile, e, lo ripeto, sarebbe ridicolo se non fosse tragico, che si richiami 'in aula' gli alunni per l'ora di filosofia. Manifesta una totale incomprensione dello statuto contemporaneo della riflessione filosofica, del suo statuto e del suo futuro (ricordo, semplicemente, il bellissimo testo di Derrida 'L'università senza riserve', pubblicato per Cortina, che, anche questa volta, non è il testo di Derrida-Rovatti, come in prima di copertina, ma bensì il testo di Derrida, tradotto da Rovatti, con l'aggiunta di un suo saggio. Appunto, di cui sopra).
Ma sfora la farsa, quest'affermazione sfora la farsa quando rivendica nell'insegnamento al Collège di Foucault il luogo di formazione, di lettura dei testi e di formazione rigorosa ("si può ricordare la pratica messa in atto proprio dal sostenitore dell’esercizio filosofico (sostenitore dell'esercizio filosofico???? nota mia) Foucault, e testimoniato dai preziosi testi dei suoi seminari al Collége de France: lo scavo dei testi, la partecipazione assidua a lezione, le dense ore di argomentazione e lettura, aperte alle domande degli studenti e alle problematiche dell’attualità"): a Parigi, anche i sanpietrini sanno che il Collège non ha niente a che spartire con l'università, che l'accesso all'ascolto è più o meno libero - lo era del tutto durante gli interventi di Foucault -, e che, soprattutto, NON ci sono esami da sostenere dopo ogni 'gruppo di lavoro', ascolto o qualsivoglia altra cosa. Che tanto si è collocato fuori da ogni procedura universitaria tradizionale, che proprio Foucault faceva problema, in ambito universitario, per la maniera di leggere, in pubblico, i testi. Ma lasciamo andare...

Ultimo punto: se vogliamo criticare l'indecisione, l'oscillazione dello statuto della consulenza filosofica, dobbiamo farlo, io credo, a partire da una questione: è possibile che questo statuto, nella sua ancora incerta, flebile, e a volte insostenibile indeterminatezza, sappia incrociarsi, ad esempio, con una critica alla patologizzazione delle crisi di senso? La critica, ad esempio, di questa 'resa patologica' delle forme di esistenza in-comune, è propria dell'analisi (Madera-Tarca, La filosofia come stile di vita, Bruno Mondadori, 2003). È possibile formare 'analisti filosofici' evitando l'analisi personale, come invece chiedono le esperienze più radicali e serie della consulenza filosofica? E' possibile formare, fuori dall'analisi, i futuri consulenti filosofici, senza che questa, di fronte l'indeterminatezza della formazione dei consulenti filosofici, sia l'unica garanzia di certezza e di 'fortitudo' della loro formazione? Come rivendicare, per i consulenti filosofici, un'altra formazione, tra filosofia e analisi, senza che la sporgenza sulla bio-grafia diventi un'ulteriore movimento dell'analisi? Esiste una rigorosa formazione filosofica che sappia rivendicare - prima e dopo le pratiche analitiche - una propria legittimità, un incrocio con l'analisi, ma, nello stesso tempo, una sua indipendenza ed una sua forza di formazione, tutta filosofica, senza fare ricorso all'analisi?

Esiste una pratica della consulenza filosofica - come esiste - che possa essere riconosciuta di fronte le istituzioni? Interessa alla consulenza, in che termini e come, rispetto lo statuto delle pratiche psicologiche, oltre che analitiche, un riconoscimento istituzionale? Se, di fronte la scelta che le pratiche analitiche hanno fatto di essere riconosciute 'statualmente', comprese le pratiche di analisi psicologica, la consulenza si pone come 'accanto ma altra', non si vuole, da subito, affrontare il problema del riconoscimento 'pubblico e statuale' di queste pratiche, si vuole rifiutarlo pubblicamente?
Queste, per me, sono le domande da porre.

Perchè se Phronesis ha svolto il suo ruolo, e i Masters ne hanno svolto un altro, anche il gruppo della Bicocca e di Scuolaphilo comincia a svolgerne un terzo.

Di questa diversificazione, di questa problematicità, di questa critica, Pecere non ne segnala nulla, forse non ne sa nulla. E con lui, tutta la redazione di Nazione Indiana che, su un argomento così delicato ed importante - una 'pratica filosofica fuori dall'accademia' - in uno dei pochi articoli dedicati alla filosofia, offre il destro alla disinformazione, all'approssimazione e alla critica barbuta ed universitaria.
Me ne dispiace per Pecere, davvero lo credo in buona fede, per Nazione Indiana, ma soprattutto per l'occasione perduta.

Posted by millepiani at 9:34 PM | Comments (7)

la posizione del missionario

Arrestato missionario accusato di pedofilia
Cagliari, padre Marco Dessì fermato dai carabinieri. Da 30 anni lavora in Sudamerica con i bambini abbandonati. I fatti sarebbero accaduti in Nicaragua, Messico e Usa.

Repubblica.it

Posted by renzo at 12:37 PM | Comments (14)

December 3, 2006

Pensare 'senza' testa - 2 - (dedicato a Mario M.)

La cosa, direi, sta quasi finendo.

Anche se ci sarà una torsione, tutta 'erotica'; nel senso de 'Il mio cuore messo a nudo', come scriveva Baudelaire nel suo, forse, 'libro' più vero, e di come, con una radicalità e violenza pari solo alla sua gentilezza, Bataille ha posto e praticato 'sino in fondo'.
Su 'millepiani' si sentono comunque soltanto echi lontani: stiamo festeggiando!!
Mario che 'vede da fuori' è 'dottore in filosofia'!!!
Lo era sin dal primo giorno in cui l'ho incontrato, a 19 anni, e da allora non abbiamo mai smesso insieme, davvero mai, d'amare ed incrociare, insieme, quella cosa che ci dà la détresse-la povertà con quell'altra che ci dà la ricchezza.
E tanto la 'povera' filosofia aveva bisogno della 'ricca' musica classica, quanto questo amore, come tutti ormai dovrebbero sapere, aveva sempre più bisogno della 'povera' sua compagna. Perchè, come ha scritto uno che scriveva musica e filosofia, '[...] senza, le mancava il fiato [...]". Sì, senza la filosofia manca il fiato....ovunque...

Poichè io non so dire quante cose stupende ho imparato dal mio amico - innanzitutto l'essere sempre retto e di una profonda, umana, attenta vicinanza, sempre, con chi gli sta accanto - e poichè anche io vengo dalle 'sue regioni', quelle del sud, dove si deve combattere per mantenere queste 'ricchezze naturali', io non lo saluto solo 'dottore in filosofia', ma di una 'scienza' che non c'è bisogno di nominare, proprio come quando, ad un concerto, si tace perchè non c'è nulla da 'dire' o da aggiungere: è tutto lì.

Ti sia lieve e vera la mia amicizia.

Posted by millepiani at 5:20 PM
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