Non ha evitato l'ex direttore dell'Orchestra del Teatro alla Scala, di buffoneggiare, come al suo solito, di fronte il Presidente della Repubblica. Non ha evitato di buffoneggiare sulla coltura napoletana e sulla musica, eseguendo, come bis, su questo mi fermo nell'ascolto, Martucci e il suo 'Notturno'.
Non ha evitato Riccardo Muti la solita retorica 'pseudo-napoletana' sulla coltura, sulle classi dirigenti e sulla vera identità di Napoli.
Non ha evitato, il maestro Muti, di prendere parola di fronte il Presidente della Repubblica, di sparare il suo pistolotto, questa volta abbastanza lungo, per spiegarci che l'orchestra 'Cherubini' - che lui dirige - è l'esempio della musicalità italiota, che Napoli non è la camorra, ma la musica, e che la musica serve per esprimere l'identità vera napulitana. Per dire che lui non si è dimenticato di essere napulitano.
Tanto di cappello al maestro.
Mentre Martucci continua ad essere uno dei grandi autori invisi alla critica mondiale, autore che non riesce a trovare spazio nella programmazione dei festivals a cui il 'maestro' partecipa, abbiamo ascoltato una pietosa esecuzione del 'Notturno op. 70', che ha fatto chiagnere il Presidente napulitano.
Non abbiamo qui la forza, nemmeno la voglia, di ricordare le grandi, anche se poche, esecuzioni di questo brandello d'Europa in terra nostra.
Non solo ne abbiamo sfogliato la partitura, ma l'abbiamo anche richiusa.
Avremmo, avrei detto anche che.....

