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30.11.06

Martucci, Notturno op.70, no.1 - come un devastante amore (upload)

Non ha evitato l'ex direttore dell'Orchestra del Teatro alla Scala, di buffoneggiare, come al suo solito, di fronte il Presidente della Repubblica. Non ha evitato di buffoneggiare sulla coltura napoletana e sulla musica, eseguendo, come bis, su questo mi fermo nell'ascolto, Martucci e il suo 'Notturno'.

Non ha evitato Riccardo Muti la solita retorica 'pseudo-napoletana' sulla coltura, sulle classi dirigenti e sulla vera identità di Napoli.

Non ha evitato, il maestro Muti, di prendere parola di fronte il Presidente della Repubblica, di sparare il suo pistolotto, questa volta abbastanza lungo, per spiegarci che l'orchestra 'Cherubini' - che lui dirige - è l'esempio della musicalità italiota, che Napoli non è la camorra, ma la musica, e che la musica serve per esprimere l'identità vera napulitana. Per dire che lui non si è dimenticato di essere napulitano.

Tanto di cappello al maestro.

Mentre Martucci continua ad essere uno dei grandi autori invisi alla critica mondiale, autore che non riesce a trovare spazio nella programmazione dei festivals a cui il 'maestro' partecipa, abbiamo ascoltato una pietosa esecuzione del 'Notturno op. 70', che ha fatto chiagnere il Presidente napulitano.

Non abbiamo qui la forza, nemmeno la voglia, di ricordare le grandi, anche se poche, esecuzioni di questo brandello d'Europa in terra nostra.
Non solo ne abbiamo sfogliato la partitura, ma l'abbiamo anche richiusa.

Avremmo, avrei detto anche che..... ...che tutte le volte che sentiamo questa rivendicazione della cultura autoctona, 'napulitana o siciliaana', che serve solo a legittimare le 'belle anime' della cultura, ci viene da vomitare.
Proprio perchè non c'è un bel nulla da rivendicare.
Se non l'apertura, nello spazio di fuga, della vocazione europea delle punte avanzate di una cultura, da sempre, profondamente minoritaria, quella delle elites meridionali, elites culturali, e politiche a volte, che si sono sempre radicate in uno stato di 'agio economico' che gli ha consentito sia l'amore che la violenza, sia la il rifiuto che il legame con le loro radici.
Dirci che la 'cultura napulitana 'comu chidda siciliana' si incarni nelle punte avanzate di questa 'cultura' - la scrittura o l'assoluta, precisa, rielaborazione musicale di stilemi europei da parte di Martucci - per quanto 'splendidamente' eseguita dal 'napulitano direttore d'orchestra' - è, non solo una bugia, ma una violenza profonda rispetto l'impeto ed il ruolo, profondissimo, che, invece, le classi e la cultura popolare hanno avuto nel tratteggio, nella definizione, dell'identità - per attrazione ed opposizione, repulsione a volte - delle elites culturali dell'Italia meridionale.
Tanto pare evidente ad un ascoltatore ormai ventennale di Mahler. Compositore che, con una puntualità a volte sconvolgente e a volte banale, ad esempio, ricita e rimastica in tutta la sua opera una massa di stilemi musicali 'popolari' - austriaci e non solo - che tutta la 'coltura musicale europea' non ha avuto problemi, per un lungo periodo, a digerire come inserimenti, inserti della 'coltura bassa nella coltura alta'.
Non posso fare a meno di riconoscere qui che, a distanza di anni, la penso come lo 'zio' Thomas e come il mio amico Mario. E cioè: che questi inserti sono 'volgari ed inconcludenti, musicalmente di valore solo nel loro assoluto stravolgimento'; solo adesso ne capisco fino in fondo la funzione musicale nelle partiture mahleriane.

Fa specie che un intellettuale come Riccardo Muti confonda il proprio luogo con il luogo da cui proviene: a me era accaduto di confondere il gioco delle parti con il gioco per il tutto.

A differenza dell'intellettuale napulitano Riccardo Muti, io mi ricordo e so di quando Luigi Nono, Claudio Abbado o Maurizio Pollini andavano nelle fabbriche e nei quartieri 'operai' ad eseguire e presentare le loro opere; a differenza dell'intellettuale napulitano, io mi ricordo e so quello che loro dicono oggi di quello che loro hanno fatto allora; a differenza dell'intellettuale napulitano e meridionale, proprio perchè io sono siciliano, so la distanza, la differenza e la radicale forza che ha nutrito, allora, e separa oggi questo amore profondo dalla retorica disgustosa, intollerabile ed inutile di fronte la morte che, oggi, abbraccia Napoli.

Quella retorica che abbraccia, oggi - anche questa curiosa sventura abbiamo dovuto avere-, un Presidente della Repubblica napulitano. E comunista.

"No, svaniti non sono i sogni..." senza cedere alle tristezze loro - per correggere Martucci ("La canzone dei ricordi, No. 1).
Nè abbandonandosi alle carezze loro.

Se esiste un'intellettualità che 'viene' dal meridione e vuole 'pensare' il meridione, è nella deposizione del suo ruolo, nel riconoscimento della sua minorità storica, nell'indicazione della sua forza di 'pensare l'Europa' senza averla accanto, ma immaginandola, nella violenza del suo scarto; è nell'amore della critica, nel rifiuto e nella forza di 'immischiarsi' - ad armi pari - con la cultura popolare, che si trova quello spiraglio per parlare di forza della 'coltura', di forza della scrittura, del pensiero e della musica.

Da 'sud'.

A Roberto Saviano e a Renato Caccioppoli

Postato da millepiani alle 20:24

"Uomini di buona volontè", "Navigatore satellitare", "Licenza d'uso"

"Uomini di buona volontè"

La Cdl: "Ikea non vende i presepi. I cattolici dovrebbero boicottarla"
L'iniziativa di Volonté (Udc). La multinazionale del mobile non mette in vendita nei suoi 12 centri italiani oggetti riferibili a una religione. Rinascente, Oviesse e Standa sulla stessa strada. Il vescovo di Imola: "Ikea improvvida"

Repubblica.it

***
"Navigatore satellitare"

Papa a Santa Sofia e Moschea Blu
"Trovare insieme strade di pace"

Repubblica.it

***

"Licenza d'uso"

Fi ordina bandiere Udc per corteo
Centristi infuriati: "Pirateria politica"
Il comitato promotore della manifestazione del 2 dicembre prenota 1500 vessilli del partito di Casini, che non ha aderito. Cesa: "Degrado totale"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 19:24

29.11.06

Non accettare scaramelle dagli sconosciuti

La testimonianza di un amico della spia russa uccisa conferma
il ruolo del consulente della commissione Mitrokhin nella vicenda
"Livtinenko mi raccontò che Scaramella
l'aveva avvelenato col Polonio"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 15:56 | Commenti (1)

Pensare 'senza' testa - 1 -

Qui. Anche se, su millepiani, un po' in ritardo. Ma con più forza.

Postato da millepiani alle 01:37

28.11.06

Cani

due anni fa, e forse più.

***

a C.R., P.A, S.G.

abbiamo lasciato
senza volerlo
ciò che ci attendeva

ai bordi di marciapiedi, negli angoli nascosti,
cesellato, vivi,
scritture e dediche e poi,
insieme, inseguito
della vita la sua 'puzza',
ovunque il suo respiro

tra strade con nomi conosciuti o ruoli -

adesso,
tra cani senza madri o padri,
mordiamo ciò che resta e che rimane

no, non ci saranno dimissioni
nè pensioni
garantite dai canili della vita

Postato da millepiani alle 18:01

"Non insegnate ai bambini" - una revisione di un testo di Giorgio Gaber

Due anni fa, e più. Vale.
La penso ancor di più così.

***

(tra parentesi il testo originale, in maiuscolo la 'revisione' - da leggere stampata, da ascoltare con le altre 'parole', con le revisioni)


(Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.)

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
CERTO una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una VECCHIA ESPERIENZA.

(Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.)

Non elogiate il SILENZIO
che è sempre più NOSTRO
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia deL FUTURO.

Giro giro tondo cambia il mondo.

(Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.)

Non insegnate ai bambini
non RIPETETE BATTAGLIE PASSATE
non gli riempite il futuro
di vecchiE PAROLE
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla Vostra SCONFITTA.

(Non esaltate il talento che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro, alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno
di un'antica speranza.)

Non esaltate il talento CHE ABBIAMO ORMAI spento
non li avviate al bel GESTO, al TIMORE, AL SILENZIO
ma se proprio SAPETE
raccontategli LA FORZA
di un'antica speranza.

(Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore, il resto è niente.)

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi LA FINE e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore, il resto è IL NOSTRO niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

Postato da millepiani alle 16:46 | Commenti (1)

Il corpo del nemico ucciso - la politica e la morte

Qui.

Postato da millepiani alle 15:40

Tra gli occhi

a chi mi sa 'guardare'

***


non è che io non abbia
tra gli occhi
un cardine che prende il tempo
e lo rivolti tenendolo con sè

o le mie mani non sappiano riaprire porte

o dire che tra gli occhi la forza a cui mi tengo
è un tendine in attesa di una fine od uno strappo
di cui conservo parola o fiato, margine per vivere

è che - tra i nostri occhi -
io sto da te per mano a riva, salvo,

senza più guardare il mare

Postato da millepiani alle 13:54

Accessi a millepiani

Per pubblico dominio...

Postato da millepiani alle 13:00

26.11.06

"Le parole incrociate" [Roversi-Dalla]

Le parole incrociate
[Roversi-Dalla]

Pensando a quello che accade in 'Italia', una parte della 'patria' che non ho; a Renzo, che mi ha fatto conoscere questo 'testo'.

["Sei le colonne in fila, il gioco è terminato.
Nel bel prato d'Italia c'è odore di bruciato.
Un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende.
Attenzione:
dentro ci siamo tutti, è il potere che offende."]


Chi era Bava il beccaio? Bombardava Milano;
correva il Novantotto, oggi è un anno lontano.
I cavalli alla Scala, gli alpini in piazza Dom.
Attenzione:
cavalleria piemontese, gli alpini di Val di Non.

Chi era Humbert le Roi? Comandava da Roma;
folgore della guerra, con al vento la chioma.
La fanteria stava a Mantova, i bersaglieri sul Po.
Attenzione:
fanteria calabrese, i bersaglieri di Rho.

E chi era Nicotera, ministro dell'interno?
Sole di sette croci e fuoco dell'inferno.
All'Opera il Barbiere, cannoni a Margellina.
Attenzione:
spari capestri e mazze da sera a la mattina.

Di pietra non è l'uomo
l'uomo non è un limone
e se non è di pietra
non è carne per un cannone.

Cavallo di re
la figlia di un re
l'ombra di un re
e la voglia di un re.
Soltanto chi è re
può contrastare un re.

Il gioco dei potenti
è di cambiare se vogliono
anche la corsa dei venti.

E i limoni a Palermo? Pendevano dai rami,
coprendo d'ombra il sangue di poveri cristiani.
Chi era Pinna? Un questore, a Garibaldi amico.
Attenzione:
fucilazioni in massa, dentro al castello antico.

E la tassa sul grano? Tutta l'Emilia rossa
s'incendia di furore, brucia nella sommossa.
Stato d'assedio, spari, la truppa bivacca.
Attenzione:
lento scorreva il fiume da Cremona a Ferrara.

Che nome aveva l'acqua trasformata in pantano?
Macello a sangue caldo di popolo italiano.
Un'intera brigata decimata sul posto.
Attenzione:
i soldati legati agli alberi, agli alberi del bosco.

L'uomo non è di pietra
l'uomo non è un limone
poichè non è di pietra
neppure è carne da cannone.

Quando la vecchia
carne voleva
il macellaio
fu presto impiccato;
e un re da cavallo
è anche sbalzato
e in mezzo al salnitro
precipitato,
come al tempo
del grande furore
quando il vecchio imperatore
a morte condannava
chi faceva l'amore.

Sei le colonne in fila, il gioco è terminato.
Nel bel prato d'Italia c'è odore di bruciato.
Un filo rosso lega tutte, tutte queste vicende.
Attenzione:
dentro ci siamo tutti, è il potere che offende.

Postato da millepiani alle 20:10

Nemesi storica - (in absentia...)

Qui.

Postato da millepiani alle 16:16 | Commenti (1)

Enrico Berlusconi

MALORE PER BERLUSCONI DURANTE UN COMIZIO

Ans(i)a

Postato da renzo alle 13:22

Posti solo in piedi

Bolzano, polemica sul Gesù nel Duomo
Biondo e tutto nudo, attira i pedofili
Un video dell'artista Demetz crea un caso: "E' troppo new age". Critiche anche alle atmosfere delle immagini: "Fanno pensare al Signore degli anelli". E Milano si fa avanti: "Lo proiettiamo noi"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 11:26

L'assassino di bambole

da uno 'scrivano ginevrino' (traduzione a breve)

Kurtz Bellmer entrait dans la boutique gotique " Au cœur des ténèbres", son fusil à pompe en bandoulière, le braqua sur la vendeuse : « Allez-me chercher la poupée à la vitrine et déshabillez-la ! » Il prit le mannequin, lui arracha les bras, les jambes et la tête. « Je garde la tête. Maintenant, allez poser le tronc à la vitrine ! » Il allait repartir quand il se ravisa, se retourna et lâcha : « Je suis l’unique créateur ! » tandis qu’il déchargeait son fusil en plein cœur. Le corps de Lilah Kemp fut projeté contre le mur avant de s’affaisser au sol. Dans la vitrine, le tronc trembla légèrement. Ce qui déplut à Kurtz Bellmer.
Postato da millepiani alle 04:20

25.11.06

Zavorre

"Sgravato dall'ancorante peso di me stesso, sarei, sono certo, un grande..."

glenn63 sulle orme di 'zio' Thomas...

Postato da millepiani alle 15:20 | Commenti (1)

24.11.06

Sliding doors

Erdogan: "Forse incontro Papa in aeroporto"
Il premier non esclude un faccia a faccia ad Ankara il 28 novembre, quando il pontefice atterrerà in Turchia

Repubblica.it

Postato da renzo alle 21:03

22.11.06

Qualcuno ha lasciato la luce accesa. anzi, la fiamma

Brucia armadio, paura a palazzo Venezia
Roma, in fiamme in un ufficio del museo: nessun danno grave. Distrutto uno scaffale con alcuni faldoni

Repubblica.it

Postato da renzo alle 19:05

Statua per statua. orecchio per orecchio

Opera d'arte trafugate, scontro Italia-Usa
Il "Paul Getty" non restituisce l'"Afrodite"
Rotta la trattativa per il rientro di 52 opere sottratte nei secoli.

Repubblica.it

Postato da renzo alle 15:21

20.11.06

percorsi formativi: dalla matematica al bondage.

"Bimbi legati con lo scotch da pacchi"
denuncia in una "materna" romana
L'esposto di un gruppo di genitori all'Ufficio scolastico del Lazio. Altri non sono d'accordo. In alcuni casi il nastro adesivo sarebbe servito anche a tappare la bocca dei piccoli che parlavano troppo. Indagine in corso, Fioroni invia un ispettore: "Via le mele marce"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 19:17

la prossima volta la museruola

"Il collare indossato da Napolitano è un'onorificenza vaticana consegnatagli oggi".

Tg3 delle 14.15

Postato da renzo alle 19:05

la pompa atomica

Una coppia di pacifisti Usa lancia una bizzarra iniziativa per il 22 dicembre
"Fare l'amore tutti insieme e veicolare quel gigantesco flusso di energia"
Contro la guerra, il sesso di massa
"Il Global Orgasm salverà il pianeta"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 17:56 | Commenti (2)

17.11.06

Coming out

Sapete che vi dico? Indosso la coppola

Salvatore - Totò - Vasa Vasa Cuffaro in televisione da Santoro

Postato da renzo alle 20:15 | Commenti (1)

16.11.06

A un modello dovrà pure ispirarsi

Loren nuda sul calendario Pirelli
"Solo la Madonna è più bella di me..."
Londra, attesa per la presentazione mondiale dell'almanacco. Per la prima volta, a 72 anni, l'attrice poserà senza veli: "Nessun imbarazzo, mi sono divertita"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 16:18

15.11.06

Sesso minore: la professoressa di matematica nell'ora di educazione fisica - una riflessione

Sarebbe certamene impossibile, oltre che inutile, ricostruire la 'scena' nella quale una professoressa delle medie, appena nominata in supplenza, come dicono i giornali ed i media tutti, in una qualsiasi aula della 'sua' scuola di una regione qualsiasi, convochi a sè cinque studenti di età minore, sottraendoli volontariamente alla 'loro' ora di ginnastica, davanti a loro si spogli, con uno di loro cominci ad aver un rapporto sessuale orale, di cui lei sarebbe parte attiva, il secondo ed il terzo, con i pantaloni calati, si masturbassero, il quarto ed il quinto assistessero come 'pubblico'.
Sarebbe inutile, più che impossibile, ricostruirla poichè questa scena, nella sua realtà, in se stessa, è una scena fantomatica, che se anche avesse una sua realtà, non direbbe la verità.

In fondo, di cosa si tratta? Si tratta della 'messa in scena del desiderio'.
Chi ha frequentato tutte le pieghe della letteratura erotica, viziosa, dichiaratamente psicologicamente 'stuprante', vessante, che la letteratura occidentale ha prodotto, non avrebbe alcun dubbio a cogliere, d'un coup, il senso della scena. Chiunque avesse letto anche solo poche righe del Sade 'justiniano', saprebbe l'immensa impossibilità nel descrivere la scena della 'manifestazione del desiderio', come 'l'inutilità' della descrizione delle scene di desiderio in cui il corpo 'minore' viene sottoposto alle sevizie, 'morali e materiali', più grandi. E questa 'scena', come sappiamo, costituisce l'estremo. Ecco: vorrei 'leggere' l'accaduto a partire dall'estremo.

Vorrei saltare i perbenismi: attengono alla giustizia ed alla procedura penale. La 'messa in scena del desiderio' per 'il/la' minore è già, di per sè, riconosciuta con la 'Lolita' di Nabokov. Noi, adesso, ci troviamo davanti ad una duplice inversione: non solo il fantasmatico diviene reale, ma esso lo diviene grazie al gesto di una donna.
Ed ancora: non solo il fantasmatico, nella sua realtà praticata, sfugge alla realtà delle cose (la realtà della 'scuola', dei 'ruoli', dei 'tempi'), ma il luogo del desiderio di una donna, nella sua incapacità di 'gestione' di questo desiderio, diventa la realtà degli eventi.
Vorrei segnalare un duplice movimento: non ci troviamo di fronte un 'gesto stuprante' - un gesto violento contro la volontà - ma ci troviamo di fronte un debordamento del desiderio che viola, con altrettanta, diversa violenza, la consapevolezza del desiderio. Questo gesto è compiuto da una donna.
In secondo luogo: in nessuna maniera i 'minori' coinvolti - tutti maschi - hanno saputo opporre, mostrare una distanza rispetto il 'sesso', nella sua accezione più 'passiva' possibile (nel senso di un desiderio 'portato' e non di un desiderio 'costruito': il sesso, di per sè, può essere costruito, ma non per questo si 'mostra meno bello', dove consapevole).
Sesso minore, non saprei dire diversamente, come lo è. Dove la 'minorità' dispiega la sua cecità ed inconsapevolezza, il suo debito rispetto una minorità mentale, sociale, generale, che porta a pensare che la disponibilità del corpo femminile sia l'equivalente di un'appropriazione, anche di fronte una 'decisione' - il desiderio, anche nell'incosapevolezza, manifesta scelta - una scelta che ha fatto la loro professoressa di matematica, di averli davanti, chi con il cazzo in bocca, chi con il cazzo in mano, chi come spettatore attivo. Ecco: a scuola. Ed è qui che avviene la torsione.


Il desiderio nei confronti di un 'minore' è completamente, e del tutto, già mostrato e già 'risolto' all'interno della letteratura occidentale - per pietà non cito le splendide scritture greche. Dove si struttura la 'patologia', oggi, è nell'impossibilità di 'scegliere', 'rendere direzione e governo' di questo desiderio.
Che questo sia 'accaduto' nel forsennato, inconsulto, immaturo gesto di una donna, non fa che mostrare quanto sia profonda questa 'immaturità', incapacità, impossibilità di affrontare, in termini complessivi, la pulsione del desiderio, la scena fantasmatica del sesso che si mostra.
In qualche maniera, manchiamo di 'visioni'; la scena del sesso che immaginiamo - come la professoressa nell'ora di educazione fisica - è qualcosa che rubiamo ad 'altri/e', che sappiamo costruire, noi per noi, con accanto 'oggetti'.


Ancora più chiaramente: si tratta di una profonda incapacità di 'individuare' il desiderio. Cioè: di una incapacità di 'radicarsi' nel desiderio come luogo e sporgenza della nostra 'eccedenza'.
Questa 'eccedenza' - che è il 'sacro' della nostra esistenza - deve, ha necessità di trovare 'luogo'. Deve 'essere pensato in-comune'. La 'fantasmaticità' di tutta questa vicenda consiste nella assoluta auto-referenzialità del 'luogo del desiderio'. Che non è, ovviamente, semplicemente, il luogo fisico. Ma è, ancor di più, la solitudine del desiderio che ha necessità di 'mostrarsi' e di 'appropriarsi' di 'corpi altrui'.

Lo scandalo benpensante dei minori traviati dalla professoressa, rientra all'interno di questo schema di appropriazione del corpo altrui.
Salvo il fatto che lo 'scandalo benpensante' ha rimosso - non le nomino per pietà di letteratura e di nomi - tutte quelle volte in cui ad 'essere traviate' erano
le studentesse. Ha rimosso, cioè, che noi ci troviamo davanti ad una rapporto molto più complesso, poichè riguarda direttamente il rapporto tra potere e desiderio. Anzi, per essere più precisi, tra affermazione del proprio potere e desiderio.

La fantasmaticità del desiderio - che non si nutre di luoghi, ma li travalica - non riesce a fermarsi - oggi - nemmeno di fronte questa istanza morale. Così come la potenza appropriativa del desiderio maschile - anche se 'minore' - non riesce a dichiararsi radicalmente 'impotente', altro, di fronte la disponibilità del 'corpo professorale'.
Doppia profanazione e potenza: essere riconosciuti dal desiderio di una donna, che, in più, ha potere sulla tua vita.


Ecco, per dirla semplicemente: non si tratta di un pompino. Anche solo per il fatto che sia stato 'tirato' a scuola, ad un minore, con una 'scena'. Nè si tratta 'solo' di una storia di 'minori', tra l'altro, tutti maschi.
Si tratta di una doppia scena fantasmatica: quella della messa in scena del desiderio, e quella dell'improbabile riconoscimento del 'corpo minore'.
Che il 'corpo minore', in questa scena, sia stato corpo maschile 'vessato e violentato' non ha fatto minimo problema.
Per dirlo chiaramente: che cosa ha fatto che nessuno di quei cinque studenti si sia ritratto da questa 'violenza'? Che cosa ha fatto che attorno a quei cinque corpi, il corpo femminile di quella donna matura abbia potuto giocare una 'violenza senza grido'? Che cosa ha fatto che 'nessuno' abbia 'gridato', si sia ribellato, si sia sentito 'violato'?
Ancora più violentemente: che cosa ha fatto che quei corpi - proprio perchè minori - siano stati, di per sè, giudicati come esposti ad una violenza, senza che questa violenza sia stata 'nominata'? Di quale 'violenza' questi 'corpi minori' hanno subito l'aggressione? La scena è questa: 'cinque pisellini' a gestione, a piacere, senza nessun rifiuto.
Ci troviamo all'interno di una scena che sarebbe impossibile descrivere, ma che mi trovo obbligato a descrivere.
Mentre un minore 'sarebbe stato sottoposto' ad un rapporto orale, due altri minori 'sarebbero stati sottoposti' ad assistere ad un rapporto orale, masturbandosi, ed altri due sarebbero stati sottoposti alla violenza di assistere, visionari, alla scena di un uomo sottoposto ad un rapporto orale e di altri due sottoposti alla masturbazione.

Ecco: di quale scena fantasmatica stiamo parlando? Di quella costruita dai media, di quella semplice da leggere, o di quella che, invece, noi non sappiamo leggere, non sappiamo decostruire?

Io non nego, attenzione, l'incidenza della 'scena' nel teatro mentale che ha costruito 'la donna più cinque'. Non nego la 'forza del ruolo'. Io non nego nulla. Ma io mi espongo, come credo dovrebbero fare tutti, all'incapacità di elaborazione del desiderio, della scena, della scelta.
Vorrei farlo da un doppio lato (la scena, senza sporgenza del pubblico, quella 'solo-attori' non esiste).
Noi possiamo "condannare" l'utilizzazione - cosciente o meno - del ruolo di potere per la costruzione della 'scena del desiderio'. Cruciale è dichiarare che l'utilizzazione di ogni ruolo di potere, nella costruzione di 'scene di desiderio', stravolge e disequilibria queste 'scene'.
Nel caso specifico, l'intollerabile è la manipolabilità, evidente, degli attori della scena: a nessuno è consentito, in nessuna condizione, di poter disporre del corpo e della mente altrui, a partire da una posizione di potere.

Ecco: 'cinque pischellini', a gestione autoctona, senza nessuna domanda, nessun interrogativo sul corpo o sulla mente, sull'investimento, nella completa 'manipolabilità', delle reazioni innanzitutto, delle conseguenze, delle responsabilità....

Nello stesso tempo, l'esposizione del desiderio e la costruzione della 'scena della sua soddisfazione' non risponde a nessuna regola. Nè la corrispondenza risponde a nessuna regola di equilibrio nè di giustizia.

Si potrebbe dire, si dice: sono minori.
Direi: sono minori, maschi.
Si potrebbe dire: la scuola deve garantire la crescita, forse anche la sicurezza, l'intoccabilità, la difesa dei minori.
Direi: la 'scena' entro la quale questi 'minori' si sono mossi travalica le responsabilità della scuola.
E forse la tocca, proprio per quella responsabilità - e solo per quella - che ricade nel ruolo che ai 'maggiorenni', ancor di più insegnanti, la scuola riconosce.
Ma questo, in nessuna maniera, liquida la 'potenza' della 'scena del desiderio'. E, in nessuna maniera, essa può diventare più grave se, all'interno di questa scena, chi si muove è una donna.

Ecco, sarebbe una scena fantomatica, come lo è, per molti. Una scena fantomatica senza fantasmi, per me.

Si tratta del desiderio, dei corpi, della distanza e della vicinanza. Si tratta, in fondo, della povertà e della ricchezza. Quella nostra.
Quella che, la scuola, innanzitutto, non sa e non vuole affrontare.
Quella che scegliamo.
Ecco, direi, di cui siamo responsabili...

Postato da millepiani alle 04:45 | Commenti (1)

14.11.06

In sagrestia è più intrigante, certo

"Maestra senza cervello"
Don Di Noto sulla sexy prof: "Il sesso a scuola è banale"

Portale Libero

Postato da renzo alle 15:39

Caccia alle streghe

Washington - I familiari di un soldato USA ucciso in Afghanistan hanno fatto causa al governo chiedendo di mettere sulla sua pietra tombale il simbolo della religione Wicca, un culto dedicato alle streghe. Il Pentagono riconosce sulle lapidi 38 diversi simboli religiosi, ma non quelli Wicca.

Repubblica, pag. 10

Postato da renzo alle 08:05

13.11.06

Miracolo!!! Santo subito!!!

Napoli è in coda per salutare Merola.

Repubblica.it

Postato da renzo alle 15:35

In comode rate ventennali

Ebrea centenaria, perseguitata dal fascismo
e lo Stato vuole la restituzione del vitalizio
L'incredibile vicenda di Lili Ascoli Magrini: una lunga battaglia, la corte dei Conti emiliana si era pronunciata a favore, poi il no della corte d'Appello e ora la donna deve ridare quanto percepito.

Repubblica.it

Postato da renzo alle 09:45

11.11.06

Era molto tempo....: la fiaccola dell'an-archia

Che ci sia la necessità di una rilettura dell'an-archia, nelle sue punte più radicali e più vere, è una necessità che si pone di fronte lo statuto della comunità e dell'individuo faccia alla dinamica della globalizzazione.
Per dirla semplicemente, e di fretta, l'an-archia è l'unica esperienza internazionalista e individualista che 'pensa', insieme, comunità e individualità, è l'unica esperienza che, in tutte le maniere, si è opposta alla declinazione terzinternazinalista del movimento comunista, dicendosi altra, ed è l'unica esperienza, filosoficamente e politicamente parlando, che ha, nei testi della sua tradizione, da un lato la forza di opporsi ad una deriva individuale, e, dall'altra, ad una deriva comunitaria. Tutta la tradizione politica e testuale dell'an-archia mostra questa duplice forza.
Da circa 15 anni lavoro a questo 'fuoco politico'. Nessuno degli 'an-archici', storicamente detti e storicamente identificabili, osserva questa potenza che si smarca, da un lato, dal crollo del comunismo, e, dall'altro, da una falsa rivendicazione dell'individialismo, senza rivendicare una 'terza via'.
L'an-archia, pur io non essendo an-archico, è l'unico dispositivo teorico-politico che sia uscito intatto, a sinistra, sia dalla crisi dal comunismo terzinternazionalista, dalla sua crisi e dal suo spappolamento, come dall'imposizione liberale del paradigma individuale.
L'an-archia le pensa entrambe: essa pensa la fuoriuscita dallo Stato 'padre e madre' del novecento, le sue declinazioni comuniste, e, insieme, è, politicamente, l'unica esperienza che mette in primo piano la forza del gesto - oggi direi 'teorico' - individuale. Oggi, davvero, lo chiamerei 'politico'.
Rileggere i classici dell'an-archia, oggi, offre la possibilità di pensare 'Stato' ed 'individuo' nell'epoca della globalizzazione; quello che i classici del pensiero comunista non sanno pensare, salvo, forse, Gramsci.
Poichè tenere insieme lo svuotamento della potenza dello Stato - quello svuotamento proprio della globalizzazione - e la forza che l'an-archia mette sul gesto individuale, apre uno spazio enorme di riflessione che nessuno dei teorici e dei politici del '900 comunista ha, davvero, visto.
Politicamente - esaurita l'indicazione, l'incidenza politica di quasi tutti i classici della terza internazionale - il cuore del processo politico che abbiamo davanti pone il problema dell'incrocio tra bio-grafia individuale ed esperienze collettive.
Come pensarlo?
La flessione socialdemocratica di questa inclinazione - quell'inclinazione che crede di moderare i conflitti attraverso un incrocio gestibile tra difesa dei diritti individuali, necessità internazionali d'incidenza e ristrutturazione del bilancio dello Stato, oltre che di flebile difesa dello stato sociale - oggi, questo incrocio, non funziona più: questa flessione - questa ipocrisia - è più nuda del re nudo. Perchè? L'impotenza della socialdemocrazia del novecento si è mostrata nel suo schiacciamento - dopo la crisi e la fine delle esperienze statuali comuniste - sulla logica contabilizzante dei grandi istituti internazionali del capitale.
Nominiamo: i socialisti non hanno fatto i socialisti - rispetto la tradizione che il novecento aveva fatto finto di assegnarli. Già per quanto riguardava la prima guerra mondiale, la potenza dell'analisi socialista non era riuscita - internazionalmente - a stabilire una posizione unitaria.
Ancor di più oggi: la tradizione socialista di incidenza sulle condizioni dei lavoratori è svuotata. Non esiste, oggi, un partito socialista, in nessuna parte del mondo, che possa confrontarsi con le condizioni di internazionalizzazione, globalizzazione, finanziarizzazione delle forme di produzione e delle forme di astrazione della finanza internazionale. Il 'socialismo' esiste, se esiste, come difesa di diritti garantiti dei lavoratori dell'Occidente; e, dunque, il socialismo è morto.
Perchè, se il socialismo, oggi, ancora esiste, pensa e difende le condizioni di lavoro dei lavoratori dell'occidente; e non pensa le condizioni generali del 'lavoro'.
Che banalità....
Mentre il socialismo, nel suo sforzo massimo dopo la caduta del muro di Berlino, pensa l'Occidente, l'an-archia, per suo statuto teorico e storico, per quello che hanno scritto i suoi teorici, e per quello che, oggi, politicamente, è uno spettro di analisi, costituisce, almeno ai miei occhi, l'unico, vero fronte possibile di riflessione.
Si tratta, nello stesso tempo, di un fronte di riflessione che traversa lo statuto degli 'stati nazionali' e, insieme, lo statuto, il dispositivo dell'economia internazionale. Essa offre - sfido! - tali e tanti strumenti di analisi non usurati da, pietosamente e pazientamente, andare a rileggere.....

Portare a compimento la tradizione e l'eredità del novecento teorico e storico domanda scelte forti e lucidità. Domanda la forza di spazzare via ciò che non serve, non serve più - il comunismo -, ciò che fa finta di servire - il socialismo nella declinazione post-berlinese -, il liberalismo come ideologia che vince.
Si sceglie.

La filosofia politica non è la serva del tempo, nè della storia.
Ogni filosofia politica che pensa il tempo che avviene, sceglie.
Non è l'an-archia la filosofia del tempo che viene. A volte essa ddi vuole dire 'insubordinata'.
Dopo 15 anni di lavoro, mi permetto di dire che, se un transito lo si deve pensare, questo è il transito che io penso.

Io lo statuto del politico lo so pensare da qui.
Ditemi voi da dove lo pensate, se ci riuscite altrimenti.

Postato da millepiani alle 16:45 | Commenti (1)

Quando è merda è merda, non ha importanza la specificazione...

agli amici palermitani di Mario... ...ricordandomi di una 'Luci a San Siro' interrotta...

"[...] Sono diverso e certamente solo.
Sono diverso perché non sopporto il buon senso comune
ma neanche la retorica del pazzo
non ho nessuna voglia di assurde compressioni
ma nemmeno di liberarmi a cazzo
non voglio velleitarie mescolanze con nessuno
nemmeno più con voi
ma non sopporto neanche la legge dilagante del "fatti i cazzi tuoi!"

Sono diverso, sono polemico e violento
non ho nessun rispetto per la democrazia
e parlo molto male di prostitute e detenuti
da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti
di quelli che mi diranno che sono qualunquista, non me ne frega niente
non sono più compagno, né femministaiolo militante
mi fanno schifo le vostre animazioni, le ricerche popolari e le altre cazzate
e, finalmente, non sopporto le vostre donne liberate
con cui voi discutete democraticamente

sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione...

autisti di piazza, studenti, barbieri,
santoni, artisti, operai, gramsciani cattolici,
nani, datori di luci, baristi, troie, ruffiani,
paracadutisti, ufologi... Quando è moda è moda, quando è moda è moda."


Giorgio Gaber, "Quando è moda è moda"
Polli d'allevamento, 1978

Davvero....
Postato da millepiani alle 13:59

Santiago del Cile - Gerusalemme: 1 - 1

Gerusalemme, Gay pride blindato allo stadio.

Repubblica.it

Postato da renzo alle 13:52

10.11.06

Sun Silvio Tzu - L'arte della guerra

Denuncia del presidente del Fondo per l'ambiente in Italia Giulia Maria Crespi
"L'8 per mille dato dagli italiani per l'arte
andato in gran parte per la guerra in Iraq"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 16:25

09.11.06

Un conclave al giorno

Calendario per il Ruanda
Ratzinger testimonial
Sarà allegato a Famiglia Cristiana
Lo slogan del settimanale dei Paolini: "Vedrai un Papa nuovo ogni giorno".

Titolo di Repubblica, pag. 36

Postato da renzo alle 10:11 | Commenti (3)

08.11.06

Ogni cosa al suo posto: A gerusalemme le crocifissioni. A sodoma quelle altre cose.

Gerusalemme, Vaticano contro il gay pride
"Grave affronto per milioni di ebrei"
"Il governo israeliano si muova per impedire la manifestazione"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 23:13

Sado-Maso Pride

I rabbini di Edah Haredit, una corte rabbinica ultra-ortodossa, potrebbero lanciare prima di venerdì la temibile maledizione cabbalistica della Pulsa de Nura (la Scudisciata di Fuoco, in aramaico) contro gli organizzatori della Parade e contro le autorità che ne hanno reso possibile lo svolgimento, ha detto oggi il loro portavoce Shmuel Papenheim.

Repubblica.it

Postato da renzo alle 23:09

Uno dei tre è contro la guerra. il più intelligente

'Ma io resterò convinto di avere fatto la cosa giusta in Iraq, anche se alla fine restassero soltanto Laura e il mio cane Barney a darmi ragione".

George Walker Bush, da Repubblica, pag. 3

Postato da renzo alle 08:10 | Commenti (1)

07.11.06

'neve' artificiale

Sequestrate a Trento tre tonnellate di cocaina

Striscia del TG2

Postato da renzo alle 20:39 | Commenti (1)

06.11.06

Differenze e moltiplicazioni: Grass, l'anonimo, le biografie: il nazional-socialismo

Bio-grafie

Scrivere della propria bio-grafia implica una distanza radicale da ogni intenzione morale, da ogni ruolo, da ogni monumento che si erge sulle parole che si pronunziano o si scrivono, su di sè e sugli altri, sugli eventi; una distanza talmente radicale, una tale distanza da rendere pressocchè impossibile questa scrittura. Scrivere di sè, del tempo che abita, vive e soffoca ogni vita, è gesto, profondo, di distanza e presunzione. Presunzione d'innocenza, quando, invece, rispetto il tempo, non c'è innocenza possibile, ma solo consapevolezza. Distanza come di ogni scrittura che si occupa del proprio tempo, cioè: del proprio amore. Ecco: non ci si salva riscrivendo e raccontando la propria vita. Si è, in una certa misura, sempre 'fuori tempo', sfalsati ed afasici, incapaci di spiegare, di ricostruire, incapaci di raccontare davvero quello che sia accaduto. Sempre al di sotto della complessità di ciò che è avvenuto, in debito di ossigeno, come se sempre mancasse qualcosa, come se sempre non riuscissimo a raccontare, davvero, quello che ci è 'avvenuto', e riuscissimo, a volte, a raccontare quello che è 'accaduto'. E non del tutto.

Questo scacco, per chi scrive e per chi legge, attiene allo statuto della scrittura, e da questo nasce la scrittura, da questo scarto, da questa impossibilità di racconto. Tutte le volte che la scrittura - nel novecento - si è attestata in questo luogo, ha saputo 'dire'. Tutte le volte che la scrittura ha voluto dire più di questo scarto, nel secolo che conosco, o non ha detto, o ha detto a sproposito.

Il testo che ha scritto Mario, con pazienza, dice di tutto questo. Per il suo pudore, e per il suo coraggio, chiede gratitudine e risposta.

Storie

Nominiamole: non è in discussione una presunta tangenza con il nazional-socialismo delle 'menti tedesche', le 'menti intellettuali' che hanno svolto il ruolo di coscienza morale della nazione, una nazione dimezzata per più di sessant'anni. Questo attiene all'autocoscienza tedesca; questo attiene al 'gesto' d'interrogazione che riguarda i tedeschi. Più violentemente detto: di questa tangenza a noi, a me, non importa. Vediamo di essere chiari: che a 15 anni si potesse essere all'interno di qualsiasi organismo para-nazista non mi fa scandalo. Nemmeno di fronte l'Olocausto.
Mentre dovrebbe essere una questione risolta nell'Europa tutt'intera, e lo è, a questo punto lo è, la ricorrenza, il ritorno, la persistenza tutta tedesca nel riscoprire, squadernare, sputtanare, persistere nel cercare le responsabilità individuali di fronte il nazismo mostra ben altro che l'elaborazione di una colpa collettiva.
Mostra, precisamente, un dispositivo di trasferimento. 'Transfert' lo nominano gli analisti. Nominiamo anche questo, per quello che ci riguarda: da un certo momento in poi, ogni qualvolta si nominano le tangenze e le incertezze dei quindicenni che, oggi, sono la coscienza morale della nazione, quindicenni di fronte il nazismo, si porta l'incoscienza alla storia.
E questo potrebbe bastare; ma non basta. Ogni autobiografia che oggi dichiara, confessa, ipotetici incroci tra l'incoscienza di un quindicenne e il nazionalsocialismo è responsabile, volontario e cosciente, di una confusione intollerabile ed inaccettabile tra la responsabilità storica di due generazioni e la propria.
La prima generazione è quella che ha fatto crescere il partito nazional-socialista nel cuore della Germania, utilizzandolo come cuneo per rompere l'irruzione del movimento operaio, e lo ha fatto scientemente, credendo di potere governare l'irruzione della forza/violenza; la seconda è quella che ha creduto, condiviso, sposato e attraversato il delirio di onnipotenza del Terzo Reich, e che, attraverso questa rilettura, si è esposta, come la prima generazione, alla responsabilità della storia.
Io potrei, a iosa, fare esempi sia della prima come della seconda generazione. Come potrebbero farli tutti coloro i quali conoscono la storia intellettuale e politica della Germania. Fare esempi ad un livello intellettuale altissimo. Io mi rifiuto, categoricamente, di chiamare sul banco del giudizio della storia la terza generazione.

Mitologie

Quando ho letto la lettera dell'anonimo, giovane contadino che, con il suo amico Gustav G., si è fatto fucilare per non "macchiare la nostra coscienza con atti così crudeli", quelli che le SS hanno perpetrato in ogni luogo come in Italia, io ho pensato al 'luogo' di questa generazione. E l'ho 'vissuto' come impossibile, difficilissimo, impossibile.
E non posso non ripetere e riscrivere, sottoscrivere, quello che Mario ha scritto.
E dunque, bisogna essere ben chiari: bisogna avere ben chiaro, e dire ben chiaramente e ben rettamente, che i responsabili maggiori, cruciali e decisivi, di ogni mitologia della morte e della patria, allora, come oggi lo sono della mitologia della lotta ad ogni terrorismo, che i responsabili maggiori ed unici, oggi, di ogni violazione dei diritti umani, sono coloro i quali sanno ben distinguere, come noi, le responsabilità storiche da quelle biografiche.
Bisogna dire ben chiaro che la decisiva responsabilità dei gesti d'inumanità - salvo i gesti d'eroismo - attiene, innanzitutto, sempre, in ogni luogo, anche di fronte i 'campi', a chi ha fatto credere, consapevolmente, che quello fosse l'unico quadro di riconoscimento, l'unico luogo di realizzazione, la totalità.
Bisogna dire ben chiaro che non è imputabile a nessun quindicenne, sedicenne, diciassettene, diciottenne, diciannovenne, ventenne, la volgarità e la forza che uno 'Stato' domanda.
Se è vero che in Italia l'esperienza resistenziale è cresciuta e si è sviluppata proprio all'interno della generazione dei ventenni, altrettanto bisogna dire che la forza, la persistenza, la testimonianza ed il rilancio dell'opposizione al fascismo si è radicata nella persistente testimonianza di una generazione indomita, flessa ma non sconfitta, che ha costituito la nervatura profonda della lotta resistenziale e che si è offerta come modello e paradigma. Quello che non è accaduto in Germania.
Anche questo diciamocelo chiaramente: altrimenti si rischia di riconoscere come reale una mitologia, si rischia di confondere le scelte biografiche con le responsabilità storiche, si rischia un processo senza fine, per lo meno sino alla fine dei testimoni.
Si rischia di confondere forza con debolezze, scelte con necessità, biografie e storia.


Scegliere, scrivere

Mi sono chiesto cosa rimproverare ad un quindicenne che partecipava, tra la fine degli anni trenta e l'inizio dei quaranta, in Germania, ad associazioni naziste o para-naziste. Poichè non ho saputo rispondermi, mi sono chiesto cosa avrei fatto io. Poichè non ho saputo rispondermi, mi sono chiesto cosa mi avrebbero detto i miei genitori. Poichè, ancora, di nuovo, non ho saputo rispondermi, mi sono chiesto cosa ne avrei scritto dopo sessant'anni. Cosa ne avrei detto. Me lo sono chiesto davvero, con una forza e radicalità, un 'fuori di sesto', che non attaversavo da molto tempo.

Scrivere non coincide con la scrittura della propria bio-grafia. La scrittura insanguina il proprio foglio con una ferocia che, uccidendo la bio-grafia, non lascia segno, la cancella.
Non posso negare di avere sostenuto che scrittura e bio-grafia coincidessero. E non posso negare che, ancora oggi, lo sostengo. Cioè: non posso negare che esista una necessaria coincidenza tra bio-grafia e scrittura.

Günter Grass non è nè colpevole, nè innocente.
Talmente lontana mi è la sua 'istanza morale', ed il suo ruolo, da essere, per me, altro.

Ecco, scrivere, per me, è abitare questo 'altro', questo 'oltre', talmente affollato da non trovare quasi posto. Ma da dove 'contestare', scegliere e dire, con forza, la differenza.
Nominare chi porta la morte, nominare chi non è responsabile, condannare, mai a morte, chi invece è responsabile.



Postato da millepiani alle 04:36

03.11.06

Grass e l'anonimo. Qualche proposta di discussione

Verso la fine di quest'estate, avevo promesso che, una volta uscito dal difficile momento in cui mi trovavo, avrei cominciato a lavorare sul caso Grass, ovvero sull'ammissione fatta quest'estate da Günther Grass, in un'intervista alla conservatrice Frankfurter Allgemeine Zeitung una settimana prima dell'anticipazione sullo stesso giornale di parti della sua nuova autobiografia), di essere stato, ma non per scelta, nell'ultimo anno di guerra, all'età di sedici, diciassette anni, membro delle SS. Per togliersi da casa e uscire dall'ambiente familiare (questa la motivazione addotta), egli avrebbe, cioè, fatto richiesta di partire al fronte, vedendosi poi recapitare dopo un anno la chiamata per le SS. La circostanza, come spiegato in seguito dal massimo studioso di questo corpo, non è inverosimile, ma corrisponde a una pratica adottata nell'ultimo anno di guerra da parte dei comandi tedeschi: in quell'ultima fase, cioè, il corpo delle SS, cessò effettivamente di essere solo volontario, e cominciò ad arruolare anche giovani che non ne avevano fatto esplicita richiesta.


Il caso consiste nel fatto che lo scrittore, oltre a essere premio Nobel, e a esserlo diventato anche per l'alto valore morale e politico della sua letteratura, è stato a lungo e per sua scelta, come si dice di lui in Germania: l'istanza morale della nazione sul tema dell'elaborazione del passato nazionalsocialista. A ciò, va aggiunto che Grass non aveva mai nascosto il suo adolescenziale entusiasmo per il nazionalsocialismo, facendone in seguito uno dei motivi centrali della sua ricerca letteraria. Il dato della militanza nelle SS era rimasto, però, finora taciuto, anche al giovane studioso, che aveva redatto con periodici incontri con lo scrittore, una sua recentissima biografia.

Ho raccolto alcuni ritagli di giornale, e seguito alcuni dei dibattiti accesisi sulla questione in Europa, ma non ho ancora confrontato i materiali raccolti con l'opinione che mi sono fatto finora della vicenda, e non mi sento, dunque, di poter pubblicare una mia tesi a riguardo. Più rileggo questa lettera, però, giunta tra tante alla rubrica Lettere dei lettori del settimanale Die Zeit, più la ritengo splendida, calzante e quasi miracolosa.
A inviarla è stato il signor Friedhelm Holzwarth, di Haltern a. See, che io qui vorrei tanto ringraziare per avermi fatto conoscere l'episodio e la persona al centro della sua missiva, che qui traduco nella sua integralità:
Nel Settembre 1954 apparve nella serie Der Siebenstern della casa editrice Chr. Kaiser di Monaco la raccolta Du hast mich heimgesucht bei Nacht [Mi sei venuta di notte a cercare] a cura di Helmut Gollwitzer, Kaethe Kuhn, Reinhold Schneider.
In essa, si trovano lettere daddio e annotazioni della resistenza (dal 1933 al 1945), tra cui anche la Lettera di addio di un ignoto figlio di contadini della regione dei Sudeti:

3 Febbraio 1944 - Cari genitori!
debbo comunicarvi una triste notizia, che sono stato condannato a morte, io e Gustav G. Non abbiamo firmato per le SS, e alloraci hanno condannato a morte. Voi mi avete però scritto che non devo andare nelle SS, neanche il mio camerata Gustav G. ha firmato. Entrambi preferiamo morire piuttostoche macchiare la nostra coscienza con atti così crudeli. Io so che cosa devono eseguire le SS. Ah, cari genitori, per quanto sia difficile per me e per Voi, perdonatemi tutto, se Vi ho offeso, vi prego, perdonatemi e pregate per me. Se cadessi in guerra e avessi una coscienza malvagia, sarebbe anche triste per Voi. Ancora tanti genitori perderanno i loro figli. Cadono anche tanto uomini delle SS. Vi ringrazio per tutto ciòche avete fatto di buono per me fin dalla mia infanzia, perdonatemi, pregate per me....

Ciò che trovo di straordinario in questa lettera è, innanzitutto, la sua specularità rispetto al caso Grass: da un lato, un ragazzo come tanti, in seguito divenuto un nome noto ai quattro angoli del mondo, e dall'altro, un giovane come tanti, di cui è rimasto ignoto perfino il nome. Da un lato, uno talmente in conflitto con la sua famiglia da preferirgli la partenza al fronte, dall'altro, uno che, per leducazione ricevuta dagli amati genitori e per lamore nei loro confronti mantenuto fino in fondo, preferisce essere assassinato piuttosto che macchiarsi di ignobili crudeltà. Da un lato, uno che ha elaborato il suo passato nazionalsocialista nella letteratura, dall'altro uno che lo ha fatto dando forma definitiva alla sua vita nell'istante di una scelta decisiva e irreversibile. In più, caso davvero singolare, due persone provenienti da due zone dell'Europa, che ebbero per la Germania un significato cruciale nella preparazione alla seconda guerra mondiale, e cioè la Danzica del famigerato corridoio, nel caso di Grass, e la Cecoslovacchia dei Sudeti nel caso dello sconosciuto figlio di contadini.

La seconda ragione, per cui trovo straordinaria la lettera, è l'aporeticità che sembra assumere nel momento in cui viene accostata al racconto di Grass: essa potrebbe, infatti, essere utilizzata sia pro, sia contro Grass. In un caso, se ne può, difatti, arguire che nessuno può essere condannato per non aver avuto il coraggio di compiere un gesto eroico come quello del sacrificio della propria vita; nell'altro, se ne potrebbe arguire che la dignità morale di Grass scompare dinanzi a quella dell'anonimo giovane, eroe della resistenza. In un certo senso, si potrebbe anche dire che il giovane rimasto ignoto era una persona semplice, giunta già allora all'apice della sua umanità e della sua maturità morale, mentre Grass ha dovuto compiere un percorso più lungo e tortuoso prima di giungere a maturità e dignità morali; e che entrambi i percorsi sono avvenuti storicamente per più persone. Trattandosi di una scelta estrema in un momento estremo, e perciò di una scelta e di un momento estremamente semplici, non si può, del resto, effettivamente sapere come si sarebbe reagito al posto di quel giovane e di Grass, a maggior ragione se non si ha avuto alcuna esperienza diretta della guerra. Una delle domande che quell'accostamento ci pone è, tuttavia, proprio che cosa insegna lazione, il gesto, o la parola, la scrittura e se si possa o si debba stabilire una differenza di valore, e quale, tra gli uni e le altre.

Prima di tornare in qualche modo su questo punto, vorrei però soffermarmi su un altro aspetto della vicenda. L'indisponibilità a sacrificare la propria vita può essere ritenuta prossima alla disponibilità al compromesso con la vita, il che può essere moralmente pericoloso, ma anche di per sé non univocamente condannabile. Esso è anzi ambivalente. Il punto è, semmai, a quale altezza e sotto l'urgenza di quali sentimenti e necessità si operino poi i compromessi. Da questo punto di vista, se, da un lato, si può anche arrivare a provare comprensione per Grass, nella misura in cui cè dell'umanità nel suo gesto di vigliaccheria, opportunismo o tormentato silenzio, dall'altro, il modo con cui egli ha successivamente gestito la vicenda dell'ammissione, ossia la scansione dell'intervista, che lancia gli estratti la settimana successiva, i quali lanciano l'autobiografia alla fine del mese, per non parlare della successiva lamentela di essere stato in qualche modo ingannato dal quotidiano stesso, mi aliena questa condizionata simpatia, perché mi rivela un oblio o una rimozione o uno sgravio di ciò che quella scelta, dinanzi alla quale egli si trovò, rappresentò allora per tanti altri esseri umani, da una parte e dall'altra.

In questo, almeno in questo, mi sento di poter dire che egli non è stato all'altezza della memoria di quel giovane contadino e dell'amico. Ma, ed è questo il punto che può trasportare la discussione dal piano storico-individuale a quello generale-collettivo, l'istanza morale rispecchia in qualche cosa chi la riconosce come tale, ovvero in questo caso la Germania. La Germania o, meglio, una sua parte, si vedeva, infatti, ben rappresentata da uno che, come la stragrande maggioranza dei figli della nazione, era stato entusiasta adepto del nazismo e, dopo la catastrofe bellica, nel confronto con questo passato, era divenuto un intransigente moralista e grande scrittore. Per dirla volgarmente, ma pensando alla volgarità di Maria Braun: una storia quasi a lieto fine.

L'ammissione di essere stato nelle SS ha, invece, destato orrore, sconcerto, riprovazione, choc (e può portare all'ostracismo e all'emarginazione, come è accaduto di recente a uno dei più grandi studiosi tedeschi di lingue e letterature romanze, Jauss), perché ripropone un nesso, che non è stato percorso fino in fondo. Giacché il problema, nell'elaborazione di tale passato, è, sempre e poi sempre, lo stesso, e cioè, nel caso della Germania, il passaggio da ciò che non si può negare e si ammette, ovvero il consenso e l'entusiasmo, per i quali si cercano e si trovano spiegazioni o assoluzioni storiche, sociali, economiche, psicologiche (la propaganda, Versailles, la svalutazione del marco, l'impotente disordine della democrazia reale a Weimar), a ciò che viene posto al di là della comprensione, ma che non si può negare, e che, non a caso, viene spesso condensato ed evocato in forma esclusivamente simbolica, cioè a un tempo parziale e figurata, come l'Olocausto. Con il risultato, a volte, di non considerare adeguatamente il resto o una sua parte. Detto altrimenti, il passaggio da ciò che si ammette nel novero della storia e ciò che disperatamente si cerca di fare uscire dalla storia e dall'uomo (cui pure purtroppo appartiene integralmente), parlando, per esempio, del silenzio o del ritrarsi di Dio, oppure dell'inspiegabile: il Wie konnte es geschehen?, il Come poté succedere? di cui parlava, fra gli altri, Stresemann (su questo punto, non voglio negare abissi, ovvero che si provi vertigine e che non si pervenga a valutazioni definitive, ma mi interessa di più come sono sorti, perché li abbiamo scavati e che forma gli diamo; giacché sono nostri). L'adesione di Grass alle SS riporta così in seno a questa Germania scissionista e trascendentista il suo problema irrisolto e rimosso, ovvero, per il gioco di proiezioni insito nella generazione di un'istanza morale, la Germania a se stessa: tale movimento è contrario a quello reso possibile dall'istanza morale e, nel processo di esclusioni e inclusioni che esso incorpora, conduce al rifiuto e all'espulsione di questultima. Ma non anche all'ultimazione dell'elaborazione di ciò che, per il suo tramite, si credeva di aver stigmatizzato, dunque, in fondo, all'elaborazione compiuta di sé.

La storia del ventesimo secolo ha conosciuto più giovani Grass che anonimi figli di contadini della regione dei Sudeti. Da ciò, io credo, non si deve concludere che gli intellettuali debbano essere consegnati alle guardie rosse, ma neanche appoggiare una sorta di dittatura morale della maggioranza. Il dramma di Grass è che un'istanza morale non può essere, nel bene e nel male, avulsa dall'essere umano, con cui la si identifica e che la porta avanti. Ritorno così, per un attimo, a uno dei punti accennati. Il problema del rapporto, se così posso esprimere, tra la carta e la carne non è soltanto il problema di come si incide con la propria scrittura sulla propria carne, e con quanto sangue si tinga la propria carta, ma anche quello che questo bagno di sangue, che sembra essere la scrittura, non può essere fatto tutto in apnea, perché la scrittura in questo è un cubo magico, ma trasparente.

L'identità assoluta di carne e scrittura non è, cioè, possibile, perché la loro relazione è metamorfica, mentre accettare in partenza un'identità relativa infiacchisce la scrittura, rendendola priva di senso e finanche di gusto: lo stesso autore, che aprisse con quella premessa un proprio romanzo o testo, ci indurrebbe con ciò a leggerlo per la nostra presupposizione che si tratta di una finzione o, comunque, una sfida attraverso cui raggiungere una verità più alta. Parlare, invece, di quell'identità in termini proiettivi, come quando se ne fa un'idea regolativa, è una soluzione di comodo e approssimativa, che fa svaporare la stringenza e la passione del giudizio. In un certo senso, tutto dice ciò che siamo, ma niente riesce o può costringerci o aiutarci a
dire tutto, e a credere che tutto sia stato detto.

Postato da mario alle 16:54 | Commenti (1)

23 gennaio 1945, Berlino, Furtwängler, Berliner Philarmoniker, Brahms: 'a giudizio', tutti a giudizio (work in progress)

L'ascolto è questo:
.

'ggente' seria, mica come me, ha proposto l'ascolto a due gruppi: il primo non conosceva le condizione dell'esecuzione, il secondo sì. Entrambi i gruppi erano composti da 'competenti' in musica.
In sintesi, queste le definizioni.

I gruppo (non conosceva le condizioni e il luogo e la data dell'esecuzione): estasi, bellezza, sublime, grandioso.

II gruppo (conosceva): sconvolgente, paralizzante, paradossale, agghiacciante, orrore, silenzio.

In comune i due gruppi hanno definito l'ascolto: toccante, possente, commovente, drammatico.

Prima nota: non c'è nessun tipo di caratterizzazione musicale dell'ascolto. Qualcosa significherà? Forse solo il termine 'drammatico' può rinviare ad una certa 'rielaborazione musicale' che fa il cervello nell'elaborazione dello 'stimolo uditivo-musicale' (Sloboda, 'La mente musicale', Il Mulino). La musica, prima di qualsiasi cosa, nella percezione, è precisamente uno 'stimolo', come la luce rossa degli sbavanti, affamati, famosi cani di Pavlov. Ma di un certo tipo, una stimolazione di tipo molto particolare. Nel passaggio 'stimolo-percezione-rielaborazione-verbalizzazione' si colloca la specificità dello 'stimolo musicale'. Una ventina d'anni fa, in 'Figli di un dio minore', questa quadruplice croce musicale veniva messa in scena. È conosciuta, soprattutto a livello delle percussioni, la capacità percettivo-musicale dei non udenti. L'insegnante di piano di mia madre era praticamente sorda (anche se di una sordità acquisita a cinque anni).
Nella quadruplice croce musicale si mostrano alcune tangenze impossibili per la pratica della pittura, della lettura, per l'amore stesso.
Forse solo la scultura, nel senso del plasmare, in qualche maniera, riesce a tessere alcune tangenze che invece la musica possiede e che coinvolge anche l'ultimo di questi elementi, quello della 'verbalizzazione'. E comunque, sono riflessioni che si collocano e si svilupperanno nell'alveo della cultura che il secolo passato ha portato ad esaurimento: Monsieur Computer modifica radicalmente anche questa 'croce'. È però, come tutte le croci, una 'croce a quattro braccia'. Solo, le tiene insieme tutt'e quattro.

****

La quadruplice croce musicale trova il suo mercoledì delle ceneri nel passaggio alla 'verbalizzazione'.
Non è un caso che nessuna delle definizioni si esponga ad una qualificazione 'musicalmente' precisa.
Sembra quasi che le definizioni siano state inventate a tavolino. Tanto si dividono tra l'ovvietà dell'ascolto non cosciente del contesto e quello cosciente.
In nessun caso queste definizioni di questo ascolto attengono a quella 'crux' musicale che inchioda ogni ascolto di musica classica.

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Sostengo, da più tempo, che l'ascolto di musica classica attiene alla necrofilia. In qualche maniera, quale sia stato il contesto di questo ascolto, categorizzare in tale maniera, categorizzare così da parte di chi è musicalmente esperto, o attiene all'afasia, o attiene al livello dell'inconsapevolezza.

Entrambe queste declinazioni rientrano all'interno di una necrofilia che, inconsapevolmente, portiamo avanti.
Se fosse cosciente, sarebbe il prologo di una festa. La 'festa di una fine'.
Ma non lo è.

Quello che scrivo, ovviamente, non si colloca all'interno della categoria del 'giudizio', ma, forse, con più tenerezza, all'interno di quello che potremmo definire 'inconsapevolezza'.

Che cos'è, per me, questo ascolto?
È una frattura definitiva.
Porre mente alle condizioni esterne di questa esecuzione significa fermarsi, concentrarsi, in quel passaggio che dall'ascolto transita verso la descrizione di ciò che si è ascoltato. Nello stesso tempo, queste condizioni, in questa registrazione, sono 'inesplicabili', rompono, cioè, l'ultimo passaggio della quadruplice croce musicale : 'stimolo-percezione-rielaborazione-verbalizzazione'.
Che cosa posso dire di un grande direttore che esegue, a Berlino, nel gennaio del 1945, dirige Brahms, mentre, tutt'intorno è la distruzione?
Posso dire alcune cose: è possibile eseguire qualsiasi compositore in qualsiasi situazione, salvo sue precise specificazioni. Posso dire: è possibile trovare un'orchestra che sia in grado di eseguire, in qualsiasi condizione, qualsiasi autore in qualsiasi condizione. Posso dire: la neutralità che la musica classica garantisce, ancora oggi permette 'esecuzioni' di questa natura.
Certo, posso dire che la registrazione testimonia che, nel frattempo, sia possibile vivere. Così come mi sento di dire che, nel frattempo, nel frattempo di ogni guerra e ogni distruzione, nella scena della fine che incombe, è possibile, ancora, eseguire, dirigere 'musica classica'.
E che la 'musica classica' non ha, nella sua tradizione, nessun elemento di ribellione, di insubordinazione che le garantisca uno statuto inappropriabile di fronte la politica.
Mentre, prima, questo statuto di inappropriabilità atteneva alla capicità di esecuzione, capacità tecnica, essa oggi attiene alla capacità di mobilizzazione, di utilizzazione di quasi qualsiasi orchestra e di molti direttori.

Vomitare, oggi, su ogni esecuzione di musica classica è, in fondo, un gesto politico.

E, nello stesso tempo, non posso non dire - poichè è quello che penso - che comprendo perfettamente la risposta di chi ha diretto questa registrazione.
'È per me il senso, ed è il 'per me' di cui devo giustificare'.
Leggendo Canetti, 'Il gioco degli occhi', si conosce un altro direttore d'orchestra, una S., che accompagna l'esito e la trasformazione di questo ruolo.
Rinvio allo sguardo del mio unico maestro il giudizio, di cui, almeno io e lui, non abbiamo paura.

****

(segue)

Postato da millepiani alle 13:45 | Commenti (1)

a proposito di un breve commento sulla consulenza filosofica

Questo il commento:

"Scusa, ma le tue riflessioni non sono chiare. Nella mia concezione la
consulenza filosofica non ritiene né di rileggere, né di distanziarsi
dalle forme della tradizione; ritiene solo di poter fare filosofia a
partire dai problemi quotidiani dei non filosofi, diversamente dalla
filosofia tradizionalmente intesa. Lo statuto della consulenza
filosofica è quello della filosofia, né più, né meno. E l'assenza di
citazioni dei classici è dovuta al fatto che o si citano tutti (almeno i
principali), oppure non si fa più "filosofia", bensì "una" filosofia. E
questo andrebbe evitato, a livello di riflessione epistemologica.

Neri
Scritto da: Neri Pollastri at 02.11.06 12:20"

questo il testo:
La consulenza e l'esposizione della bio-grafia all'in-comune

Gent. Neri Pollastri,

la ringrazio, innanzitutto per la lettura che ha fatto dei due brani sul
mio blog. Non è un ringraziamento di maniera. So che non è facile
leggere, su uno schermo, di queste questioni, come credo lei sappia
quanto sia difficile scrivere di 'filosofia' nello spazio della rete.
Se ciò che ho scritto non è chiaro, come mi scrive e anche solo per lei,
è innanzitutto responsabilità mia. Vedrò, in questa mail, di essere più
chiaro.

Mi ha scritto: "Nella mia concezione la consulenza filosofica non
ritiene né di rileggere, né di distanziarsi dalle forme della
tradizione; ritiene solo di poter fare filosofia a partire dai problemi
quotidiani dei non filosofi, diversamente dalla filosofia
tradizionalmente intesa. Lo statuto della consulenza filosofica è quello
della filosofia, né più, né meno."

Quello che provavo a mettere in questione, e che le righe che mi ha
scritto mi confermano, è una certa indistinzione tra
'filosofia tradizionalmente intesa' e 'forme della tradizione'.
La prima, se capisco bene, sarebbe lo statuto universitario mondiale che
la filosofia ha ormai assunto, che non pensa più a partire dai 'problemi
quotidiani dei non filosofi'; la seconda sarebbe la 'tradizione
filosofica'.
È proprio a partire da questa distinzione, che non capisco, non lo
capisco minimamente, l'incrocio che si è costituito, in Italia, tra
università e consulenza filosofica, e che ho cercato di analizzare lo
scorso anno:
http://www.millepiani.net/archives/2005/09/20/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_1_una_decostruzione.html
http://www.millepiani.net/archives/2005/09/22/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_2_una_decostruzione_primi_elementi_di_riflessione_a.html
http://www.millepiani.net/archives/2005/09/22/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_2_una_decostruzione_primi_elementi_di_riflessione_b.html
http://www.millepiani.net/archives/2005/09/27/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_3_intermezzo_sui_nomi.html
http://www.millepiani.net/archives/2005/09/28/master_in_consulenza_filosofica_a_pisa_e_a_venezia_4_finale.html

Mi rendo conto che, in questi posts, i toni sono forti. Ma, altrettanto,
mi rendo della posta che la 'consulenza filosofica' ha gettato sul
tavolo. Quando scrivo di un vuoto assoluto su cui, in molti, hanno messo
la firma, indico quello spazio di ambiguità che quello che lei ha
scritto brevemente, mi rendo conto, non chiarisce.
Se lo statuto della consulenza filosofica si colloca come interno alle
pratiche della tradizione filosofica, addirittura coincide con la
filosofia, in che modo essa si distingue dalla 'filosofia
tradizionalmente intesa', che sarebbe quella invalsa in ambito
universitario'? Se la supporta, come se ne distingue? La 'consulenza
filosofica', attraverso i masters universitari di Pisa e Venezia, non ha
fatto che riconoscere alla 'filosofia tradizionalmente intesa' - nelle
sue parole, se capisco bene, l'Università - questa forza
d'appropriazione. A meno che lei non intenda altro con la definizione di
'filosofia tradizionalmente intesa'. Ma allora , almeno per me, non è
chiaro cosa intenda. Anzi, se mi permette, non è chiaro per nulla.
Perchè 'tradizionalmente intesa', rispetto la tradizione che lei
rivendica', almeno ai miei occhi, non significa nulla.
Lei rivendica, nel suo intervento a Venezia, una coincidenza della
consulenza filosofica con la filosofia. D'altro lato, la consulenza
filosofica nasce come recupero di una pratica filosofica che sarebbe
stata obliata. Da chi? Come? Dove?
Se lo statuto dell'interrogazione filosofica, la sua pratica, ha subito
una trasformazione radicale, è accaduto a partire da un'assunzione
totalizzante di questa interrogazione da parte dell'Università.
E questo è accaduto negli ultimi 60 anni.
Adesso abbiamo i 'Masters in consulenza filosofica'.

Io assumo la corrispondenza che lei dichiara tra 'consulenza
filosofica' e 'filosofia'. Ho letto molto attentamente il suo intervento
nel testo della Bruno Mondadori, anche solo perchè mi era sembrato
quello meno in linea con gli altri interventi. Ed anche quello che
Apogeo ha pubblicato. Questa corrispondenza che lei dichiara io la
assumo.

è proprio perchè l'assumo che mi sfuggono alcuni passaggi, che cerco di
riflettere sullo statuto della consulenza filosofica, che cerco di
misurare ambiguità e potenzialità.
Che cerco, davvero, di capire quale statuto vuole darsi questa pratica.

Postato da millepiani alle 12:12

02.11.06

a sua immagine e somiglianza

"Non prendiamocela con Dio: la violenza è segno della stupidità dell'uomo".

Vescovo Gennaro Pascarella, ai funerali del giovane napoletano.

Repubblica, pag. 3

Postato da renzo alle 08:03 | Commenti (1)

01.11.06

diamoci un taglio

Cambia sesso per sfuggire alle mogli
Oleg, manager russo, diventa Olga. "Ho lavorato tanto per mantenerle, ora basta: non possono chiedermi più nulla". Il chirurgo: "E' il primo caso nel paese"

Repubblica.it

Postato da renzo alle 09:14
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