A partire da un post di Insolitacommedia.
Mi si chiede, ultimamente con ancora maggiore insistenza, da che parte sto. Esistono due scenari altrettando probabili, più un 'terzo escluso'. In politica, schierasi indipendentemente dagli scenari, non solo non serve, ma significa non 'fare politica'. Rincorrere gli esiti degli scenari - come tutta la pseudo minoranza di Rifondazione fa da più di dieci anni - è segno di miopia strategica, per non dire cecità. In politica, nominare gli scenari possibili equivale a porre le basi per scelte radicali. Tutto il resto, dalle mie parti, quelle degli infedeli, si chiama 'tatticismo'; e tra i moderati ce ne sono di più bravi di noi. E di molto. Vorrei andare per ordine. E con una premessa: io vengo dalla 'scuola' del PCI. Queste cose 'noi' le imparavamo quando avevamo 15 anni - per chi cominciava, come me, a fare politica a quell'età. Questo non escludeva che, poi, si scegliesse la via del tatticismo. Ma nemmeno quella via poteva dirsi scevra dall'analisi degli scenari. Anzi. Ho ascoltato e letto miriabolanti analisi strategiche fatte dai più importanti padri del 'migliorismo' di targa PCI. Lo scarto che ci consentiva di smarcarci da loro - visto che io non ero ascrivibile a quell'area - era esattamente 'il terzo escluso'.
Primo scenario: costituzione del partito democratico nell'arco di un triennio, consolidamento di un'area di dissenso interna ai DS, lancio della Sinistra europea, rafforzamento di un'area alla sinistra del partito democratico, processo ricostitutivo di un'area radical-riformista non più comunista, alleata ma in competizione con il partito democratico rispetto il bacino elettorale costituito dalla militanza di base dei ds. Scenario semplice, ma non corrispondente alla complessità secolare della politica italica.
Secondo scenario: difficoltà e poi fallimento della costituzione del partito democratico come processo di unificazione di Margherita e DS, processo di coagulo dell'area della Margherita con quella dell'UDC, ricostituzione di un'area centrista di peso elettorale equivalente o superiore a quella dei DS, conseguente difficoltà dello sviluppo del progetto della Sinistra Europea, spostamento al centro dell'asse del centro-sinistra, accordo elettorale che escluda le ali estreme e nominalmente comuniste del centro-sinistra.
Per quanto mi riguarda, il secondo scenario, pur nelle sue asprezze superficiali, è il più realistico. Poichè il Partito Democratico è un processo di fusione di elites politiche, esso non può non essere garantito da una leadership. Romano Prodi non può garantire più questa leadership, sper età e soprattutto dopo 'l'operazione Telecom': non è più affidabile per nessuno dei due contraenti il patto costitutivo del Partito Democratico, oltre ad aver dilapidato il patrimonio delle 'primarie' che, qui lo dico e qui lo nego, non si ripeteranno più a livello nazionale. Infatti, nessuno dei leaders del sinistro-centrismo italico si esporrebbe ad una vera e propria consultazione, se non con le garanzie con cui le ha affrontate Prodi. La probabile riforma della riforma elettorale, vedremo, non farà che rafforzare questo processo di coagulo al centro, mantenendo intatte tutte le opzioni di 'doppio forno' - a livello centrale e a livello locale - della costituenda area di centro. Le aporie di un ipotetico ingresso di 'questo' partito democratico nel gruppo parlamentare europeo socialista sono la lama d'analisi. Vorrei ricordare che NON esiste a livello europeo un tale modello di formazione politica. E che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, allo stato delle cose della politica europea, è una prospettiva del tutto impraticabile, proprio perchè essa si struttura intorno ad una diarchia di governo che riunisce le forze moderate e le forze della sinistra nel governo di un paese (Germania, Austria, e, vedrete, altri paesi) TENENDO DISTINTE le forze di questa diarchia, che tendono a 'tagliare' le ali estreme (non sto qui ad analizzare la 'matrice' europea di questo processo; cito solo l'abitudine di alternare il presidente della commissione con il presidente del parlamento di Strasbourg, che sono, in reciproca coabitazione, di sinistra e di centro, a turno).
Da che parte sto? La convergenza diarchica su un ipotetico 'centro di governo' è il risultato dell'avanzamento di forze di ben altra radicalità e che erodono lo spazio della mediazione politica (anche qui in Svizzera ci sono esempi...). L'esempio austriaco è paradigmatico, come quello tedesco, tutto nuovo coinvolgendo anche la paura dell'avanzamento della PDS.
Tutta la discussione sulla costituzione di un ipotetico partito democratico, come quella sugli spazi che si aprirebbero in Italia per l'apertura di un processo di costituzione di un'area radical-riformista sconta un difetto originario: entrambi i processi coinvolgono elites politiche - come quella costituita da Pietro Folena, a cavallo tra DS e PRC.
Qual è il 'terzo escluso'?
(segue)
Qui la seconda parte.

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