Ottobre 2006 Archives
[Il marito di Gina Lollobrigida] è titolare di una casa per anziani in Catalogna.
Repubblica, pag. 37
Marijuana e hashish come soluzione per placare arabi e israeliani
risollevare l'agricoltura dello stato ebraico, colpire Hezbollah
Israele, uno spinello per la pace
dall'università una proposta shock
Repubblica.it
La deputata forzista attacca l'onorevole transgender
Ma i questori di Montecitorio danno ragione alla parlamentare comunista
Camera, Gardini contro Luxuria
"Non puoi usare il bagno delle donne"
Repubblica.it
Kabul, foto ricordo con il teschio in mano
E' bufera sui soldati dell'esercito tedesco
Repubblica.it
Sul settimanale del Pdci due pagine per il compleanno del leader
E Rinascita celebra Diliberto.
"50 anni, ma non li dimostra"
Repubblica, pag. 24
Per il sindaco di Londra Ken Livingstone i musulmani sono vittime di pregiudizi e di discriminazioni e vivono in Gran Bretagna una condizione che "richiama alla mente la demonizzazione della Germania nazista quanto Hitler affermava che la colpa di tutto era degli ebrei, a cominciare dai loro problemi."
Repubblica, pag. 23
"E quindi uscimmo a riveder le stelle."
Dante
Phrase citée par William Styron, à la fin d'une chronique d'une folie, Face aux ténèbres, 1990.
I militanti sono già stati scarcerati. Uno dei due era stato condannato
a cinque anni per favoreggiamento. Nella strage morirono 202 persone
Due degli attentatori di Bali
liberati per la fine del Ramadan
Repubblica.it
a G., mio fratello
Uno dei pezzi più famosi di tutta la storia della musica classica. Ma, al contrario di molti altri, altrettanto famosi, molto più facile da analizzare.
Trovate qui la storia del 'Requiem' ed una piccola analisi musicale.
Qui un'analisi filologica dell'opera in inglese, qui un'analisi filologica dello spartito, da cui prendo questo passaggio: "The Requiem - at least, those parts that Mozart was able to complete - was first performed in St. Michael's Church in Vienna on Dec. 10, in a tribute organized by impresario (and the first Papageno) Emanuel Schikeneder. Baron Gottfried van Swieten, one of Mozart's staunchest patrons, had it performed in a Jan. 2, 1793, benefit concert that collected 300 ducats (1,350 florins) for Constanze Mozart and her children. Walsegg conducted his own performance on Dec. 14, 1793, in the parish church at Wiener-Neustadt.".
Trovate qui il brano del film "Amadeus" (in inglese, con sottotitoli in spagnolo) che molto ha contribuito alla sua fama.
Questo il testo:
"Sequentia - (5.) Confutatis-
Confutatis maledictis// Flammis acribus addictis//Voca me cum benedictis.//Oro supplex et acclinis,//Cor contritum quasi cinis,//Gere curam mei finis."
Si tratta, diciamolo, di uno dei 'falsi' più conosciuti ed amati della storia dela musica classica. Si tratta, diciamolo, di una delle partiture più 'superficiali' attribuibili a 'Mozart' come autorità autoriale. E, proprio per questo, cruciale.
A differenza del 'Dies Irae' e del 'Res tremendae', il 'Confutatis' offre una maggiore possibilità di analisi: l'attacco è impressionante - nel doppio gioco orchestrale e vocale-, l'entrata del coro è dolcissima, la ripresa ritmica altrettanto incisiva dell'attacco, il ritorno del coro assolutamente straniante e 'altro', la tessitura orchestrale che lega tutte le parti eccellentissima. E, proprio per questo, più aperta ad ogni tipo di interpretazione.
Si tratta, insieme, di uno di quegli 'estratti' attraverso cui è possibile misurare la 'follia' dei direttori d'orchestra.
Cercherò di fare uno sforzo straordinario: proprio per l'eccezionalità del pezzo, la sua fama, la necessaria decostruzione, vorrei affrontare un ascolto comparato che traversi tra le 10 e le 15 versioni (l'ho già detto, è un work in progress).
Pregherei coloro che vogliono seguirmi in questo viaggio, di non ascoltare i primi 20 secondi e poi passare alla versione successiva, ma di ritagliarsi un'ora, un'ora e un quarto della propria giornata per ascoltare integralmente tutte le versioni che propongo. Vi assicuro che ne vale la pena. Ascoltaremo delle cose semplicemente eccezionali.
È una preghiera che faccio poichè comparare anche solo 2 versioni - figuriamoci 10 o 15 - richiede uno sforzo immenso di sintesi analitica - se posso dire così, mio povero Kant... -, di cui, tra l'altro, dubito di essere capace.
Le versioni saranno divise per sezioni, a mio esclusivo piacimento, e con mia esclusiva responsabilità. (gli estratti saranno in homepage, l'analisi nel proseguio del post; conviene tenere aperte le due pagine, per riascoltare, volendo, il pezzo analizzato).
Gli spaventati
Solti, WPO, 1991 (2.21 min.)
Bernstein, Bav.Rad.Symp.Or., 1989 (2.21 min.)
Gli apocalittici
De Sabata, EIAR, 1941 (3.11 min.)
Celibidache, O.RaiMi., 1961 (2.52 min.)
Kempe, BPO, ? (3.05 min.)
I visionari
Walter, VPO, 1956 (3.11 min)
Scherchen, VSOO, 1958 (3.11 min.)
Bohm, VPO, 1971 (4.28 min.)
I lucidi
Abbado, BPO, 1999 (2.34 min.)
Schreier, Dresde-Staatsk., 1984 (2.46 min.)
I lucidi con precisione
Marriner, Acc.S.Mar.F., 1995 (2.28 min. ca.)
Gardiner, En.Bar.Sol., 1988 (2.46 min.)
I lucidi con partecipazione
Karajan, BPO, 1976 (2.24 min.)
Gli appassionati
Muti, BPO, 1988 (2.31 min.)
Dura polemica tra la parlamentare di An e l'imam di Segrate
Solidarietà dal ministro Pollastrini e dalla Cdl: "E' stata minacciata"
Velo, bufera sulla Santanchè
"Scattano misure di sicurezza"
Repubblica.it
Italia di Mezzo, Follini all'attacco:
"Disfiamo i poli e rilanciamo il centro"
Repubblica.it
Tra natura e arte, la cacca sarà la protagonista della primavera culturale milanese. Alle feci, infatti, saranno dedicate due mostre: una, didattico-scientifica, curata da Oliviero Toscani, aperta dal 21 marzo 2007 nel Biolab del Museo di Storia naturale; l' altra, artistica, proposta dall'assessore alla cultura Vittorio Sgarbi, dovrebbe invece trovare posto nel vicino Pac. La mostra è stata presentata oggi a Milano da Vittorio Sgarbi e dal fotografo Oliviero Toscani.
Republica.it
Follini lascia l'UDC.
E fonda "Italia di mezzo".
Repubblica. Titolo in prima pagina.
La parole que je prends ici et que peut-être ai-je déjà pris ailleurs, cettre parole prise qui plutôt me prend jusqu'à me surprende voire m'effrayer, tremble entre la fantasmagorie et le réel, bien que je ne sais plus très bien ce que peut signifier le réel. Je tiens à faire remarquer que je ne cache pas l'artifice d'un tel propos, ni l'orgueil qui le pousse, orgueil mal assuré qui tend à rendre la parole mal assurée, hypocrite. Plus précisément encore, la parole que je porte se situe à l'intersection entre un souvenir passé et une image qui n'a pas eu lieu ( un fantasme, la réalisation d'un désir en une idée imagée) et qui n'aura très certainement jamais lieu, en réalité. Pourtant en moi, elle a déjà passée, et il en ressort une force qui se résout en un principe, une directive, UNE REGLE qui au début de ce texte pouvait recouvrir la signification suivante: "mettre les idées à la poubelle" ou dans une formulation plus personnelle "Je me mets les idées à la poubelle". Je cherche ici et le sens de ce mécanisme et la signifiaction d'une telle règle. Au fond, cela ne regarde que moi, et pourtant quelque chose a bien dû se passer pour que j'en fasse ici le récit, dans ce lieu public.
Je rends la parole, la passe, n'y pouvant rien pour le moment.
La parole que je prends ici et que peut-être ai-je déjà pris ailleurs, cettre parole prise qui plutôt me prend jusqu'à me surprende voire m'effrayer, tremble entre la fantasmagorie et le réel, bien que je ne sais plus très bien ce que peut signifier le réel. Je tiens à faire remarquer que je ne cache pas l'artifice d'un tel propos, ni l'orgueil qui le pousse, orgueil mal assuré qui tend à rendre la parole mal assurée, hypocrite. Plus précisément encore, la parole que je porte se situe à l'intersection entre un souvenir passé et une image qui n'a pas eu lieu ( un fantasme, la réalisation d'un désir en une idée imagée) et qui n'aura très certainement jamais lieu, en réalité. Pourtant en moi, elle a déjà passée, et il en ressort une force qui se résout en un principe, une directive, UNE REGLE qui au début de ce texte pouvait recouvrir la signification suivante: "mettre les idées à la poubelle" ou dans une formulation plus personnelle "Je me mets les idées à la poubelle". Je cherche ici et le sens de ce mécanisme et la signifiaction d'une telle règle. Au fond, cela ne regarde que moi, et pourtant quelque chose a bien dû se passer pour que j'en fasse ici le récit, dans ce lieu public.
Je rends la parole, la passe, n'y pouvant rien pour le moment.
Droga e politica, la proposta di Casini
"Test obbligatorio per i parlamentari"
Il leader Udc dopo le polemiche sollevate dall'inchiesta tv delle Iene (bloccata dal Garante). "I cittadini hanno diritto di sapere se chi hanno eletto è tossicodipendente"
Repubblica.it
Tra convegni, pubblicazioni, interviste e interventi sulla stampa quotidiana, la «consulenza filosofica», promossa da illustri cattedratici, trasfusa in master e specializzazioni, sembra avviarsi, anche in Italia, a un'espansione senza resistenze. Nella convinzione, del tutto indimostrata, ma ideologicamente saldissima, di incontrare il favore del mercato e una crescente domanda. Si immaginano così aziende interessate all'intervento del filosofo per motivare i propri dipendenti, singoli delusi dalle psicoterapie rivolgersi alla «consolazione della filosofia» e, magari, committenze pubbliche che affianchino, per esempio nelle carceri, al prete e all'assistente sociale, il consulente filosofico. Per quanto improbabili, questi scenari vengono sconsideratamente venduti sul mercato della formazione e delle illusioni occupazionali. Non varrebbe nemmeno la pena di tornare sull'argomento se la «consulenza filosofica» non rappresentasse un segno emblematico del nostro tempo e, più precisamente, della sua mercificazione.
In questa maniera, scrivendone così, so di violare la quasi totalità delle 5 regole che, dopo un'esperienza quasi ventennale, la 'Compagnia di ognuno' è riuscita a fare passare nella pratica dell'analisi filosofica ad orientamento filosofico. (Lo Russo, "Pratiche filosofiche e cura di sè"- B. Mondadori, 2006). Ma la necessità di 'decostruire', nel momento in cui la sporgenza in pubblico si fa più incalzante e scelta, decide non solo della scrittura, ma soprattutto dell'interrogazione. Decide di ciò che si scrive in pubblico. Di ciò che, in pubblico, si è deciso di mostrare.
Quando ho cominciato a scrivere, in pubblico, sulla consulenza filosofica sapevo di toccare un nervo scoperto che attraversava l'accademia universitaria italiana. Non avevo certo previsto che una 'decostruzione', che non era pensata come un'anatomia, avrebbe anche toccato il corpo di alcuni amici.
Non solo questa 'decostruzione' è diventata un' 'anatomia' su un corpo vivo, ma, di più, questo corpo, invece che ribellarsi, ha cercato e trovato le sue sacche di resistenza, le sue vie di fuga, le sue rideclinazioni, gli strumenti della sua sopravvivenza.
Nello stesso tempo, come già allora, ma oggi con più incidenza ed efficacia, il dispositivo formativo della 'consulenza filosofica' si diluisce nella sua inconsistenza, sfuma nelle sue diversificazioni, pretenderebbe essere imprendibile e multiforme, altro dal suo nominarsi, autoriconoscersi.
Prima di affrontarne con ancora più precisione una seconda decostruzione, vorrei liberare la scena dall'affollamento spettrale che - a vantaggio di molti - si presenta in 'teatro', si accalca e pretende riconoscimento. E, dunque, andrò giù 'pesante', senza distinguo. Almeno all'inizio.
Alle commosse e allarmate reazioni internazionali corrisponde il fragoroso silenzio del presidente russo, impegnato a festeggiare il suo compleanno [...] "Con il pretesto delle indagini - dicono i suoi colleghi - il Cremlino ha messo le mani su ciò che cercava".
Repubblica, pag. 14
Nella mia vita, è come se io stessi ad 'ascoltare', sempre, quest'ultimo movimento di questa sinfonia. In quella data, in quelle condizioni.
Mi si potrebbe chiedere: "Che cosa ha significato dirigere in quella data?". Risponderei: "Che cosa ha significato dirigere PER ME...". "...ascoltare PER ME...".
La filosofia vive nelle sue condizioni estreme, in queste condizioni estreme, esposte; essa si espone, in tutte le sue forme, come messa in questione dello statuto della normalità, quella a cui siamo sistematicamente, metodologicamente, ovviamente, scandalosamente abituati.
Che l'unto tra i direttori, dopo aver diretto a Berlino, in questa data, sia andato a Vienna ad eseguire, appena pochi giorni dopo, un programma simile, per poi rifuggiarsi in Svizzera, attiene alla pochezza dell'esistenza. Alla 'paura' che nessuno di noi, io per primo, può condannare. Ne abbiamo la registrazione, anche di Vienna.
Di questa 'paura', in questa 'registrazione', sul bordo dell'apocalisse berlinese e 'tedesca', ne rileviamo l'urgenza, la velocità, l'estremità, l'ultimità di questo 'frammento'. Sul bordo della fine. Ecco: il finale. In filosofia si chiama così: il finale della 'storia'. Ne basta un solo frammento, un solo movimento: tutto quello che ci resta e ci basta.
Ecco. Chi vuole, può ascoltare la registrazione del quarto movimento della Prima Sinfonia di Brahms, diretta da Guglielmo Furtwängler, alla guida dell'Orchestra Filarmonica di Berlino, meglio conosciuta come Berliner Philarmoniker, eseguita il 23 gennaio del milenovecentoquarantacinque, proprio nella città di cui l'orchestra porta il nome.
Io mi domando, me lo domando sempre, chi abbia avuto la forza di appaludire alla fine di questa esecuzione. Mi domando chi abbia, per primo, prima di altri, applaudito, chi abbia avuto, da solo, questo coraggio.
Quell'applauso mi risuona come un'ossessione.
23 Gennaio 1945, Berlino.
Un frammento di 'una fine'.
La pietà è il sentimento più grande che l'ascolto della musica dona.
Appena due minuti fa c'è stato un terremoto sussultoria a Messina di circa tre secondi.
Fortissima la sensazione per il suo carattere 'straniante' angosciante, quello sussultorio.
Chi sa di che parlo può capire.
Ero al telefono e la sensazione è stata raggelante.
Tra l'ottobre 1989 e l'ottobre 1991 ho abitato a Pisa. È lì che ho iniziato a studiare filosofia. Nel maggio del 1991 ho scelto di trasferirmi a Venezia. Perchè? Cosa sia successo nei primi due anni di Università, ed il perchè della scelta di trasferirmi aVenezia, universitariamente, ma non solo, è il canovaccio fondamentale di quello che io attraverso facendo 'filo-sofia'.
In maniera violenta, bisogna - a colpi d'ascia - mortificare le belle speranze che risiedono nella sinistra non riformista italiana. Non solo il bacino elettorale del PCDI si esaurirà nell'arco di un decennio, ma la stessa sopravvivenza di Rifondazione è legata ad una trasformazione del suo costitutivo 'senso d'esistere'. Rifondazione ha rappresentato il bacino di recupero dei fuoriusciti dal PDS. In questa parabola, all'interno del PRC si sono consumate scissioni, avvicendamenti,avvicinamenti ed entrismi di sapore terz'internazionalista.
A partire da un post di Insolitacommedia.
Mi si chiede, ultimamente con ancora maggiore insistenza, da che parte sto. Esistono due scenari altrettando probabili, più un 'terzo escluso'. In politica, schierasi indipendentemente dagli scenari, non solo non serve, ma significa non 'fare politica'. Rincorrere gli esiti degli scenari - come tutta la pseudo minoranza di Rifondazione fa da più di dieci anni - è segno di miopia strategica, per non dire cecità. In politica, nominare gli scenari possibili equivale a porre le basi per scelte radicali. Tutto il resto, dalle mie parti, quelle degli infedeli, si chiama 'tatticismo'; e tra i moderati ce ne sono di più bravi di noi. E di molto. Vorrei andare per ordine. E con una premessa: io vengo dalla 'scuola' del PCI. Queste cose 'noi' le imparavamo quando avevamo 15 anni - per chi cominciava, come me, a fare politica a quell'età. Questo non escludeva che, poi, si scegliesse la via del tatticismo. Ma nemmeno quella via poteva dirsi scevra dall'analisi degli scenari. Anzi. Ho ascoltato e letto miriabolanti analisi strategiche fatte dai più importanti padri del 'migliorismo' di targa PCI. Lo scarto che ci consentiva di smarcarci da loro - visto che io non ero ascrivibile a quell'area - era esattamente 'il terzo escluso'.
Verso l'abolizione del ''Limbo''. Si prepara una sorte diversa per tutti i bambini morti senza battesimo.
Titolo su Guidasicilia
Il Pentagono manda in Iraq un battaglione di esquimesi
Titolo di Repubblica, pag. 31
a Silja
Non amo Parigi. Come se fosse, tra le amicizie, la più cocente delusione.
Penso di conoscerla bene.
Parigi la si conosce, però, nella persistenza sia dell'odio che dell'amore.
L'amicizia non le attiene.
Mentre l'amicizia domanda un tempo dilatato, esposto, Parigi domanda una presenza marcante, incessante. Senza scarti.
Traversare le vie di Parigi, per chi la lascia, per chi sa di lasciarla per sempre, toglie la parola.
Ho abitato due mesi a Parigi, accompagnato, mano nella mano, da parigini. Ed in campagna.
E di notte. Solo per me.
Il giorno dopo il mio compleanno, qualche anno fa, ho assistito, per caso, alla chiusua della sede storica della 'Biblioteca Nazionale'.
Sì, quella che Benjamin ha descritto così bene, quella dove lavorava Georges Bataille.
E non saprei cosa aggiungere alle parole di Sebald sulla nuova 'BNF'.
Non amo, per nulla, vagare per le strade di Parigi, se non in periferia.
Odio la sua 'Metro' e la sua 'RER', che mi sembrano la provincia dell'umanità di fronte Mosca; mi fa vomitare attraversare i 'passages' che conosciamo per 'iscritto'.
Il 'College de France' non lo conosco, conosco i cimiteri, per gesto turistico, le Università quasi tutte, per professione.
Potrei fare una mappa delle 'boites', dei locali notturni, di ogni livello. Quelli d'allora: senza vita.
Quando ho abitato al 20esimo, per un mese, ho capito da dovevo guardare Parigi.
L'amicizia con le città non si misura attraverso la loro bellezza.
Sono tornato a Parigi: era bello l'hotel dove stavo. Era mia quella stanza, ed anche 'Parigi'.
"Ero con te, amore mio".
"Stronzo, fummo come te, sarai come noi."
Mastella: no ai Robin Hood
Titolo di Repubblica, pag. 2
[trad. libera di millepiani, prima versione]
Ce qui va suivre n'est pas à prendre au sens de l'être, mais comme une défaillance psychologique, dont me trouvant écarté mais retenu encore par ces liens, j'essaierai de formuler. Je me promenais, ce devait être dans l'après-midi, dans les rues de Paris, sans savoir ni choisir où j'allais. J'avais, l'expression est courante, besoin de marcher pour me débarrassé de tensions qui énervaient et mon corps et mon esprit. Je marchai donc comme une bête; la foule, les voitures, le bruit général d'une métropole en un jour de semaine, me calmaient. Mes pensées allaient à tout va sans arriver à retenir une idée potable. Cependant la question de l'amitié - et plus englobant encore celle de l'amour - me gênait.
[Quello che leggerete - se ne avrete voglia - non tocca il 'senso dell'essere', ma è come una sincope della memoria, che, lontana ma dentro la mia vita, ho avuto voglia di raccontare. Non ricordo bene, credo fosse uno dei pomeriggi in cui a Parigi, tra le sue strade, vagavo senza meta. Come si di dice oggi, camminavo per scaricare la tensione accumulata e che abitava il mio corpo e la mia mente. Ero un animale per strada: la gente, le macchine, il rumore di una metropoli nel cuore della sua settimana lavorativa, mi facevano sereno. Pensavo a mille, senza riuscire a fermare un sol pensiero. E in tutto questo, quello che mi inquietava, che ritornava, era sempre il pensiero "dell'amicizia", e della sua intimità con "l'amore".]
Ho cominciato a fare politica quando avevo quindici anni. Sono tra coloro i quali/le quali vengono, da giovanissimi/e, dall'esperienza del PCI.
Me ne faccio fregio.
Ho imparato a leggere, dall'inizio, gli incroci che costituiscono la politica, che ne fanno carne e sostanza prima e dopo ogni dichiarazione. Ho imparato a leggere la politica come la cartina tornasole non solo del tempo presente; ho imparato a leggere la politica come quella giuntura che lega a sè il passato e il futuro, radicandosi nella memoria, credendo di poter progettare il futuro, che ci attiene e ci riguarda, proprio oggi, prorpio ora. Se mi è capitato di vivere un'epoca dove nè la memoria nè il progetto del futuro attengono alla politica, non per questo io ho smesso di pensarla, di pensare la politica, come l'unico luogo dove la riflessione, la comprensione distaccata, l'analisi fredda, ritrova la sua incandescenza, l'incrocio con le biografie, la sua forza, la sua potenza in-comune. Basterebbe solo volgere, per un istante, lo sguardo a ciò che accade altrove dalla nostra 'Europa', questo gelido mostro che occupa la nostra vita e che ci offusca non solo lo sguardo, ma soprattutto la memoria e lo sguardo del futuro.






