In molti, molte, si sporgono su queste poche righe, scritte da molto tempo e in questo luogo, per leggere.
In molti/e, quello che qui viene pubblicato, lo interpretano come un pensiero statico, come fosse la 'finestra' per 'leggere', capire, 'seguire' quello che coloro che scrivono possono pensare. O essere.
Tanto rimane intenso scrivere 'in-comune' - e pubblico -, così tanto rimane unico, tante volte senza esposizione, declinato in pubblico senza volerlo, o di nascosto, o invischiato nelle memorie da cui prende vita, o nelle visite inaspettate e cercate, nei saluti o negli abbandoni, tutto quello che noi scriviamo per noi e per quei pochi che ci amano, senza cercare 'luogo'.
Continuiamo a vivere, oltre la nostra scrittura. E prima. E tanto 'pubblica' è la nostra confessione, la nostra scrittura, tanto questa scrittura difende, ferocemente, il tempo che le attiene, il tempo dov'è nata, le sue amicizie - nascondendo i tradimenti -, le sue distanze, le sue afasie, le povertà e gli splendori.
Scrivere per sè, se buca il ricordo, non ha memoria. Scrivere 'in-comune' è una memoria appassionata che si spegne lentamente, di cui si vuole conservare una carezza, cioè: una traccia senza segno. E cioè: scrivere 'in-comune' fa forza. Non si scrive 'in-comune' perchè si scrive con altri/e. Si scrive 'in-comune' perchè si scrive per inviare una lettera ad ognuno/a che legge le righe che abbiamo scritto. Sono tutte inviate, tranne quelle d'amore. Che inviamo, direttamente, a chi amiamo.
Scrivere in questo luogo, per il senso che abbiamo dato alla nostra scrittura, e per il senso politico che ogni scrittura pubblica assume anche involontariamente, scrivere in questo luogo, senza che la lettura possa cambiare quello che si scrive, scrivere in questo luogo è talmente un gesto di esposizione che, ogni tanto, me ne domando il senso.
Non avrei mai immaginato che quello che scrivo/scriviamo qui, in pubblico, fosse, alla fine, letto come una confessione in pubblico.
Di questa confessione, sarebbe l'ora, bisognerebbe farne una politica, nel tempo in cui si dà. Ma è presto.
Di solito, se qualcuno si denudava, il pubblico era 'pagante'.
Dove tutto era svanito attorno, ho sempre cercato di spedire 'una' lettera.
scritto da millepiani il 14.09.06 02:22Tag: