*Milleplateux - Sezione filosofica di millepiani.net*
* Il nuovo blog Millepiani Rizomatici 2.0 *
Come funziona Millepiani Rizomatici 2.0 La nuova struttura grafica a rizomi

archivio generale * contatti * rss
« Memoria, tempo e ricordo [7] - Finale: la scrittura
Home del Blog Millepiani 1.0
Il proprietario di debiti »

14.09.06

Cento anni - Messina 2008

Cento anni dal terremoto non è un anniversario. Nessuna amministrazione festeggia la distruzione della città che governa. La forza che attraversa Messina, quella forza nata dopo il terremoto, non ha bisogno di nessun festeggiamento. Esiste: è presente nella sensibilità che i messinesi, in tutto il mondo, hanno per la terra che 'trema'. Messina, quella di oggi, nasce da questa forza e da quella ricostruzione, quella che ancora viviamo. E non c'è nessun bisogno di ricordare tutti gli studi che ritessono e ricostruiscono l'altra identità di Messina, quella che ci attiene, che ci attraversa.

Troppo spesso si dimentica che l'esistenza di Messina, precisamente dopo il terremoto, è un gesto di sfida. Dire: "Ricostruiamo la città dov'era' è stata, senza discussione alcuna, la più grande sfida possibile. Di fronte la tragedia, di fronte la distruzione del terremoto e la devastazione del mare, ricostruire nello stesso luogo, volerlo, farlo, costituisce la risposta, la forza con cui la 'comunità' messinese ha cercato di far fronte ad una tragedia molto più grande di lei. Lo sappiamo: non si trattava di una scelta, ma di una necessità. Lo sappiamo, tutti noi lo sappiamo: la spina dorsale 'sociale' della città si è completamente trasformata. Che la nervatura fondamentale della città, della nuova città, si sia costruita intorno all'irruzione di flussi socialmente 'estranei' all'identità della Messina dell'800 - quelli che, innanzitutto dalla provincia, l'hanno 'occupata' -, è il segreto di Pulcinella. Che la ricostruzione abbia risposto più agli interessi dei piccoli ingegneri, rappresentanti delle grandi aziende edilizie e dei trusts nazionali, più che a quelli di alcuni grandi architetti, rappresentanti, certo, anche loro, di altre grandi aziende edilizie, questo è sotto gli occhi di tutti, oggi. Ma che Messina, fisicamente, non sia stata cancellata, o forse sia stata ridisegnata, non ci pare così ovvio. Di fronte un evento che rientra in quella 'storia naturale della distruzione', che punta a cancellare più la presenza che la memoria, o forse punta a cancellare la presenza grazie alla cancellazione della memoria, Messina costituisce quella memoria sistematica di insubordinazione di fronte una storia di tragedie e distruzioni che ha attraversato l'Europa intera. Ci viene talmente ovvio ricordare il terremoto di Lisbona (1755) - e la riflessione che ha implicato -, che tanto abbiamo rossore a dover ricordare a molti - soprattutto colleghi giornalisti - che l'evento che ha stravolto Messina è stato di una tale ampiezza e risonanza mondiale, da essere inciso, a lettere di terrore, acqua, sangue e lacrime, in tutta la memorialistica mondiale dell'epoca. Ma, si sa, noi giornalisti abbiamo più ricordo della 'nera' e, a volte, della cronaca giudiziaria che 'ci' riguarda, che memoria degli eventi storici che non ci sono passati sotto il naso e su cui non abbiamo fatto il nostro corsivo. Cento anni dal terremoto no, certo, nessuno li festeggia con i botti (e sarebbe grave). Ma che sia un momento cruciale, anche solo per riflettere sulla città, ci pare di un'ovvietà imbecille e chiara. La forza violenta del 'potere' - della natura e della politica - che ha ridisegnato Messina, che l'ha attraversata, segnata, incisa, forse anche condannata negli anni passati, nasce lì. Non c'è una ri-nascita possibile, ri-nascita non significa nulla, ma c'è la tensione della memoria che fa vivere le città che attraversa. Tanto forte è questa tensione della memoria, e tanto forte è la ricostruzione di una memoria condivisa, quanto più forte è la 'qualità' di questa memoria, che diventa condivisa, quanto più forte è la forza di una città - cioè: di chi la abita e di chi la ama - e che l'attraversa e la cambia. Tale importanza diamo a questo 'anniversario' e tanto cruciale ci sembra 'pensare Messina' a cento anni dalla sua 'distruzione', non solo per 'lei' e per 'noi' messinesi, ma in quel senso generale che abbiamo tentato di abbozzare, che siamo convinti della necessità di una passione della memoria, di un'intelligenza dell'organizzazione, che attraversi Messina e i messinesi. A questa sfida, e solo a questa, ci pare l'Amministrazione debba rispondere.

Postato da millepiani alle 05:34
Powered by Movable Type 4.24-en. Design by blogstyles. Sito ottimizzato per Firefox.Questa cosa che avete sotto gli occhi - tutti i suoi contenuti - e' pubblicata sotto una Licenza Creative Commons. Andatevi a vedere cosa significa. Per le rogne varie di carattere legale, si sappia che questo sito non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza periodicita' - cioe' quando ci gira - e non puo' considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, e nemmeno un prodotto. Vedete voi cosa sia.