
Questo testo è stato scritto il 28 agosto 2006.
Poi cancellato.
Adesso ripubblicato, con più ragione. E, forse, con qualche attenuazione di troppo. (ho solo tolto, ma non è finita qui).
La porcilaia giornalistica sguazza, senza limite, in un evento che dovrebbe essere trattato con una grande 'passione', 'attenzione', 'silenzio', pena e grazia, come i miei colleghi non sanno fare e nessuno gli ha insegnato.
Esiste, tra noi, una donna, una bambina, che ha vissuto, e per anni, segregata, rapita. Nel silenzio della sua 'vita rapita', ha vissuto. Come, non sappiamo, ma 'vogliamo', 'desideriamo', sapere: certo. Come, non sappiamo. Ed è 'lei' che deve dirci, decidere.
La 'porcilaia giornalistica internazionale' sta vivendo una stagione unica.
Esiste, ho letto, addirittura, un 'diario'. Che si sta 'facendo a pugni' per pubblicare.
E mi si potrebbe dire: "Perchè?" Perchè voi, certo non io, andate a 'scrofare' dove la parola si toglie, si nega, e voi volete 'esporla'. E mi si potrebbe dire: "Non è la prima volta". Direi: sia maggiore il peso della vostra nullità, volgarità. Sia maggiore, questa volta, la volta dove la vostra volgarità sia più chiara, evidente, senza scusanti.
La 'porcilaia' giornalistica italiana, mimando quella internazionale, vuole dir quello che una ragazza/donna, dopo quasi dieci anni di rapimento, non sa dire. E cerca.
Maledetti, siate tre volte maledetti-.