Memoria, tempo e ricordo [4]

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Speranza e tradimento: oggetti.

Una radicalizzazione rigorosa del ricordo, ed una più corretta interrogazione della memoria, nella differenza che qui si vuole mostrare tra memoria collettiva e memoria in-comune, si espone, necessariamente, alla messa in questione che la politica ha dovuto attraversare. Non solo essa è legata, nel novecento, inevitabilemente, al ricordo che accompagna ogni esistenza, ma, ancor di più, la politica manifesta la differenza che esiste tra la memoria degli eventi vissuti collettivamente, e quelli che, in-comune, diventano il 'luogo' che sto tentando di descrivere.


Sia la speranza che il tradimento sono inscritti nella memoria della politica che ha attraversato il secolo dove sono nato. Mentre la speranza attiene, in una forma che non posso descrivere ora, non avendone il tempo, alla forma della memoria in-comune, il tradimento incide, invece, su una memoria di lungo periodo molto difficile da decostruire.

Nella memoria politica, in particolare quella che coinvolge e tocca una speranza collettiva, il ricordo si trasforma in uno strumento di lettura comune che, personalmente, non sarebbe possibile attraversare. Lo scivolo possibile è, impressionantemente, più diretto. Il ricordo di un oggetto legato alla propria vita, nel momento in cui l'orizzonte politico stesso di quella vita è venuto meno, diventa una passerella radicale e senza speranza per 'tenere fermo' il percorso esistenziale attraversato. Lo si è potuto vedere in un film come Good-bye Lenin, lo si vede, sistematicamente, nel momento in cui ritornano 'oggetti'/'ricordi' che, pur rientrando all'interno di un quadro ideologico asfissiante, non fanno che rinviare ad un ricordo ormai completamente individuale che costituisce l'unico elemento di continuità esistenziale a cui ci si attacca per vivere. E che, almeno in quel film, genialmente, si continua a 'voler' riproporre come collettivi. Mentre, invece, semplicemente, sono 'comuni'.

Nel salto politico che ha vissuto tutta la parte est del continente geografico 'Europa', questi 'oggetti', singolari, minuti, marginali, ritornano come a ricostrire una trama di un'esistenza interrotta che sta al di sotto della politica, dell'esperienza collettiva di una 'dittatura', intesa come mancanza di libertà, ma che re-invia, in più/inoltre, ad un'esperienza in-comune, che, insieme, tutti possono rivendicare, senza sia necessario farlo dichiaratamente.
Le schegge di questa esperienza in-comune attraversano, ancora, il nostro tempo.
Li chiamerei i 'segni' del tempo, di un tempo che manifesta il cortocircuito profondo tra ricordo, memoria collettiva e memoria in-comune, e le cui distinzioni non riusciamo ancora a chiarire, a distinguere nemmeno tra noi, in noi stessi.

Mentre il ricordo si appiglia 'ad ogni cosa' per rivendicare la sua presenza e il suo soffocamento, la memoria collettiva a volte gli si fa 'compare'.

[segue]

Qui la quinta parte



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