Settembre 2006 Archives

"Di Telecom me ne sbatto"

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Un'analisi cristallina, forte e totalmente condivisibile di Insolita commedia sull'affaire Telecom. Condivido dalla prima all'ultima sillaba.

Il racconto di Francis Darbellay, priore della casa d'accoglienza dove si erano rifugiate le nonne con la piccola: - l'ho ospitata in nome del Vangelo l'avrei fatto anche con Bin Laden -

Repubblica, pag. 1

Viterbo, in un caseificio sul lago
il raduno dell'estrema destra europea

Repubblica.it

anonnima sequestri

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Genova, ricercate le due "nonne"
della bimba bielorussa nascosta
I carabinieri hanno diramato le foto delle signore, madri dei coniugi Giusto, che non vogliono restituire la piccola Maria. Sarebbero loro a custodire la bambina

Repubblica.it

Napolitano sulla tomba di Nagy

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nagy.jpgda 'Repubblica on-line' - up-load foto e articolo (segue commento)

A Budapest l'omaggio ai martiri della rivoluzione antisovietica del 1956, repressa nel sangue dall'Armata Rossa. Il presidente italiano ammise di avere sbagliato all'epoca dei fatti ad approvare l'intervento sovietico definendo la protesta popolare "controrivoluzionaria".

BUDAPEST- ll primo atto della visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Budapest per il cinquantesimo anniversario dalla rivolta, è stato l'omaggio commosso e solenne ai martiri della rivoluzione antisovietica del 1956, repressa nel sangue dall'Armata Rossa.
Il capo dello Stato ha deposto una corona di fiori al monumento ai martiri e un mazzo di fiori sulla tomba di Imre Nagy, il primo ministro ungherese che nel 1956 fu deposto, imprigionato, impiccato due anni dopo e le cui spoglie fino agli anni '80 erano poste in una tomba anonima, che non poteva essere visitata.nenni.jpg

nap.jpg[...] Il gesto significativo del presidente ha, così, portato a compimento il processo di autocritica sui "fatti del 1956". Il processo ebbe inizio oltre vent'anni fa, quando Giorgio Napolitano ammise che Antonio Giolitti aveva avuto ragione nel criticare l'intervento sovietico in Ungheria. In un messaggio di un mese fa a Taburrano il capo dello Stato ha, inoltre, affermato che "Pietro Nenni aveva ragione" sui fatti di allora.
Il leader socialista era stato duramente attaccato nel 1956, insieme a Giolitti, quando Napolitano, giovane funzionario del Pci, si era schierato a sostegno delle tesi di Palmiro Togliatti, favorevole all'intervento deciso da Krusciov. In quei mesi del 1956, all'ottavo congresso del Pci fu proprio di Antonio Giolitti l'unico discorso di dissenso a Togliatti. togliatti.jpgNapolitano ha ricordato con sincero rimorso di aver, in quell'occasione, preso la parola duramente contro di lui, sviluppando le tesi di Togliatti e ha affermato di conservare un ricordo tormentato di lom-gio.jpgquell'episodio, che lo ha condotto negli anni Ottanta a chiedere pubblicamente scusa a Giolitti.
Appena eletto presidente della Repubblica, è, infatti, andato a trovare il vecchio Giolitti, ormai noventenne, per rinnovargli la sua amicizia. E con lo stesso sentimento ha deciso di recarsi a Budapest nel cinquantesimo anno dalla rivolta, la cui ricorrenza cade il mese prossimo, per portare il suo omaggio alla tomba di Nagy.
(da sinistra in alto a destra in basso: Napolitano funzionario del PCI, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi (a destra) insieme ad Antonio Giolitti, Palmiro Togliatti: tanto per capirci e vedere in faccia di chi si parla)

Technorati : , ,

Per la Fallaci una strada o una statua a Firenze

Repubblica, pag. 9

CENERI IN CENERE

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Il velivolo si è schiantato nel deserto a poca distanza dalla stazione di lancio
La Nasa accredita agenzie private per il trasporto di merci a costi minori
New Mexico, esplode razzo privato
con a bordo le ceneri dei defunti

Repubblica.it -Scienza e Tecnologia

Forse un coma lieve

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Sogno o son Destro?

Titolo del Convegno degli intellettuali di AN

P2P?

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Telecom peggio della P2

Dichiarazione del Ministro Di Pietro

'Voler morire' - la lettera del Presidente

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La premessa è di dominio pubblico. La lettera di risposta per nulla di prassi.

"Caro Welby,
ho ascoltato e letto con profonda partecipazione emotiva l'appello che lei ha voluto pubblicamente rivolgermi. Ne sono stato toccato e colpito come persona e come Presidente.
Lei ha mostrato piena comprensione della natura e dei limiti del ruolo che il Parlamento mi ha chiamato ad assolvere, secondo il dettato e lo spirito della nostra Costituzione.
Penso che tra le mie responsabilità vi sia quella di ascoltare con la più grande attenzione quanti esprimano sentimenti e pongano problemi che non trovano risposta in decisioni del governo, del Parlamento, delle altre autorità cui esse competono. E quindi raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà. Esso può rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi, di particolare complessità sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere in definitiva la conclusione approvata dai più.
Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento.
Con sentimenti di rinnovata partecipazione,
Giorgio Napolitano"

Da questo sabato, inauguro una sezione di ascolto comparato di musica classica. Ogni sabato troverete un intervento di analisi di un pezzo - minuto! - che sarà analizzato seguendo le differenti interpretazioni, quelle che ritengo le più rilevanti.
Di ogni brano, troverete l'estratto fonico: l'ascolto è preliminare alla lettura delle cose che andrò scrivendo.
Gradite sono anche le segnalazioni e le richieste. Non mi chiedete di analizzare la Quinta di Beethoven..., ma brani o movimenti, lieder, arie d'opera.
Altrimenti diventa assolutamente impossibile scrivere qualcosa.
Sono assolutamente richiesti i commenti - mi aiuterebbero molto. (ricordatevi che la prima volta vi rifiuterà il commento, chiedendo di ridigitare il termine. È una precauzione in più contro gli scocciatori...).
Non chiedo commenti tecnici, ma: mi piace di più questo perchè...

Comincio con 'Mache dich, mein Herze, rein [..]" dalla 'Passione di Matteo' di J. S. Bach, BWV 244, e di cui ho dato un assaggio qualche post fa.
Il pezzo è importante perchè costituisce all'interno della 'Passione di Matteo' un esempio di come Bach pensa la compresenza di sezione vocale e sezione orchestrale. In più, proprio per il testo, non è semplicemente un 'testo con orchestra', ma ben di più.
Koopmann, Harnoncourt e Richter ci accompagneranno.

Due precauzioni: come per questo brano, stiamo parlando di grandi esecutori. E quello che scriverò, anche fosse critico, non toglie minimamente nulla alla loro grandezza.
Seconda precauzione: di solito io ascolto prima i brani, poi leggo, e poi li riascolto. (Gli estratti appariranno solo nella home page e non nel proseguo del post. Consiglio: per leggere le cose che scrivo e continuare ad ascoltare o cambiare l'interpretazione, aprite un altro tag o un'altra pagina).
Lo consiglio.
Ecco gli estratti musicali.

Koopmann

Harnoncourt

Richter


Dopo l'ascolto,

peri-patetiche

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A Reggio Calabria la Notte bianca si rinnova
le star a spasso per la città... a pagamento
Volti noti della tv in giro per le strade a sorridere e firmare autografi. Una trovata costata 120 mila euro

Piccola Italia. Repubblica online

"Mache dich, mein Herze, rein,
Ich will Jesum selbst begraben.
Denn er soll nunmehr in mir
Für und für
Seine süße Ruhe haben.
Welt, geh aus, lass Jesum ein!"

da "La Passione di Matteo" - J. S. Bach, BWV 244,-
65. Aria B: Oboe da caccia I/II, Violino I/II, Viola, Continuo (nella partit. orig.).
Rilling [(Hänssler 1999)Ediz. Bach 2000: opera completa].
____
solo grazie a P. e a R.

Prima ascolta, poi...

Qualche giorno fa ci pensavo; oggi, per caso, l'ho trovato.


Bottone verde, prego!

La California fa causa alle auto
Il Procuratore generale chiede i danni per l'inquinamento a Ford, GM e altre 4 case produttrici.

Titolo di Repubblica, prima pagina.

Nasce a Roma il "call center della fede"
L'iniziativa della basilica di Santa Anastasia al Palatino: chi non ha tempo di andare in chiesa può telefonare e gli addetti pregheranno al suo posto.

Repubblica online

"Terra, terra!"

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Non è che noi, in questo gran casino teologico-politico dopo Ratisbona, ci siamo dimenticati di seguire la politica. O quello che accade al Senato. Al contrario.
Nè abbiamo dimenticato di segnare in 'agenda' le dichiarazioni di 'Mussil' sul 'bordello' universitario (testuale cito).
Non ci siamo dimenticati di nulla. Nè nulla abbiamo perso.
Siamo qua. E, come noi, tanti.

Se qualcuno mi dice, anche, di aver letto il piano di passaggio alla 'Cassa depositi e prestiti' dello scorporo tim/telecom, giuro, lo sposo.
Io non l'ho letto, ma saprei scriverlo.

Come tutti i seri economisti che, invece di pensare le nazionalizzazioni e le privatizzazioni, pensano l'economia nel suo statuto filosofico, oggi, adesso, me ne vorrei 'sparire'.

È troppo tempo che penso a Federico Caffè.

Domanda e offerta

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Morales sventola una foglia di coca all'Onu

Keith Richards confessa
"Qualità droghe pessima
per questo ho smesso"

Titoli di Repubblica online

Lettere dai bar del 'Vaticano'

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Ho scritto una lettera all'autore di questo 'corsivo' sul discorso di Ratisbona. Ma non sono riuscito a prenderlo sul serio e la lettera mi è venuta male. Stamane, dopo la lettura della mia, un 'esperto' di cose vaticane ha fatto conto di riscrivermela. E gli è venuta bene. Non so se la inoltrerà, penso di no; e proprio per questo la pubblico qui.

"Gentile professore,
Personalmente non frequento i bar. Faccia comunque conto che io sia un uomo da bar, magari con la voce impastata da troppe birre messina, se preferisce. Il discorso di Ratisbona è una "lectio magistralis", dunque. Le pongo una domanda: il Papa è infallibile anche quando pronuncia una "lectio", oppure in quel caso è, eventualmente, "fallibile"? Se il Papa afferma che piove quando splende il sole, è fallibile o no?

"Sono rimasta veramente esterrefatta- dichiara Edwige Fenech- parlando al telefono con Quentin Tarantino quando lui mi raccontava, inquadratura per inquadratura, tutti i miei film".

Repubblica online

Satira involontaria

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Contro il Papa una crociata

Gazzetta del sud del 19 settembre. Titolo in prima pagina

Il "compagno" Pollini: un'intervista

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di LEONETTA BENTIVOGLIO - da 'Repubblica del 177 settembre 2006

MILANO - Musica nel cortile antico, in una piccola via del centro, a pochi minuti da Piazza Duomo. Sinuose statue di marmo, edera rampicante sui muri, finestre di linea settecentesca. Risuona la magia del tocco sul pianoforte, delicato ma deciso, d'ineffabile pienezza e taglio netto, adamantino. Milano è anche questo: sentir suonare Maurizio Pollini dal cortile su cui s'affaccia l'appartamento in cui vive. Cogliere un suo pensiero musicale nella fase dello studio quotidiano, carpire frammenti del suo mondo sonoro. Lo ha scritto la poetessa Patrizia Valduga, parlando delle gioie che può dare la sua città: "Posso passare sotto le sue finestre e sospirare quanto mi pare".

Sali un piano di scale e Pollini apre la porta. È più minuto di come appare nei concerti, quando lo Steinway lustro e imponente come un bestione mitologico plasma una sorta di prolungamento del suo corpo. Esprime un vago senso d'astrazione. Difficile capire cosa stia pensando, qual è il suo umore, il suo fantasticare e il suo disporsi all'intervista. "Anni fa un giornalista inglese, affranto, mi disse: parlare con lei è come cavare sangue da una pietra", confesserà più tardi. Ha un pudore caparbio e resistente a tutto: alle conferme, ai trionfi, all'adorazione della gente. Lo si percepisce quando suona in scena. A ogni concerto pare ritrarsi fisicamente dagli applausi, come se il successo lo prendesse sempre di sorpresa.

Il manovale peruviano

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Nuovo allarme droga al nord: un operaio su 5 ne fa uso per lavorare e guadagnare di più
I muratori che "tirano" coca.

Repubblica, titolo in prima pagina taglio basso

"Ahmadinejad frena sul Papa"

Titolo di Repubblica online

"Una volta realizzato il califfato distruggeremo la croce e butteremo il vino e vi imporremo la Jizia (una tassa di protezione per i miscredenti, ndr) e non potrete che accettare l'Islam o la spada. I musulmani distruggeranno le mura di Roma come ha promesso l'inviato di Allah, così come Costantinopoli in passato."

Comunicato del Consiglio dei Mujahedin, Repubblica pag. 2

Rossi e i suoi vice
si dimettono
"Risanamento
Impossibile"
Il commissario straordinario della Figc e tutto il suo staff decidono di lasciare. "In queste condizioni non è possibile andare avanti"

Repubblica online

Qui il testo completo del discorso di Ratisbona.
E qui la prima parte.

Evitiamo polemiche inutili e entriamo nel merito.
Perchè la 'lectio magistralis' di Ratisbona è focale?
Domanda errata.

Per dire, tanto per dire (2)

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C'è un esercizio giornalistico condiviso su Ratisbona, che attiene anche agli pseudo Montaigne dei giornali in loco.
Tanto per segnalare, citiamo il finale: "La risposta da parte nostra non può che essere l'accettazione del dialogo che, per quanto ci riguarda, parte dalla considerazione che la fede è un fatto privato e non fa parte del territorio della ragione e della scienza, ma mantiene una dialettica giovevole sia alla religione sia alla scienza sia alla dinamica delle idee, contro il fondamentalismo da qualunque parte esso provenga."

Bene, bravo, bis. Direi così: una svolta.

Per dire

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Segnalo, in finale di nottata o inizio di mattinata, l'articolo di Adriano Sofri che, non sapendo dove sia stato pubblicato, cito da Wittgenstein. Il titolo è 'Una fede ragionevole'. Non lo linko direttamente perchè non riesco a re-indirizzare il link.
Ma non è difficile trovarlo sul sito indicato.
Vivo all'estero: anche se non sembra, mi costa una fatica enorme e un tempo infinito cercare di seguire quello che si scrive in Italia.

Qui il testo completo del discorso di Ratisbona.

La crucialità, e l'analisi, di questo intervento, la sua 'decostruzione', deve prendere le mosse dall'uditorio. A chi si rivolge il Pontefice? A chi è rivolto il suo intervento? È rivolto all'uditorio di una Università tedesca, la sua, quella a cui è più legato. La nervatura interna del 'discorso', l'andamento e la sua esposizione, la forza interna, la struttura stessa dell'esposizione, investe in pieno lo statuto della "scienza" dentro l'Università'. Nella traduzione ufficiale del Vaticano, l'occhielo dice 'Incontro con i rappresentanti della Scienza'. Una dichiarazione 'impossibile', impensabile in Italia. Per vari motivi che sarebbe troppo lungo spiegare qui. innanzitutto per un motivo di fondo: l'Università italiana è incapace di pensare, nel doppio fronte, lo statuto della teologia. Da un lato essa è incapace di pensare la teologia all'interno delle sue Università; dall'altro, essa è incapace di pensare uno statuto scientifico che investa e coinvolga le facoltà umanistiche.
Teologia e facoltà umanistiche - in linea di rigore - sarebbero escluse dall'uditorio a cui il Pontefice si rivolge ('Incontro con i rappresentanti della Scienza'). Al contrario, invece, tutto il discorso di Benedetto XVI è rivolto a riventicare una filiatura originaria della 'scienza' - intesa in senso italiano - da quell'incrocio, non separabile, tra filosofia ellenestica e Nuovo Testamento, che è rivendicato come lo specifico non separabile che fonda la 'fede secondo la retta ragione'. Ne avremo modo di vedere gli sviluppi che, meglio di qualsiasi altro intervento del Pontefice, manifestano l'idea stessa di fede che sorregge questo pontificato.
Quello che ci importa, come primo movimento, è mostrare che tutto il discorso di Ratisbona/Resensburg offre una interpretazione assoluta dell'incrocio tra filosofia e teologia, tra fede e ragione, offerto ad un uditorio che il Pontefice credeva 'blindato', che il Pontefice credeva potesse perfettamente seguire il filo del discorso che si andava manifestando, come si fosse ad una 'tesi di abilitazione' per l'insegnamento della teologia cattolica, e che, invece, si è dimostrato molto più infido di quanto avesse creduto, leggendo, a piacere, come in un tema a piacere, ciò che però è la schiena dorsale fondamentale della sua 'esposizione': la 'fede' cristiana, nel suo incrocio con la retta ragione ellenistica, è ciò che costituisce, in questo ragionamento, in quanto elemento fondamentale della cultura europea, lo 'sgravare' più florescente, ricco di gemmature, il punto assoluto di lettura e di giuntura, di incrocio e di sintesi, di quello che viene chiamato 'confronto tra culture'. Fede e ragione come luogo di sintesi, e massima apertura, della fede faccia all'irruzione della storia.

Quattro sono i blocchi teorici fondamentali del discorso di Ratisbona/Regensburg.

Lo pubblico, adesso, in italiano. Anche in tedesco era abbastanza chiaro. Ma attendevo la traduzione ufficiale. Che è questa:

"[...]Tutto ciò mi tornò in mente, quando recentemente lessi la parte edita dal professore Theodore Khoury (Münster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d'inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue. Fu poi presumibilmente l'imperatore stesso ad annotare, durante l'assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402, questo dialogo; si spiega così perché i suoi ragionamenti siano riportati in modo molto più dettagliato che non quelli del suo interlocutore persiano. Il dialogo si estende su tutto l'ambito delle strutture della fede contenute nella Bibbia e nel Corano e si sofferma soprattutto sull'immagine di Dio e dell'uomo, ma necessariamente anche sempre di nuovo sulla relazione tra le – come si diceva – tre "Leggi" o tre "ordini di vita": Antico Testamento – Nuovo Testamento – Corano. Di ciò non intendo parlare ora in questa lezione; vorrei toccare solo un argomento – piuttosto marginale nella struttura dell’intero dialogo – che, nel contesto del tema "fede e ragione", mi ha affascinato e che mi servirà come punto di partenza per le mie riflessioni su questo tema.
Nel settimo colloquio (parola in greco: dialéxis – controversia) edito dal prof. Khoury, l'imperatore tocca il tema della jihad, della guerra santa. Sicuramente l'imperatore sapeva che nella sura 2, 256 si legge: "Nessuna costrizione nelle cose di fede". È una delle sure del periodo iniziale, dicono gli esperti, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l'imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il "Libro" e gli "increduli", egli, in modo sorprendentemente brusco che ci stupisce, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". L'imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima. "Dio non si compiace del sangue - egli dice -, non agire secondo ragione [parola in greco: sun logo], è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…[...]
L'affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. L'editore, Theodore Khoury, commenta: per l'imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un'opera del noto islamista francese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l'uomo dovrebbe praticare anche l'idolatria".

Ad onor del vero e per completezza dell'informazione - come si dice ipocritamente-, adesso il discorso di Ratisbona lo si può leggere in totalità anche qui, ed in italico. E, ovviamente, non è finita qui.

Cimitero La Trottola

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Oriana Fallaci, oggi a Firenze l'inumazione
Riposerà in un cimitero multireligioso

Gazzetta del Sud, prima pagina

Con urgente attenzione e necessità abbiamo letto - in lingua pronunciata - il discorso di Ratisbona di Benedetto XVI. E con ancora più attenzione, e preoccupazione, abbiamo letto e riletto le reazioni a queste parole, le reazioni a quel discorso, che rimarrà, ne siamo certi, un punto di non ritorno. Reazioni tanto prevedibili, quanto intense e forti erano le prime parole. Ancora, di nuovo, fede e ragione, nelle parole del Pontefice, sono i fari di un insistente perseverare nella liquidazione sia dell'autonomia della ragione, come della fermezza nel ribadire il necessario suo incrocio con la fede.

e:- Hai voluto lasciare il 'segno'
g: - sei il solito cretino
e-: lo sai che ti ascolto da prima che tu morissi
g:- dovresti sapere che chi 'registra' non muore, prima di dire queste sciocchezze...
e:- al contrario: dovresti sapere perfettamente che ogni registrazione ti uccide
g:- a volte mi domando come tu continui ad ascoltare 'musica classica'. Ma come, se tu stesso hai continuato a ripetermi che la registrazione, ben interpretata, era l'unica salvezza della musica che chiamiamo 'classica'?

l'erede di Oriana

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"Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane".

Frase attribuita all'Imperatore Paleologo II, citata da Benedetto XVI°

Parla lo scrittore Aytunc Altindal, biografo del pontefice: [...]

Ora rinvii il suo viaggio in Turchia
ci ha offesi, sarebbe in pericolo

Titoli di Repubblica, pag. 17

"Rodotà: anch'io laico voglio tutelare l'embrione"

Repubblica, pag. 16

L'Alitalia precipita a Piazza Affari

Titolo di Repubblica, pag. 9

"Finchè la proprietà privata non sarà considerata un furto, io andrò avanti"

Attribuita a Tronchetti Provera.
Repubblica, pag. 3

Cento anni - Messina 2008

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Cento anni dal terremoto non è un anniversario. Nessuna amministrazione festeggia la distruzione della città che governa. La forza che attraversa Messina, quella forza nata dopo il terremoto, non ha bisogno di nessun festeggiamento. Esiste: è presente nella sensibilità che i messinesi, in tutto il mondo, hanno per la terra che 'trema'. Messina, quella di oggi, nasce da questa forza e da quella ricostruzione, quella che ancora viviamo. E non c'è nessun bisogno di ricordare tutti gli studi che ritessono e ricostruiscono l'altra identità di Messina, quella che ci attiene, che ci attraversa.

In molti, molte, si sporgono su queste poche righe, scritte da molto tempo e in questo luogo, per leggere.
In molti/e, quello che qui viene pubblicato, lo interpretano come un pensiero statico, come fosse la 'finestra' per 'leggere', capire, 'seguire' quello che coloro che scrivono possono pensare. O essere.

Tanto rimane intenso scrivere 'in-comune' - e pubblico -, così tanto rimane unico, tante volte senza esposizione, declinato in pubblico senza volerlo, o di nascosto, o invischiato nelle memorie da cui prende vita, o nelle visite inaspettate e cercate, nei saluti o negli abbandoni, tutto quello che noi scriviamo per noi e per quei pochi che ci amano, senza cercare 'luogo'.

Continuiamo a vivere, oltre la nostra scrittura. E prima. E tanto 'pubblica' è la nostra confessione, la nostra scrittura, tanto questa scrittura difende, ferocemente, il tempo che le attiene, il tempo dov'è nata, le sue amicizie - nascondendo i tradimenti -, le sue distanze, le sue afasie, le povertà e gli splendori.

"bisogna tornare alle encicliche di papa Ratzinger: Dio è amore, non distruzione"

"Il mio film vuole lanciare l'allarme sulla cultura buonista, multiculturalista, propensa all'accoglienza dell'Europa [...] Quanto alla mia incolumità non me ne preoccupo, ho la coscienza tranquilla. [...] Se poi qualche fanatico dovesse venire da me.... io comunque giro armato"

Il regista Renzo Martinelli presentando il suo film "il mercante di pietre", Repubblica online

Teo-dem-enti

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"...In calce le firme di quelli che ormai si autodefiniscono 'teo-dem', costruttori del Partito Democratico, ma anche profondamente cattolici".

Repubblica, pag. 15

Pietro Ingrao
Volevo la luna

Supercoralli, pp. 384, € 18,50

"Manchette" in prima pagina. Repubblica

Un italiano su due: gli animali hanno l'anima
I risultati di una ricerca patrocinata dal festival di filosofia di Modena. Sono soprattutto i giovani ad esserne convinti

repubblica online

[12.09.2006] IL PRETE LA LICENZIA E LEI GLI INCENDIA LA CASA
Una donna brasiliana è stata arrestata dai carabinieri della stazione di Roccalumera (Messina) per incendio doloso e detenzione di arma bianca. La giovane, dopo essere stata per 4 anni la perpetua del parroco, era stata licenziata.

Normanno online

Il Papa continua la sua visita in Germania e celebrando messa a Ratisbona ha detto: "Noi crediamo nel Dio dell'amore e della bontà"

Repubblica online

"... Blatter avrebbe suggerito di far incontrare Zidane e Materazzi nella prigione di Robben Island, [...] dove per 27 anni è stato rinchiuso Nelson Mandela. La scelta non è soltanto simbolica: nel 2010 i mondiali si giocheranno proprio in Sudafrica"

Repubblica pag. 60

"Teheran - Una vignetta che irrideva Ahmadinejad pubblicata giovedì scorso potrebbe aver causato la chisura del principale quotidiano riformista iraniano Sharq (Oriente): un asino su una scacchiera con un'aureola attorno alla testa. Un riferimento al presidente iraniano che, secondo molti siti di opposizione, si sente circondato da un cerchio di luce divina. In un comunicato diffuso dall'agenzia Isna, l'organismo di controllo della stampa ha spiegato che Sharq è stato chiuso per le 'frequenti violazioni della legge, il rifiuto di pagare le ammende e la pubblicazione di una caricatura offensiva'"

Repubblica pag. 9

Papakaze

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Papa: "Islam spaventato
da questo Occidente
che disprezza Dio"
"La vera minaccia per la loro identita non viene vista nella fede cristiana, ma nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della liberta"

Repubblica online

Memoria, tempo e ricordo [6]

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La memoria della morte [b- e fine]
a Carlo Giuliani

Non si ha memoria della morte.
Si può avere ricordo del morire, altrui.
Si assiste alla morte altrui.
Si è, talvolta, testimoni.
Essere testimoni della morte significa, sempre, distinguere la morte che attraversa il nostro tempo, lo interrompe, dal tempo della morte, che non ha rispetto del tempo che ci attiene.

Tra la morte, il tempo e la dichiarazione, la parola che io uso - la mia scrittura, quella che io attraverso -, non c'è nè pace, nè forza. Nessuna possibilità d'amicizia.

Tanto la morte occupa e incide, attraversa il nostro tempo, tanto ne siamo terrorizzati ed evitiamo di nominare e descrivere ciò che accade a partire dalla sua irruzione. E tanto la scrittura che io attraverso vive grazie alle sue 'forme', alla sua forza, alla capacità di stare, tanto io lavoro per 'altro', lavoro per l'irruzione di altro.

La memoria della morte, a differenza del ricordo di chi muore, parla di altro.
Mentre il ricordo di quello che è accaduto a Genova rimane incandescente, la memoria che traversa il ricordo che mi occupa, vive senza dichiarazioni e senza parola. Vive solo, da solo.
Tanto più diventa lontano, tanto più parla dell'interruzione del tempo, di come ricordo, memoria e memoria in-comune si distinguono.

Dove, se, se posso, posso scrivere della memoria, posso farlo grazie a Carlo Giuliani.

Memoria, tempo e ricordo [5]

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Qui la prima parte.

La memoria della 'morte' [a]

La memoria che traversa la morte assume tutte le forme possibili del ricordo privato - in tutti i sensi in cui questo termine può essere declinato. Di fronte il 'morto', il ricordo la fa da padrone, e sia la tessitura della memoria collettiva, come quella 'in-comune', vengono letteralmente spazzate via.
La morte, il silenzio del 'morto', spinge a 'ricordare' ciò che già si sa: si attraversa una regione piena, satura di ricordi, che si cerca di incrociare, con-dividere con i ricordi altrui. Di fronte il corpo del 'morto', doppia è la reazione: si ritesse la tela del ricordo individuale, si riallaccia il filo del ricordo con-diviso.

Anno zero - Santoro dopo Santoro

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"[...] Altra presenza femminile, che attira la cuiriosità dei cronisti per l'estrazione tutt'altro che "santoriana" è Beatrice Borromeo, contessina della nobile casata, nipote di Marta Marzotto e sorella di Lavinia moglie di Jaki Elkann. Bella, elegante, acqua e sapone, il giornalista l'ha voluta perché impressionato da un'intervista in cui la giovane e già famosa ragazza - vent'anni e una robusta carriera da modella, ma anche studentessa di Scienze giuridiche alla Bocconi - manifestava il desiderio di "voler entrare in un'altra zona della realtà". Sarà "l'elemento di raccordo con i giovani, pian piano la faremo diventare una cifra di racconto" [...].

Ecco. Questa è la cifra del ritorno, del racconto, del raccordo, del ricordo.
Spero che la cifra del giornalismo si smarchi, come ha già fatto, da Santoro. E che lo releghi nell'unico luogo a lui deputato.

Il tempo ci invecchia. Senza crederlo o saperlo.
Soprattutto senza volerlo.

Torna Santoro. Per lui, sè medesimo.

"Non buttiamoci in modo voyeuristico sul caso di Natascha, la ragazza austriaca rapita a dieci anni e liberatasi a 18 dalla sua prigionia. Cerchiamo invece di capire dalle sue dichiarazioni ciò che la sua storia drammatica può rivelare a ciascuno di noi in ordine a quel che si muove nei meandri segreti e sconosciuti della nostra psiche. Il suo corpo oggi pesa 42 chili quanto il giorno del suo rapimento a dieci anni. E siccome il corpo è il più significativo tra gli indicatori psichici, al di là della possibile malnutrizione, dobbiamo pensare che il suo corpo ha registrato l'avvenuta sospensione della vita in quella stanza di due metri per tre dove Natascha ha passato il suo tempo leggendo.

Ascoltandola traspare tutta la cultura accumulata.
L'intervistatore della tv austriaca, Worm, ha dichiarato: "Sembrava di parlare con una laureata dalla volontà invincibile". Quindi con una ragazza non mentalmente degradata dalla prigionia, ma educata dalla lettura, che le ha dato eloquio, metafore, connessioni logiche ed educazione del cuore. Primo insegnamento: la cultura educa anche in situazioni parossistiche ed estreme, e la volontà si forma non tanto nell'abbondanza e nella gratificazione, quanto nella privazione e nella determinazione sostenuta dal progetto (nel suo caso la conquista della libertà).
Del suo rapitore che si è suicidato parla con rispetto: "Nessuno si deve togliere la vita". Non lo accusa: "Perché non è qui per potersi difendere". Afferma che: "faceva parte della sua vita quotidiana, negli ultimi anni cucinava per lui e spesso con lui guardava la televisione la sera". A proposito di questo rapporto in molti hanno parlato di "sindrome di Stoccolma" con riferimento all'ostaggio che si innamora del suo rapitore.

Niente di più falso. Se avete esperienza di bambini maltrattati e chiedete loro un giudizio sui loro genitori, immancabilmente questi vi risponderanno che i loro genitori sono buoni. Perché se così non fosse e se il bambino così non pensasse, si vedrebbe preclusa ogni possibilità di vita.

E allora le forze della vita, anche nelle più terribili condizioni, dipingono un quadro accogliente al di là di ogni dato di realtà, per poter continuare a vivere.
Ne deriva un secondo insegnamento: Natascha a dieci anni si è comportata come i bambini maltrattati. Ha negato la terribile realtà dipingendosela come accettabile, per poter sopravvivere. Anche i deliri, con cui gli psichiatri definiscono la negazione della realtà, in certe circostanze sono indispensabili per continuare a vivere.

L'intervista si è svolta nell'Ospedale Generale di Vienna dove la ragazza, mai visitata da medici durante la sua prigionia, è sottoposta a controlli per problemi di cuore. Non sappiamo se a seguito della denutrizione o come effetto dello stress da liberazione. Ma in senso metaforico il cuore di Natascha sembra sappia far risuonare tutte le corde del sentimento invece di quelle del ri-sentimento.

Sentimento di rispetto per il suo rapitore, sentimento di attesa serena per l'incontro con i suoi genitori, sentimento di speranza e di aiuto per tutte le giovani vittime del crimine a cui Natascha destina tutti i ricavi per la vendita all'estero dei diritti dell'intervista (rilasciata gratuitamente alla televisione austriaca).
Di qui il terzo e ultimo insegnamento: se in tutte le ingiustizie, anche le più terribili che ci possono capitare nella vita, occupiamo il nostro cuore con il sentimento e non col risentimento, allora il nostro cuore davvero ci aiuta a vivere, perché il sentimento è una forza potente, mentre il risentimento risucchia la forza e rattrappisce l'anima.

Se evitiamo la curiosità morbosa e il voyeurismo, Natascha, proprio col dramma della sua adolescenza negata, oggi ci ha raccontato una storia bellissima da cui possiamo solo imparare come si fa, nonostante tutto, a vivere."

Senato, nuovi problemi per il governo
De Gregorio lascia l'Italia dei Valori
Il senatore assicura: "Non confluisco nella Cdl". Ma formerà un sottogruppo del gruppo Misto a Palazzo Madama. Dove i numeri dell'Unione sono già sul filo.

Repubblica online

porcili (non è finita qui)

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Questo testo è stato scritto il 28 agosto 2006.
Poi cancellato.
Adesso ripubblicato, con più ragione. E, forse, con qualche attenuazione di troppo. (ho solo tolto, ma non è finita qui).

La porcilaia giornalistica sguazza, senza limite, in un evento che dovrebbe essere trattato con una grande 'passione', 'attenzione', 'silenzio', pena e grazia, come i miei colleghi non sanno fare e nessuno gli ha insegnato.

Esiste, tra noi, una donna, una bambina, che ha vissuto, e per anni, segregata, rapita. Nel silenzio della sua 'vita rapita', ha vissuto. Come, non sappiamo, ma 'vogliamo', 'desideriamo', sapere: certo. Come, non sappiamo. Ed è 'lei' che deve dirci, decidere.

La 'porcilaia giornalistica internazionale' sta vivendo una stagione unica.

Esiste, ho letto, addirittura, un 'diario'. Che si sta 'facendo a pugni' per pubblicare.
E mi si potrebbe dire: "Perchè?" Perchè voi, certo non io, andate a 'scrofare' dove la parola si toglie, si nega, e voi volete 'esporla'. E mi si potrebbe dire: "Non è la prima volta". Direi: sia maggiore il peso della vostra nullità, volgarità. Sia maggiore, questa volta, la volta dove la vostra volgarità sia più chiara, evidente, senza scusanti.
La 'porcilaia' giornalistica italiana, mimando quella internazionale, vuole dir quello che una ragazza/donna, dopo quasi dieci anni di rapimento, non sa dire. E cerca.
Maledetti, siate tre volte maledetti-.

cap.jpg

- I fondamentalisti di ogni fede sono il male del nostro tempo. Quasi tutti i miei amici sono atei, e io non mi sento un'eccezione. Se si guarda alla storia si scopre che il concetto di bene e male è sempre esistito prima delle varie religioni. Le religioni furono inventate solo in seguito, per esprimere questo concetto. Per quanto mi riguarda non ho bisogno di un "sacro" arbitro supremo per diventare un essere morale.

- Forse no, ma a quanto pare molti hanno bisogno di un dio. In tutto il mondo si ha un ritorno delle religioni. A suo giudizio si tratta di un'evoluzione negativa?

- Sì

- E' una risposta chiara, ma anche offensiva per molti.

- A mio giudizio la parola "spirituale" dovrebbe essere messa all'indice e bisognerebbe proibirne l'uso, diciamo per 50 anni. E' incredibile quello che oggi viene presentato come "spirituale". Si arriva al cagnolino spirituale e allo shampoo spirituale.

Intervista di Erich Follath a Salman Rushdie - Repubblica pag. 43

Le "studiano" tutte

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Molte università italiane sfruttano il proprio marchio per vendere gadget.

Dal TG3 delle 19

Il centrocampista azzurro a due giorni dalla "rivincita" di Parigi
"Quando abbiamo perso l'Europeo non abbiamo fatto tante scene"
Gattuso contro i francesi
"Sono più rosiconi di noi"

Repubblica online

Memoria, tempo e ricordo [4]

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Speranza e tradimento: oggetti.

Una radicalizzazione rigorosa del ricordo, ed una più corretta interrogazione della memoria, nella differenza che qui si vuole mostrare tra memoria collettiva e memoria in-comune, si espone, necessariamente, alla messa in questione che la politica ha dovuto attraversare. Non solo essa è legata, nel novecento, inevitabilemente, al ricordo che accompagna ogni esistenza, ma, ancor di più, la politica manifesta la differenza che esiste tra la memoria degli eventi vissuti collettivamente, e quelli che, in-comune, diventano il 'luogo' che sto tentando di descrivere.

Memoria, tempo e ricordo [3]

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Qui la prima parte

Abbiamo dunque, da un lato, il ricordo, che accompagna l'esistenza di ognuno di noi (nessuno di noi dichiara, in ragione, di non avere ricordi). Dall'altro, la memoria, con cui io 'me la sono presa'.
Più 'paurosa' è la memoria del ricordo. Soprattutto nella 'scelta' che essa compie. Ma mai è talmente 'paurosa' come quando ricorda con precisione unanime e senza alternativa.
Mentre il ricordo vaga senza direzione, come in un sogno ad occhi aperti, senza vertigine, come in sentiero di campagna, la memoria ha una precisione fulminante, anche quando 'sceglie', distingue e separa, come in un sentiero di montagna. Innanzitutto la propria memoria da quella altrui.
La memoria più 'intollerabile' è quella della morte di un figlio, di una figlia.

Memoria, tempo e ricordo [2]

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a mia nipote Maristella

La differenza tra memoria collettiva e memoria in-comune, per quanto possa sembrare pregrina, affonda le sue motivazioni in un'immensa letteratura che ha attraversato il novecento e di cui, in fondo, il novecento porterà la stigmate per sempre. Ed ha obiettivi plurimi che andrò mostrando strada facendo. Il problema che il novecento ci offre, ci offre nella sua sporgenza, nella sua fine precedente alla sua conclusione, è: "come ricordare?".
Questa domanda, che attraversa i picchi più assoluti della letteratura del novecento, dovrebbe cominciare ad essere posta correttamente. Ne faccio un esempio, per quel che mi riguarda, esemplare.

Memoria, tempo e ricordo [1]

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La memoria non è una grande amica. Non aiuta a dimenticare, a spazzare via i fantasmi durante la notte, nè aiuta a rimetterli al loro posto, ordinandoli per parti, ruoli, regie e messe in scena. Al contrario, la memoria, innanzitutto durante il sonno, attraverso i sogni, si riprende la parte che le mancava, irrompe in territori che non le appartengono, razzÌa senza difesa, occupa, devasta e soffoca con un piglio imprevisto ed intollerabile, legando e separando tempi che sono, invece, separati e legati, che sono autonomi e liberi, liberi da 'lei'.

Dove la memoria irrompe, nella memoria di chi ricorda, essa volontariamente produce ferite inaspettate, irruzioni disastrose, ricostruzioni da riportare alla verità, esistenze da salvare, tempo da riportare al tempo che gli attiene, tempo che deve essere riportato alla sua verità (se mai ci sia una 'verità' del tempo che si vive).
Proprio in questo lembo delicato e fine, la memoria irrompe, istituendosi come dominio e certezza. E chi ricorda non è niente altro che in suo dominio e possessione. Non abita nessun altro luogo se non quello che essa/ella determina - lo dico con tutte le riserve del caso e per farmi intendere. E più precisamente, chi ricorda luoghi, date, nomi, parole o silenzi - così come fughe, assenze, irruzioni o lettere - proprio lì, più ricorda, più due volte attraversa una battaglia che non si sarebbe mai aspettato.

L'ammiraglio Di Paola, capo di stato maggiore, annuncia che i primi militari sono già a terra. Domani lo sbarco del grosso delle truppe che durerà circa 16 ore.

Repubblica online