[COMMENTO] Ho voluto immediatamente - prima di tutto - postare le foto di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda, prima della sua morte, per mostrare, senza ombra di dubbio, quanto un evento non sia mai 'quello che appare', anche se esso sia 'immobilizzato' in un'istantanea. 'Istantanee' ne esistono, sempre, per lo meno due. E anche se non ce ne fosse che una, o nessuna, nessuna versione è 'vera' di per se stessa e nessuna si giustifica da sè. Mai, mai. Queste foto sono conosciute, entrambe (non scopro nulla di nuovo, e non scoprirò proprio nulla di nuovo in quello che andrò a scrivere in questi giorni); ma la loro vicinanza dà un senso di 'vertigine'. Innanzitutto perchè entrambe le foto 'fermano la vita un attimo prima della morte' - e questa volta non c'è alcuna 'retorica' in quello che scrivo, ma una 'constatazione di morte'.
Ma, forse, nemmeno questo dà il senso di vertigine reale che queste due foto 'mettono in scena', che mi prende. Non è la prima - e purtroppo non sarà l'ultima - 'foto' che arresta per sempre la vita un attimo prima della sua 'fine'. [le foto scattate, per fare un esempio volontario, ad Ernesto 'Che' Guevara 'morto', tutto dicevano, tranne che la morte - solo la pena della 'visione' di un corpo martoriato: precisamente quello che accadde a Pier Paolo Pasolini. Il 'corpo' di Carlo Giuliani. E proprio nella 'differenza' irriducibile che abita queste 'foto'].
La 'vertigine' si apre perchè ogni foto, di per sè, può essere 'utilizzata' per 'giustificare' ciò che accade.
La prima, certamente, dà un 'senso' molto più vicino al 'reale' che la seconda.
E se essa non ci fosse stata, la seconda sarebbe diventata - come era quasi riuscita ad essere - il 'senso pubblico' di una morte, quando 'senso pubblico' prende il posto, per decenza e falso pudore terminologico, di 'giustificazione'. Ma siamo solo all'inizio.
In questo 'senso', tutto il materiale che io pubblicherò sino al 22 luglio, sarà distinto dai miei commenti.
In questo senso, io pubblicherò, almeno io, solo 'video', tutti quelli che sono riuscito a rintracciare in questi 5 anni.
Ma, a differenza di una sorta di 'piano sequenza ideologico', io assumerò un solo 'video' come guida, lo sezionerò per blocchi, anche di pochi secondi, ne farò una sorta di 'guida giornalistica', e lo farò 'vedere' attraverso questi blocchi d'immagini.
Ovviamente, il video sarà a disposizione nella sua interezza.
Ma il suo 'sezionamento' mi servirà per fare una sorta di 'sinossi giornalistica' con tutti gli altri video che ho raccolto.
Diciamo così: ciò che nel 'video guida' sarà disponibile nel frammento che va dal fotogramma temporale '1.32.48' sino al fotogramma '1.39.59' sarà rimandato, in sinossi, non 'immediatamente coincidente', ma appena successiva, e verificabile, agli altri video dove quella stessa scena appare, magari presa da altra angolazione, con altro commento, in altro contesto.
Questa operazione mi espone, ovviamente, ad una marea di errori e di correzioni. Innanzitutto giornalistiche.
Che io sono, chiaramente, immediatamente pronto ad accogliere, solo alla luce di una 'sinossi dell'evento plurima'. Cioè: solo alla luce di una 'mancanza giornalistica', e mai 'ideologica'.
Non so se riuscirò a terminare questa 'operazione', a cui lavoro da molti mesi, spero di sì; ma ciò che più mi importa è il 'metodo della memoria'. Mentre noi siamo abituati a 'ricordare' in maniera univoca, 'Genova 2001' offre politicamente una 'memoria plurima' che è la sua forza 'politica', e che resta lì, come 'fosse morta'.
Su questo tornerò, in termini di commento e di politica.
***
Luigi 'Gino' Raimondi fu cercato, trovato, minacciato e malmenato più volte dai fascisti quando, capo-redattore della 'Sera', giornale di area socialista a Messina, vicino a Colonna di Cesarò, negli anni venti, si oppose, con tutte le sue forze, all'avanzata fascista, alla censura del Prefetto di turno - ho contato più di sei edizioni sequestrate in una sola nottata per lo stesso numero, alla prevaricazione e all'evento raccontato dagli scribacchini di regime. Gino Raimondi, giornalista e avvocato a 25 anni, alla sua laurea portato 'in trionfo' non certo dai principi del foro, ma dagli operai che lo 'aspettavano fuori' proprio per 'festeggarlo', Gino Raimondi, zio di mio padre, nei suoi articoli, oltra alla passione del giornalismo, ha sempre scritto per 'passione di verità'. Tanto da morirne.
La 'passione della verità' nel giornalismo non significa scoprire verità nascoste, pubblicare segreti taciuti, svelare i segreti più nascosti - forse anche. La 'passione della verità', nel giornalismo, è, forse, molto più semplice: è scrivere quello che gli altri o non sanno o non sanno dire ma pensano o immaginano, che vogliono 'ricordare' leggendo, che avrebbero voglia di dire in pubblico ma non dicono. Proprio quando tutto questo è la verità.
Quello che riuscirò a 'fare', lo dedico
a Gino Raimondi e a suo nipote, mio padre, che mi hanno 'fatto' giornalista;
e a Carlo Giuliani, di cui non ho mai detto o scritto una sola sillaba sino ad oggi.
E che stava dove potevo esserci io.

Leave a comment