Una traduzione libera/riscrittura di un testo bellissimo.
Matinalement
C'est un matin sans entrain. Si j'écris, si la force me permet de lâcher quelques phrases sur une page - comme c'est laborieux, ce matin! - je sais bien, ou une voix me dicte cette évidence que je ne peux conserver cela que je fais à présent, je sais bien qu'il faut m'en débarrasser. J'aurais pu écrire cela sur un bout de papier, un vieux torchon, puis brûler le tout comme lorsque l'on se débarrasse d'un secret: un murmure dans le creux d'un arbre ancestral. J'aurais pu tout aussi bien poursuivre mon journal (lequel?, il y en a tellement). Mais cela n'aurait pas marché. J'ai besoin de porter cela à d'autres consciences, de "partager" dans une rupture - un balaiement de la main, radical - ce dont j'ai à peine conscience.
La fébrilité du savoir contamine l'espace dans lequel j'évolue. La cire sans distinction de forme ou la nausée ou encore l'englobant m'étreignent et alourdissent mes paroles: "Acclamons la parole du seigneur!", "Repens-toi de tes péchés" "Dis seulement une parole et je serai guéri", "lecture du livre d'Isaïe, chapitre 9 : Le peuple qui marchait dans les ténèbres a vu une grande lumière; sur ceux qui habitaient au pays de l'obscurité une lumière a brillé."
Julien
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Di mattina
(seconda versione)
È un mattino come un altro, come i vostri, come quelli che tutti cominciamo. Se scrivo, se la forza mi permette di lasciar andare qualche frase su una pagina qualsiasi – e pure di buona lena, stamattina! – lo faccio perché so che, seguendo la voce che mi dice chiaramente che ciò che faccio oggi non posso portarlo con me solo, lo faccio perché so che devo abbandonare ciò che scrivo.
Anche solo su un pezzo di carta, su un vecchio straccio, per gettare poi tutto nelle fiamme, come si fa dimenticando una menzogna: l’urlo mormorato dentro l’albero vuoto della mia memoria. Avrei potuto continuare a scrivere su di me, nel mio ‘diario’ (ma quale, quale tra quelli cominciati?). Per chi, per cosa? Io so che scrivo insieme ad altri, e leggo insieme ad altre, e siete voi a ricordarlo a quella mano che, tagliandosi le dita, con un gesto radicale, ha gettato al fuoco la scrittura per sé sola.
Questa febbre di ‘sapere’ – di voi e di me – attraversa lo spazio dove cado e cambio. Questo fuoco che non mi dà forma, o la mia nausea, o quello che mi ‘vuole’, mi blocca ancora, e rende pesante come pietre ciò che dico: “Acclamiamo la parola del Signore”, “Pentiti”, “Dici solo una parola e io sarò salvato”, dal libro di Isaia, capitolo 9: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto la sua grande luce: per chi sta nel regno delle tenebre, una luce brilla finalmente”.
Emilio

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