"Per ogni razzo su Israele, i militari di Tel Aviv dicono che ridurranno in macerie fino a dieci abitazioni a più piani"
Die Zeit, Nr. 31, 27 Luglio 2006, p. 1.
"Per ogni razzo su Israele, i militari di Tel Aviv dicono che ridurranno in macerie fino a dieci abitazioni a più piani"
Die Zeit, Nr. 31, 27 Luglio 2006, p. 1.
Strage in Libano: 54 morti, 37 bambini.
Bombardato edificio civile a Cana.
Repubblica online
Mel Gibson, insulti antisemiti agli agenti.
Fermato per guida in stato di ebbrezza, ha apostrofato i poliziotti con frasi tipo "Fottuto ebreo". Ha provato a scusarsi: "Ero ubriaco". In passato accusato di antisemitismo per il suo film "La Passione di Cristo"
Repubblica online
Licenziati perché «non in linea con la filosofia del bar» in cui lavoravano, cioè perché gay.
Unità online
Bertinotti: "Bel giorno per istituzioni"
Repubblica online
Uefa, Milan in Champions con riserva.
"Servono accertamenti di ordine etico".
Repubblica online
I pochi lettori e chi scrive su questo blog, diversi amici, tutti maschi, penso abbiano seguito la progressione d'impegno che la 'questione di Genova' ha significato per me e per il blog. Due sono stati i riferimenti 'esterni' al blog.
Innanzitutto Kinobit, in secondo luogo l'intervento di Ivan in Vibrisse.
Non c'è stato nessun intervento interno al blog che abbia ripreso lo sforzo di ricostruzione su 'Genova'.
Nè di ricostruzione, nè di ripresa, nè a livello testimoniale, nè a livello di intervento politico e di scrittura.
Lo chiamerei così: un dato di fatto, evidente, documentabile, patente.
Non uno ha messo le mani sulla tastiera per scrivere anche solo un rigo di contestazione, di appoggio, di aiuto. Per non dire che tutti gli appelli e le buone proposizioni per recuperare materiale sono, pressocchè, cadute nel vuoto, fatto salvo il recupero del cd prodotto a Pisa e che Gianfranco ha ripreso, senza fare un minimo di scheda di presentazione che sforasse le telefonate, e si proponesse come 'testo' sul blog. Salvo volermelo mandare per ftp.
Per non dire che pressocchè nessuno tra quelli che scrivono in questo blog ha visionato un solo video, dico 'uno solo', o per difficoltà tecniche, o per scelta volontaria.
Figuriamoci scrivere anche solo due righe.
Ne prendo atto e ne traggo, però, alcune conseguenze di carattere politico. E pubbliche. Visto che il 'privato' diventa ancora peggiore.
Pescara, il prete che confessa sulla spiaggia
I "Bagnini di Gesù" cercano nuovi fedeli.
Repubblica online
I razzi su Israele? Per Nemer Hammad sono "giocattoli"
RAI 3 - 12.07.06
"Hemingway spiava Mao"
Da Repubblica online
[COMMENTO]
A S., e ai suoi giocattoli
La memoria è una scelta condivisa, che decide e separa, ma rende comune quello che si è vissuto da soli o insieme. La memoria non è un movimento che vive di vita propria, nè un gesto che può vivere isolatamente. Anche se può, la memoria cerca la sua conferma, la sua condivisione.
Chi 'ricorda', ricorda insieme, in-comune, oppure ricorda con rabbia. Da solo, nell'incomprensione.
Tutto il novecento ha offerto grandi esempi di memoria 'rabbiosa', 'feroce' per la sua solitudine. E, nello stesso tempo, il novecento ha offerto i più grandi esempi di memoria vissuta in comune, costruiti pezzo dopo pezzo: si chiama 'memoria collettiva' (Marcel Proust)
Questo silenzio quasi assordante - di fronte 'Genova' - non fa che confermare la necessità della ferocia della memoria. Quella che 'ricorda tutto', i nomi, i fatti, gli eventi, gli 'oggetti', che ricostruisce, che tiene a mente chi tace e chi sceglie di nascondersi, chi 'non ha tempo', chi ha perso il 'suo tempo', chi ha mancato il 'suo momento' e chi l'ha vissuto 'una volta', e 'due volte' non gli interessa più, chi si distrae e per un attimo non ricorda.
La memoria gioca sporco, scambiando le carte tra quello che 'ci' accade e 'quello che accade'. E che si ricorderà.
Fanno male 'quelli che credono di avere vissuto in comune', a credersi, loro e la loro memoria, la memoria che rimane, senza oggetti e senza immagini.
E, insieme, fa male chi crede che la memoria sia 'a corrente alternata', che si possa, per un attimo, dimenticare, mettere da parte.
La forza della memoria, ferocemente, cancella quello che non abbiamo saputo costruire e ricordare 'in-comune', sempre, e, insieme, silenziosamente, sorride tutte le volte che, per caso e per scelta, quello a cui 'teniamo' muore.
Genova, per noi, è la memoria che hanno gettato via.
Genova, per noi, vive, di nuovo, proprio per questo.
h 15.00-15.30 (work-in-progress)
Gli arresti e i pestaggi tra la prima carca dei CC e la seconda della PS.
Sempre da 'Le strade di Genova' il momento del testa a testa dopo la ricomposizione del corteo e i primi arresti e pestaggi.
Nel secondo video, tratto da 'Bella Ciao', la scena del cortiletto interno in Via Tolemaide - citata da quasi tutti i video, ma qui particolarmente forte per le immagini prese sia dall'esterno che dall'interno del cortile.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 15.00-15.30
La prima carica dei CC presa sia dall'alto che dal basso.
Il primo video, tratto da 'Le strade di Genova', la ricostruzione della carica con una presa di camera dall'alto che riprende la carica, la tenuta e il successivo sfondamento della testuggine, sino alla sua ricomposizione.
Nel secondo, tratto da 'Bella Ciao', la carica è seguita dal basso, dalla svolta in corso Torino, all'ingresso in via Tolemaide, sino allo sfondamento della 'testuggine'.
Il terzo video, tratto da 'Genova Red Zone', riprende la carica dal basso, con immaggini anche dall'interno del corteo dei Disobbedienti.
Nel quarto video si vede perfettamente il momento dello sfondamento della 'testuggine' preso da un'inquadratura molto laterle ma, per questo, molto efficace. Successivamente sono documentati i primi arresti e pestaggi successivi alla ricomposizione della testa del corteo. Le immagini sono tratte da 'I diritti negati', video prodotto dal Legal team, per testimoniare, attraverso le immagini, tutte le violazioni del Codice Penale di cui si sono rese responsabili le Forze dell'ordine; lo potetescaricare interamente da qui.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 15.00-15.30
In questa serie di filmati, la ricostruzione delle fasi appena precedenti il contatto e la prima carica dei CC contro la testa del corteo dei Disobbedienti. È un lavoro svolto dal Gruppo Legale del GSF attraverso materiali video, le registrazioni delle comunicazioni via radio tra la centrale opeativa e le forze di PS presenti in strada, e tutto il materiale, comprese le deposizioni, che è stato presentato in sede di dibattimento. Il video può essere interamente scaricato dal sito di 'Arcoiris TV', dove trovate molto altro materiale.
Nel primo video la ricostruzione dello spostamento del plotone di CC prima del contatto con la testa del corteo.
Nel secondo le varie deposizioni che spiegano, dalla parte dei CC, i motivi della carica.
Le immagini sono talmente evidenti che non aggiungo nessun commento se non che non si vede nessun atteggiamento aggressivo, nessun lancio di oggetti o di molotov che giustifica l'intervento diretto dei CC.
I files sono abbastanza grandi - è necessario avere un po' di pazienza in più per la loro visione.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 11.00-15.00 circa
Da 'Bella Ciao', invece, un lungo brano sulle istruzioni di organizzazione per il corteo, le dichiarazioni di Casarini, gli appelli ripetuti al non utilizzo di armi offensive, la partenza intorno alle 13.30 da Corso Europa e : primo video e secondo.
Ancora immagini della preparazione allo stadio e della partenza, tratte da 'Bella Ciao' nel terzo video, con appelli ripetuti al non utilizzo di armi d'offesa, Caruso ed altri che danno indicazioni per l'organizzazione del corteo.
La formazione della 'testuggine' e la sua modalità di spostamento nel quarto video tratto da 'Genova Red Zone'
Infine, sempre grazie alla ricostruzione precisa de 'Le strade di Genova', nel quinto video il primo contatto tra la testa del corteo e i CC all'incrocio tra Corso Torino e Via Tolemaide (sono le 15 circa).
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 11.00-15.00 circa
Le immagini della preparazione e della partenza del corteo dei disubbidienti.
Il primo video, tratto da 'Le strade di Genova', ci offre le coordinate del percorso del corteo dei Disobbedienti.
Il secondo, tratto da 'Genova per noi', alcune immagini dello stadio Carlini, punto di raccolta dei disobbedienti, con in sottofondo Luca Casarini che, al megafono, dà un esempio del linguaggio tipico di questa parte importante dei no-global di Genova.
Nel terzo, ancora immagini dal Carlini tratte da 'Solo limoni', con un chiaro appello al non utilizzo di strumenti di offesa, lanciato al megafono già all'interno dello stadio.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Il primo video è preso da 'Genova città aperta' e, se non mi sbaglio (rivedendo il secondo video - 2.38/2.43), vede la carica della polizia dal lato di chi fugge: intervenuta in Piazza Manin, la PS rincorre gli ultimi componenti dei BB. Ma ormai non è più così semplice distinguere nè separare. Ammesso che lo si voglia.
Il secondo video è tratto da 'Genova per noi', opera di un gruppo di registi che era nelle strade della città ligure nei giorni del G8, in collaborazione con il Genoa social forum che può essere interamente scaricato da qui, e testimonia sia il posizionamento del plotone di polizia che insegue i BB, le prime scaramucce, la testomianza di una pacifista che insieme ad altri si era interposta fra i due gruppi, e la reazione dei pacifisti di Piazza Manin al passaggio dei BB.
L'ultimo video, tratto da 'Solo limoni', rinvia al terzo video - quello delle cariche indiscriminate anche ai medici - riprendendo l'inizio e lo sviluppo della carica da altra angolazione.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 13.30-15 circa
Come abbiamo visto in questo video, mentre il primo troncone dei BB 'attacca' le carceri di Marassi, il secondo troncone si dirige verso Piazza Manin, a Nord della zona rossa. È la piazza tematica dell'area cattolica e più pacifista del movimento (Rete Lilliput, Lega Ambiente, Commercio equo e solidale). La polizia, ritornando sui suoi passi, raggiunge Piazza Manin.
Probabilmente sotto pressione per questo spostamento, diciamo così, interviene, in maniera inesplicabile e senza alcun discrimine, sui gruppi cattolici e non violenti.
Il primo video riprende il plotone di polizia che, dopo aver inseguito il troncone dei BB che si dirigeva a Piazza Manin, opera l'intervento (questo almeno secondo i redattori di 'Le strade di Genova' da cui è tratto).
Il secondo video è tratto da 'Genova Red Zone' e mostra non solo il tipo di intervento, ma anche la reazione di assoluta spaesatezza dei militanti pacifisti.
Il terzo e il quarto sono, invece, scorporati da 'Genova senza risposte', e testimoniano sia dell'indiscriminatezza dell'intervento - picchiato a freddo anche un medico - come della reazione incredula dopo l'attacco della polizia.
Impressionante, e di impatto emotivo non misurabile, è la 'prova di difesa pacifista' all'inizio del secondo video, e la sua 'verifica' sul campo, proprio nel finale dello stesso video.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Tra le 13 e le 15 di venerdì, il 'Blocco nero' continua ad operare liberamente in città. I filmati che presento qui e che seguono gli spostamenti del BB all'interno di Genova, offrono sia uno spaccato della strategia sia della libertà con cui il Blocco si è mosso ed è stato lasciato fare proprio prima l'inizio del corteo dei Disobbedienti.
Il primo e il terzo video sono presi da 'Le strade di Genova', che, come abbiamo detto, offre una mappa puntualissima e molto documentata degli spostamenti del blocco e non solo. Il primo, ricostruisce il percorso del BB dalle 13,30 circa in poi, percorso che ha una sua logica stabilita a tavolino e che non viene minimamente contrastato dalla forze dell'ordine. Il terzo video, invece, offre una ricostruzione dello pseudo assalto alle carceri di Marassi e dell'assurda ed illogica ritirata dei carabinieri posti a difesa del carcere.
ll secondo, invece, è preso da 'Bella Ciao', video prodotto da Indymedia, e che è, insieme a 'Le strade di Genova', la vera, grande fonte di tutte le ricostruzioni possibili dei giorni del G8. Sono entrambi dei lavori eccellenti - con differenze anche notevoli fra loro -, ma che offrono l'unica, precisa, puntuale e lucida ricostruzione di ciò che è accaduto. 'Bella Ciao' può essere interamente scaricato da qui.
Integra il primo video da un'altra prospettiva di camera, ma, come si vedrà, moltissime sono le immagini in comune.
Il quarto video è sempre tagliato da 'Bella ciao' ed offre, da un'altra angolatura, la 'presa' del carcere di Marassi.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
È centrale ricostruire i movimenti del Black Bloc, che si incrocia e traversa tutti gli altri spezzoni del corteo. Fondamentale, in più, ricostruire il ruolo dello 'spezzone nero' nella 'dispersione' del presidio dei Cobas a Piazza Da Novi, Cobas che sono stati travolti dall'intervento dei CC.
Tra i video, inoltre, c'è una bellissima e chiarissima definizione di cosa sia B&B, di come si muova, da dove venga e come 'ragioni' politicamente.
Il primo video è 'tagliato' da 'Genova Red Zone', la cui fonte abbiamo già visto. Le interviste chiariscono, dall'interno, cosa sia B&B. Una bella testimonianza di 'verità' per comprendere, innanzitutto, la differenza tra i 'presidi' politici a Genova e la 'mobilità' del Blocco Nero.
ll secondo video, tratto da 'Le strade di Genova', di G. Ferrario - immagini girate da un centinaio di operatori professionali e non e che sono state rimontate e commentate con grande intelligenza - ricostruisce i primi movimenti del Blocco Nero a Genova. Il valore generale di questo video è fondamentale. Soprattutto per la ricostruzione delle giornate di venerdì e sabato. È, tra tutti quelli che ho visionato, il più essenziale a livello di commento e il più efficace come ricostruzione. È, nella sua essenzialità ed efficacia, un 'video-politico'. Lo si può scaricare nella sua versione integrale a questo indirizzo.
Il terzo video, sempre rispetto i movimenti del Blocco nero, è tratto da 'Genova senza risposte', che abbiamo già citato.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
[COMMENTO] Tutto il moderno è attraversato da una fibrillazione interna che mette in questione lo 'statuto politico' che le istituzioni, gli organismi ufficiali, gli organismi internazionali di qualsiasi epoca volevano, hanno anche solo provato a dare al quadro geo-politico. Lo scandalo, la sorpresa, il rifiuto, il disconoscimento, l'insulto e la reazione ad ogni 'nuova' messa in questione di questo ordine, tutto questo fa parte di una piece teatrale che il 'potere' mette in scena ogni volta, sistematicamente, come, sistematicamente, la sua 'libertà di potenza' viene messa in questione.
Il corteo dei 'Pink' e la 'provocazione' alla zona rossa.
Il primo video è tratto da 'Genova - IndyMedia', video di ricostruzione dei fatti di Genova, prodotto da Italy-IndyMedia, che può essere interamente scaricato da qui.
Il secondo video è tratto da 'Genova Città Aperta' e può essere scaricato interamente da qui.
Il terzo video è tratto da 'Genova Red Zone', e può essere interamente scaricato da qui.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
La 'divisione' di Genova in zone, la costruzione delle 'barriere', la posizione dei manifestanti.
Il primo e il secondo video sono tratti da 'Genova Red Zone', video in inglese, che può essere scaricato interamente da qui. Fanno vedere, un po', come sono state costruite le 'barriere' che hanno diviso Genova in zone.
Il terzo video è invece tratto da 'Genova senza risposte', che può essere interamente scaricato da qui, e chiarisce molto efficacemente la collocazione in città sia dei diversi gruppi politici che il senso delle piazze tematiche che venerdì 20 servivano come punto di incontro 'politico' e di differenziazione interna al movimento.
È assolutamente fondamentale tenere presente questa collocazione per seguire successivamente quello che accade.
(0) Piazzale Kennedy: sede del GSF (a sud della zona rossa)
(1) Piazza di Carignano: Attac/Rifondazione/Pink
(2) Piazza Da Novi: Cobas
(3) Stadio Carlini: Disobbedienti (a Est della zona rossa)
(4) Piazza Manin: Lilliput, Commercio equo e solidale, Lega Ambiente (a Nord della zona rossa)
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Credo sia opportuno, da ora in poi, dividere le testimonianzie video per 'segmenti di memoria'. Questo significa che la giornata non sarà 'attraversata' come blocco unico, ma per segmenti che potrebbero essere orari, di luogo, di sguardo.
I posts sarannno molteplici e si incardineranno nel doppio regime della 'scansione cronologia' e in quella 'tematica'.
Da questo momento, tutto il blocco di posts 'Genova 2001-06' deve essere letto senza ordine di pubblicazione, ma come fosse 'in aggiornamento continuo e sincronico'. Il suo ordine non seguirà quello cronologico di scrittura sul blog, ma quello interno alla giornata. L'aggiornamento dei video non seguirà nessun ordine, ma solo i 'segmenti di memoria' e le 'connessioni' che chi scrive attraverserà.
20 Luglio - Cronologia
Venerdì all'ora di pranzo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riceve i leader a Palazzo Ducale. Negli stessi minuti iniziano in città gli incidenti. A provocarli sono i black block, le Tute nere, che si muovono ai margini del movimento pacifista con l'unico obbiettivo di creare disordini. Non sono moltissimi, ma riescono nell'intento: dal primo Bancomat mandato in frantumi, Genova non sarà più la stessa.
Questo il bel pezzo pubblicato da Sergio Baratto su 'Primo Amore'.
Così sgombro di retorica e così vero.
"Cinque anni.
È stato detto che eravamo faine della condiscendenza, nuovi mafiosi in tuta nera, padri disgraziati, psicologie fragili, utili idioti. Che eravamo ignoranti, velleitari, che avevamo poche e sbagliate idee, che se i nostri intenti si fossero tradotti in fatti, per il terzo mondo sarebbe stata la rovina; che eravamo antioccidentali, antimodernisti, fiancheggiatori morali del terrorismo, brodo di coltura della sovversione, figli e nipotini plagiabili dei cattivi maestri. Che, in definitiva, eravamo stupidi, manovrabili, pericolosi e delinquenti.
19 luglio: Giovedì sfila il primo corteo degli anti-global, con la manifestazione dei migranti. La marcia di cinquantamila persone si snoda per Genova senza problemi di ordine pubblico. Il Gsf incassa il successo, ma dal giorno dopo lo scenario e i commenti cambiano bruscamente.
h. 17.30 circa: La manifestazione dei migranti
Il primo video è tratto da 'Genova senza risposte' (di Miceli-Paoli-Lorenzi, produz. L'occhio e la Luna) che può essere interamente scaricato da qui.
Il secondo è tratto da 'Solo limoni' (di Giacomo Verde, Shake Ed., Reset, SeStessi video) e può essere interamente scaricato da qui.
Il terzo è la prosecuzione di "Genova città aperta - I fatti di genova 19-20-21 luglio 2001" (autori: Nina, Niko e Martin - video in lingua inglese) che può essere interamente scaricabile dal sito 'New Global Vision'.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Mercoledì 18 luglio. Sera. E poi 'tardi', cioè: Giovedì 19 mattina, quando il giorno non è nato.
"Grande concerto di Manu Chao in Piazzale Kennedy: oltre 20 mila persone.
Carlo Giuliani partecipa al concerto."
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 6.20: la perquisizione allo 'Stadio Carlini', punto d'incontro dei 'disobbedienti'. (da 'Sherwood Genova - video sherwood su fatti genova, che potete scaricare interamente qui.
Tutti i video di Genova li ritrovate nella categoria Genova 2001-11 della nuova veste del sito.
Cominciamo con qualche 'immagine dei giorni appena prima le manifestazioni. Sono i giorni della costruzione delle difese della zona rossa e in cui a Genova si respira un clima di paura.
Il primo video è tratto da "Genova citta' aperta - I fatti di genova 19-20-21 luglio 2001" e può essere interamente scaricabile dal sito 'New Global Vision'.
Il secondo invece è tratto da 'Solo limoni' (di Giacomo Verde, Shake Ed., Reset, Sestessi video) e può essere interamente scaricato da qui.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Tutti i video di Genova li ritrovate nella categoria Genova 2001-11 della nuova veste del sito.
Una breve cronologia.
18 luglio
L'anti G8 inizia nel modo migliore mercoledì notte con il concerto di Manu Chao: sono in ventimila a ballare e saltare con l'ex leader della Mano Negra.
19 luglio
Giovedì sfila il primo corteo degli anti-global con la manifestazione dei migranti. La marcia di cinquantamila persone si snoda per Genova senza problemi di ordine pubblico. Il Gsf incassa il successo, ma dal giorno dopo lo scenario e i commenti cambiano bruscamente.
Questo 'lavoro' che metto in rete non sarebbe stato possibile senza:
- l'archivio video di 'New Global Video';
- il grande archivio della 'memoria' e delle contro-inchieste del 'Comitato Piazza Carlo Giuliani';
- l'impegno e il materiale del 'Comitato Verità e Giustizia per Genova';
- l'impegno morale, prima che legale, del 'Supporto Legale' per i fatti di Genova;
- la lucidità, l'intelligenza e il coraggio del 'Gruppo d'inchiesta Pillola Rossa';
- il paziente lavoro del 'Global Project' e di Radio Sherwood e di Indymedia Italy;
- la generosità di tutti i videomakers, professionali e no, che hanno girato e messo a disposizione tutti i materiali video;
- la forza di chi ha voluto testimoniare - con foto, parole, filmati, scritti, e anche silenzi - quello che ha visto, quello che ha sentito, quello che ha sentito raccontare, quello che non è riuscito a raccontare, non ha voluto o non ha potuto raccontare.
Questo che però 'cerco di pensare in-comune', non sarebbe nemmeno esistito senza, e soprattutto grazie, la forza, la presenza e la fermezza, la voglia di pretendere la verità e di pensare e attraversare un'altra 'politica in-comune' delle centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze, donne e uomini che hanno 'partecipato' a Genova 2001. Come tutti quelli e quelle che, in questi cinque anni, si sono spesi e si sono giocate per mantenere incandescente 'Genova 2001'. E che l'hanno fatta diventare 'il nostro tornante'.
Sono loro che restano. Sono loro che hanno segnato il 'tempo', qualunque sia la 'conclusione' giudiziaria. E il 'tempo segnato', rispetto la 'politica', quella quotidiana, ha una tale 'potenza', una tale infinita 'autonomia', e loro, insieme, hanno, in-comune, una tale 'gioventù della forza', da non dovere temere niente e nessuno.
***
Nota tecnica: tutti i video non sono coperti da copyright e sono liberamente scaricabili e utlizzabili a fini non commericiali. Citerò sempre la fonte e gli autori - ove possibile - e darò sempre il link per la visione complessiva del filmato (L'indice generale è nel sito New Global Video, ma ce ne sono altri presi da altre fonti).
Per visionarli, bisogna seguire il link 'Continua a leggere...', e avere installato Windows Media Player.
Direi che sia quasi categorico avere una connessione adsl.
Bisogna inoltre attendere il tempo di caricamento del file, che può variare da 10 a 60 secondi, e poi, quando appare la scritta 'caricamento interrotto', cliccare sulla freccia 'play'.
Se ci fossero problemi, non esitate a contattarmi. I files video possono essere più di uno nello stesso post e saranno aggiornati come uno work in progress, anche tornando a distanza di qualche giorno (verrà segnalato con l'aggiunta di 'upload' nel titolo).
Purtroppo, per la prima volta, devo consigliare l'utilizzo di un Internet Explorer o di un suo 'mimo'. Il carattere 'embedded' dei filmati - cioè volontariamente visionabili solo all'interno della pagina web - è tale che, per abbassare i tempi di attesa, si 'debba' usare 'quel' browser o un suo 'mimo' come Maxthon, che consiglio di installare in ogni caso per velocità, affidabilità e flessibilità, oltre che sicurezza. Con Firefox i tempi si allungano e si rischia qualche crash; con Opera mi risulta impossibile la visione.
Perdonate, ma di più non sono riuscito a fare.
***
Sul 'perchè' di questo 'lavoro', potete leggere questo breve intervento.
Il 'come', per far cosa e per chi, ho cercato di spiegarlo un po' più lungamente.
[COMMENTO] Ho voluto immediatamente - prima di tutto - postare le foto di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda, prima della sua morte, per mostrare, senza ombra di dubbio, quanto un evento non sia mai 'quello che appare', anche se esso sia 'immobilizzato' in un'istantanea. 'Istantanee' ne esistono, sempre, per lo meno due. E anche se non ce ne fosse che una, o nessuna, nessuna versione è 'vera' di per se stessa e nessuna si giustifica da sè. Mai, mai. Queste foto sono conosciute, entrambe (non scopro nulla di nuovo, e non scoprirò proprio nulla di nuovo in quello che andrò a scrivere in questi giorni); ma la loro vicinanza dà un senso di 'vertigine'. Innanzitutto perchè entrambe le foto 'fermano la vita un attimo prima della morte' - e questa volta non c'è alcuna 'retorica' in quello che scrivo, ma una 'constatazione di morte'.
Ma, forse, nemmeno questo dà il senso di vertigine reale che queste due foto 'mettono in scena', che mi prende. Non è la prima - e purtroppo non sarà l'ultima - 'foto' che arresta per sempre la vita un attimo prima della sua 'fine'. [le foto scattate, per fare un esempio volontario, ad Ernesto 'Che' Guevara 'morto', tutto dicevano, tranne che la morte - solo la pena della 'visione' di un corpo martoriato: precisamente quello che accadde a Pier Paolo Pasolini. Il 'corpo' di Carlo Giuliani. E proprio nella 'differenza' irriducibile che abita queste 'foto'].
La 'vertigine' si apre perchè ogni foto, di per sè, può essere 'utilizzata' per 'giustificare' ciò che accade.
La prima, certamente, dà un 'senso' molto più vicino al 'reale' che la seconda.
E se essa non ci fosse stata, la seconda sarebbe diventata - come era quasi riuscita ad essere - il 'senso pubblico' di una morte, quando 'senso pubblico' prende il posto, per decenza e falso pudore terminologico, di 'giustificazione'. Ma siamo solo all'inizio.
Al centro dell'immagine, in jeans blue, canottiera bianca e passamontagna blue, c'è Carlo Giuliani che sta per lanciare l'estintore che ha in mano contro i carabinieri dentro il 'defender'.
Questa foto, a differenza di quella della Reuter (qui sotto), che moltissimi giornali hanno pubblicato e che è diventata la foto 'ufficiale' del 'gesto' precedente la morte di Carlo Giuliani - ma ci ritorneremo -, restituisce la 'corretta prospettiva', cioè: la corretta 'distanza', che c'è tra Carlo Giuliani e i carabinieri. Appena sotto la foto che, da subito, ha 'motivato' la 'legittima difesa'.

La politica, se ancora esiste una pratica che può essere nominata così - ed essa esiste, ed ha una forza, anche se nascosta, immensa - la politica ha bisogno di ritessere lentamente anche le sue sconfitte. Di nuovo. 'Ritessere' significa riprendere il filo e 'riannodarlo di nuovo', con pazienza.
'Riannodarlo', di nuovo, dal 'luogo' dove si è perso, forse dal 'luogo' da cui 'abbiamo perso il filo'.
In politica si dice: 'da dove abbiamo perso'. Potrei dire, oggi: 'da dove ci siamo spersi'.
Dove 'Genova' ha rappresentato il luogo di massimo conflitto, figlio della politica degli anni novanta, e proprio dove questo luogo, oggi, 'tace', proprio da lì bisogna 'ritessere'. E ripensare.
Proprio dove il 'cuore' della politica è 'flebile', non bisogna scambiare questa 'debolezza', quella di oggi, e questo silenzio, quello di oggi, come un 'silenzio' ed una 'sconfitta'. Proprio dove, oggi, la politica prende, sempre di più, lo 'sbalzo dell'aritimia', dell'impossibile 'previsione' e dell'impossibile realizzazione delle 'promesse' di Genova, proprio dal cuore del cuore di Genova, dal cuore delle sue promesse, e dal cuore della sua sconfitta e del suo silenzio, ritessere e riannodare, di nuovo, quella voce 'soffocata', significa rideclinare una politica 'in-comune'.
'Genova 2001' è il grande tornante, o forse il 'grande, tragico finale' di una certa politica. È la sua 'messa in scena'. In questo senso, ciò che è accaduto a 'Genova' è 'pieno' d'immagini.
A distanza di cinque anni, questa 'scena', queste 'immagini', devono 'essere riviste'.
Perchè, solo rivedendo 'mille volte più una' non solo l'assurda morte di Carlo Giuliani, ma ciò che è accaduto, scandendolo 'secondo dopo secondo', ancora una volta, dopo cinque anni, se ne riesca a trarre, finalmente, il gesto di liberazione che portava, e continua a portare con sè quel 'luogo', quel 'nome', che quelle 'date' portavano con loro. E la sua potenza sia, finalmente, libera di dirsi.
Chiunque abbia, tra i lettori occasionali e i pochi assidui di questo blog, materiale sulle giornate di Genova, può contattarmi alla mail del sito per contribuire alla preparazione dello speciale sul G8 di cinque anni fa.
Posto dalla lista di Rekombinant, un bell'intervento di MacSilvan.
"La discussione in atto in Italia sul significato da dare al voto sul ddl sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan si dà, come da tradizione delle culture politiche in campo, su un piano morale, su uno legalitario e su uno politicistico. Quando quest'ultimo, immancabilmente rappresentato dal "non vorrete mica fare il gioco di Berlusconi" non riesce a contenere gli altri due la discussione, si sposta sul fatto se siano applicati o meno i principi etici o della legalità internazionale. Nessuna di queste argomentazioni assume visioni strategiche: non a caso l'argomento meno dibattuto è quello su cosa stia accadendo in Afghanistan, quali siano le forze in campo e quali le dinamiche globali.
Avevo già pronosticato la sentenza per lo scandalo 'Moggiopoli'. Direi che non ci sono andato lontano, ma molto vicino, ma vedrete che tutto si aggiusterà in direzione di quello che avevo scritto.
Pubblico però questo post preso da Wittgenstein, che taglia la testa al toro a tutte le sciocchezze proferite dai colleghi giornalisti, dai presidenti inviperiti, dai tifosi annebbiati, da avvocatucci di provincia e da nonne piangenti.
***
Ricevo questa, che risponde alla domanda posta ieri, e soprattutto alla questione che implicava rispetto a fin dove si spinga la responsabilità oggettiva nel diritto calcistico italiano: all'infinito, direi.
"Caro Luca, per rispondere alla tua "ipotesi di lavoro" sull'ipotetico caso Buffon: probabilmente sì.
E, del resto, è quello che accadde qualche anno fa al Modena, penalizzato per responsabilità oggettiva a seguito del tentato illecito posto in essere da un suo tesserato (il calciatore Antonio Marasco) che, come risulta dagli atti, ha, infatti, "concretamente prospettato a Stefano Bettarini, tesserato della società Sampdoria, la possibilità di alterare il risultato della gara Modena-Sampdoria del 25 aprile 2004". Si badi bene: tentato illecito. Come precisato dai giudici, infatti, "Non rileva, ai fini della integrazione dell'illecito sportivo che l'offerta illecita del Marasco non abbia trovato accoglimento presso il Bettarini", in quanto la norma (art. 6 del Codice di Giustizia Sportiva) "non richiede che si sia realizzato uno degli eventi vietati, essendo sufficiente la messa in pericolo della regolarità della competizione sportiva".
à A.
"A peine eus-je pris le décision de te rechercher, que je me répondis par une abondance de rêves. Ce fut dès la nuit suivante; une rêve n'a pas de commencement, mais ceux-ci s'arrêtaient lorsqu'ils étaient près de se résoudre en un sentiment pur, et satisfaisant au point qu'il n'y avait plus besoin d'images.
La raison de ton éloignement était dans la gène qui te vient de moi, et que je n'imagine pas beaucoup: je te sais plus riche de vie et dangereuse, que je ne suis.
Tu l'expliquais: je ne parlais pas assez, je ne me livrais pas. Il est sûr que je ne parle pas de moi avec plaisir, je ne me sens pas épais. Si la volonté de te reprendre m'a paru, sur le moment, toute simple, c'est par pur manque d'habitude. - Je me laisse plus volontiers conduire, et dans notre amour même...
Mais elle était une véritable décision, où l'on doit lutter contre des choses étrangères, venues de notre corps, ou d'ailleurs."
in
Davanti alla sede del ministero dello Sviluppo economico, dove e' in corso da oltre cinque ore la trattativa tra le organizzazioni sindacali dei tassisti e i tecnici del ministero, sono arrivate otto camionette di polizia e carabinieri. Quasi un centinaio di tassisti si sono nel frattempo radunati sotto la sede del ministero.
Repubblica news 22.21
Milingo è fuggito in America da Zagarolo
Tg2 20.30
da Repubblica di oggi
"Israele ha lanciato una controffensiva, e ha il pieno diritto di farlo. Il violento attacco di Hezbollah contro decine di pacifici villaggi e paesi israeliani è ingiustificabile.
Nessuna nazione al mondo potrebbe tacere e abbandonare i propri cittadini al loro destino dopo aver subito l'attacco di uno Stato vicino, sferrato peraltro senza alcuna provocazione da parte sua.
Sei anni fa Israele si è ritirato dalle zone occupate in Libano nel 1982, rientrando nei propri confini internazionali. L'Onu ha accolto con favore quel ritiro, ratificando la fine dell'occupazione e riconoscendo che il contenzioso sui confini tra Israele e Libano era risolto. Ma subito dopo il ritiro il movimento Hezbollah ha cominciato a violare ripetutamente la risoluzione dell'Onu occupando posizioni prossime alla linea di frontiera, contestando la legittimità del confine in una piccola zona (quella delle cosiddette Fattorie Shaba) e accrescendo la propria forza militare con l'aiuto di Siria e Iran.
13:54 Piazza Venezia, gionalista preso a calci
Attimi di tensione tra due giornalisti e alcuni tassisti a piazza Venezia. Secondo quanto appreso, un cronista di Radio Globo che ha rivolto alcune domande ad un sindacalista, ha ricevuto in cambio un calcio. Un'altra giornalista di Rds è stata accerchiata, ma è riuscita a divincolarsi e a allontanarsi in lacrime. Alcuni tassisti hanno gridato in coro ai giornalisti "andate a lavorare".
Repubblica online
"Non possiamo accettare queste condizioni" ha dichiarato Franco Pontecorvi di Casartigiani al termine della riunione "così si scardina il principio un uomo, una vettura e questo non lo possiamo accettare."
Sindacalista dei tassisti, da Repubblica online.
"Da giovane campione di salto in alto, fu il primo italiano a superare l'asticella dei due metri"
Profilo del presunto rapito, Roveraro. Repubblica pag. 17
"Potrei appendere le scarpe al chiodo, ma non lo faccio".
Attribuita a Silvio Berlusconi, ieri.
"Brindo se un governo cade su una guerra"
Gino Strada, Repubblica pag. 11
Non mancano che pochi giorni al lustro, di 'passo', dei 'fatti di Genova', luglio 2001. Come ha scritto Amnesty International già allora, si tratta della più grande sospensione dei diritti civili dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in uno dei qualsiasi paesi dell' 'occidente democratico'. Si tratta, oggi lo possiamo dire, del primo grande laboratorio di sospensione dei diritti democratici e dei diritti umani, sacrificati sull'altare della sicurezza. Ricordando, insieme, che stiamo parlando di un evento accaduto prima della 'crisi securitaria' dell'11 settembre.
In questo senso, affrontando le questioni che la 'memoria' pone, 'millepiani.net' offrirà uno speciale, di scritture, testimonianze, voci e riprese video, che cerchi di essere all'altezza della sfida che la memoria lancia alla scrittura.
E che questo 'evento inscritto nella memoria' impone.
In prossimità del quarto di secolo le malinconie sgorgano infette, di copiosa e sconvolgente vitalità.
Andiamo con ordine. Nei giorni precedenti la finale di Madrid mi trovavo in un villaggio turistico. Era un equivoco. Facevo immeritatamente parte di un gruppo di musica popolare, oggi si direbbe "progressiva". Si chiamavano Kunsertu. Sono stato, credo, il bassista più scarso che un gruppo di semiprofessionisti abbia avuto. Non è effetto di ricordi andati a male. Lo sapevo anche allora. Eppure avevo qualche idea, non geniale, ma interessante.
Dunque: adesso sappiamo 'tutto', cioè: niente.
Uno perde la madre a 15 anni (Materazzi): escluso che insulti le madri altrui.
Uno non ha sorelle: possibile che insulti le sorelle altrui.
E anche se ce l'ha: 'insulta' le 'sorelle altrui'. Come? Sul lato sessuale.
Novità in vista? Per nulla. Chi ha giocato solo dieci minuti in un campo di football, anche di parrocchia, sa che vola, verbalmente, di tutto. Bestemmie, insulti, provocazioni, sputi. Poi, tutti in fila per la 'confessione', come facevano i preti che mi hanno accolto per tre anni nella loro scuola. Dopo ogni partita del 'campionato' della mia scuola.
I preti, gente di mondo, sanno come vanno le cose e cercano di intervenire. Come possono, soprattutto fra i giovani.
Brusio eccitato di folla
M: - "...nell'Oulipo, la posizione di Perec era ampiamente marginale, rispetto ad Italo Calvino! I Promessi Sposi sono meglio della Recherche! Ah, e Roland Barthes era gay."
Z: (rumore di tonfo - confusione - fischi assordanti)
"Non ho parlato di sua madre, né ho detto cose politiche, religiose o razziste"
Materazzi, Repubblica online di oggi
CunMilingo
Materazzi con i Rolling Stones.
Zizou con i Talking Heads.
Caro Renzo,
la notte della finale ero a Jena, davanti a uno schermo gigante allestito dietro lo Johannistor, una delle porte della città antica sopravvissute, dapprima, al bombardamento alleato e, successivamente, agli abbattimenti del residuo centro storico operati durante la DDR per fare posto a una altissima torre destinata a ospitare l`Università. Ero lì, vicino a tanti italiani, e mi capitava talvolta di bestemmiare ad alta voce per gli errori in campo; quando, però, durante il secondo tempo,mi sono potuto sedere una fila avanti, un amico, cattolico, mi ha indicato un ragazzo alla mia destra. Poteva avere vent`anni, con la maglietta dell`Italia, teneva a mani giunte un piccolo crocifisso, dorato, con un riflesso bruno, e lo baciava in ogni momento di difficoltà, in ogni frangente in cui si stava patendo. Questo ragazzo era aggrappato al crocifisso per una partita di pallone.
Ebbene, la cosa mi ha talmente sbalordito e impietosito, che ho cercato di non bestemmiare più, per non fargli del male. Di ragioni, per bestemmiare, ce ne erano tante e, probabilmente, il nipote dello zio avrebbe aggiunto anche questa visione. Ma in fondo ho sbagliato. Tanto pio, non mi stava neanche a sentire. Era come in trance. Probabilmente, con le mie bestemmie importunavo maggiormente quei cattolici della domenica, per i quali si è cattolici, ma non si fa sempre quello che dice il papa, e, per cominciare, si va a letto con la fidanzata prima del matrimonio. Perché...comunque...in ogni caso...una cosa è la chiesa, un`altra il Vangelo...ecc.ecc.ecc. Il mio amico ripeteva, per altro,che il Papa si era appena pronunciato contro la commistione di calcio e religione, sostenendo che Dio non aveva a che fare con il pallone... Ma, in fondo, perché il Padreterno dovrebbe interessarsi alle lotte, ai conflitti e finanche alle guerre, ma non alla loro sublimazione (che, per altro, a giudicare da domenica, ma lo si sapeva già, non sempre riesce con tutti i crismi?).
Quando ho raccontato l`episodio ad alcuni amici e conoscenti tedeschi, c`è stato chi si è meravigliato solo quando ho fatto presente di non averlo visto in televisione, ma veramente a mezzo metro da me. Prima di sapere questo particolare, questo conoscente dava la cosa per scontata. Singolare rivelazione: televisione e stereotipo si sostengono a vicenda. Del resto, per i tedeschi,credere che tutti gli italiani siano cattolici ferventi è innanzitutto un problema di identità: se ciò non rispondesse al vero, perderebbero una delle ragioni per essere tedeschi, e già non ce ne son molte. Non l`uomo, disse una sera a cena Rehberg, ma il tedesco era, in fondo, l`essere carente vagheggiato da Gehlen.
"dietro una croce si gode di più che dietro una coppa"
Avvenire, 11 luglio pag. 2
Marcello Lippi è uno dei gangli fondamentali del 'sistema calcio' degli ultimi 15 anni: attraverso il suo silenzio sono passati i processi torinesi sull'utilizzo juventino - e non solo - di un quadro medico orientato a 'pompare' - legalmente o meno, non so, la magistratura dice di no - le strutture fisiche dei giocatori. Lippi è colui il quale ha condiviso - insieme a Roberto Bettega - il silenzio faccia all'armonica coppia Moggi-Giraudo. Direi così: Moggi-Giraudo/Bettega-Lippi. Il 'fare' e il 'non sapere'.
[à rebours: a G., che non mi fa 'postare' quello che scrive, e che ha vinto il 'suo primo' mondiale]
Io sono cresciuto, come tutti quelli che sono nati negli anni '60 e nei primi '70, nella 'luce calcistica' dell' '82. Per noi, piccoli e/o giovani, l' '82 è la nostra memoria, è l'immagine gioiosa di Dino Zoff, che abbiamo conosciuto anche come allenatore, o dei 'reduci': i vari Tardelli, Rossi, ingrassati e incecchiati da venti anni implacabili. Quelli che abbiamo attraversato, diventando 'grandi' come lo erano loro allora.
Almeno questo vorrei dirlo. Questa 'luce' ha lasciato spazio ad un'altra 'luce calcistica': e sempre io festeggio quando ad una 'luce' se ne sostituisce un'altra. Ieri, almeno noi, noi che abbiamo conosciuto anche le sconfitte delle 'Notti Magiche' della Nannini e l'urlo grande di Totò Schillaci, o il pianto di Baresi a Pasadena, abbiamo festeggiato perchè 'altro' si apre.
Tutti i giovani dell' '82 - e chi era bambino allora - hanno il loro 'nuovo' mondiale. Se oggi, anch'esso, è una 'luce calcistica', saremo ancor più felici quando un'altra 'luce calcistica' - un'altra vittoria - l'adombrerà fra altri venti, trenta o chissà quanti anni.
Ieri sono stato a Berna, in casa, con la mia compagna, proprio come quella notte di 24 anni fa, quando mio padre non era con me e non so come festeggiò il 'mio' mondiale, senza portarmi sulle spalle, senza 'coprirmi' con nessuna bandiera.
È con lui che, di nuovo, non ho 'parlato'. Non so se fosse contento. Forse, a distanza di così tanti anni, abbiamo festeggiato insieme. Di nuovo.
Senza dircelo, ancora una volta.
Come sapendo che, questa 'cosa', questa volta davvero, appartiene ad 'altri', a chi viene 'dopo'. Ma anche con la certezza che, come 24 anni fa, quando una
'luce calcistica' illumina, apre, nel nostro paese, sempre 'altro', 'altro' dal calcio stesso. E altro da come, davvero, eravamo 'appena' 24 anni fa.
Noi, e l'Italia che siamo.
È questo 'altro' che io amo.
Dopo l'orgia degli 'spioni' famelici, un ritorno alle radici delle parole. Nomen, homen.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
BETULLE
Classificazione scientifica
Regno: Plantae
Divisione: Magnoliophyta
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Fagales
Famiglia: Betulaceae
Genere: Betula
Betula - genere delle Betulaceae ricco di oltre 40 specie originarie dell'emisfero nordico, in special modo le zone scandinave, alberi e arbusti a fogliame deciduo che possono raggiungere i 15-30 m di altezza, foglie variamente formate e sfumate di verde a seconda della specie o varietà, la specie più diffusa è la Betula pendula (= B. verrucosa), da alcuni autori considerata una sottospecie o varietà di B. alba, e chiamata volgarmente Betulla bianca, Betulla pendula o Betulla d'argento che predilige terreni acidi, poveri, sabbiosi o ciottolosi; mentre la Betula pubescens nota col nome di Betulla pelosa o Betulla delle torbiere, dalle foglie pelose, predilige terreni paludosi o torbosi, di dimensioni analoghe alla B.pendula anche se si presenta più frequentemente come alberetto o cespuglio.Il nome del genere deriva dal celtico betu che significa appunto "albero". Le Betulle si caratterizzano per la corteccia bianca argentata dovuta alla presenza di granuli di Betulina, dotate di una notevole rusticità, resistendo a condizioni ambientali avverse, resistendo a geli improvvisi e prolungati e a lunghi periodi di siccità, diffuse nelle regioni del Picetum, Fagetume Castanetum, ma spingendosi anche nelle zone superiori e inferiori.
"La moviola ha illuminato Elizondo, dopo un minuto e quarantotto secondi di buio totale. Il bravo arbitro argentino aveva capito subito che qualcosa di grosso gli era sfuggito: lo testimoniavano la faccia scura di Zidane e quella spiritata di Buffon. Gli unici che avevano visto tutto.
Buffon aveva chiesto lumi al vicino assistente, ma lo aveva trovato spento. Il portiere ormai scoraggiato lo invitava a mettersi gli occhiali, senza tener conto che avrebbe dovuto invece pregarlo di accendere il radiotelefono. I secondi passano, ad Elizondo crolla il mondo addosso. Finalmente suona il telefono di Elizondo, che lo collega al resto degli arbitri a bordo campo: «Vai dall'assistente, che ti deve dire qualcosa». La corsa liberatoria, una sola parola, un ordine e il cartellino rosso è già di fronte al sudore di Zidane. Così la moviola si è insinuata nelle competizioni Fifa. La tecnologia, ossia la luce, era al bordo del campo. Elizondo non dimenticherà mai Zidane, perché già lo aveva messo in difficoltà con un rigore entrato in porta per pochi centimetri e poi rimbalzato in campo. Forse Zidane voleva far scattare la moviola di soccorso anche per quel suo ultimo rigore. Sul finire il progetto tecnologico di Zizou, con l'aiuto di Materazzi, si è finalmente realizzato. E Zidane è uscito di scena affaticato."
Paolo Casarin, dal Corriere on-line di oggi
"Farina può far valere nell'operazione la sua amicizia ventennale
con il capo della redazione esteri
del network arabo Al Jazeera, Imad El Atrache.
Dice Farina di aver avuto molti dubbi. Avrebbe dovuto tradire un amico e ancora non era pronto. Escogita un piano. Perché tradirlo, se è possibile ingaggiarlo? Così, dice Farina, è stato "reclutato" Imad El Atrache. Imad, nato in Libano, decide di darsi come nome in codice "Cedro". Così nasce "Betulla". Se Imad era "Cedro", lui avrebbe scelto un albero della sua terra, la "Betulla"."
da Repubblica on-line di oggi
L'editoriale di 'Le Monde', su cui avrei molte cose da dire, ma non è nè il tempo, nè il momento.
"Plus encore que la défaite de la France face à l'Italie dans l'épreuve des tirs au but, au terme d'un match dominé par l'équipe tricolore, la sortie désastreuse de Zinédine Zidane, après son coup de tête volontaire à un joueur italien qui l'avait provoqué, illustre de façon presque caricaturale la fragilité des emballements sportifs. D'un coup une icône se brise. Un homme, fils d'Algériens de Marseille et d'origine modeste, porté au pinacle la veille par tout un pays, et admiré un peu partout dans le monde tant son histoire tient du conte de fées, devient d'un seul geste un contre-exemple pour les milliers de gamins des cités qui se rêvaient en futur "Zizou".
"Marcello Pera (...) ha iniziato la sua collaborazione a Libero (...) scrivendo una lettera a Renato Farina"
Repubblica, pag. 35
Carouge, au café du cinéma, trois japonais, une cannette devant eux, criant forza Italia, et l'équipe d'Italie à ce moment du jeux n'en pouvait plus. Et puis la victoire dans ce petit café, trois japonais sautant de-ci, de-là.
De-là, avec des amis, nous nous sommes dirigés vers la plaine de Plainpalais, en esperant retrouver une foule, de la musique, enfin, une victoire qui se fête. Des klaxons déjà retentissaient tout le long de la rue de Carouge, le drapeau rouge vert blanc bavait des portières des voitures. Nous arrivions, un amas de voiture, la sirène des flics barrant certaines routes stratégiques, le bruit la lumière, c'étais pas mal, mais sur la plaine personne, ou encore les derniers errants, suisses ou français ou portugais ou brésiliens, ou coréens, ou espagnol, éclusant une dernière bière. Tout le monde avait regagné leur voiture pour un tour de ville, nous aurions voulu un peu de foule et de musica, un peu plus de délires, un peu moins de surveillance.
l'Italie remportait sa quatrième coupe du monde, et Genève, la cosmopolite, s'endormait comme toujours dans les bras de Calvin.
***
[trad. di millepiani; prima versione]
Carouge, al 'Cafè du Cinema', tre giapponesi, una 'spina' davanti, urlando 'forza Italia', proprio mentre la squadra azzurra, in quella fase di gioco, non ce la faceva più. E poi, la vittoria in questo piccolo caffè, tre giapponesi che saltavano qua e là.
E dal caffè, con amici, siamo andati nella 'piazza' di Plainpalis, sperando di trovare gente, della musica, insomma: la festa per una vittoria. Clacson che strombazzavano lungo Rue de Carouge, la bandiera verde-bianca-e-rossa che [bavait] fuori dagli sportelli delle macchine. Eccoci, siamo arrivati: [un amas de voiture], la sirena della polizia che chiudeva alcune vie centrali, le urla la luce, era bello, ma nella 'piazza' nessuno, solo gli ultimi [errants], svizzeri o francesi, portoghesi o brasiliani, o coreani, o spagnoli, [èclusant] l'ultima birra. Tutti erano tornati alle macchine per far il giro della città; volevamo essere parte di una 'folla' e volevamo un po' di musica, un po' più di delirio, meno sorveglianza.
L'Italia vinceva la sua quarta coppa del mondo, e Genève, la cosmopolita, andava invece a dormire, come sempre, tra le braccia di Calvino.
"Mais à la fin, les Italiens caressaient la coupe à n'en plus finir. Thuram pleurait .
Zidane peut-être aussi. Il n'est pas venu chercher sa médaille d'argent.
Il a disparu."
da l' 'Equipe' in rete, questa notte.
***
Il football, il calcio, è un gioco cinico e baro. Non ha pietà.
Un pianto, un'assenza, un gesto è più importante di tutte le vittorie e le parole spese a commento.
Quel gesto, più che tutti i rigori tirati - e solo uno sbagliato - segnerà il ricordo di questa finale.
Come l'urlo di Tardelli, la mano di Maradona, il pianto di Baresi, la crisi di Ronaldo, l'inutile mano di Burnich.
Quel gesto, improvviso, imprevisto e non visto, per finire - forse: per finirla - è la nostra vittoria.
Finire, finirla.
Anche con quel gesto, e per quello che era accaduto più dentro che fuori lo spogliatoio. Finire, finirla, volere andar via. Chiederlo, anche prima - e restare.
E poi sceglierlo, quel gesto, senza volerlo: andar via - da soli, solo.
Ecco: 'sparire', 'Il a disparu'. È sparito.
Certo, senza volerlo. Sparendo. Da solo, davvero: scendendo, da solo, le scale.
C'è sempre un 'luogo' dove si concentra 'una' fine.
È solo dei grandi campioni di 'football' coglierlo, senza saperlo davvero.
Anche sul campo, nè sceglierlo o volerlo. Farlo.
Su questo, la filosofia avrebbe molto da dire.
a Zinedine Zidane, detto 'Zizou', filosofo del calcio.
Finita la lettura delle intercettazioni, ed ascoltato anche i toni di qualche telefonata, mi sbilancio in una previsione di giudizio. Con una precisazione. Quello dell'Olimpico non è un 'processo', ma un procedimento di giustizia sportiva. E c'è una bella differenza.
Per l' 'equo processo' rivolgetevi al compagno Mastella.
- Juventus: in B con 15/20 punti di penalizzazione e revoca degli ultimi due scudetti da assegnarsi alla prima squadra non condannata.
- Fiorentina: in B con 0/5 punti di penalizzazione.
- Lazio: in B con 0/5 punti di penalizzazione.
- Milan: in A con 10/15 punti di penalizzazione.
Non ci sarà, inoltre, nessuna amnistia in caso di vittoria al Mondiale.
Accetto scommesse.
Duke e Togliatti, detto Totò al di fuori dell'anagrafe canina si incontrarono un giorno di fronte alla libreria Hobelix di Messina. Solo uno di loro disse "bau". L'altro lo guardò per un attimo, in sospeso, poi aprì la bocca per dare il primo morso. Non si staccarono più per almeno almeno sei ore. Anche dopo, cambiando posto, località, ubicazione era un saltare e rincorrersi continuo. Magari poi, andando in giro assieme, camminavano a testa bassa odarando il piscio ai bordi delle aiuole o sulle ruote delle macchine. Un po' si imitavano a vicenda. Poi una altro salto e di nuovo a correre e a inseguirsi.
"Betulla è il soprannome con il quale alcuni redattori di Libero, specie i più giovani, già chiamano il vicedirettore, in sua assenza. «Cerchi Betulla? Non c'è». «Avevi un appuntamento con Betulla? È via». Betullino, per la cronaca, è il nomignolo affibbiato al figlio di Farina, che scrive per il quotidiano."
Dagospia, 7 luglio
[...]
- Poi Zerillo disse "Ho saputo una cosa, una cosa che deve restare tra me e voi: mi raccomando...Riguarda il povero Laurana..."
- "Era un cretino" disse don Luigi.
***
Mi piacerebbe che chi voglia, lo commenti. Con un post.
"....Renato Farina, vicedirettore di Libero, nome in codice 'Betulla', ingaggiato e retribuito dal Sismi (nell'attico di via Nazionale sono state sequestrate ricevute di pagamento)."
Repubblica, pag. 3
Da Repubblica di oggi
Il documento contraffatto fornito dal funzionario Pompa al vicedirettore Farina e finito su Libero
Quella patacca del Sismi per infangare Prodi
Da un falso l'accusa di aver dato l'ok alla Cia
di GIUSEPPE D'AVANZO
In questa storia del sequestro illegale di Abu Omar, di azioni storte del Sismi, di dossier abusivi, di disinformazione, della sprovvedutezza del suo direttore (quel benedetto uomo non sa mai nulla di quanto accade fuori e dentro casa sua), il governo si muove - nelle prime ore - come un estraneo in una stanza buia. Si agita. Cerca, a braccia protese, un muro a cui appoggiarsi. Lo trova. Non se ne fida. Cerca un'altra posizione. Senza farla tanto lunga, pare di poter dire che Romano Prodi, all'annuncio della bufera che soffia sulla nostra intelligence, non trovi subito il passo giusto. Non immagina dove si trova, con chi si trova e perché.
da Repubblica di oggi
Un attico di undici stanze nel cuore di Roma: qui Pio Pompa lavorava in stretto contatto con il direttore del Sismi
Tutte le telefonate a Pollari dal covo della disinformazione.
In via Nazionale dossier, ricevute e file sul Nigergate
di CARLO BONINI
ROMA - Raccontano Pio Pompa come un tipo solitario, metodico. Abruzzese dell'Aquila, cinquantacinque anni, magro, piccolo di statura, una calvizie pronunciata e occhiali da miope. Chi lo pedinava lo osservava puntuale, ogni mattina alle 6.30, uscire da solo per andare a comprarsi i giornali in edicola. Chi lo intercettava su uno dei suoi quattro telefoni, un cellulare e tre fissi, lo ascoltava parlare quotidianamente, con cadenze orarie, con un solo uomo a Forte Braschi: Nicolò Pollari.
Nell'aprile del 2004, era stato il Direttore a volerlo al Sismi, trasformando il suo contratto di consulente in un'assunzione definitiva nei ranghi del Servizio. Pollari aveva scelto Pompa, "analista" in proprio e professore a contratto dell'università di Teramo.
Juste une phrase, venue du bouts des lèvres:
"la beauté désorganise."
***
Solo una frase, appena sussurrata:
"la bellezza disorganizzata"
Una traduzione libera/riscrittura di un testo bellissimo.
Matinalement
C'est un matin sans entrain. Si j'écris, si la force me permet de lâcher quelques phrases sur une page - comme c'est laborieux, ce matin! - je sais bien, ou une voix me dicte cette évidence que je ne peux conserver cela que je fais à présent, je sais bien qu'il faut m'en débarrasser. J'aurais pu écrire cela sur un bout de papier, un vieux torchon, puis brûler le tout comme lorsque l'on se débarrasse d'un secret: un murmure dans le creux d'un arbre ancestral. J'aurais pu tout aussi bien poursuivre mon journal (lequel?, il y en a tellement). Mais cela n'aurait pas marché. J'ai besoin de porter cela à d'autres consciences, de "partager" dans une rupture - un balaiement de la main, radical - ce dont j'ai à peine conscience.
La fébrilité du savoir contamine l'espace dans lequel j'évolue. La cire sans distinction de forme ou la nausée ou encore l'englobant m'étreignent et alourdissent mes paroles: "Acclamons la parole du seigneur!", "Repens-toi de tes péchés" "Dis seulement une parole et je serai guéri", "lecture du livre d'Isaïe, chapitre 9 : Le peuple qui marchait dans les ténèbres a vu une grande lumière; sur ceux qui habitaient au pays de l'obscurité une lumière a brillé."
Julien
***
Di mattina
(seconda versione)
È un mattino come un altro, come i vostri, come quelli che tutti cominciamo. Se scrivo, se la forza mi permette di lasciar andare qualche frase su una pagina qualsiasi – e pure di buona lena, stamattina! – lo faccio perché so che, seguendo la voce che mi dice chiaramente che ciò che faccio oggi non posso portarlo con me solo, lo faccio perché so che devo abbandonare ciò che scrivo.
Anche solo su un pezzo di carta, su un vecchio straccio, per gettare poi tutto nelle fiamme, come si fa dimenticando una menzogna: l’urlo mormorato dentro l’albero vuoto della mia memoria. Avrei potuto continuare a scrivere su di me, nel mio ‘diario’ (ma quale, quale tra quelli cominciati?). Per chi, per cosa? Io so che scrivo insieme ad altri, e leggo insieme ad altre, e siete voi a ricordarlo a quella mano che, tagliandosi le dita, con un gesto radicale, ha gettato al fuoco la scrittura per sé sola.
Questa febbre di ‘sapere’ – di voi e di me – attraversa lo spazio dove cado e cambio. Questo fuoco che non mi dà forma, o la mia nausea, o quello che mi ‘vuole’, mi blocca ancora, e rende pesante come pietre ciò che dico: “Acclamiamo la parola del Signore”, “Pentiti”, “Dici solo una parola e io sarò salvato”, dal libro di Isaia, capitolo 9: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto la sua grande luce: per chi sta nel regno delle tenebre, una luce brilla finalmente”.
Emilio
Maramaldeggiare è uno sport internazionale. Almeno noi, potevamo evitarlo.
da 'Repubblica on-line' di oggi, ore 15.28
C'è una nuova creatura che s'aggira da un paio di giorni dentro il mondiale, e questa creatura è: il tedesco. Si tratta di un essere mutante, ma più che altro mutato. Egli si specchia nelle trasmissioni televisive che lo ripropongono di continuo in lacrime, seduto per terra dopo la semifinale contro l'Italia, inconsolabile nonostante prodighi abbracci di mogli, mamme, fidanzate, zie.
Perché quasi sempre c'è quest'immagine dell'omone con la maglia bianca, la faccia dipinta con i colori della bandiera tedesca e quei colori che le lacrime stingono, facendoli colare sulle guance come il rimmel delle donne che piangono per amore. Il tedesco ha tolto le bandiere dalle finestre. Ne sono rimasti brandelli sul selciato, strappati dalle aste che li legavano alle automobili, i taxi soprattutto. Il tedesco è afflitto perché ha realizzato che non solo non vincerà la coppa, ma dovrà giocare la partita più triste del mondo, cioè la "piccola finale" per il terzo posto, che è come baciare la più racchia della classe, quella che nessuno ha mai guardato. Però, dài, è sempre meglio di niente.
Se ne farà una ragione, il tedesco, compreso quello che abbiamo visto ieri sera nel centro di Duesseldorf, crollato su un gradino, intento a divorare con rabbia una pizza da asporto appoggiata al cartone, una pizza, proprio, sì. Pure lui gioca per il terzo posto. Triste, solitario e in final.
"Difesa Milan: Meani era solo un precario"
titolo di Repubblica online, ore 11,30
Di nuovo Italia-Francia.
Per favore, non fate festeggiare Chirac, non di nuovo...
La Lega si ricompra il "Tanko".
Il "blindato" usato nel '97 per l'assalto al campanile di San Marco pagato seimila euro.
Accolto da cori "Duce, Duce", l'ex ministro alle politiche agricole Gianni Alemanno ha fatto un ingresso trionfale tra i tassisti in sciopero appena giunto al Circo Massimo, luogo della protesta.
Repubblica online, ore 12.35
"I taxi non cedono, oggi marcia su Roma".
titolo di Repubblica
"...Firenze è in fibrillazione. Per domani sera è prevista una riunione dei club della curva Fiesole(...). C'è chi non vuole più la nazionale a Firenze. (...) E c'è chi parla di marciare su Roma".
Repubblica pag. 10
C'est un matin sans entrain. Si j'écris, si la force me permet de lâcher quelques phrases sur une page - comme c'est laborieux, ce matin! - je sais bien, ou une voix me dicte cette évidence que je ne peux conserver cela que je fais à présent, je sais bien qu'il faut m'en débarrasser. J'aurais pu écrire cela sur un bout de papier, un vieux torchon, puis brûler le tout comme lorsque l'on se débarrasse d'un secret: un murmure dans le creux d'un arbre ancestral. J'aurais pu tout aussi bien poursuivre mon journal (lequel?, il y en a tellement). Mais cela n'aurait pas marché. J'ai besoin de porter cela à d'autres consciences, de "partager" dans une rupture - un balaiement de la main, radical - ce dont j'ai à peine conscience.
La fébrilité du savoir contamine l'espace dans lequel j'évolue. La cire sans distinction de forme ou la nausée ou encore l'englobant m'étreignent et alourdissent mes paroles: "Acclamons la parole du seigneur!", "Repens-toi de tes péchés" "Dis seulement une parole et je serai guéri", "lecture du livre d'Isaïe, chapitre 9 : Le peuple qui marchait dans les ténèbres a vu une grande lumière; sur ceux qui habitaient au pays de l'obscurité une lumière a brillé."
Ma il punto è questo. La coppia comica vive in eterno in questo stato reciprocità. Franco e Ciccio ripropongono in eterno le loro avventure. Difficilmente i loro legame potrà mai spezzarsi o venir meno. Don Chisciotte è impensabile senza Sancho Panza. Non può andare da nessuna parte senza il suo fido scudiero. E' un personaggio che non ha altro modo di esistere. Estragone e Vladimiro sembrano vagare in eterno nella loro terra desolata. Una modalità circolare, una statica definizione delle caratteristiche dei personaggi contraddistingue queste coppie comiche.
Non è lo stesso per Lennie e George. A fine romanzo, posto di fronte all'ennesimo guaio provocato da Lennie, dopo che il gigante stupido ha ucciso la moglie di Curley, come era stato convenuto Lennie e George si ritrovano nella radura nella quale si apre il romanzo. E' lì che George ha suggerito a Lennie di rifugiarsi se avesse combinato un altro dei suoi guai. Braccato dagli abitanti inferociti della grande azienda agricola per la quale hanno lavorato per pochissimi giorni, George estrae la pistola e facendo in modo che Lennie guardi lontano, facendo in modo che Lennie pensi ancora una volta alla fattoria che insieme avrebbero voluto acquistare e gestire, allevvando molti conigli, George con un colpo di pistola alla nuca uccide Lennie.
Così la coppia vien meno, per mano di uno dei suoi componenti. Così si consuma il dramma. La coppia si disfa, l'altrove utopico rimane illusione pura, George uccidendo Lennie uccide qualcosa di più che un amico fraterno. Uccide una parte di se stesso, metà della propria anima.
(ancora sulle coppie di personaggi).
Così Steinbeck introduce i due personaggi, in una sorta di improvvisa apparizione: "La sera di una torrida giornata mosse il venticello ad agitarsi tra le foglie. L'ombra scalava i colli verso la vetta. Sulle sponde sabbiose i conigli sedevano cheti come piccole pietre grigie scolpite. Ed ecco che dalla parte della strada statale venne un rumore di passi sulle foglie secche di sicomoro. I conigli balzarono silenziosamente in cerca di riparo. Un airone appollaiato sulle zampe si levò pesantemente nell'aria, sbatacchiando le ali, giù per il fiume. Per un attimo, il luogo fu privo di ogni vita; poi due individui emersero dal sentiero e giunsero nella radura presso la pozza verde. Erano scesi per il sentiero in fila indiana, e anche nello spazio aperto restavano l'uno dietro all'altro. Vestivano, tutti e due, pantaloni di tela e giacche di tela con bottoni d'ottone. Tutti e due avevano un cappello nero e informe, e portavano uno stretto rotolo di coperte buttato sulla spalla. Il primo dei due era basso e vivace, fosco in viso, dagli occhi impazienti, dai tratti taglienti e vigorosi. Tutto in lui era risoluto: mani piccole e forti, braccia smilze, naso sottile e ossuto. Dietro gli camminava il suo opposto, un giovanottone dal viso informe, occhi grandi e pallidi, spalle ampie e cascanti; e camminava pesantemente, trascinando un poco i piedi, a quel modo che un orso strascina le zampe. Le braccia non gli scattavano ai fianchi, ma ciondolavano molli. Il primo dei due si fermò bruscamente nella radura, e l'altro che lo seguiva, quasi gli cadde addosso".
"Il si-tin sarà aperto da uno striscione con lo slogan 'No Taxi No Party'". Il consigliere comunale di An Fabio Sabbatani Schiuma da ieri sera è in piazza Venezia alla manifestazione spontanea dei tassisti romani. "
Repubblica on line, ore 11.07
Un bel pezzo di Guido Viale sulla liberalizzazione delle licenze dei taxi e sulla loro lobby. Da Repubblica di oggi.
La riforma Bersani e le lobby
di GUIDO VIALE
I TASSISTI, come le farmacie, sono percettori di rendite oligopolistiche grazie alle barriere frapposte all'ingresso di nuovi competitors. In Italia i taxi sono pochi: a Barcellona, modello per tutti i sindaci italiani, i taxi per abitante sono sei volte quelli di Milano. Di qui il prezzo spropositato a cui vengono scambiate le licenze: fino a 200mila euro in città come Roma, Milano o Firenze; una compravendita peraltro illegale, mai registrata ai prezzi effettivi. Il costo di ingresso nel settore viene recuperato con le tariffe. Per il recupero (pay-back) dell'investimento si parla di cinque-dieci anni. 200mila euro recuperati in dieci anni sono un balzello annuo di ventimila euro, quasi cento euro al giorno, cioè da cinque a dieci euro su ogni corsa, che vanno ad aggiungersi alla remunerazione del tassista, al canone associativo e al costo di assicurazione, manutenzione, carburante e rinnovo periodico del mezzo.
Zimbabwe: Diventa legale la stregoneria.
Repubblica, pag. 25
La storia sottaciuta della mia famiglia tramanda, ma che sia vero o falso in fondo non importa, di come una sorella di mia nonna, con lei e con la madre estratta dai marinai russi da sotto le macerie della propria casa dove invece "restarono" il padre ed il fratellino, di come, dicevo questa giovane donna perse non la vita ma la ragione. Pochi minuti prima del terribile sisma del 28 dicembre del 1908, dice la leggenda, il giovane che, riamata, amava aveva emesso un flebile, codificato fischio sotto la sua finestra, per salutare un attimo con la mano quell'ombra sportasi dalla finestra, prima di scomparire per sempre. Ho detto scomparire, perchè della morte del giovane, del suo corpo, nulla si seppe mai. Ma chi ama sa che l'amato, se non per prima, per seconda cosa, se mai gli fosse stata risparmiata la vita, è sulla sorte dell'amato che si premurerebbe di saper qualcosa.
dall'edizione del testo di Cesare Pavese della 'Arnoldo Mondadori Editore', I ed. luglio 1957, II ed. luglio 1959; su licenza della 'Giulio Einaudi Editore'
"Adesso parlavano, parlavano. Ciascuno con la sua voce più sola, come convinto che l'altro non l'ascoltava, come se l'ascoltasse la luna. Era notte avanzata, e cominciavano a passare le nuvole davanti alla luna, nascondendo lo spiazzo, le baracche, ogni cosa. Faceva pena pensare che i due morti si sforzassero così inutilmente. Ma un poco alla volta le voci s'assottigliarono e sotto un nuvolone più grande degli altri tacquero definitivamente".
('Il prato dei morti')
"Ma siamo tutti inquieti, chi seduto e chi disteso, qualcuno contorto, e dentro di noi c'è un vuoto, un'attesa, che ci fa trasalire la pelle nuda".
('Piscina feriale')
"Stemmo insieme ancora molti giorni, fin che durò la stagione, ma entrambi sapevamo che tutto sarebbe finito entro l'autunno. Così fu infatti".
('L'estate')
A Cesare P.
Caro Renzo,
è caldo, e difficilmente la scrittura incrocia, nei crinali d'ombra di cui ci impossessiamo, la lunghezza o la pazienza che vuole e chiede sempre. Dove, al sole, il tempo si dilata, o, all'ombra, chiede venia della sua assenza, lì noi ci nascondiamo, dietro un gesto, l'essere 'breve', il parlare 'd'altro'.
In qualche maniera, la Sicilia insegna questa 'fuga', questo 'trovare ombra', questo 'darsi al sole senza bruciarsi'.
In tutte le maniere che la nostra terra sa, a volte dice, mai tutt'insieme, in molte e diverse maniere, la 'feria d'agosto' comincia ad abitarci senza che noi lo sappiamo.
Tassisti infuriati anche a Londra per la proposta, al vaglio dell'autorità per i trasporti della capitale britannica, di regolamentare i risciò che pur operando in regime di semi-illegalità, hanno riscosso un enorme successo. Attualmente in circolazione ce ne sono 350 e sono visti dai londinesi come una gradita novità.
da Repubblica online, ore 16.34
Je ne laisserai ici, dans l'intention d'une trace, seulement un ou deux lignes, en me demandant si cette impuissance est suffisante pour marquer une existence. Suffit-il de tracer des mots le long d'une ligne pour pouvoir s'y reconnaître? Se reconnaître là, dans cet instant. Qui? La question du sujet obsède la main de celui qui écrit. Ou alors, la mienne, ma main tremble toujours, incertaine, parfois folle.
Je suis pourtant bien revenu de mes propres moyens, sans rien demander à personne. J'ai peut-être, certes, fait quelques détours, j'ai peut-être, certes, perdu mon temps, la main envolée. Aussurément, je ne sais plus.
Comme si le retour comme un boomerang aurait frappé d'une large plaie le front: choc, traumatisme, et puis le travail ou le coup de l'oubli: une tâche noire. Il y aurait alors, dans chaque retour, (retour à la vie), une tâche noire, un bout mort, qui nous laisserait sans cesse dans l'inquiétude de vivre. Un trou noir, encore, qui viendrait rendre opaque la différence de la vie de la mort.
(Je me demande pour finir si l'aura de certains mots ne rendrait pas suspect l'irruption d'une pensée.)
***
(trad. di millepiani - seconda versione // per Mario V.)
Non lascerò, pensandole come una traccia, solo una o due righe, domandandomi se questa impotenza basti a 'segnare' un'esistenza. Basta scrivere qualche parola per potersi riconoscere in ciò che si è scritto? Riconoscersi in quelle righe, in questo istante. Chi? La questione del soggetto ossessiona la mano di chi scrive. O forse la mia, che sempre trema, incerta, a volte folle.
E comunque, sono riuscito a tornare solo grazie a me, senza nulla chiedere a nessuno. Certo, ho forse girato largo, perso il mio tempo, la mano (envolée). Con certezza, non lo so più.
Tutto come se il ritorno, come un boomerang, avesse inciso la mia fronte, segnandola con una profonda (plaie): uno choc, un trauma, e poi il lavoro o, improvviso, l'oblio: compito oscuro. Potrebbe darsi, allora, che, ad ogni ritorno (ritorno alla vita) corrisponda un compito oscuro, un obiettivo morto che ci lascia, senza fine, nell'inquietudine del vivere. O ancora, un buco nero che rende opaca la differenza tra la vita e la morte.
(E mi chiedo, davvero, se l'aura di certe parole non renda sospetta l'irruzione del pensiero).
"Nella notte tra il 2 e il 3 ottobre del 1968 nella piazza di Tlatelolco vennero massacrati (...) trecento studenti. Tra i feriti ci fu anche Oriana Fallaci, (...) che si trovava in Messico per seguire le Olimpiadi."
Repubblica, pag. 23
Afghanistan, via libera al decreto. (...) Ma 7 senatori pacifisti su 8 resistono.
Titolo di Repubblica
Martedì, la nazionale italiana si qualificherà per la finale di Coppa del Mondo.
Dopo una pessima partita tutta giocata in difesa, la Germania sarà battuta con un gol di Del Piero (o Iaquinta o Materazzi, insomma: uno SCARSO) allo scadere del quarto minuto di recupero del secondo tempo, quando ormai tutti pensano ai supplementari.
Naturalmente di mano e in fuorigioco.