"Per ogni razzo su Israele, i militari di Tel Aviv dicono che ridurranno in macerie fino a dieci abitazioni a più piani"
Die Zeit, Nr. 31, 27 Luglio 2006, p. 1.
Strage in Libano: 54 morti, 37 bambini.
Bombardato edificio civile a Cana.
Repubblica online
Mel Gibson, insulti antisemiti agli agenti.
Fermato per guida in stato di ebbrezza, ha apostrofato i poliziotti con frasi tipo "Fottuto ebreo". Ha provato a scusarsi: "Ero ubriaco". In passato accusato di antisemitismo per il suo film "La Passione di Cristo"
Repubblica online
Licenziati perché «non in linea con la filosofia del bar» in cui lavoravano, cioè perché gay.
Unità online
Bertinotti: "Bel giorno per istituzioni"
Repubblica online
Uefa, Milan in Champions con riserva.
"Servono accertamenti di ordine etico".
Repubblica online
I pochi lettori e chi scrive su questo blog, diversi amici, tutti maschi, penso abbiano seguito la progressione d'impegno che la 'questione di Genova' ha significato per me e per il blog. Due sono stati i riferimenti 'esterni' al blog.
Innanzitutto Kinobit, in secondo luogo l'intervento di Ivan in Vibrisse.
Non c'è stato nessun intervento interno al blog che abbia ripreso lo sforzo di ricostruzione su 'Genova'.
Nè di ricostruzione, nè di ripresa, nè a livello testimoniale, nè a livello di intervento politico e di scrittura.
Lo chiamerei così: un dato di fatto, evidente, documentabile, patente.
Non uno ha messo le mani sulla tastiera per scrivere anche solo un rigo di contestazione, di appoggio, di aiuto. Per non dire che tutti gli appelli e le buone proposizioni per recuperare materiale sono, pressocchè, cadute nel vuoto, fatto salvo il recupero del cd prodotto a Pisa e che Gianfranco ha ripreso, senza fare un minimo di scheda di presentazione che sforasse le telefonate, e si proponesse come 'testo' sul blog. Salvo volermelo mandare per ftp.
Per non dire che pressocchè nessuno tra quelli che scrivono in questo blog ha visionato un solo video, dico 'uno solo', o per difficoltà tecniche, o per scelta volontaria.
Figuriamoci scrivere anche solo due righe.
Ne prendo atto e ne traggo, però, alcune conseguenze di carattere politico. E pubbliche. Visto che il 'privato' diventa ancora peggiore.
Innanzitutto: chi scrive su 'millepiani', almeno pubblicamente, non ritiene di dovere intervenire su Genova a distanza di cinque anni.
È un dato di fatto.
Ci sono state, privatamente, dichiarazioni d'intenti che non si sono tradotte nemmeno in una sola sillaba pubblica. La politica è una sfera pubblica. Come la scrittura su un blog. Il resto conta molto difficilmente. E molto poco.
Ne deduco, e lo faccio da filosofo [cioè a dire: la deduzione so cosa sia], che la cosa è distante dalla sensibilità di chi scrive in questo blog.
Secondo, per quanto mi riguarda: interrompo per il momento la ricostruzione video di 'Genova 2001', anche se lo riprenderò quanto prima - credo a settembre. Me ne riservo, inoltre, non solo un'altra utilizzazione, ma anche un'altra 'potenza'.
Mario, da Jena, ha, come sempre, perfettamente capito la logica interna che muoveva la mia operazione. Non posso che ringraziarlo perchè, ancora una volta, parlando con lui, capisco meglio quello che faccio io. Ma anche lui non ha scritto un solo rigo pubblico su Genova. E non è un rimprovero. È una constatazione.
A distanza di cinque anni, nessuno di coloro i quali scrivono su questo blog, ha scritto un solo rigo e una sola sillaba per pensare 'Genova'.
Terzo: la ricostruzione 'video' degli eventi di 'Genova 2001' può essere interpretata come una ricostruzione 'storico-filologica'. Ma, al contrario, essa costituisce il tentativo di dimostrare, in maniera documentaria, che quello che è accaduto a Genova, per ricostruire, definitivamente, e proiettando nel futuro questa urgenza, che quel 'dispositivo di comando e di intervento' che ha guidato l'azione delle forze dell'ordine manifesta la pulsione interna del 'potere' [nel senso di Elias Canetti]-. Quello che non si capisce, o si fa finta di dimenticare, è che più gli anni passano, più difficile diventa la ricostruzione della catena di comando, operativa ed effettiva, che ha determinato quelle tre giornate e anche altre.
E, dunque, dopo, diventa assolutamente impossibile ricostruire la logica che la innerva.
La 'ricostruzione video', in questo senso, e costruita secondo il metodo dichiarato in 'Memoria e metodo', è la verifica, contestabile sia nel metodo che passo dopo passo, ma 'certa e dichiarata', della conseguenza della 'catena di comando' che innerva e struttura l'identità del potere [sempre nell'accezione di Elias Canetti].
Mai, in nessun caso, questa operazione di 'decostruizione' è stata pensata da me come una 'semplice memoria', una rivendicazione 'facile'. Al contrario, come ho scritto più volte, ricostruire 'attimo dopo attimo', significa decostruire, in 'video-vitro', il dispositivo d'azione del potere. A me non interessa nessuna apologia. Lavoro su altri fronti, che sono certo meno facili.
In ultimo: sotto questo aspetto, sono assolutamente convinto di una 'incapacità' strutturale di ogni operazione individuale. Per questo, E SOLO PER QUESTO, mi sono permesso di fare questa operazione 'in pubblico'. Confidando, almeno, nella capacità di 'intervento' di chi su 'millepiani' ci scrive.
In questo senso, devo dire che mi sono sbagliato, e che, invece, avrei dovuto pensare diversamente quello che sto facendo.
E questo, appunto, per un dato di fatto. Tangibile oggi.
Dato di fatto che traversa le generazioni e le sensibilità che scrivono su 'millepiani'.
La memoria, la critica, la sovversione, le sconfitte e i silenzi, le fatiche, traversano, silenziosamente e nascoste, le esistenze. A volte più evidenti. In alcuni passaggi. A volte silenziose, nascoste e taciute.
Girare pagina significa seppellire i silenzi, tutti i silenzi.
I nostri 'dottor Sonne', proprio per averli conosciuti, li lasciamo a casa. E scriviamo quello che ci dicono. Sempre, per quanto possiamo, 'in-comune'.
Pescara, il prete che confessa sulla spiaggia
I "Bagnini di Gesù" cercano nuovi fedeli.
Repubblica online
I razzi su Israele? Per Nemer Hammad sono "giocattoli"
RAI 3 - 12.07.06
[COMMENTO]
A S., e ai suoi giocattoli
La memoria è una scelta condivisa, che decide e separa, ma rende comune quello che si è vissuto da soli o insieme. La memoria non è un movimento che vive di vita propria, nè un gesto che può vivere isolatamente. Anche se può, la memoria cerca la sua conferma, la sua condivisione.
Chi 'ricorda', ricorda insieme, in-comune, oppure ricorda con rabbia. Da solo, nell'incomprensione.
Tutto il novecento ha offerto grandi esempi di memoria 'rabbiosa', 'feroce' per la sua solitudine. E, nello stesso tempo, il novecento ha offerto i più grandi esempi di memoria vissuta in comune, costruiti pezzo dopo pezzo: si chiama 'memoria collettiva' (Marcel Proust)
Questo silenzio quasi assordante - di fronte 'Genova' - non fa che confermare la necessità della ferocia della memoria. Quella che 'ricorda tutto', i nomi, i fatti, gli eventi, gli 'oggetti', che ricostruisce, che tiene a mente chi tace e chi sceglie di nascondersi, chi 'non ha tempo', chi ha perso il 'suo tempo', chi ha mancato il 'suo momento' e chi l'ha vissuto 'una volta', e 'due volte' non gli interessa più, chi si distrae e per un attimo non ricorda.
La memoria gioca sporco, scambiando le carte tra quello che 'ci' accade e 'quello che accade'. E che si ricorderà.
Fanno male 'quelli che credono di avere vissuto in comune', a credersi, loro e la loro memoria, la memoria che rimane, senza oggetti e senza immagini.
E, insieme, fa male chi crede che la memoria sia 'a corrente alternata', che si possa, per un attimo, dimenticare, mettere da parte.
La forza della memoria, ferocemente, cancella quello che non abbiamo saputo costruire e ricordare 'in-comune', sempre, e, insieme, silenziosamente, sorride tutte le volte che, per caso e per scelta, quello a cui 'teniamo' muore.
Genova, per noi, è la memoria che hanno gettato via.
Genova, per noi, vive, di nuovo, proprio per questo.
h 15.00-15.30 (work-in-progress)
Gli arresti e i pestaggi tra la prima carca dei CC e la seconda della PS.
Sempre da 'Le strade di Genova' il momento del testa a testa dopo la ricomposizione del corteo e i primi arresti e pestaggi.
Nel secondo video, tratto da 'Bella Ciao', la scena del cortiletto interno in Via Tolemaide - citata da quasi tutti i video, ma qui particolarmente forte per le immagini prese sia dall'esterno che dall'interno del cortile.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 15.00-15.30
La prima carica dei CC presa sia dall'alto che dal basso.
Il primo video, tratto da 'Le strade di Genova', la ricostruzione della carica con una presa di camera dall'alto che riprende la carica, la tenuta e il successivo sfondamento della testuggine, sino alla sua ricomposizione.
Nel secondo, tratto da 'Bella Ciao', la carica è seguita dal basso, dalla svolta in corso Torino, all'ingresso in via Tolemaide, sino allo sfondamento della 'testuggine'.
Il terzo video, tratto da 'Genova Red Zone', riprende la carica dal basso, con immaggini anche dall'interno del corteo dei Disobbedienti.
Nel quarto video si vede perfettamente il momento dello sfondamento della 'testuggine' preso da un'inquadratura molto laterle ma, per questo, molto efficace. Successivamente sono documentati i primi arresti e pestaggi successivi alla ricomposizione della testa del corteo. Le immagini sono tratte da 'I diritti negati', video prodotto dal Legal team, per testimoniare, attraverso le immagini, tutte le violazioni del Codice Penale di cui si sono rese responsabili le Forze dell'ordine; lo potetescaricare interamente da qui.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 15.00-15.30
In questa serie di filmati, la ricostruzione delle fasi appena precedenti il contatto e la prima carica dei CC contro la testa del corteo dei Disobbedienti. È un lavoro svolto dal Gruppo Legale del GSF attraverso materiali video, le registrazioni delle comunicazioni via radio tra la centrale opeativa e le forze di PS presenti in strada, e tutto il materiale, comprese le deposizioni, che è stato presentato in sede di dibattimento. Il video può essere interamente scaricato dal sito di 'Arcoiris TV', dove trovate molto altro materiale.
Nel primo video la ricostruzione dello spostamento del plotone di CC prima del contatto con la testa del corteo.
Nel secondo le varie deposizioni che spiegano, dalla parte dei CC, i motivi della carica.
Le immagini sono talmente evidenti che non aggiungo nessun commento se non che non si vede nessun atteggiamento aggressivo, nessun lancio di oggetti o di molotov che giustifica l'intervento diretto dei CC.
I files sono abbastanza grandi - è necessario avere un po' di pazienza in più per la loro visione.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 11.00-15.00 circa
Da 'Bella Ciao', invece, un lungo brano sulle istruzioni di organizzazione per il corteo, le dichiarazioni di Casarini, gli appelli ripetuti al non utilizzo di armi offensive, la partenza intorno alle 13.30 da Corso Europa e : primo video e secondo.
Ancora immagini della preparazione allo stadio e della partenza, tratte da 'Bella Ciao' nel terzo video, con appelli ripetuti al non utilizzo di armi d'offesa, Caruso ed altri che danno indicazioni per l'organizzazione del corteo.
La formazione della 'testuggine' e la sua modalità di spostamento nel quarto video tratto da 'Genova Red Zone'
Infine, sempre grazie alla ricostruzione precisa de 'Le strade di Genova', nel quinto video il primo contatto tra la testa del corteo e i CC all'incrocio tra Corso Torino e Via Tolemaide (sono le 15 circa).
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 11.00-15.00 circa
Le immagini della preparazione e della partenza del corteo dei disubbidienti.
Il primo video, tratto da 'Le strade di Genova', ci offre le coordinate del percorso del corteo dei Disobbedienti.
Il secondo, tratto da 'Genova per noi', alcune immagini dello stadio Carlini, punto di raccolta dei disobbedienti, con in sottofondo Luca Casarini che, al megafono, dà un esempio del linguaggio tipico di questa parte importante dei no-global di Genova.
Nel terzo, ancora immagini dal Carlini tratte da 'Solo limoni', con un chiaro appello al non utilizzo di strumenti di offesa, lanciato al megafono già all'interno dello stadio.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Il primo video è preso da 'Genova città aperta' e, se non mi sbaglio (rivedendo il secondo video - 2.38/2.43), vede la carica della polizia dal lato di chi fugge: intervenuta in Piazza Manin, la PS rincorre gli ultimi componenti dei BB. Ma ormai non è più così semplice distinguere nè separare. Ammesso che lo si voglia.
Il secondo video è tratto da 'Genova per noi', opera di un gruppo di registi che era nelle strade della città ligure nei giorni del G8, in collaborazione con il Genoa social forum che può essere interamente scaricato da qui, e testimonia sia il posizionamento del plotone di polizia che insegue i BB, le prime scaramucce, la testomianza di una pacifista che insieme ad altri si era interposta fra i due gruppi, e la reazione dei pacifisti di Piazza Manin al passaggio dei BB.
L'ultimo video, tratto da 'Solo limoni', rinvia al terzo video - quello delle cariche indiscriminate anche ai medici - riprendendo l'inizio e lo sviluppo della carica da altra angolazione.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
h 13.30-15 circa
Come abbiamo visto in questo video, mentre il primo troncone dei BB 'attacca' le carceri di Marassi, il secondo troncone si dirige verso Piazza Manin, a Nord della zona rossa. È la piazza tematica dell'area cattolica e più pacifista del movimento (Rete Lilliput, Lega Ambiente, Commercio equo e solidale). La polizia, ritornando sui suoi passi, raggiunge Piazza Manin.
Probabilmente sotto pressione per questo spostamento, diciamo così, interviene, in maniera inesplicabile e senza alcun discrimine, sui gruppi cattolici e non violenti.
Il primo video riprende il plotone di polizia che, dopo aver inseguito il troncone dei BB che si dirigeva a Piazza Manin, opera l'intervento (questo almeno secondo i redattori di 'Le strade di Genova' da cui è tratto).
Il secondo video è tratto da 'Genova Red Zone' e mostra non solo il tipo di intervento, ma anche la reazione di assoluta spaesatezza dei militanti pacifisti.
Il terzo e il quarto sono, invece, scorporati da 'Genova senza risposte', e testimoniano sia dell'indiscriminatezza dell'intervento - picchiato a freddo anche un medico - come della reazione incredula dopo l'attacco della polizia.
Impressionante, e di impatto emotivo non misurabile, è la 'prova di difesa pacifista' all'inizio del secondo video, e la sua 'verifica' sul campo, proprio nel finale dello stesso video.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Tra le 13 e le 15 di venerdì, il 'Blocco nero' continua ad operare liberamente in città. I filmati che presento qui e che seguono gli spostamenti del BB all'interno di Genova, offrono sia uno spaccato della strategia sia della libertà con cui il Blocco si è mosso ed è stato lasciato fare proprio prima l'inizio del corteo dei Disobbedienti.
Il primo e il terzo video sono presi da 'Le strade di Genova', che, come abbiamo detto, offre una mappa puntualissima e molto documentata degli spostamenti del blocco e non solo. Il primo, ricostruisce il percorso del BB dalle 13,30 circa in poi, percorso che ha una sua logica stabilita a tavolino e che non viene minimamente contrastato dalla forze dell'ordine. Il terzo video, invece, offre una ricostruzione dello pseudo assalto alle carceri di Marassi e dell'assurda ed illogica ritirata dei carabinieri posti a difesa del carcere.
ll secondo, invece, è preso da 'Bella Ciao', video prodotto da Indymedia, e che è, insieme a 'Le strade di Genova', la vera, grande fonte di tutte le ricostruzioni possibili dei giorni del G8. Sono entrambi dei lavori eccellenti - con differenze anche notevoli fra loro -, ma che offrono l'unica, precisa, puntuale e lucida ricostruzione di ciò che è accaduto. 'Bella Ciao' può essere interamente scaricato da qui.
Integra il primo video da un'altra prospettiva di camera, ma, come si vedrà, moltissime sono le immagini in comune.
Il quarto video è sempre tagliato da 'Bella ciao' ed offre, da un'altra angolatura, la 'presa' del carcere di Marassi.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
È centrale ricostruire i movimenti del Black Bloc, che si incrocia e traversa tutti gli altri spezzoni del corteo. Fondamentale, in più, ricostruire il ruolo dello 'spezzone nero' nella 'dispersione' del presidio dei Cobas a Piazza Da Novi, Cobas che sono stati travolti dall'intervento dei CC.
Tra i video, inoltre, c'è una bellissima e chiarissima definizione di cosa sia B&B, di come si muova, da dove venga e come 'ragioni' politicamente.
Il primo video è 'tagliato' da 'Genova Red Zone', la cui fonte abbiamo già visto. Le interviste chiariscono, dall'interno, cosa sia B&B. Una bella testimonianza di 'verità' per comprendere, innanzitutto, la differenza tra i 'presidi' politici a Genova e la 'mobilità' del Blocco Nero.
ll secondo video, tratto da 'Le strade di Genova', di G. Ferrario - immagini girate da un centinaio di operatori professionali e non e che sono state rimontate e commentate con grande intelligenza - ricostruisce i primi movimenti del Blocco Nero a Genova. Il valore generale di questo video è fondamentale. Soprattutto per la ricostruzione delle giornate di venerdì e sabato. È, tra tutti quelli che ho visionato, il più essenziale a livello di commento e il più efficace come ricostruzione. È, nella sua essenzialità ed efficacia, un 'video-politico'. Lo si può scaricare nella sua versione integrale a questo indirizzo.
Il terzo video, sempre rispetto i movimenti del Blocco nero, è tratto da 'Genova senza risposte', che abbiamo già citato.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
[COMMENTO] Tutto il moderno è attraversato da una fibrillazione interna che mette in questione lo 'statuto politico' che le istituzioni, gli organismi ufficiali, gli organismi internazionali di qualsiasi epoca volevano, hanno anche solo provato a dare al quadro geo-politico. Lo scandalo, la sorpresa, il rifiuto, il disconoscimento, l'insulto e la reazione ad ogni 'nuova' messa in questione di questo ordine, tutto questo fa parte di una piece teatrale che il 'potere' mette in scena ogni volta, sistematicamente, come, sistematicamente, la sua 'libertà di potenza' viene messa in questione.
Si tratta, in fondo, della grande battaglia tra la staticità del potere e la 'potenza' della contestazione. Mentre il primo dispiega tutti gli strumenti che ha a disposizione perchè la sua retina possa focalizzarsi su una scena 'prevedibile' e 'saputa', come se la 'previsione' ed il 'controllo' siano gli unici strumenti per rendere comprensibile ciò che accade, la seconda, invece, vive in un'istante protratto all'infinito, come se il futuro si giocasse 'tutto in un istante', nell'istante, e come se proprio l'istante aprisse, nel presente, le possibilità di cui il tempo è gravido.
In una parola, le possibilità del presente - cioè: la storia - o sono ciò che il tempo ci dà, o sono ciò che il tempo ci sottrae.
In questo senso, la flessione esistenziale, che attanaglia tutti i 'vecchi' contestatori, rientra in questo schema: questo il tempo ci dà, e con questo, adesso, dobbiamo confrontarci. Mentre, dall'altra parte, chi di nuovo rimette in questione questa staticità, non fa che riaprire le infinite possibilità, innanzitutto politiche, che il tempo ha sottratto innanzitutto a se stesso, o che l'esperienza biografica ha esaurito di per se stessa.
In questa logica, una 'terza' posizione diventa, davvero, assolutamente illusoria.
Anche se è assolutamente necessario ribadirla.
Le possibilità del presente sono ciò di cui il futuro ha bisogno. Non esisterebbe nessun 'futuro' pensabile senza che il tempo fosse gravido del suo superamento, e, dunque, della sua contestazione.
La 'logica della contestazione' è inscritta all'interno del tempo inaugurato dai francesi, nel 1789.
Ed insieme, la 'logica del potere' offre uno degli strumenti più potenti che agisce all'interno della politica: dare stasi e presenza al tempo.
La politica - di per se stessa, anch'essa - non esisterebbe senza questa 'stasi e presenza' necessaria.
Genova rappresenta lo scacco di entrambe le logiche.
Quella della 'stasi infinita', quella della contestazione 'senza fine'.
Si tratta di un finale grandioso, tragico ed impensato.
Il corteo dei 'Pink' e la 'provocazione' alla zona rossa.
Il primo video è tratto da 'Genova - IndyMedia', video di ricostruzione dei fatti di Genova, prodotto da Italy-IndyMedia, che può essere interamente scaricato da qui.
Il secondo video è tratto da 'Genova Città Aperta' e può essere scaricato interamente da qui.
Il terzo video è tratto da 'Genova Red Zone', e può essere interamente scaricato da qui.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
La 'divisione' di Genova in zone, la costruzione delle 'barriere', la posizione dei manifestanti.
Il primo e il secondo video sono tratti da 'Genova Red Zone', video in inglese, che può essere scaricato interamente da qui. Fanno vedere, un po', come sono state costruite le 'barriere' che hanno diviso Genova in zone.
Il terzo video è invece tratto da 'Genova senza risposte', che può essere interamente scaricato da qui, e chiarisce molto efficacemente la collocazione in città sia dei diversi gruppi politici che il senso delle piazze tematiche che venerdì 20 servivano come punto di incontro 'politico' e di differenziazione interna al movimento.
È assolutamente fondamentale tenere presente questa collocazione per seguire successivamente quello che accade.
(0) Piazzale Kennedy: sede del GSF (a sud della zona rossa)
(1) Piazza di Carignano: Attac/Rifondazione/Pink
(2) Piazza Da Novi: Cobas
(3) Stadio Carlini: Disobbedienti (a Est della zona rossa)
(4) Piazza Manin: Lilliput, Commercio equo e solidale, Lega Ambiente (a Nord della zona rossa)
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Credo sia opportuno, da ora in poi, dividere le testimonianzie video per 'segmenti di memoria'. Questo significa che la giornata non sarà 'attraversata' come blocco unico, ma per segmenti che potrebbero essere orari, di luogo, di sguardo.
I posts sarannno molteplici e si incardineranno nel doppio regime della 'scansione cronologia' e in quella 'tematica'.
Da questo momento, tutto il blocco di posts 'Genova 2001-06' deve essere letto senza ordine di pubblicazione, ma come fosse 'in aggiornamento continuo e sincronico'. Il suo ordine non seguirà quello cronologico di scrittura sul blog, ma quello interno alla giornata. L'aggiornamento dei video non seguirà nessun ordine, ma solo i 'segmenti di memoria' e le 'connessioni' che chi scrive attraverserà.
20 Luglio - Cronologia
Venerdì all'ora di pranzo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riceve i leader a Palazzo Ducale. Negli stessi minuti iniziano in città gli incidenti. A provocarli sono i black block, le Tute nere, che si muovono ai margini del movimento pacifista con l'unico obbiettivo di creare disordini. Non sono moltissimi, ma riescono nell'intento: dal primo Bancomat mandato in frantumi, Genova non sarà più la stessa.
Dentro la cittadella blindata i grandi parlano di economia e lotta all'Aids, fuori è il caos. Le tute bianche e i militanti del Gsf marciano verso la zona rossa (in quattro riusciranno anche ad entrare) lungo le strade devastate dal passaggio degli anarchici. La tensione è alta, la situazione ormai fuori controllo. La polizia carica con durezza, si scontra anche con le tute bianche, che accuseranno di aver subito una vera e propria imboscata. In periferia i black bloc sfasciano tutto quello che trovano, assaltano anche il carcere di Marassi. Poco prima delle 18, alle 17.57, le agenzie battono la notizia: "C'è un ragazzo morto in piazza Alimonda". La notizia è confermata: in terra resta Carlo Giuliani 23 anni di Roma ma residente a Genova, figlio di un ex sindacalista Cgil (ma l'identificazione arriva solo in tarda serata). A colpirlo a morte un carabiniere di vent'anni, assediato dentro una jeep assieme ad altri militari.
Update [dal sito 'Piazza Carlo Giuliani']: Il vicepresidente del Consiglio, on. Gianfranco Fini, con altri esponenti di Alleanza Nazionale, tra cui l'on. Ascierto, si trovano nella Caserma dei Carabinieri di San Giuliano dove si trattengono per diverse ore. Le forze dell'ordine vengono dislocate nelle zone dove passeranno i cortei e nelle vicinanze delle piazze tematiche.
Sono stati rimossi i cestini della spazzatura ma molti cassonetti si trovano tuttora lungo i percorsi e nelle piazze dove si raccolgono i manifestanti.
Fin dalla mattina compare il Black block: gruppi di 10, 15, al massimo 20 persone alla volta, molte delle quali dall'accento straniero, si aggirano per la città distruggendo vetrine, incendiando cassonetti, auto, motorini.
Fanno incetta di sassi, spranghe e bastoni.
Diversi privati cittadini, da varie zone della città, denunciano il fatto alle autorità competenti. Un gruppo si concentra in piazza Paolo da Novi, la piazza tematica dei Cobas; inizia a smantellare la pavimentazione e a caricare i cassonetti con pietre.
Alcuni manifestanti tentano di fermarli.
Le forze dell'ordine, che si trovano a breve distanza, no.
Indietreggiano, sparando lacrimogeni. Li inseguono nelle vie adiacenti senza mai fermarli davvero.
(Alcuni filmati, anche del sabato, riprenderanno strani personaggi che prima parlano con le forze dell'ordine e poi si avvicinano ad alcuni Black block. Altri filmati riprendono dei personaggi che, in motorino, prima parlano con i Black block, poi con le forze dell'ordine, e così via).
Il black block passa sotto il tunnel della ferrovia all'altezza di corso Torino dividendosi quindi in due gruppi : uno si dirige verso il Carcere, l'altro sale la scalinata Montaldo verso piazza Manin.
Ore 15. Un filmato riprende alcuni blindati dei Carabinieri nella piazza antistante il Carcere di Marassi e gruppi di agenti a piedi.
Una ventina di Black block si avvicina al carcere lanciando sassi.
I Carabinieri si ritirano.
I Black block rompono alcuni vetri delle finestre del Carcere e incendiano un portone ed una finestra. Poi se ne vanno indisturbati.
Nel frattempo il corteo dei Disobbedienti, "armati" con scudi di plexiglass, imbottiture di polistirolo, gommapiuma e bottiglie di plastica, lasciato lo Stadio Carlini, si avvia lentamente lungo il tragitto autorizzato, incontrando sul suo cammino cassonetti rovesciati e auto bruciate.
A metà di via Tolemaide viene duramente e improvvisamente aggredito dai Carabinieri, sostenuti da 4 blindati. Ricordiamo che i portavoce dei Disobbidienti avevano precedentemente concordato con la Questura il percorso fino a piazza Verdi, (la piazza che si trova di fronte alla stazione Brignole). Ci sarebbero, quindi, ancora circa 500 metri di strada da percorrere. La zona rossa, protetta dalle grate in ferro, è ben più lontana.
L'attacco respinge per alcuni metri i manifestanti che, retrocedendo, si compattano verso corso Gastaldi. Non ci sono vie di fuga: alle spalle 10000 persone premono non comprendendo cosa stia accadendo; da un lato la massicciata della ferrovia, dall'altro file continue di palazzi.
Nel frattempo, i Black block saliti a piazza Manin, dove sono radunati Pax Christi, Mani Tese, Rete Lilliput, ecc., proseguono indisturbati verso piazza Marsala; dietro a loro sopraggiunge la Polizia che spara lacrimogeni e carica i pacifisti con le mani, pitturate di bianco, alzate; vengono picchiate e ferite soprattutto le donne.
Tornando a via Tolemaide, dopo ogni carica al corteo dei Disobbedienti, i blindati e i militari indietreggiano, ritirandosi fino all'angolo con corso Torino.
Alcuni ragazzi del corteo li inseguono, tirando sassi e cercando di rompere i vetri dei blindati.
Una camionetta, dopo aver percorso a velocità sostenuta, su e giù, quel tratto di strada, minacciando di travolgere i manifestanti, si blocca improvvisamente a marcia indietro contro un cassonetto. L'autista fugge lasciando soli i colleghi.
I carabinieri schierati poco più avanti non intervengono in loro aiuto.
I ragazzi assaltano il blindato, visibilmente infuriati, con sassi e spranghe; permettono comunque ai carabinieri che occupano il mezzo di allontanarsi. Quindi lo incendiano.
La Polizia respinge il corteo in via Tolemaide.
Ore 16.30 circa - Carlo Giuliani si unisce al corteo dei Disobbedienti, che già da tempo, bloccato frontalmente, stremato dalle cariche ripetute, intossicato dai lacrimogeni, scottato dagli idranti urticanti, tenta di defluire per le vie laterali e di tornare al Carlini.
Carlo indossa un pantalone della tuta blu, una canottiera bianca e una giacca della tuta grigia legata in vita.
A questo punto le forze dell'ordine, carabinieri e polizia, attaccano nuovamente il fronte del corteo: blindati lanciati a 70Km/h sui ragazzi, idranti urticanti, colpi d'arma da fuoco, lacrimogeni al gas CS, manganelli Tonfa.
I ragazzi rispondono lanciando sassi, lanciando indietro alcuni lacrimogeni, facendo piccole barricate con i bidoni per la raccolta differenziata della carta e della plastica.
Carlo indossa il passamontagna blu.
Sul fianco di via Tolemaide si aprono 2 strade strette, che portano in piazza Alimonda.
Ore 17.15. Un drappello di una ventina di carabinieri appoggiato da 2 defender si posiziona in una di queste due stradine. Partono i lacrimogeni, che vengono lanciati in mezzo al corteo.
I manifestanti reagiscono.
I militari, improvvisamente, cominciano ad indietreggiare, fino a scappare disordinatamente verso via Caffa, attraverso piazza Alimonda.
Un gruppo di manifestanti li inseguono urlando.
I due defender proseguono in retromarcia, superano un primo cassonetto che si trova in mezzo alla strada di fronte alla Chiesa del Rimedio.
Un defender, raggiunto uno slargo, fa manovra e raggiunge i colleghi in via Caffa; l'altro si ferma contro un cassonetto di rifiuti mezzo vuoto che si trova sul lato destro della strada.
Un plotone di polizia, con defender e blindati, è schierato in via Caffa a pochi metri dal defender. Un ingente schieramento di forze di polizia e blindati si trova in piazza Tommaseo, la piazza in cui sfocia via Caffa, lunga 300 metri.
Alcuni manifestanti raggiungono il defender fermo in piazza Alimonda, alcuni di loro tornano indietro verso via Tolemaide, altri cominciano a tirare sassi contro le forze dell'ordine schierate in via Caffa, altri ancora lanciano pietre e tirano colpi con assi di legno al defender.
Una persona raccoglie da terra un estintore, comparso sulla scena in questo momento, e lo lancia da una distanza ravvicinata e nel senso della lunghezza, contro il defender; l'estintore colpisce il lunotto posteriore e cade fermandosi sulla ruota di scorta.
Uno scarpone spunta dal lunotto e lo scalcia facendolo rotolare a terra.
In questo momento attorno al defender ci sono 4 fotografi e 5 manifestanti.
Una pistola spunta dal lunotto posteriore.
Un ragazzo con la felpa grigia vede la pistola, si china e scappa.
Carlo Giuliani, si avvicina, si china a raccogliere l'estintore, si alza in torsione per ritrovarsi quasi di fronte al retro del defender...
... Solleva l'estintore sopra la testa...
Sono le 17.27.
Parte il primo sparo.
Carlo Giuliani cade a terra in avanti, trascinato dall'estintore che sta lanciando, e rotola sul fianco destro verso il defender.
I manifestanti presenti nella piazza scappano precipitosamente mentre parte un secondo colpo di pistola. I fanali della retromarcia del defender sono accesi.
Qualcuno grida "fermi, stop" al Defender che passa due volte sul corpo di Carlo Giuliani, una prima volta in retromarcia sul bacino, la seconda in avanti sulle gambe.
Sono passati 5 secondi dal secondo sparo quando il defender è già in via Caffa, oltre lo schieramento della Polizia.
I giornalisti che si trovano vicino al defender cominciano a fotografare e riprendere Carlo Giuliani a terra, che sta morendo.
Si avvicinano alcuni manifestanti che cercano di fermare lo zampillo di sangue che sgorga a ritmo cardiaco dallo zigomo sinistro di Carlo Giuliani.
A questo punto, le forze di polizia avanzano, sparando lacrimogeni e disperdendo i pochi manifestanti ancora nei pressi.
Le forze di polizia circondano il corpo.
10 minuti dopo, un'infermiera del GSF che cerca di soccorrere Carlo Giuliani sente ancora il suo cuore che batte. Arriva una seconda infermiera.
Le infermiere tolgono il passamontagna a Carlo Giuliani e notano sulla fronte una grossa e profonda ferita che non sanguina, una ferita, dunque, che è stata provocata da un colpo in fronte inferto dopo l'uccisione. Sulla tempia destra di Carlo Giuliani ci sono abrasioni e ferite.
Più di un testimone racconterà di aver visto rappresentanti delle forze dell'ordine che hanno preso a calci in testa Carlo Giuliani prima che arrivassero le infermiere del GSF.]
Questo il bel pezzo pubblicato da Sergio Baratto su 'Primo Amore'.
Così sgombro di retorica e così vero.
"Cinque anni.
È stato detto che eravamo faine della condiscendenza, nuovi mafiosi in tuta nera, padri disgraziati, psicologie fragili, utili idioti. Che eravamo ignoranti, velleitari, che avevamo poche e sbagliate idee, che se i nostri intenti si fossero tradotti in fatti, per il terzo mondo sarebbe stata la rovina; che eravamo antioccidentali, antimodernisti, fiancheggiatori morali del terrorismo, brodo di coltura della sovversione, figli e nipotini plagiabili dei cattivi maestri. Che, in definitiva, eravamo stupidi, manovrabili, pericolosi e delinquenti.
Eppure, di quelle giornate, io mi ricordo tutt'altro. Il bruciore del gas CS sulla pelle, gli occhi gonfi, la gola chiusa. Il sibilo dei candelotti, la fuga scomposta. Un'ambulanza dai vetri spaccati e un uomo con il sangue sulla faccia.
Mi ricordo le espressioni sconce di quegli otto omuncoli, impettiti davanti alle telecamere nei loro completi scuri. Mi ricordo di aver pensato che, con tutto quel caldo, i loro piedi dovevano per forza imputridire dentro quelle scarpette eleganti da statisti di vaglia.
Mi ricordo il sorriso cattivo di un ufficiale di polizia in borghese mentre gli sfilavo davanti impaurito, con le mani in alto.
Mi ricordo le braccia sottili di un ragazzo di fronte a una pistola.
Non lo conoscevo, ma era come un fratello.
*
Un anno dopo sono tornato. C'erano iniziative sparse qua e là per il centro e su tutto aleggiava lo stesso caldo cocente dell'anno prima. Alle 17,27 piazza Alimonda si è fermata. Io c'ero arrivato da una stradina laterale, all'ultimo momento, convinto per sbadataggine che mancasse ancora qualche minuto. Avevo appena comprato e intaccato un enorme pezzo di focaccia. Ho deglutito in fretta e ho interrotto la masticazione. La gente riempiva la piazza, tutti in piedi e in silenzio. Poi, quando i sessanta secondi simbolici sono terminati, si è levato un coro: "Carlo è vivo e lotta insieme a noi". Io mi sono irritato, ricordo di aver pensato tra me e me "No, non è vero, è morto: se fosse vivo non saremmo qua a gridare slogan del cazzo, se lottasse in mezzo a noi pochi conoscerebbero il suo nome e la sua faccia…". La stupidità consolatoria di queste frasi menzognere è però irresistibile. Anche a me è successo di sorridere, leggendo a sorpresa su qualche muro, nei luoghi e nei momenti più inaspettati, "Carlo vive".
*
Ma che cosa aveva da ridere, in definitiva, il miliziano in borghese, mentre gli sfilavo davanti, impaurito e con le mani in alto? Se la stava godendo? Me lo domando perché, dal suo punto d'osservazione, la scena si presentava così: un gruppo di qualche centinaio di persone con le mani alzate, tutte rigorosamente zitte perché c'era da cagarsi letteralmente nei calzoni, sfilava per il centro in direzione della stazione ferroviaria tra due ali di poliziotti in tenuta antisommossa, preceduto e seguito a mo' di scorta da due blindati e altri agenti. Il che non mi sembra tanto umiliante o disonorevole, quanto piuttosto paurosamente vicino alla caricatura tragica di ben altre scene di cattura e deportazione. Non è che voglia fare paragoni assurdi: sono solo i pensieri incontrollabili che mi è capitato di fare allora.
Io mi trovavo all'estremità destra del gruppo e con la coda dell'occhio potevo vedere le facce degli ufficiali in mezzo alla loro truppa corazzata. È stato allora che, per una frazione di secondo, ho intersecato lo sguardo del tizio. Età apparente quaranta, calvizie, colorito olivastro. Aveva una ricetrasmittente incollata alla guancia e stava ascoltando o biascicando qualcosa. E intanto sorrideva.
Mi è parso che quel sorriso contenesse tante cose: odio, disprezzo, soddisfazione. Forse, nella sua semplicità, il termine "cattivo" riassume bene tutto.
Perché la cattiveria non esclude il resto. Non esclude affatto che, una volta smesso di ridere, l'ufficiale sia tornato a casa dai due figli piccoli, uno alle medie uno alle elementari, e li abbia guardati con tenerezza, sorridendo con una piega completamente diversa delle labbra.
*
Ricordo che una sera ero a cena dai miei. La televisione era accesa sul telegiornale. A un certo punto viene mandato in onda un servizio sul Forum Sociale di Porto Alegre. Doveva essere il 2002. Zittisco i genitori e mi metto in ascolto. Intervistano un capelluto leader italiano del movimento. Dice una cosa del genere: "Ci sono state delle discussioni perché i delegati di certi paesi insistevano per inserire nella dichiarazione di condanna della guerra anche una condanna del terrorismo…". Io penso "Be', perdio, vorrà pur dire qualcosa! Se sentono il problema come un'urgenza, bisognerebbe ascoltarli e sentire seriamente cos'hanno da…". Il chiomato sindacalista assume un'espressione disgustata e conclude più o meno così: "…Ci siamo opposti, visto che a noi la questione non interessa minimamente".
A una manifestazione contro la guerra in Iraq organizzata nel mio quartiere ho incontrato un mio coinquilino. Uno di quei vecchietti che si incrociano sul portone, di cui non si conosce il nome e che non si sa mai se salutare o no. Ci siamo presentati, stupiti e compiaciuti di trovarci entrambi lì. Ci siamo detti, con un misto d'orgoglio e di sconforto, che del nostro condominio eravamo gli unici. Abbiamo sfilato insieme, chiacchierando delle nostre vite. Ho scoperto che era un ex operaio in pensione, comunista da sempre. Chi l'avrebbe mai detto, con quell'aspetto mite e dimesso? A un certo punto, mentre sfilavamo in mezzo a un nutrito gruppo di poliziotti, gli ho raccontato di quello che avevo visto e vissuto durante il G8. Lui annuiva. Dopo un po' mi ha guardato e con aria un po' perplessa mi ha detto di essere rimasto stupito dalla furia distruttiva dei manifestanti così come aveva potuto vedere alla tele.
*
"Gli anni passano," dico al telefono, "La gente pian piano si dimentica, la rabbia si smorza, ci si scorda tutto…"
"Quale gente? Quella che c'era? Non credo. Più facile che abbia semplicemente smesso di parlarne, questo sì è inevitabile, se vuoi è anche normale, l'importante è capire quanto sia ancora aperta o già rimarginata la ferita sotto la benda…"
"Eppure secondo me molti hanno finito per perdonare. Per perdonare quasi tutto. Molti alla fine si sono detti 'Amen, è andata così, gli sbirri cattivi e tutto il resto, ma adesso c'è l'emergenza berlusca, bisogna buttare giù il berlusca'… Ti ricordi i DS che vigliacchi, il giorno che è stato ammazzato Carlo Giuliani, quando hanno fiutato l'aria e hanno detto 'Noi ci si sfila, ciao ciao e buona fortuna per domani'? Adesso siamo tutti qui a sperare che 'ste merde vincano su quell'altra merda più grossa…"
"Parla per te. E comunque secondo me la questione è così: chi c'era, bisogna vedere cosa si porta ancora dentro, di quell'esperienza, sotto la cenere."
"Sarà, che ti devo dire? Io comunque resto convinto che si sia voluto e cercato di cancellare lo scandalo di Genova dalla coscienza collettiva. Non dico tanto dal governo o dai media - che tanto dopo un mese seppelliscono ogni cosa. Dico dalle persone stesse, dalla sinistra, per colpa della campagna elettorale permanente, per l'obbligo autoimposto di non spaventare i moderati… 'Non sia mai che la sciura Brambilla pensi che difendiamo i teppisti… Anche se personalmente so che non erano tutti teppisti, devo partire dal presupposto che per la sciura Brambilla lo fossero, e tarare di conseguenza la mia rispettabilità ai suoi occhi…'"
"…E quelli che c'erano, quelli che hanno preso le mazzate, il cosiddetto movimento dei movimenti?"
"Mah, quelli che hanno preso le mazzate ci sono ancora - tu ci sei ancora, io ci sono ancora… Ne stiamo parlando ancora, in questo preciso istante… È solo che ci siamo fatti fregare dalla pigrizia. Noi ci siamo ancora. È il movimento, che è morto."
"Be', io continuo a sperare che un giorno di questi risorga."
(Se una colpa dev'esserci imputata, dico che non abbiamo avuto la forza, la capacità, il coraggio di crescere, di perfezionarci e perfezionare la lotta. Abbiamo dato vita a una rappresentazione deprimente delle nostre caricature. Portiamo sulle spalle una responsabilità enorme, col nostro fallimento collettivo.
Ma chi può dire cosa ci riserva il futuro? Personalmente, ho sempre detestato i certificati di morte.)
*
Cinque anni. Sono stati pubblicati libri, inchieste, controinchieste. I processi agli agenti e ai manifestanti violenti procedono, nella più totale indifferenza dei media ma procedono, segno questo - ti dicono - che l'Italia resta un paese democratico. Che cinque anni fa ha avuto la febbre, ma poi gli anticorpi hanno fatto il loro dovere.
Sono successe un mucchio di tragedie: attentati, guerre globali, bancarotte di intere nazioni, crimini contro l'umanità, catastrofi ambientali. Nessuno di questi disastri è da imputare a noi "giovani geneticamente modificati, ingannati e degradati" (Paolo Guzzanti). Non sono state le nostre idee irresponsabili e controproducenti, il nostro "fardello tribale antico", misto di comunismo e pauperismo religioso (Fiamma Nirenstein dixit) a immiserire il mondo.
"Hanno usato la piazza contro la civiltà dell'agorà, vale a dire il luogo del raduno per discutere, per fare trattazioni, per giudicare, il luogo della filosofia, della giustizia e dell'economia e, per noi mediterranei, anche il luogo della conversazione che… è il dato costitutivo della più alta convivenza civile". Scriveva così il Merlo sul Corriere della Sera all'indomani del macello della Diaz. Spiacente, esimio signor volatile, mi duole segnalarLe che negli ultimi cinque anni proprio la sua civiltà dell'agorà ha infilato una serie notevole di puttanate e atti barbarici. Non è colpa nostra. Io personalmente ho fatto di tutto per manifestare pacificamente il mio dissenso. Sono sceso nell'agorà, come dice Lei, nel più puro spirito della civiltà della discussione. Eravamo tre milioni, ma nessuno ci ha dato ascolto. Nel migliore dei casi, ci hanno presi per il culo. Ha presente il tono sprezzante dei politici, dei giornalisti obesi con la barba? Tanto più che le decisioni sono sempre già prese, in altri luoghi e più in alto.
Mi dica Lei dove si trova la civiltà dell'agorà. Da che parte. Chi meglio l'ha incarnata.
Pubblicato da s.baratto il 20-07-06
19 luglio: Giovedì sfila il primo corteo degli anti-global, con la manifestazione dei migranti. La marcia di cinquantamila persone si snoda per Genova senza problemi di ordine pubblico. Il Gsf incassa il successo, ma dal giorno dopo lo scenario e i commenti cambiano bruscamente.
h. 17.30 circa: La manifestazione dei migranti
Il primo video è tratto da 'Genova senza risposte' (di Miceli-Paoli-Lorenzi, produz. L'occhio e la Luna) che può essere interamente scaricato da qui.
Il secondo è tratto da 'Solo limoni' (di Giacomo Verde, Shake Ed., Reset, SeStessi video) e può essere interamente scaricato da qui.
Il terzo è la prosecuzione di "Genova città aperta - I fatti di genova 19-20-21 luglio 2001" (autori: Nina, Niko e Martin - video in lingua inglese) che può essere interamente scaricabile dal sito 'New Global Vision'.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
[COMMENTO] I tre video mostrano, chiaramente, il clima che ha attraversato la manifestazione dei migranti di giovedì pomeriggio, la prima manifestazione organizzata dal GSF. Clima lontanissimo, come si vedrà, dalle forme che 'dovranno prendere' le manifestazioni del giorno dopo.
E vorrei dire: non ci sono dubbi che il montaggio e le 'prese di camera' e di audio facciano la loro parte. Ma anche, mi viene in mente, ricordandomi un Vertov d'annata, che niente nega alla realtà di negare l'altra realtà a cui si oppone e che vuole contestare; niente glielo nega, salvo il fatto di non esistere.
La violenza, giovedì 19 luglio 2001, non 'abitava' a Genova.
A meno che 'far vedere le mutande' non sia una provocazione...
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Mercoledì 18 luglio. Sera. E poi 'tardi', cioè: Giovedì 19 mattina, quando il giorno non è nato.
"Grande concerto di Manu Chao in Piazzale Kennedy: oltre 20 mila persone.
Carlo Giuliani partecipa al concerto."
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
(la 'biografia' di Carlo Giuliani dà il concerto come '19 luglio': è una data evidentemente errata: il concerto è nella notte tra il 18 e il 19: tra mercoledì e giovedì, esattamente la notte prima del corteo dei 'migranti'). È il 18 luglio 2001, sera. Esterno notte.
Questo qualche 'frammento video' del concerto.
[COMMENTO] È 'rubato' da 'Genova senza risposte' (di Miceli-Paoli-Lorenzi, produz. L'occhio e la Luna) che può essere interamente scaricato da qui.
Si tratta di nemmeno 54 secondi, tra l'altro anche 'edulcorati'. A mia conoscenza - certamente assolutamente parziale - l'unica testimonianza 'pubblica' di questo concerto. Certamente, l'unica 'testimonianza' che è passata nei 'video' sia ufficiali, che di 'contro-inchiesta' (come ho detto dall'inizio: salvo smentita e correzione).
Delle quasi centinaia di ore che ho visto per scrivere queste righe, è il minuto dove più 'capisco'. E mi riconosco. E mi ritrovo accanto a 'molti'.
Il 'resto', lo sapevo già.
h 6.20: la perquisizione allo 'Stadio Carlini', punto d'incontro dei 'disobbedienti'. (da 'Sherwood Genova - video sherwood su fatti genova, che potete scaricare interamente qui.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Cominciamo con qualche 'immagine dei giorni appena prima le manifestazioni. Sono i giorni della costruzione delle difese della zona rossa e in cui a Genova si respira un clima di paura.
Il primo video è tratto da "Genova citta' aperta - I fatti di genova 19-20-21 luglio 2001" e può essere interamente scaricabile dal sito 'New Global Vision'.
Il secondo invece è tratto da 'Solo limoni' (di Giacomo Verde, Shake Ed., Reset, Sestessi video) e può essere interamente scaricato da qui.
(leggere i credits e la nota tecnica per la visione dei filmati)
Una breve cronologia.
18 luglio
L'anti G8 inizia nel modo migliore mercoledì notte con il concerto di Manu Chao: sono in ventimila a ballare e saltare con l'ex leader della Mano Negra.
19 luglio
Giovedì sfila il primo corteo degli anti-global con la manifestazione dei migranti. La marcia di cinquantamila persone si snoda per Genova senza problemi di ordine pubblico. Il Gsf incassa il successo, ma dal giorno dopo lo scenario e i commenti cambiano bruscamente.
20 luglio
Venerdì all'ora di pranzo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riceve i leader a Palazzo Ducale. Negli stessi minuti iniziano in città gli incidenti. A provocarli sono i black block, le Tute nere, che si muovono ai margini del movimento pacifista con l'unico obbiettivo di creare disordini. Non sono moltissimi, ma riescono nell'intento: dal primo Bancomat mandato in frantumi, Genova non sarà più la stessa.
Dentro la cittadella blidanta i grandi parlano di economia e lotta all'Aids, fuori è il caos. Le tute bianche e i militanti del Gsf marciano verso la zona rossa (in quattro riusciranno anche ad entrare) lungo le strade devastate dal passaggio degli anarchici. La tensione è alta, la situazione ormai fuori controllo. La polizia carica con durezza, si scontra anche con le tute bianche, che accuseranno di aver subito una vera e propria imboscata. In periferia i black bloc sfasciano tutto quello che trovano, assaltano anche il carcere di Marassi. Poco prima delle 18, alle 17.57, le agenzie battono la notizia: "C'è un ragazzo morto in piazza Alimonda". La notizia è confermata: in terra resta Carlo Giuliani 23 anni di Roma ma residente a Genova, figlio di un ex sindacalista Cgil (ma l'identificazione arriva solo in tarda serata). A colpirlo a morte un carabiniere di vent'anni, assediato dentro una jeep assieme ad altri militari.
Update [dal sito 'Piazza Carlo Giuliani']: Il vicepresidente del Consiglio, on. Gianfranco Fini, con altri esponenti di Alleanza Nazionale, tra cui l'on. Ascierto, si trovano nella Caserma dei Carabinieri di San Giuliano dove si trattengono per diverse ore. Le forze dell'ordine vengono dislocate nelle zone dove passeranno i cortei e nelle vicinanze delle piazze tematiche.
Sono stati rimossi i cestini della spazzatura ma molti cassonetti si trovano tuttora lungo i percorsi e nelle piazze dove si raccolgono i manifestanti.
Fin dalla mattina compare il Black block: gruppi di 10, 15, al massimo 20 persone alla volta, molte delle quali dall'accento straniero, si aggirano per la città distruggendo vetrine, incendiando cassonetti, auto, motorini.
Fanno incetta di sassi, spranghe e bastoni.
Diversi privati cittadini, da varie zone della città, denunciano il fatto alle autorità competenti. Un gruppo si concentra in piazza Paolo da Novi, la piazza tematica dei Cobas; inizia a smantellare la pavimentazione e a caricare i cassonetti con pietre.
Alcuni manifestanti tentano di fermarli.
Le forze dell'ordine, che si trovano a breve distanza, no.
Indietreggiano, sparando lacrimogeni. Li inseguono nelle vie adiacenti senza mai fermarli davvero.
(Alcuni filmati, anche del sabato, riprenderanno strani personaggi che prima parlano con le forze dell'ordine e poi si avvicinano ad alcuni Black block. Altri filmati riprendono dei personaggi che, in motorino, prima parlano con i Black block, poi con le forze dell'ordine, e così via).
Il black block passa sotto il tunnel della ferrovia all'altezza di corso Torino dividendosi quindi in due gruppi : uno si dirige verso il Carcere, l'altro sale la scalinata Montaldo verso piazza Manin.
Ore 15. Un filmato riprende alcuni blindati dei Carabinieri nella piazza antistante il Carcere di Marassi e gruppi di agenti a piedi.
Una ventina di Black block si avvicina al carcere lanciando sassi.
I Carabinieri si ritirano.
I Black block rompono alcuni vetri delle finestre del Carcere e incendiano un portone ed una finestra. Poi se ne vanno indisturbati.
Nel frattempo il corteo dei Disobbedienti, "armati" con scudi di plexiglass, imbottiture di polistirolo, gommapiuma e bottiglie di plastica, lasciato lo Stadio Carlini, si avvia lentamente lungo il tragitto autorizzato, incontrando sul suo cammino cassonetti rovesciati e auto bruciate.
A metà di via Tolemaide viene duramente e improvvisamente aggredito dai Carabinieri, sostenuti da 4 blindati. Ricordiamo che i portavoce dei Disobbidienti avevano precedentemente concordato con la Questura il percorso fino a piazza Verdi, (la piazza che si trova di fronte alla stazione Brignole). Ci sarebbero, quindi, ancora circa 500 metri di strada da percorrere. La zona rossa, protetta dalle grate in ferro, è ben più lontana.
L'attacco respinge per alcuni metri i manifestanti che, retrocedendo, si compattano verso corso Gastaldi. Non ci sono vie di fuga: alle spalle 10000 persone premono non comprendendo cosa stia accadendo; da un lato la massicciata della ferrovia, dall'altro file continue di palazzi.
Nel frattempo, i Black block saliti a piazza Manin, dove sono radunati Pax Christi, Mani Tese, Rete Lilliput, ecc., proseguono indisturbati verso piazza Marsala; dietro a loro sopraggiunge la Polizia che spara lacrimogeni e carica i pacifisti con le mani, pitturate di bianco, alzate; vengono picchiate e ferite soprattutto le donne.
Tornando a via Tolemaide, dopo ogni carica al corteo dei Disobbedienti, i blindati e i militari indietreggiano, ritirandosi fino all'angolo con corso Torino.
Alcuni ragazzi del corteo li inseguono, tirando sassi e cercando di rompere i vetri dei blindati.
Una camionetta, dopo aver percorso a velocità sostenuta, su e giù, quel tratto di strada, minacciando di travolgere i manifestanti, si blocca improvvisamente a marcia indietro contro un cassonetto. L'autista fugge lasciando soli i colleghi.
I carabinieri schierati poco più avanti non intervengono in loro aiuto.
I ragazzi assaltano il blindato, visibilmente infuriati, con sassi e spranghe; permettono comunque ai carabinieri che occupano il mezzo di allontanarsi. Quindi lo incendiano.
La Polizia respinge il corteo in via Tolemaide.
Ore 16.30 circa - Carlo Giuliani si unisce al corteo dei Disobbedienti, che già da tempo, bloccato frontalmente, stremato dalle cariche ripetute, intossicato dai lacrimogeni, scottato dagli idranti urticanti, tenta di defluire per le vie laterali e di tornare al Carlini.
Carlo indossa un pantalone della tuta blu, una canottiera bianca e una giacca della tuta grigia legata in vita.
A questo punto le forze dell'ordine, carabinieri e polizia, attaccano nuovamente il fronte del corteo: blindati lanciati a 70Km/h sui ragazzi, idranti urticanti, colpi d'arma da fuoco, lacrimogeni al gas CS, manganelli Tonfa.
I ragazzi rispondono lanciando sassi, lanciando indietro alcuni lacrimogeni, facendo piccole barricate con i bidoni per la raccolta differenziata della carta e della plastica.
Carlo indossa il passamontagna blu.
Sul fianco di via Tolemaide si aprono 2 strade strette, che portano in piazza Alimonda.
Ore 17.15. Un drappello di una ventina di carabinieri appoggiato da 2 defender si posiziona in una di queste due stradine. Partono i lacrimogeni, che vengono lanciati in mezzo al corteo.
I manifestanti reagiscono.
I militari, improvvisamente, cominciano ad indietreggiare, fino a scappare disordinatamente verso via Caffa, attraverso piazza Alimonda.
Un gruppo di manifestanti li inseguono urlando.
I due defender proseguono in retromarcia, superano un primo cassonetto che si trova in mezzo alla strada di fronte alla Chiesa del Rimedio.
Un defender, raggiunto uno slargo, fa manovra e raggiunge i colleghi in via Caffa; l'altro si ferma contro un cassonetto di rifiuti mezzo vuoto che si trova sul lato destro della strada.
Un plotone di polizia, con defender e blindati, è schierato in via Caffa a pochi metri dal defender. Un ingente schieramento di forze di polizia e blindati si trova in piazza Tommaseo, la piazza in cui sfocia via Caffa, lunga 300 metri.
Alcuni manifestanti raggiungono il defender fermo in piazza Alimonda, alcuni di loro tornano indietro verso via Tolemaide, altri cominciano a tirare sassi contro le forze dell'ordine schierate in via Caffa, altri ancora lanciano pietre e tirano colpi con assi di legno al defender.
Una persona raccoglie da terra un estintore, comparso sulla scena in questo momento, e lo lancia da una distanza ravvicinata e nel senso della lunghezza, contro il defender; l'estintore colpisce il lunotto posteriore e cade fermandosi sulla ruota di scorta.
Uno scarpone spunta dal lunotto e lo scalcia facendolo rotolare a terra.
In questo momento attorno al defender ci sono 4 fotografi e 5 manifestanti.
Una pistola spunta dal lunotto posteriore.
Un ragazzo con la felpa grigia vede la pistola, si china e scappa.
Carlo Giuliani, si avvicina, si china a raccogliere l'estintore, si alza in torsione per ritrovarsi quasi di fronte al retro del defender...
... Solleva l'estintore sopra la testa...
Sono le 17.27.
Parte il primo sparo.
Carlo Giuliani cade a terra in avanti, trascinato dall'estintore che sta lanciando, e rotola sul fianco destro verso il defender.
I manifestanti presenti nella piazza scappano precipitosamente mentre parte un secondo colpo di pistola. I fanali della retromarcia del defender sono accesi.
Qualcuno grida "fermi, stop" al Defender che passa due volte sul corpo di Carlo Giuliani, una prima volta in retromarcia sul bacino, la seconda in avanti sulle gambe.
Sono passati 5 secondi dal secondo sparo quando il defender è già in via Caffa, oltre lo schieramento della Polizia.
I giornalisti che si trovano vicino al defender cominciano a fotografare e riprendere Carlo Giuliani a terra, che sta morendo.
Si avvicinano alcuni manifestanti che cercano di fermare lo zampillo di sangue che sgorga a ritmo cardiaco dallo zigomo sinistro di Carlo Giuliani.
A questo punto, le forze di polizia avanzano, sparando lacrimogeni e disperdendo i pochi manifestanti ancora nei pressi.
Le forze di polizia circondano il corpo.
10 minuti dopo, un'infermiera del GSF che cerca di soccorrere Carlo Giuliani sente ancora il suo cuore che batte. Arriva una seconda infermiera.
Le infermiere tolgono il passamontagna a Carlo Giuliani e notano sulla fronte una grossa e profonda ferita che non sanguina, una ferita, dunque, che è stata provocata da un colpo in fronte inferto dopo l'uccisione. Sulla tempia destra di Carlo Giuliani ci sono abrasioni e ferite.
Più di un testimone racconterà di aver visto rappresentanti delle forze dell'ordine che hanno preso a calci in testa Carlo Giuliani prima che arrivassero le infermiere del GSF.]
21 luglio
Il Gsf decide comunque di scendere in piazza sabato per manifestare in maniera pacifica contro l'oppressione della polizia. L'illusione di un corteo tranquillo dura poco: i black bloc ricompaiono, il servizio d'ordine dei militanti di Rifondazione e dei centri sociali non riesce a isolare i violenti. La manifestazione si trova stretta tra le cariche delle forze dell'ordine e la furia delle tute nere. La guerriglia si estende a tutta la città, il bilancio è pesante: altre centinaia di feriti, altre centinaia di arresti. Il leader dei centri sociali del Nordest, Casarini accusa: "Ci sono infiltrati della polizia nei cortei, abbiamo le prove".
Ma non è finita, nella notte la polizia fa irruzione in due scuole che ospitano il centro stampa del Gsf e un dormitorio dei contestatori. Il blitz porta a 93 fermati e 66 feriti e porta soprattutto uno scambio di accuse violentissimo tra forze dell'ordine e Gsf (dei 93 fermati, 15 sono stati rilasciati subito, per 10 sono stati confermati gli arresti ma sono stati subito scarcerati e per 66 i gip hanno ritenuto che non vi erano neanche i presupposti per procedere al loro arresto; soltanto per uno dei fermati alla ex Diaz è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere). Vittorio Agnoletto e gli altri parlano di "massacro, di pestaggio indiscriminato, di violenze senza senso e distruzioni". Le forze dell'ordine ribattono che "era una perquisizione per individuare black bloc nascosti nella scuola" e che "un agente è stato colpito da una coltellata". Molti dei fermati sono condotti alla caserma di Bolzaneto, dove si verificano episodi di violenza nei loro confronti da parte di elementi delle forze dell'ordine.
22 luglio
Il vertice ufficiale si chiude alle 12 di domenica con la foto ufficiale: i grandi varano un comunicato finale con il quale si impegnano a lottare contro la povertà e l'inquinamento (anche se sul vertice di Kyoto non c'è accordo), il presidente russo Putin e il suo collega statunitense Bush parlano di scudo spaziale e "fanno passi avanti".
Il premier canadese Jean Chretien annuncia che il prossimo vertice si svolgerà a Kananaskis, un paesino di montagna nella provincia di Alberta. Il G8 finisce con i portavoce del Gsf che ribadiscono le accuse alla polizia e al governo, che replicano con altre contro accuse.
Questo 'lavoro' che metto in rete non sarebbe stato possibile senza:
- l'archivio video di 'New Global Video';
- il grande archivio della 'memoria' e delle contro-inchieste del 'Comitato Piazza Carlo Giuliani';
- l'impegno e il materiale del 'Comitato Verità e Giustizia per Genova';
- l'impegno morale, prima che legale, del 'Supporto Legale' per i fatti di Genova;
- la lucidità, l'intelligenza e il coraggio del 'Gruppo d'inchiesta Pillola Rossa';
- il paziente lavoro del 'Global Project' e di Radio Sherwood e di Indymedia Italy;
- la generosità di tutti i videomakers, professionali e no, che hanno girato e messo a disposizione tutti i materiali video;
- la forza di chi ha voluto testimoniare - con foto, parole, filmati, scritti, e anche silenzi - quello che ha visto, quello che ha sentito, quello che ha sentito raccontare, quello che non è riuscito a raccontare, non ha voluto o non ha potuto raccontare.
Questo che però 'cerco di pensare in-comune', non sarebbe nemmeno esistito senza, e soprattutto grazie, la forza, la presenza e la fermezza, la voglia di pretendere la verità e di pensare e attraversare un'altra 'politica in-comune' delle centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze, donne e uomini che hanno 'partecipato' a Genova 2001. Come tutti quelli e quelle che, in questi cinque anni, si sono spesi e si sono giocate per mantenere incandescente 'Genova 2001'. E che l'hanno fatta diventare 'il nostro tornante'.
Sono loro che restano. Sono loro che hanno segnato il 'tempo', qualunque sia la 'conclusione' giudiziaria. E il 'tempo segnato', rispetto la 'politica', quella quotidiana, ha una tale 'potenza', una tale infinita 'autonomia', e loro, insieme, hanno, in-comune, una tale 'gioventù della forza', da non dovere temere niente e nessuno.
***
Nota tecnica: tutti i video non sono coperti da copyright e sono liberamente scaricabili e utlizzabili a fini non commericiali. Citerò sempre la fonte e gli autori - ove possibile - e darò sempre il link per la visione complessiva del filmato (L'indice generale è nel sito New Global Video, ma ce ne sono altri presi da altre fonti).
Per visionarli, bisogna seguire il link 'Continua a leggere...', e avere installato Windows Media Player.
Direi che sia quasi categorico avere una connessione adsl.
Bisogna inoltre attendere il tempo di caricamento del file, che può variare da 10 a 60 secondi, e poi, quando appare la scritta 'caricamento interrotto', cliccare sulla freccia 'play'.
Se ci fossero problemi, non esitate a contattarmi. I files video possono essere più di uno nello stesso post e saranno aggiornati come uno work in progress, anche tornando a distanza di qualche giorno (verrà segnalato con l'aggiunta di 'upload' nel titolo).
Purtroppo, per la prima volta, devo consigliare l'utilizzo di un Internet Explorer o di un suo 'mimo'. Il carattere 'embedded' dei filmati - cioè volontariamente visionabili solo all'interno della pagina web - è tale che, per abbassare i tempi di attesa, si 'debba' usare 'quel' browser o un suo 'mimo' come Maxthon, che consiglio di installare in ogni caso per velocità, affidabilità e flessibilità, oltre che sicurezza. Con Firefox i tempi si allungano e si rischia qualche crash; con Opera mi risulta impossibile la visione.
Perdonate, ma di più non sono riuscito a fare.
***
Sul 'perchè' di questo 'lavoro', potete leggere questo breve intervento.
Il 'come', per far cosa e per chi, ho cercato di spiegarlo un po' più lungamente.