1. Nella breve nota di chiusura del Tascabile Bompiani (che presenta una traduzione del romanzo ad opera di Pavese) si parla in qualche modo di mito, riferendosi alla seduzione posta in atto dalla moglie di Curley (la donna tentatrice) nei confronti di Lennie (l'uccisore spaventato). Il curatore del Tascabile, al proposito, rievoca la seduzione posta in atto da Eva nei confronti di Adamo indicandola come mito sottostante questo preciso episodio del romanzo. Ed è vero, ma non è nemmeno molto interessante, tanto è spudorata e palese questa dinamica di relazione uomo-donna nel romanzo di Steinbeck. Piuttosto, tale considerazione porta a scoprire nostro malgrado uno dei luoghii più retrivi del romanzo, che ci appare a questo punto chiuso in una circolarità maschile in cui l'unica parte data alla donna è, appunto, quella retriva di pura e semplice tentazione carnale in una società totalmente maschile. A meno che non si intenda una rappresentazione siffatta come puro specchio di una realtà sociale che è impossibile rappresentare altrimenti, perché era così a quel tempo e nei precisi contesti chiamati in causa dal romanzo e tale non poteva che apparire all'autore. Ma, ripeto, il tema non mi sembra particolarmente interessante. Piuttosto, proprio a proposito di mito, mi sembra più interessante porre l'accento su un altro punto. Ed è il particolare procedimento mitopoietico messo in atto da Steinbeck in questo romanzo breve nel momento dell'invenzione del personaggio di Lennie. L'invenzione di Lennie è certamente un caso di mitopoiesi: questo essere gigantesco e ingenuo, dalla forza quasi inumana e talmente incontrollabile da stritolare ogni essere che sia oggetto del suo desiderio, morbido da accarezzare, siano essi topi o conigli. Lennie è certamente in qualche modo l'invenzione di un mito, come Narciso, come Edipo o come il Candaule erodoteo, dalle cui figure gli psicanalisti hanno tratto materia per mettere a fuoco i vari casi di narcisismo, candaulismo ecc.
In questo senso Lennie è un personaggio la cui semplice invenzione definisce in figura degli atti in qualche modo archetipici, riconducibili a processi psichici definiti. Detto altrimenti: uno psicanalista si potrebbe benissimo riferire a Lennie (e parlare di lennismo) trattando qualche paziente che in modo più o meno velato abbia l'abitudine di uccidere (anche solo simbolicamente) gli oggetti del proprio desiderio, magari solo per paura del desiderio stesso o per le conseguenze perturbanti che tale desiderio comporta, per l'inevitabile e potenzialmente spaesante spostamento d'aria che esso comporta. La forza dell'invenzione di un personaggio come Lennie è tale che inevitabilmente il protagonista di Uomini e topi è diventato un personaggio-prototipo,facilmente citabile e immediatamente richiamabile alla memoria. Personaggio che in un film ben più paludoso di Uomini e topi, Cane di pagliadi Sam Peckinpah, viene ampiamente citato e come sdoppiato in due personaggi altrettanto inquietanti: il piccoletto brevilineo che cattura topi e poi li lascia liberi per spaventare; e l'altro, gigantesco, che uccide la giovane ragazza tentatrice (con la caccia del quale si chiude lintero film). Personaggio, quest'ultimo, che è in tutto e per tutto, e smaccatamente, Lennie. Si può a questo punto affermare che oltre all'istanza formale in un romanzo realistico come Uomini e topi la fa da padrone linvenzione. E prima di tutto quel particolare tipo di invenzione che va sotto il nome di mitopoiesi. In pratica, sotto la scorza dura del romanzo realistico e del romanzo con istanze sociali, sono rintracciabili una serie di temi, topoi, archetipi e quant'altro talmente radicati nella tradizione narrativa di tutti i tempi e non solo occidentale! Provo ad anticiparli. Oltre al citato mito di Adamo ed Eva sottostante l'episodio moglie di Curley-Lennie, oltre alla particolare invenzione di Lennie, certamente i due grandi temi propri della narrativa occidentale di più radicata tradizione presenti in Uomini e topisono: il tema del doppio parodico e il tema dei viatores, della coppia di pellegrini, dei viandanti (tema già accennato). A questi si può eventualmente aggiungere: il tema tipicamente americano della frontiera e il tema dello straniero. In un romanzo come Uomini e topi convivono (e anzi si danno man forte con la massima efficacia) istanze squisitamente politico-sociali e istanze smaccatamente letterarie (a tale ambito mi sembra infatti si possano ascrivere le questioni dell' invenzione e della forma). Ma mi sembra anche che si possa affermare che la forza di un romanzo come Uomini e topi stia non tanto nell'efficace rappresentazione dello spaccato sociale del lavoro bracciantile ai tempi della Grande Depressione ma nella dirompente memorabilità di un personaggio come Lennie. Cioè: sta nell'invenzione. Più che nell'attualità sta nell'archetipo, nella figura, nell'immagine definitiva e definitivamente efficace e memorabile. Sta nella capacità di "leggere" e "raffigurare" l'uomo con pochi tratti. E attenzione: con l'invenzione di Lennie non siamo tanto nella rappresentazione, ma nella visione. Il contesto bracciantile in cui si svolge la vicenda appartiene certamente all'efficace capacità di rappresentazione di John Steinbeck. Ma con la messa in scena del personaggio di Lennie siamo totalmente nella visione (ricordarsi di Sklovskij). La capacità di visione è ciò che rende essenziale la letteratura e ne costituisce l'irrinunciabile vocazione.
Qui la terza parte.
scritto da mario v. il 27.06.06 12:01
come americana
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