Leggendo Uomini e topi - Prima parte

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Uomini e topi di John Steinbeck. Romanzo del 1937, ambientato tra i contadini dell'estremo West (California), raccoglitori di orzo in grandi aziende agricole (i ranchers).

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La questione della forma, in cui una parte a sé ha la questione della credibilità dell'artificio, ha un ruolo centrale nella cosiddetta letteratura di orientamento realistico, soprattutto in quella con precise intenzioni sociali. E Uomini e topi non è affatto esente da questa istanza. Il romanzo ha una sorta di struttura ad anello, perfettamente riuscita ed equilibrata. Si apre nel folto di una macchia, alle soglie della fattoria in cui George e Lennie si stanno recando a lavorare. Centro del racconto è il loro rapporto a due, la loro strana simbiosi e amicizia, fatta di dipendenza reciproca, di un sogno comune (quello di potere acquistare un terreno di proprietà in cui impiantare una propria piccola azienda agricola).


Si chiude nella stessa radura, ancora una volta in un rapporto a due, faccia a faccia, con George che pianta la pistola dietro la nuca a Lennie e gli spara. Tra l'uno e l'altro episodio (di apertura e di chiusura) passano 4 capitoli e più o meno 3 o 4 giorni. L'istanza formale attraversa tutto il breve romanzo. Steinbeck è necessitato da una parte a dar conto al lettore di notizie necessarie alla comprensione e alla contestualizzazione delle premesse, del rapporto tra i personaggi, etc; d'altra parte deve gestire il susseguirsi della storia e degli eventi. Lo fa isolando situazioni estremamente dialogate, in precisi momenti di queste tre giornate in cui si esaurisce la storia: il pomeriggio dopo pranzo, nel dormitorio; la sera dopo cena, nel fienile; etc. Una struttura formale estremamente cinematografica, in cui vengono isolati alcuni ambienti, momenti, situazioni drammaturgiche, estremamente pensate e lavorate - quasi fossero "pezzi di vita" reale. Un lavoro totalmente impegnato a creare forme e trovare soluzioni formali.
La descrizione iniziale della radura è divisa in due parti. La prima parte offre il quadro di una natura rigogliosa per quanto statica, lussureggiante. Una breve spaziatura separa questa prima parte dalla seconda parte, nella quale lentamente il racconto diventa puntuale, si isola un preciso momento in cui in questo quadro naturale (non più statico, ormai dinamizzato) vengono introdotti due personaggi che vengono a rompere la calma e l'isolamento di questo piccolo pezzo di mondo. Siamo già nel racconto. Quella spaziatura fra la prima e la seconda parte della descrizione sta a significare la diversa funzione svolta dalle due descrizioni. La prima descrizione è un'immagine dell'Eldorado, presenta un paradiso irraggiungibile. In questo paradiso arriveranno fra non molto George e Lennie, due viandanti. Rovesciato, ricorda l'arrivo di due altri viandanti in un altro paradiso: il paradiso terrestre collocato da Dante alla fine del Purgatorio. Nell'uno e nell'altro caso si tratta della proposizione di un locus amoenus posto proprio al confine o sulla soglia di un "paesaggio" tutt'altro che paradisiaco. Nel caso della Divina Commedia il locus amoenus viene a chiusura di un lungo e lento passaggio attraverso le espiazioni purgatoriali. In Uomini e topi sta in apertura di una vicenda segnata dal duro lavoro bracciantile, da relazioni brutali. Vicenda che si chiuderà con un duplice omicidio e che mette in scena l'impossibilità di costruire un sogno praticabile di benessere e realizzazione di sé nell'America della Grande Depressione. Qui la seconda parte.

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