Marzo 2006 Archives

Un finale

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La funzione di questo blog, per quanto mi riguarda, si è esaurita.
Ha segnato una parte della maniera di intendere in-comune la scrittura.
Ho cercato, in tutte le maniere, di intendere come una 'comunità' questo luogo.

Più di prima, dalla politica della rete, ho imparato a distinguere.

La posta in gioco è, oggi, da intendere in una certa maniera, e la scrittura in-comune non può risolversi nel blog.
Così come il lavoro che ci aspetta. In filosofia.
Così come in 'politica'.

Esso rimane uno spazio a disposizione per chi, degli autori, ci voglia scrivere.
E per chiunque lo sappia far vivere.

Emilio/millepiani

Per 'chiudere' le pendenze scritte ed esposte sul 'blog' e aprire il dialogo 'altrove'.

A Gianfranco

j.e p.

qui la prima parte, e, per chi vuole, qui la seconda parte.

Terza e ultima parte.

Questo 'luogo' è il 'comune'.
Esso, oggi, non ha più niente a che vedere con l'in-comune di cui ancora si continua a ripetere un assurdo ritornello.
Non ha niente a che vedere, in maniera ancor più forte, con tutte le declinazioni pre-, durante-, post- comunitarie. Non ha niente a che vedere con tutto quello che, nel mio secolo, noi abbiamo visto e rideclinato come comunità.

Questo 'preludio assembleare', che tu metti in questione, ha precisamente a che vedere con la forza nascosta della democrazia che, ancora, non riusciamo a vedere.
Questo preludio, mentre affonda le sue radici in questa 'tragedia' che ci accompagna, apre al tempo che viene.

Mentre, da un lato, a noi spetta cercare dove la declinazione sovrana 'comunista', così giovane, sia naufragata, a te, indicando questo 'preludio', spetta il compito di 'essere più giovane di noi giovani', di quanto noi siamo. E dove questa nostra declinazione è naufragata è, precisamente, dove tu cominci a 'vocare'.
E dove, precisamente, questa nostra declinazione è naufragata, è precisamente la differenza che si è mostrata tra la forza della democrazia, la sua origine, e la sua 'sovranità'.
Questa è la differenza tra il comune e la comunità.

Come sai, esistono statuette rotte. E questo, più che la condanna di Socrate, costituisce la vera sfida che 'vi' aspetta. Lo scacco che riporta, anche storicamente, la democrazia al suo 'preludio'.
Giudicare attiene alla 'legge'.
Ma 'con la legge', esiste quell'assemblea che ha giudicato. Quell'assemblea che ha giudicato 'Socrate' colpevole. Questa è la 'forza' della democrazia. Di una 'comunità'.

Che cosa esiste di 'comune' che permette a questa 'assemblea democratica' di condannare Socrate?
E', semplicemente, l'indifferenza, l'indistinzione tra 'comune' e 'comunità'.
Dove la comunità democratica 'condanna', il 'comune' pensa quel fondo, quel dispositivo che permette questa condanna.
Qual è questo comune?

Come scrive Platone, teologia e politica nascono faccia a faccia, l'una grazie all'altra (Repubblica).

Esistono statuette rotte.

Senza capire perchè 'giovani ateniesi', ubriachi, abbiano avuto necessità di rompere 'quelle' statuette nelle strade della loro città, non si capisce questo 'preludio' che, nessuno, nel moderno, ha avuto la forza di mettere in questione.
Il punto è questo: la decostruzione della comunità avviene grazie alla manifestazione del 'preludio assembleare' comune.
Questo 'preludio' affonda le sue radici nella 'storia' della democrazia.
Il passaggio dal pensiero del 'comunismo' al pensiero del 'comune' non potrà mai avvenire senza pensare quelle statuette. Rotte.
In una 'notte brava'. Nel cuore della democrazia, della sovranità.

Questa si chiama 'teologia-politica della comunità'.

Spuntava la primizia dei tuoi seni
come in mare due punte di scoglio
li hai messi nelle mani di chi afferra
concessi come l'uva nella bocca.

Tu sei il limite di chi cerca la terra
tu sei il limite di chi ti tocca
tu sei l'antipatica e la bella

sei quasi nuda ossia vestita quasi
ma spogliata diventi un quesito
per chi ti abbraccia come un suo vestito
e 'non ho niente' dici 'non ho niente'
tutti pensano che non hai niente addosso
dici 'è vero ma quel che posso
è il mio sentimento niente addosso'

Tu sei il tuo processo ad ogni passo
ad ogni passo come se ballassi.
Tu sei la confessione ad ogni canto
e geme il godimento e gode il pianto.

Crediamo di creare i sentimenti
li leghiamo ai piaceri e ai tormenti
li diciamo coi sospiri e coi lamenti
li giuriamo come se non fosse vero
che noi proviamo quello che proviamo.
Li vogliamo assurdi come fantasie
li vogliamo credibili ma li diciamo
con parole incredibili
e gli diamo
una ragione col cuore in mano
li vogliamo capire e non li capiamo
e cosi'
li soffochiamo con quelli che
noi crediamo sentimenti.

Spuntava la primizia dei miei seni
come in mare due punte di scoglio
li ho messi nelle mani di chi afferra,
concessi come l'uva nella bocca.

Io sono il limite di chi cerca la terra
io sono il limite di chi mi tocca
io sono l'antipatica e la bella
io sono il mio processo ad ogni passo
la confessione di un mio gesto e' un ballo
io sono il mio processo ad alta voce
e, se confesso che respiro, io canto
facciamo un gioco bello come il mare
sono io mi faccio attraversare.
Il corpo nudo un limite del mondo
si muove come l'acqua con i fianchi
si muove da vicino all'infinito
il tempo è come leggere la sabbia
e noi pensiamo ai passi che lasciamo
ma l'orma dell'amore la ignoriamo
ci solleviamo, andiamo via di là
lasciando un vuoto di felicità.