
a Silja
Caro Renzo,
io non conosco altra 'oscurità' di quella che ho 'visto' in Russia. Tutto il resto mi sembra 'paurosamente splendente' rispetto 'la forza della Russia'. Questa forza, che non ha bisogno della 'sottoscrizione' del potere, questa forza, che non è la violenza della 'guerra', questa forza dell'oscurità, questa forza che, semplicemente, direi, chiamerei la 'forza dei russi e delle donne russe', questa forza ho imparato a pensare e a vivere in otto mesi a Mosca.
Mentre io credevo che sette anni a Venezia mi avessero insegnato a 'vivere l'oscurità', come noi la decliniamo, in otto mesi a Mosca io ho imparato, davvero, l'oscurità. La sua 'forza', la sua 'via di fuga'.
Ho riletto più volte quello che ho scritto da Mosca. Non c'è nessuna coincidenza. Nessuna verità.
Esiste un'oscurità, spaventosa, che ci attiene ma che noi non riconosciamo. Quest'oscurità non è meno in rapporto con la 'morte' di cui parliamo.
La 'forza della Russia' è quella di mostrare, fuori dalle pietose piaghe dello 'sfruttamento', la forza di questa 'oscurità'.
Non è vero, come ho detto, che in tutta la mia vita non ho mai visto tanti 'poveri' come in Russia.
Al contrario, è vero che non ho mai visto mai nessuno morire, nel senso materiale del termine, così come di fronte la ricchezza della 'Russia'. Di fronte questa ricchezza.
Mai così-.
In questo, davvero, non ho bisogno di gridare al 'complotto anti-serbo', anti-verità. Me ne fotto, come fanno i russi.
Cose da 'blog', da 'blog impegnati': scrivano i 'loro romanzi'.
Questa 'profonda oscurità' che si è installata nella 'vita russa' non può che dirmi di un'altra scrittura.
La forza del 'popolo russo' non è quella del 'grido', 'dell'insulto', del cirillico ingollato a forza.
C'è una frase di nostro 'zio' che cerca di pensare non tanto il grido, quanto il silenzio dell'Austria di fronte l'eredità del nazismo che l'abita: "Mentre l'Austria credeva di non essere parte fondamentale di quella matrice nazista che la strutturava, tutti i miei amici continuavano a 'gridare', e a scirvere. Si scandalizzavano, di fronte il silenzo del paese dove sono nato, faccia al nazismo, si scandalizzavano, e continuavano a scrivere contro l'Austria. Non avrei saputo scrivere una sola riga contro l'Austria senza scrivere contro di me."
Io, oggi, non saprei scrivere una sola riga contro l'oscurità, contro la Russia. Perchè ho imparato ad attraversarla grazie a 'lei'.
ti abbraccio
emilio
ps dovrei ora dire della differenza che ci separa, me e te, ma anche noi e loro, rispetto questa 'oscurità'. Tu sai quando, e come, noi abbiamo fatto politica. Ma non posso fare a meno di pensare alla nostra incapacità nel porre e praticare la differenza fondamentale tra il 'sacrificio' e la 'politica'. è un debito contratto con un testo stupendo di Marco a cui dovrò rispondere, a breve.
Postato da millepiani alle 01:38