Sulle ultime righe dello 'Straniero'

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Caro Renzo,

come ti ho scritto, non ricordavo più le ultime righe dello 'Straniero'. Come sai, ricordo 'tutto' tranne le cose che leggo. Mi scrivi che

"Perché tutto sia consumato, per sentirmi meno solo, arrivai ad auspicare che ci fossero molti spettatori il giorno della mia esecuzione
e che mi accogliessero con grida di odio".

Sai anche che non amo nessuna esecuzione. E nessuna 'violenza', nemmeno quella che 'passa' attraverso le ultime parole dello 'Straniero'.
Ho riletto, per colpa tua, oggi, tutto il 'Primo uomo'.
E non c'era 'violenza', no, non ce n'era. Se non quella del 'sole', del 'vento' e del 'mare'.

Ti assicuro che il 'giorno della tua esecuzione' c'erano presenti molte persone, che poi non ho rivisto più. E che, insieme, di fronte il 'fatto' che tu 'eri lì',
fossi 'esecutato', non si dilettavano minimamente a citare nè Camus nè Bernhard.
E, nello stesso tempo, ti assicuro che da quel giorno ho smesso di 'citare', se mai l'avessi fatto prima, una autore qualsiasi che 'giocava' con la morte.
Due giorni dopo la morte di Piero, mia madre, senza, forse, nemmeno accorgersi di quello che diceva, seduta in cucina, mi ha detto, semplicemente: "Una cosa è parlare della morte, altra cosa è...".
Ma non ha avuto la forza di finire questa frase. Forse perchè aveva paura, semplicemente, di quello che stava dicendo.
Mentre tu e io abbiamo, sino ad oggi, parlato del 'giorno della tua esecuzione', tu che, davvero, l'hai avuto; chi ci parla confonde il 'luogo' della morte e quella 'meditatio mortis' che, come ti dicevo oggi, attiene alla più profonda vocazione filosofica, e che io attraverso quotidianamente. E che tu, per 'storie varie', chiamiamole così, hai conosciuto.

Come ti ho scritto, non ricordavo il finale dello 'Straniero'. Non me ne dolgo. Ho sempre trovato 'geniale' il 'Mito di Sisifo': ho cominciato a studiare i 'miei' gnostici' proprio a partire da quel testo, dove nessuna platea veniva richiamata a testimoniare, in fondo, una morte, perchè il ''morto' non si ritrovasse solo.
In questo, come sai, le 'grida d'odio' che hanno accompagnato Bataille mi fanno compagnia.

E, mentre noi siamo 'dentro' questa morte che non aspettavamo, nello stesso tempo, tu meglio d'altri sai che la 'morta gora' diventa evento 'in-comune', dove 'ascoltare' in quell'assenza la forza di una sottrazione, ma, anche, della messa 'in comune'.

In questo senso, capisci, puoi capire, davvero, questa scelta di 'travolgere' e modificare, radicalmente, la scrittura in comune che in questo luogo abbiamo attraversato insieme, e non solo con te.
Ecco: " per sentirmi meno solo", adesso è necessario scrivere come prima non abbiamo saputo fare, o non abbiamo voluto.

ti abbraccio

emilio

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