Febbraio 2006 Archives

a Gianfranco

Vorrei essere, nello stesso tempo, molto netto e molto preciso. Lo farò, insieme, per dichiarazioni di principio e spiegazioni. Le dichiarazioni di principio e le spiegazioni implicano, per essere comprensibili, una chiarezza dello scenario e delle scelte. Non sono in grado, per la mia posizione, di poter incidere sulle scelte 'politiche', ma, poichè io sono un intellettuale che prima degli studi ha praticato quotidianamente la politica, non solo non ho paura di dire 'il da farsi' - la paura che porta alla 'sfumatura' -, ma, ancor di più, mi ritengo responsabile di vedere quello che 'accadrà', o potrebbe accadere. E, ancor più, mi ritengo più responsabile degli altri ogni qualvolta io 'parlo' di politica. Poichè ogni qualvolta io 'parlo' di politica, io parlo del 'futuro', distinguendomi, con forza, dallo statuto delle 'parole' politiche che sento pronunziare intorno a me.
Ed è una posizione che prendo, davvero, di fronte 'l'oggi' della 'politica'.

Non solo io rivendico questo statuto, ma, ancor più, io me ne faccio forza, sapendo che esistono momenti in cui la 'falsa moderazione della falsa modestia, del silenzio' è più 'colpevole' dell'immodestia e del 'dichiararsi'.
Serva come 'prefazione' alle cose che scrivo.

Bertinotti, Cossiga e la farsa 'ferrandiana'

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Non ho mai avuto particolare 'trasporto' per Cossiga. Lo ritengo uno dei maggiori responsabili della tragedia degli anni '70. Ma come sanno in molti, lo ritengo uno degli ultimi 'artisti' della politica in circolazione: nel senso migliore o deleterio del termine. Ne fa fede questa lettera, che posto grazie alla segnalazione di Atemkristall, sulla vicenda 'Nassirya, Ferrando, Bertinotti'.

"(ANSA) - ROMA, 17 feb - Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha scritto una lettera aperta a Fausto Bertinotti, spedita al quotidiano Liberazione ma non pubblicata nella quale invita il segretario del Prc, a rivedere le scelte fatte sulla questione Ferrando e Caruso.

' Molto mi ha meravigliato che tu, uomo forte e coerente, ti sia piegato al diktat di Romano Prodi ed abbia escluso dalle tue liste e dai tuoi candidati nella lista autonoma del Senato i tuoi compagni Ferrando e Caruso' scrive il presidente emerito della Repubblica.

A Marco

Il collasso fondamentale dell'esperienza batailleana avviene nel 1939. Dal '39 al '44 l'esperienza di scrittura si radicalizza, senza nessuna mediazione. Essa vive dei molteplici pseudonimi, vive di uno sfondamento radicale, sistematico, pensato, vissuto e accentuato del metodo stesso di scrittura. Ad esso corrisponde una maggiore 'esposizione' pubblica, con nome e cognome. 'L'esperienza interiore', 'Il colpevole', il 'Nietzsche' vivono di questa radicalità.
Esistono centinaia di pagine che sono la fortuna dei traduttori di Bataille e dei suoi interpreti.
Migliaia di pagine che esprimono, nello stesso tempo, la solitudine della scrittura e la sistematicità di un metodo.

A Marco,
a Barbara che, per prima, mi ha fatto leggere Bataille

Qui la prima parte.

Supplizio e sacrificio.

I dagherrotipi del 'Supplizio', che Bataille ha visto 'in analisi', grazie ad uno dei più grandi analisti della fine degli anni venti, 'mettono in foto' lo smembramento di un uomo, imbottito d'oppio, in Cina, che viene 'suppliziato', per 'colpa politica'. Le foto sono impressionanti.

a Marco

Il 'resto' che risiede nella scrittura di Georges Bataille tocca il problema del 'sacrificio'.
'Sacrifices', il testo che Marco si appresta a pubblicare in traduzione per StampaAlternativa è, forse, la grande 'prefazione' all'esperienza del sacrificio che Bataille è sul punto di vivere: Acephale.
Il 'dossier Acephale' è il luogo del naufragio dell'idea di comunità di Bataille. Tenterei qui, ancora come una 'prefazione' a ciò che vorrei scrivere di Bataille, di ricostruirne le linee d'origine e quelle di fuga.
(lo ripeto: in questo senso, sia Derrida che Nancy hanno scritto cose decisive e ineludibili. Quello che qui tento di fare è tentare di rintracciare, in questo naufragio, la logica germinale di un pensiero 'eterologo', un'eterologia radicalmente diversa da quella di Levinas. Questa 'eterologia' s'incarna, in tutti i sensi, in quello che Bataille scrive dal 1944 in poi. E che entrambi i 'saggi' non vedono ancora).

"Gesù era un maestro di laicità."

Massimo Cacciari, Repubblica di oggi.

Ho letto stamani, durante una pausa di lavoro, il contributo del padre di Millepiani al mio ultimo post. Ho riletto il mio post. E non ci ho trovato niente di quello che ci ha visto il padre di Millepiani.

Per evitare di essere accusato nuovamente di inclinare inconsciamente verso Habermas, non dirò che ciò è certamente dipeso da me, perché quando non si è capiti, ci si è spiegati male. Non vorrei la si considerasse un"ulteriore concessione alla patetica teoria habermasiana dell"agire comunicativo.

Il vostro 'comunismo' - nomi, cose, città

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Se ricordo bene, è circa quindici anni che vi aspetto.
In tutto questo tempo che ho aspettato, prima, mi ricordo che speravo che Garavini fosse quello che era, e pochi lo ricordano oggi. Mentre lo vedevo a due metri, nella prima festa di 'Rifondazione', a Viareggio, mangiare con me, accanto a me, mi chiedevo quanto potesse durare, mentre tutt'intorno svolazzavono quei corvi dei 'cossuttiani' - li si chiamava così, di già? - che poi vi hanno fottuto le casse del partito quando se ne sono andati via. Ed anche il simbolo.

a Marco

La 'lettura' di Georges Bataille ha sempre posto un ostacolo fondamentale duplice: mentre, da un lato, la ricostruzione cronologica veniva volutamente 'depistata' dall'autore, l'articolazione stessa della sua scrittura è immensamente 'esposta' all'esistenza, agli eventi, alle irruzioni che ne hanno determinato scansioni radicali come suture rabberciate, cesure e ritorni, fratture, lontananze, follie e paci. Essa esprime una coerenza 'radicale' forse difficile da rintracciare, almeno a prima vista, che, invece, lo fa diventare uno scoglio decisivo per lo sviluppo successivo di tutta la filosofia del secondo dopoguerra francese, europeo.

Devo esporre una dissidenza radicale dalle righe scritte da Mario nel post che mi precede. Lo faccio soprattutto anche per la necessità di intervenire su temi che bisognerebbe trattare con molta più 'attenzione e giudizio' rispetto il post di Mario.
In qualche maniera, come mi si è detto, si tratta di ritornare ad una 'normalità della scrittura' che faccio fatica, lo confesso, a recuperare. Almeno in questo luogo.
Lo faccio per amore di 'condivisione'. Ma lo faccio a 'gran fatica', sia per mie condizioni preliminari di scrittura che per argomento.

Sulla tragedia degli ostaggi tedeschi in Irak, sull"informazione riguardo al Medio Oriente e sulla politica estera della nuova Cancelliera di Germania, signora Angela Merkel.

Come spero sia noto anche al pubblico italiano, giacché voglio dire qualcosa riguardo al sistema informativo, da diverso tempo sono stati sequestrati due ingegneri tedeschi in Irak.
Da allora, a Lipsia, che è il luogo da cui provengono i due ostaggi, c"è una veglia di semplici cittadini e parenti, in un luogo altamente simbolico della ferma volontà tedesca di resistere e lottare per affermare pacificamente la libertà, la democrazia e i diritti umani. E" una chiesa, dove sedici anni fa, nel mese che precedette il crollo del muro di Berlino, si raccolsero e manifestarono a oltranza i cittadini di Lipsia che volevano un cambiamento di regime.

"L'acqua è un bene pubblico e come tale a nessuno è concesso appropriarsene"

Mons. Marra, Arcivescovo di Messina. Da www.normanno.com

'In filosofia' -1

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Caro Gianfranco,

come sai, non avrei mai creduto di dover scrivere le cose feroci che ho scritto sulla mia 'disciplina' - mi si diceva così - quando ho creduto di poterti dire che avresti dovuto fare 'filosofia'. Tu lo sai, forse meglio di me, tu me ne sei testimone, quanto io sia stato dentro alcuni dei gangli più forti, vincenti, dentro alcuni dei 'luoghi' che, in questi anni, in un senso 'collettivo', di 'formazione', hanno rappresentato le punte più alte, e più 'intense', che questa 'disciplina' potesse esprimere.

Causio, forse.

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"Capello elogia Franco".

Repubblica di oggi. Pag. 45

Caro Emilio,

Stamattina, mentre ti scrivo dalla mia postazione dalla quale vedo uno scorcio di Stretto, aspetto che, come riportato nel comunicato n. 234 del Comune di Messina datato 8 febbraio, tre navi della marina militare russa, arrivate a ‘mille yards’ dal porto, si annuncino con ventuno salve di cannone. Appena dopo, la nostra marina risponderà con altrettanti colpi distanziati l’uno dall’altro da cinque secondi.

Noto spesso, ma ogni volta con intatto divertimento, che ciò che tu conosci, in questo caso la ‘forza della Russia’, in me è sempre un eco pallido, una semplice suggestione. Ti uso come il mio organo intellettuale, se così si può dire: tu fatichi per conoscere il mondo ed io ne traggo giovamento.
Ti voglio raccontare come e quando la ‘forza’ che costantemente evochi ha incrociato la mia vita. È una storia vecchia.

"Cercate ancora"

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Caro L.,

non rispondo certo al posto di G.. Ma la diversità, come la chiami tu, non va a scapito nè della memoria nè dei 'luoghi'. Nè dei nomi. I 'luoghi di movimento', le assemblee, le occupazioni, mentre conservano e esprimono il loro essere 'fuori di sesto', fuori dalle identificate stabilità, nello stesso tempo soffrono di un'amnesia, che spesso diventa un'afasia, della memoria.

"Un concorso per la realizzazione di vignette dedicate all'Olocausto. Il quotidiano iraniano Hamshahri riponde alla pubblicazione delle caricature di Maometto: - sarà un concorso internazionale, - ha detto Farid Mortazavi, redattore della testata"

Repubblica di oggi. Pag. 3

a Silja

Caro Renzo,

io non conosco altra 'oscurità' di quella che ho 'visto' in Russia. Tutto il resto mi sembra 'paurosamente splendente' rispetto 'la forza della Russia'. Questa forza, che non ha bisogno della 'sottoscrizione' del potere, questa forza, che non è la violenza della 'guerra', questa forza dell'oscurità, questa forza che, semplicemente, direi, chiamerei la 'forza dei russi e delle donne russe', questa forza ho imparato a pensare e a vivere in otto mesi a Mosca.
Mentre io credevo che sette anni a Venezia mi avessero insegnato a 'vivere l'oscurità', come noi la decliniamo, in otto mesi a Mosca io ho imparato, davvero, l'oscurità. La sua 'forza', la sua 'via di fuga'.


Deuxième digression : Ce n'est bien sûr pas moi qui décide de la cadence des textes ne faisant que le suivre, lui qui s'est arrêté pour les regarder, poètes, qu'il nous arrive d'imaginer quand nous nous retrouvons, par faiblesse ou par ruse, trop près du sein de sa mère, muse, Béatrice, enfin, toutes ces sortes de muselières qui taisent la parole. Suis! Alors, je commence la trahison ligne par ligne cette fois-ci, sans se soucier de l'ennui de la tâche :

Le crâne réabsorbe le sang et l'équilibre dans ses lobes. Le réseaux nerveux se branche et les muscles tressautent. Le corps pris dans son ensemble ou dans sa chair prend une couleur rosée, manifestant par endroit le bleuté du circuit. L'image mentale forme une croix ou un totem, une crotte de chauve-souris : «On dirait...», « On voudrait...» ( J'ajoute : un chien crapuleux aboie.)

Transfusion de globules rouges et blancs, et plaquettes / autopsie / greffe / égrenage des organes, plus près de soi, devant soi, sur la table en métal (maintenant les objets à température par un système électrique), l'excrément a été soigneusement séparé du reste : Réconciliation.

La modeste impuissance du poète ( émotion du citoyen, le dimanche dans la ville) finit par imposer le devoir de l'amour à cela, hébétude face à une géopolitique qu'il maintient comme une géographie ( paysage, sentiment).

Je ne peux pas maintenir ce ton indéfiniment, et je profite de ce que le poète digresse au sujet du temps qu'il fait et de la couleur du ciel, le pauvre poète, depuis le début assis sur son rocher à contempler la mer, pensant par là traduire la géographie de son âme, pour me traquer un peu plus loin. Car, il peut tout aussi bien s'agir de cela, se poursuivre sans cesse à travers des galeries terreuses et métalliques, des réseaux d'artères à trois dimensions, quoique, aujourdhui, nous soyons bien au-delà de ces maigrelettes trois dimensions. Nous nous situons à n dimensions, ce qui n'est pas peu dire, mais qui ne signifie par grand chose pour l'imagination du poète qui raffole de simulacres qui pénètrent en lui, comme la croix dans l'axe des soleils. Idolâtre, va ! Je poursuis: l'été, antichambre, mer, un dimanche, il ajoute le bâillement des fenêtres et le clignotement de la lumière. Je vous dispense de la suite qui n'est que la surenchère transparemment métaphorique de je ne sais quoi encore, mais voici comment: les cellules oculaires se concentrent à recevoir les porte-avions de la NAVY en direction du sable ce qui provoque au niveau cardiaque une douce hésitation que le sismographe traduit par une oscillation de la ligne: Crrrr ! Il appelle cela, je cite: « les beaux jours, le large poudroie.»


Fasciné en une extase dont l'origine s'inscrit dans une déficience de transfert au niveau synaptique, produisant une émotion ( fourmillement au niveau du cortex) de séparation d'avec son corps, corps qui rejoint son essence d'objet parmi les autres, il ne fixe rien, ne pouvant le faire, il ne s'attache à rien, se sépare plutôt, comme ils l'avaient annoncé, pour entrer dans un mutisme où ni souvenirs ni images mentales ne le rappellent à lui. Ce qu'ils croyaient nommer la mer, son mouvement de va et vient, ne se trouve qu'être une désorganisation mentale due à un épanchement émotionnel et affectif contraint, qui fait qu'effectivement il n'a rien à dire, mais ce silence n'a rien à voir avec celui métaphorique d'un sentiment de finitude.

"Jean Paul Sartre, raccontava l'amico scrittore Raymond Queneau, nel 1950 guadagnò quindici milioni e ne dichiarò nove".

Il Venerdi di Repubblica di oggi. Pag. 19.

Verso l'oscurità

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Caro Emilo,

in un certo senso, credimi, ti invidio. Ognuno, certo, si cerca e coccola il proprio tormento. Si finisce con il denominarlo “identità” o “formazione”. Preciso che mi riferisco alla questione della dedica. Tu poggi le tue parole sulle immagini delle persone che ti sono care. O che magari “rappresentano” in un senso più generale. No, mi sono sbagliato: alle parole che scrivi tu accosti queste immagini, che io non voglio sminuire affatto. Osservo soltanto, ed è una delle mille volte che mi succede di percepire una dolorosa mancanza in me, che sono così cieco e sordo da non pensare mai, dico proprio mai, che l’unico vero modo per non lasciar inaridire le nostre parole è accostarle a chi vive ‘con noi’ e, passo successivo, metterle ‘in comune’.


L'articulation de phonèmes, la mâchoire fixée par des muscles atrophiés, le mot déformé par une mauvaise synchronie des cordes vocales, et l'angoisse qui bloque entièrement le système laryngico-buccal. Les vibrations-crispations, l'épuisement de sens des mots par un surdosage de morphine et de codéine, évasement à la fin de la phrase vers celle qu'ils appelaient la déesse, puis l'amante, puis la maîtresse, pour enfin s'avouer le nom de putain, et qui se dévoile sous nos yeux mécaniquement écarquillés dans une tenue sur mesure, découpée dans un métal non-conducteur, provoquant l'arrêt de l'information. Le code numérique que chacun a inscrit en lui, qui fait que la compréhension ne s'opère plus que par une adéquation des chaînes de l'ADN, pulsion et tremblement d' une bouche grimaçante, tordue par l'expérience du choc électrique, décharge de plaisir et effusion mentale vers une réorganisation temporaire stabilisée, nous isolons notre excès d'économie par un assemblage de phrase dont la syntaxe et la taxe dépassent nos capacités à résoudre cela par les mots de l'amour.

"Il primo uomo"

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a mia madre

Caro Renzo,

era molto tempo che non ci scrivevamo. È scattata in me una necessità compulsiva di sentire, da lontano come sono, la 'voce dei miei amici e delle mie amiche'. Una volta, pensando a quel poco che ho scritto, mi sono permesso di dire che non saprei scrivere nulla senza 'dedicare'.
Ed è la verità più profonda della mia scrittura. Se ce n'è una.

Dicevo proprio stamattina che non sarei riuscito, nemmeno volendo, a far passare indenne la mia scrittura di fronte quello che è accaduto.
Gli stessi luoghi di cui tu mi parli, e che conosco, non sono altro che 'voci'.

Melanoma

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"Berlusconi è il sole a cui tutti vogliamo scaldarci."

Il Ministro Scajola. Repubblica pag. 9

Luoghi passati

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Caro Emilio,

Assegnare un ‘luogo’ alla morte è un modo per tentare di limitarne il potere. Se si riesce a lasciarla fuori dal ‘resto’, essa acquista un ruolo. Come il peso dall’altro lato della bilancia, insomma. Solo che da quel lato il peso è schiacciante.
Il due novembre di molti anni fa, mi trovavo al cimitero monumentale di Messina con la ragazza che allora amavo. Non ricordava dove fosse la tomba dei nonni. Improvvisamente, però, ci arrivammo. Aveva trovato la strada quasi meccanicamente. Per questo piccolo episodio provai una emozione che mi fa supporre di poter trovare ancora oggi la tomba dei suoi nonni.
Quel giorno, provai a trovare la tomba dei miei nonni, ma non mi riuscì. E nemmeno oggi potrei.


Immobile dans le corps minéral, dans un état de tension nerveuse, l'assemblage neuronal que jadis ils représentaient par du sable cristallin, à l'intérieur du cortex, le vrombissement du flux sanguin ou des décharges électriques des terminaisons synaptiques, champ transversal, nous, mais que peut bien encore vouloir signifier ce mot, nous, par habitude ou par souci de maintenir le mensonge d'une communauté d'amants, fixons l'écran plat et vide, obsédés, à la recherche physique de tunnels, de lignes, des strates. Nous écoutons les bruits techniques du corps, le grouillement des parasites, des ondes des particules, dans une circulation saturée, pôle d'intensité en inflation sinusoïdale , sans pouvoir, recroquevillés dans une camisole, élaborer une quelconque transcendance comme ils savaient très bien le faire.
(Pourtant, il ne s'agit pas de revenir en arrière ou de maintenir, toi poète académique à la parole abstraite, l'écran d'invisibles fantasmes des siècles derniers, mais de laisser grouiller les nerfs et de traduire leurs oscillations dans le champs de l'inactuelle modernité.)

Sulle ultime righe dello 'Straniero'

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Caro Renzo,

come ti ho scritto, non ricordavo più le ultime righe dello 'Straniero'. Come sai, ricordo 'tutto' tranne le cose che leggo. Mi scrivi che

"Perché tutto sia consumato, per sentirmi meno solo, arrivai ad auspicare che ci fossero molti spettatori il giorno della mia esecuzione
e che mi accogliessero con grida di odio".

Sai anche che non amo nessuna esecuzione. E nessuna 'violenza', nemmeno quella che 'passa' attraverso le ultime parole dello 'Straniero'.
Ho riletto, per colpa tua, oggi, tutto il 'Primo uomo'.
E non c'era 'violenza', no, non ce n'era. Se non quella del 'sole', del 'vento' e del 'mare'.

Corrispondenze

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La 'ferma morte' della scrittura, come scriveva un goriziano di mia vecchia conoscenza, non ci attiene.
La struttura di questo blog viene 'stravolta' dagli eventi.

Saranno due le uniche 'scritture' che manterranno la loro presenza: 'al di là del commentabile' e 'en sourdine'.
La prima di Renzo, la seconda di Julien.
Tutte le altre 'categorie' verranno collocate in una pagina 'secondaria' - come 'archivio'. E non avranno più spazio di scrittura.

Da domani, tutte le scritture pubblicate su questo blog - salvo queste due scritture - saranno 'scritture di corrispondenza'.
Saranno delle 'lettere': inviate, dedicate, ricevute o rifiutate, saranno solo e semplicemente 'lettere', scritte per interrogare, per domandare, per chiedere e far rispondere, in pubblico, su quello che normalmente si scriveva in una 'corrispondenza privata'. E che non si scrive più.

La torsione necessaria, dopo una morte, non si riflette sulla scrittura in termini 'neutri'; la morte non accade 'per nulla'.
La scrittura - salvo queste due 'categorie' - non sarà più 'neutra'.
La 'scrittura' sarà 'dedicata'.

So che questo 'stravolgerà', per chi scrive, l'abitudine - la mia, innanzitutto.
Ma questo è.

Bisognava.

Riposto, per concludere l'esperienza del blog, per 'trasformare' la maniera in cui questa scrittura l'ha attraversato, riposto quello che penso dei masters in filosofia che sono stati attivati a Pisa e a Venezia: la riposto senza soluzione di continuità, così che sia chiara la mia 'distanza'.
Mi faccio fregio di aver studiato in entrambe le due facoltà; mi faccio fregio di aver studiato 'filosofia' a Pisa e a Venezia.
In qualche maniera, si tratta di un'addio.
Per quanto mi riguarda, alla distanza si misurerà: il rifiuto, la forza, il tradimento e la fedeltà. E quello che viene 'dopo'.

ps nello stesso tempo, davvero, misuriamo qui la distanza tra 'le scritture' e la 'politica mondiale', la 'nostra 'incidenza'.
La prima volta che ho letto Georges Bataille era questo che non avevo capito: l'incidenza del 'silenzio', del 'non-sapere' e della 'scrittura' rispetto la politica 'mondiale' (Alexander Kojève).

SULLO STATUTO DELLA FILOSOFIA-CONSULENTE