Pregherei tutti gli autori del blog di non postare più nulla. Grazie, ma ci fermiamo.
Un attimo di pausa, almeno ora, non fa male.
Gennaio 2006 Archives
A Piero, che ne avrebbe certamente riso. Dolcemente.
[post molto, molto lungo - per chi vuole]
Sapere della morte di un amico, una morte improvvisa, ti dice di te, di come vivi, di come sei e di come era, e di come, forse, avresti voluto essere o fosse lui, è forte. Ma 'morire', oggi, così, è una 'lacerazione' più profonda perchè ti chiede di pensare su ciò che hai fatto, scritto, richiesto, risposto, domandato, preteso ed abbandonato. In una maniera diversa da come io stesso, a 34 anni, avrei mai immaginato quando ho incontrato Piero - ne avevo 22 e lui quasi la mia età.
Ho 'incontrato' Piero in una spiaggia. Nel senso che lì, per la prima volta, non solo gli ho detto di me. Ma abbiamo 'festeggiato', come dopo molte volte, sempre quando potevamo.
Ho dovuto pensare 'alla' sua 'memoria' in molti sensi, come mai mi era accaduto sino ad ora. Nè per me, nè per altri miei amici.
Non solo, dunque, Aldo G. aveva vissuto la sua pazzia come una pazzia 'personale', ma, in più, questa sua pazzia era diventata, già allora, la pazzia di cui 'rideva' tutta Pisa. E, mentre 'tutta Pisa' rideva della sua 'pazzia' che 'arrivava' - compreso il 'mio amico'-, io, che me ne stavo andando, ero l'unico, io solo, a capire questa follia che l'abitava.
[Pubblico una poesia.
E' una poesia 'politica'.
Scritta da un 'fotografo', Willy San Miguel.
Boliviano]
A qué distancia estàn los elegidos
Cada uno con su individualidad corrosiva
Inoculando su vergüenza bien planchada
Allì està la patria visible
Aquì estàn los desterrados de su propia tierra
A qué distancia estan los generales
cada uno con su conciencia debajo la muerte
velando a los dueños del bienestar ajeno
Allì està la realidad oficial
Aquì està la América mestiza invisible...
A qué distancia estàn los protagonistas
cada uno con su ruidoso existencialismo
empuñando al psicoanalista
Allì està la sociedad comprendida
Aquì estàn los que mueren en silencio...
(Sucre, Bolivia, 2002)
"Io ho dei punti fermi. Mio marito. I miei figli. Il professor Veronesi. E il signor Berlusconi. Siamo amici, ecco. In trent'anni che ho vissuto a Roma non ho mai voluto conoscere dei politici, perché i politici non mi piacciono. Ma ho avuto la disgrazia di conoscere un signore, di volergli bene: il mio datore di lavoro. Gentile. Divertente. Simpatico. Ottimista. Io mi sono molto affezionata a lui. E' un uomo che bisogna conoscere per poter amare. E io, essendo in un paese libero, lo dico: voglio molto bene a Berlusconi".
Sandra Mondaini a 'Verissimo', ieri, ore 18 circa, Canale 5 (da 'Repubblica on-line' di oggi).
Mi sono tornate in mente le leggende degli anni settanta. Quando frequentavo il PCI si raccontava di misteriose telefonate che consigliavano di dormire altrove.
Oggi, come ho già evidenziato nel post qui sotto, il nostro 'piccolo dittatore' ha espresso l'idea che si potrebbe intervenire 'manu militari' per risolvere i problemi creati dagli scioperi dei lavoratori dell'Alitalia.
La frase si commenta da sè. Se possibile, però, è ancora più grave ed indicativo di un grave malessere mentale, invece, l'argomento con il quale il 'premier' scarta (se la canta e se la suona) l'idea appena espressa. Potrebbero succedere delle tragedie e, argomento decisivo, la sinistra ne approfitterebbe per strumentalizzare.
Insomma, se ci 'scappa il morto', pazienza. Ma se diventa argomento politico, allora no, meglio evitare.
Il che, per la reciproca, ci fa comprendere che, se non ci fosse questo problema di mera opportunità e di consenso, se i sondaggi garantissero un aumento del consenso, si potrebbe magari fare.
Un vero liberale.
Siamo in una emergenza democratica. Quale non si è vista dal 1978.
"C'è una situazione difficile. C'è da fare un intervento deciso, addirittura manu militari nei confronti di coloro che si oppongono... Credo si dovrà forse arrivare...". Poi frena: "Cerchiamo di evitarlo perchè poi possono succedere tragedie"
Il Presidente del Consiglio italiano sulla vertenza Alitalia, da Repubblica on line di oggi.
"Zarqawi dorme ogni notte con una cintura di kamikaze".
Repubblica di oggi. Pag. 18
Ancora una volta, insolitacommedia mette a fuoco una questione cruciale. E, ancora una volta, non siamo d'accordo.
Il punto focale è il 'denaro' e la 'sinistra'. E, in grande parte, insolitacommedia dice bene, scrive cose condivisibili. Tranne che per l'oggetto stesso del suo post (pubblicato, tra l'altro, su roquentin, che si limita a definirlo 'post arguto', senza interrogare, come spesso fa, le questioni profonde che insolitacommedia fa balenare).
'Nel corso del fine settimana le temperature sono leggermente salite, (...). Per i prossimi giorni è previsto l'arrivo di nuova aria gelata, con medie che si manterranno intorno ai 30 gradi centigradi sotto lo zero.'
da Repubblica on-line di oggi
Due volte, durante il mio viaggio, ho letto di Canetti.
Due volte, semplicemente tornando da Messina, dopo essere stato spettatore di una morte.
Due volte, parlando di Elias Canetti, nella 'Repubblica' e in 'Alias' del Manifesto, ho letto di come Canetti attraversasse la sua scrittura.
Una volta con 'l'orecchio', l'altra con il 'tatto'.
Due volte, nella stampa del paese da cui provengo, si è cercato di interpretare la scrittura di Canetti a partire dai 'sensi'.
L'unica cosa che riesco a pensare con perfetta lucidità sono i trentaduegradisottozero di Mosca.
Proprio perchè non posso non sentirli. Non ci riesco.
E li vedo. Li vedo tutti e tutte.
Voici, je pénètre dans l'arène m'entourant d'idoles. Non pas des statuettes, des croix ou des images, non, des idoles qui s'évident comme la conscience........................................................
Je n'arrive à faire un pas après l'autre: je pensais que j'aurais eu la force de m'appuyer sur les choses. Le corps immobile comme une conscience dont les espaces se cristallisent entre eux: boule d'opaline. Les choses, des morceaux de corps d'animaux et d'hommes, des membres épars, devant mes pieds, que je ne peux rassembler. Corps-objet, les yeux de la voyante traversent le cristal: une conscience éclatée: le vitrage par l'objet. Me voici certitude implacable.
"l'ex governatore ha ottenuto dal Consiglio superiore dell'Istituto studio, segretaria, macchina e 'servizi igienici esclusivi', secondo una denunzia sindacale"
Repubblica di oggi, pag. 7
Avevo fame. L'ultimo bar doveva aver chiuso da ore. Il primo della mattina non era ancora aperto. In casa non avevo più niente. Chiamai un taxi, non risposero. Uscii. Corsi verso il fiume. La notte era nera. Pioveva sempre. Mi inzuppai. C'era quella erbaccia sulla riva. Stoppa, o poco più. La portai alla bocca. Masticavo con foga. A morsi. Fame. Avevo fame. Poi tra i denti strinsi qualcosa di morbido. Carne. Cruda. Pioveva. La lingua era salata. (Inghiottii).
"Aviaria: Calabria, sequestrate 27.000 galline".
Repubblica on line - news. Crotone, ore 11.53
Quel signore di spropositata ricchezza, che un popolo tra i più dissennati ha voluto come capo del suo Governo, popolo il cui ripensamento non equivarrebbe in nessun modo ad una seppur minima riparazione, dicevo, quel signore che mena un gran vanto della sua simpatia e del suo umorismo, ancora prima di essere, eventualmente detronizzato politicamente, sta conoscendo un destino ancora più gramo, almeno per il suo spropositato ego.
Tutti gli ridono in faccia. Telefona in diretta nelle trasmissioni e subito l'ilarità si diffonde irrefrenabile.
Non ha ancora capito, che qualcuno glielo spieghi: da capocomico è diventato la spalla.
a R., a E., a quello che insieme potranno 'misurare'
a Tina, alla sua voce
Le case non sono 'lontane'. Sono vicine, prossime. Sono le case che si sono co-abitate: quelle che abbiamo 'abitato insieme'.
Sono le case che abbiamo saputo, la cui distanza abbiamo infinite volte misurato, dietro o dentro le quali ci siamo rifugiati, come per rispondere meglio alle raffiche che da ogni parte giungevano. Come inseguiti, o inseguendo. Le case sono il 'mondo umano' cresciuto con i nostri occhi, le costruzioni che meglio sanno narrare dei transiti. Nelle assenze di cui testimoniano nella loro continua e ossessiva 'presenza'. Le case che ci portiamo dietro dopo esservi entrati una sola volta. Le case che trasferiamo di città in città. Le case che sanno dei nostri amori più segreti, degli sguardi che pensiamo 'perduti'. Le case che ci ricreiamo ogni volta, e ogni volta di nuovo, e ogni volta di nuovo, come sappiamo, ammobiliandole con tutti, tutti i mobili che ci portiamo dietro. Le case e le voci, gli odori che continuano ad abitarvi.
Non sappiamo poi del resto chi o cosa effettivamente abiti le nostre case. Sappiamo appena, quasi per 'sentito dire' che le case ci sopravviveranno. E però già, proprio mentre le vediamo, proprio mentre le stiamo guardando, le case sembrano come 'perdere pezzi'. Le nostre case, le case che abbiamo abitato, sembrano scomparire insieme a noi. Quasi col venire meno della luce dei nostri occhi. Continuiamo come a sapere, tuttavia, che qualcosa persiste insieme alla luce degli occhi, finché avremo 'occhi'. E mani per tutti i libri, tutti gli amori e tutti gli sguardi che ci 'portiamo dietro'. Chiamiamo 'casa' questo persistere insieme alla luce dei nostri occhi e alle nostre mani. Questo. Sono le 'case' a creare le città, gli incroci, l'intersezione di fondamenta nuove e fondamenta meno nuove, persino di tetti, di pareti sconnesse. Non importa. Si 'getta' il cemento e si 'tira su' la casa. In un secondo momento ci si stupisce che la casa possa essere stata tirata su così in fretta. Ma, quello delle 'case', è il sapere più lento ed è insieme il sapere più vivo. Una casa la si 'proietta'. E tuttavia non la si possiede. E' fragilissima come fragile è la relazione che la 'casa' tiene con i nostri occhi e le nostre mani.
A Piero, che ci guarda
non solo io non ho nessun diritto, ma sul diritto della tua morte io ho imparato, grazie a te, l'irruzione di quel diritto di cui ridevamo sempre. Ma di piu'. Dal tuo silenzio, o da quello che in silenzio ho imparato, io oggi rifletto. Senza che lo sappia. Tu, le tue mani, la tua tastiera.
Adesso tu sei morto.
Avresti riso, lo so, del mio discorso: come hai sempre fatto, senza piega, senza mai entrare, davvero, nella trappola che le mie parole sapevano dire e costruire.
Avresti riso.
Inclinando gli occhi tuoi e le sopra-ciglie, la tua voce già lanciata a dire quello che non avevo nè capito, nè ancora già compreso.
O meglio, un altro luogo: il tuo, nel silenzio della folla, o anche tra gli amici che già non conoscevi.
Sempre nel silenzio dello sguardo che già parlava, nella tua profonda distanza e ironia: quello che tu eri e sei.
Sempre senza 'parola vera' o 'certa'. Ma con la tua. Che tacevi, come pochi, dove non sapevi, e sapevi dire dove e come, ed anche quel silenzio che spesso non sappiamo dire nè fare nostro. E tu, su questo, eri maestro.
Caro Piero, che sei morto, davvero, tu sei con noi.
Come mai la morte sta con gli uomini: con tenerezza e ribellione.
Tu sei con noi.
Tu sei con noi: ti bacio.
Ancora dalla lista di Rekombinant, un altro intervento di Sbancor, come sempre lucido, spietato, chiaro.
Il primo lo trovate qui.
Subject: [RK] Guerra bancaria europea in Terra italiana.
Date: Sat, 14 Jan 2006 11:27:23 +0100
Leggo sul Corsera del 12 gennaio, pag 2 articolo di Marco Galluzzo: "...Ad aprile si parlò di un contrastro fra monte dei Paschi e DS per la destinazione della quotadi azioni della BNL posseduta dalla banca toscana. A giugno la banca decise di vendere il suo pacchetto, anche per non essere costretta a prendere posizione nella disputa fra spagnoli e cooperative: fu la Deutsche Bank ad aggiudicarsi i diritti sulle azioni. La stessa banca che ha come riferimento in Italia il banchiere Vincenzo De Bustis, molto stimato da D"Alema. La stessa banca che ha un accordo con Unipol per laScalata BNL".
Vero, ma parziale.
a E., a M.
Lo spazio della 'follia' è quello in cui siamo. Il nostro essere 'spostati', il nostro essere 'fuori' è semplicemente come chiamiamo il nostro essere fuori dal moderno.
L'evento delle nostre vite è tale spostamento. L'esclusione della follia dal discorso di metodo che il moderno ha fatto tra sé e sé comporta che, lì dove il moderno persiste nelle sue strutture di legittimazione dei discorsi e delle pratiche, tende a sradicare ed escludere il discorso 'spostato', per poi metabolizzarlo quale proprio momento di autocoscienza.
Se il tardomoderno si pensa come paralisi di qualunque avanguardia e condizione postuma di qualunque 'pensiero', ciò non dice altro che il suo appartenere alla forma stessa del moderno. All'irresolubilità del suo circolo ermeneutico. Ma anche alla sua 'fine'.
L'evento che ci appartiene, che ci attiene, è la non riassumibilità dell'esclusione entro un paradigma già dato.
Fa una certa impressione, vedere un simbolo elettorale, sul giornale di oggi. In un cerchio diviso a metà, sopra si legge Democrazia Cristiana. Sotto Partito Socialista. Si batteranno per raggiungere il due per cento, unico motivo per siglare in fretta e furia questo accordo.
Certo, quello che appartenne loro tanti anni fa, adesso è appannaggio di partiti ancor peggiori (se possibile).
Ma se si accetta di proiettare questa immagine di oggi sui desideri di ieri, allora, lo confesso, mi sento davvero soddisfatto. Di poco, lo so. Ma di cos'altro si può esserlo?
al vecchio, a Giacomo Macrì
Qualche mese fa, avevo provato ad articolare una riflessione sull"amore e la filosofia a partire dall"epistolario tra Heidegger e sua moglie pubblicato in Germania. Questa riflessione, che avevo lasciato cadere, per fatica, stanchezza ed impossibilità, mi ritorna oggi indietro a partire da un post di azioneparallela che rilancia la richiesta di Faye, pubblicata su Le Monde, di apertura degli archivi Heidegger da subito. Non sono nè uno studioso di Heidegger, nè un filologo contemporaneista - abbiamo da fare, da filosofi, anche con questa nuova genia.
"Di fronte gli occhi c’è una delle opere più monumentali di questo fine millennio che non è ancora finito: è la pubblicazione delle lezioni al Collège de France di Michel Foucault.
Mentre aspetto, con ansia, la pubblicazione del corso sul 'governo di sé e degli altri', non posso non dirti che è quello che ci 'aspetta', e a noi attiene il pensiero che ne viene."
Già citato da Lipperini per un intervento più "interrogativo", posto una lucida analisi, forse quella più disincantata, scritta da Sbancor per Rekombinant.
L"oggetto è la "finanza italiota" e le sue prassi.
Di destra, di sinistra, di centro, come diceva il miglior Gaber: quando è merda è merda, non ha bisogno di specificazioni.
Buona lettura.
Dalla lista di Rekombinant,
Subject: Re: [RK] si tratta solo di hegeliani convertiti al liberismo?
Date: Mon, 9 Jan 2006 14:17:25 +0100
1) La finanza sporca non esiste. Quella che ha fatto Consorte è la stessa operazione di "acquisition finance" fatta prima da Colanino e poi da Tronchetti Provera su Telecom. Consorte l"ha fatta male: non solo ha strapagato le quote BNL in mano agli immobiliaristi, finanziando così Caltagirone e la campagna elettorale di Casini, ma ha coinvolto i DS nell"operazione. Ai dati attuali sembra vi sia una prima operazione Caltagirone-Coppola-Riccucci-Statuto su BNL, rilevata "in toto" da Consorte per Unipol. Ciò permette il "rifinanziamento" di alcuni degli immobiliaristi su Antonveneta, e quindi il rapporto Consorte-Fiorani- Gnutti. Ma intanto Riccucci "scalava" RCS (Corriere della Sera), finanziato dalla filiale di Londra della Deutsche Bank. Chi è il capo di Deutsche Bank Italia (?) continuo a non fare il nome che spiega il tutto, perchè il tutto mi diverte!
'sogno di scrivere un romanzo d'amore'
Bruno Vespa. ANSA di oggi.
«A vederlo sullo schermo della televisione, Moro sembrava preda della più antica stanchezza, della più profonda noia. Soltanto a tratti, tra occhi e labbra, si intravedeva un lampeggiare d’ironia o di disprezzo: ma subito appannato da quella stanchezza, da quella noia. Ma si aveva il senso che conoscesse “qualcosa d’altro”: il segreto italiano e cattolico di disperdere il nuovo nel vecchio, di usare ogni nuovo strumento per servire regole antiche e, principalmente, di una conoscenza tutta in negativo della natura umana».
Leonardo Sciascia, L’affaire Moro.
"Turisti palermitani assaliti a Londra da una baby-gang"
"Il padre di una delle vittime: - laggiù c'è omertà come in Sicilia".
Repubblica - Sicilia. Oggi.
Ci sono testi che sono 'mappe'. Sono 'navi' nelle quali ognuno di noi dovrebbe non solo diventare, umilmente, mozzo o remiere, ma anche, a lettura finita, cercare di diventare 'comandante' o 'capitano'. Sono 'navi nella tempesta'.
Sono testi che parlano, anche da lontano, un lontano 'del' tempo come 'da' questo tempo, quello che mi è toccato in sorte, che, d'improvviso, parlano di un tempo che, insieme, ci attiene, ci ricorda e dice.
C'est d'ici, entre nous, que j'écris. Ici n'a ni le privilège de la hauteur ni celui de la profondeur. Il n'est ni un point départ ni une ligne de fuite, malgré la faiblesse de l'écriture qui en donne l'apparence. Que reste-il alors à dire sur lui? Ici, qui peut être partout, jamais cependant ailleurs, ne serait que l'écart de l'entre-nous. Entre-nous à entendre non pas comme la confidence d'une élite, d'une initiation , mais comme ce qui dans le nous s'écarte, se refuse à l'union ou à la fusion. La démocratie - s'il s'agit toujours de penser avec elle - n'a pas à être l'extension universelle de la confrérie ou de la corporation, c'est-à-dire de ce qui se forme par la formule magique et secrète de « Nous sommes entre nous».
Ici, je suis seul à parler ensemble.
["È solo da qui che scrivo: tra noi. E in questo luogo non c'è, certo, nè il privilegio della voce vera, nè quello della profondità. Non è nè luogo d'inizio, nè linea di fuga, anche se questa flebile scrittura potrebbe darne l'apparenza. Cosa dire, ancora, di questo luogo? Qui, e potrebbe essere ovunque, mai in nessun altro luogo, non fa che mostrarsi la differenza che ci abita.Tra noi: non tanto 'luogo chiuso', 'iniziazione', ma ciò che ci separa, rifiuta la 'comunione' o anche, semplicemente, il nostro unirci. La democrazia - se da questo luogo dobbiamo pensarci - non è, in nessun caso, nè l'universale società segreta e nemmeno una corporazione, figlia della formula magica e segreta: "Siamo, finalmente, fra noi".
È qui che, solo, parlo insieme a voi."
trad. di millepiani]
"Nascono orsi bianchi ermafroditi".
Da Repubblica on line di oggi.
"Noi, la famiglia Agca, siamo molto grati al Vaticano. In questi 25 anni ci è stato sempre vicino."
da Repubblica di oggi, pag. 21
Ricordo, da quel meraviglioso libro di Fenoglio che è 'La questione privata', di un repubblichino in attesa della fucilazione che continua a gridare fino all'ultimo il suo 'Viva il duce'.
Non si muore come si sa, ma come si può.
Ne ho visti morire, uomini e donne. Con passaporto 'italiano'.
Di cancro, ad esempio. Anziani o molto giovani. Su un letto di ospedale, a casa.
D'infarto.
Davvero: nessuno muore di meno.
Un uomo muore come un animale.
E' questo che, in Italia, fa più paura che altrove.
E' questa paura che, più che altrove, crea 'monumenti'. 'Filmati'. Dove c'è un uomo: e la sua morte.
Non importa ricordare dove e come sia morto Thomas Bernhard. Sarebbe troppo lungo.
E come abbia vissuto. In Austria.
Serve, invece, ricordare che, ad ogni scrittore morto, corrisponde un'associazione.
In questo caso, un'associazione internazionale. Oltrechè 'austriaca.'
Ho scoperto, non lo sapevo davvero, che 'mio zio' è "[...] entrato nel canone degli scrittori più significativi del Novecento.[...]". Nel 'canone'. E, poi, ho scoperto, che 'mio zio' "[...] continua a suscitare [...] un'accesa discussione scientifica. " E che la Internationale Thomas-Bernhard-Gesellschaft (ITBG), con sede a Salisburgo ( !!!), "[...] si prefigge di favorire e promuovere l'incontro con l'opera dello scrittore in Austria e all'estero. A questo scopo la Società tiene al corrente i suoi membri delle iniziative che riguardano Bernhard, informando sulle messe in scena teatrali, le novità librarie, lo stato della ricerca e il lavoro svolto nell'archivio che conserva il lascito a Gmunden. " La ITBG tiene al corrente l'Austria delle messe in scena che si fanno - nel 'nulla' - delle opere dell'autore che più ha devastato, volontariamente, l'identità austriaca - la presenza, cioè, del 'nulla' - prefiggendosi di promuovere l'opera devastatrice di Bernhard in Austria e all'estero.
Fassino e Consorte.
Mi sono appuntato sul cuore che, dell'anno solare appena trascorso, non sovvenendomene, tra la miriade trascorsa di orrori, uno distante, avrei ricordato quella mostruosa immagine, forse non la peggiore, ma la più recente e la più atta a chiudere il 2005, ovvero quella delle migliaia di poliziotti egiziani in assetto da sommossa che danzano oscenamente, facendo una specie di "corsa sul posto" che mi ricorda assurdamente il riscaldamento delle squadre di calcio, appena un attimo prima di provocare la morte di una trentina di persone.
Un nuovo intervento di Marco: diritto e giustizia in una prospettiva an-archica. Lo trovate nella sezione dei materiali filosofici di millepiani.
Insolitacommedia articola, con ragione, alcune argomentazioni che, senza troppa difficoltà, possiamo trovare sull'Unità degli ultimi giorni: UNIPOL non sono i DS, la Margherita ha i suoi referenti finanziari - e ce li ha - e a quelli dovrebbe guardare, il nostro Presidente del Consiglio - e i suoi 'ripetitori' - farebbero bene a 'guardare' lo specchio di casa e tacere.

