di Mario V. 'u palemmetanu'
Deflagrazione e tracimazione.
La deflagrazione (il rumore lontano degli spari che si può udire da paese a paese, da valle a valle e che in Un giorno di fuoco fa germinare discussioni e racconti) è l’origine del racconto da un punto di vista esterno, sempre sociale e collettivo. È ciò che appare da fuori, dalla parte della collettività di paese che guarda incredula ciò che tal personaggio, asserragliato in una casa, sta combinando, sparando contro l’esattore che viene a riscuotere (per citare il primo racconto che mi viene in mente).
Di contro, il movimento interno, individuale, decisionale, da cui altrettanto simultaneamente origina il racconto (anche come evento, drammatico e glorioso insieme, e dunque degno di nota) è un movimento di tracimazione. Come avviene per gli argini di un fiume in piena che si è gonfiato da tempo. Ma questo movimento di tracimazione Fenoglio non ce lo mostra mai. Fenoglio ci mostra lo sparo da cui origina il racconto, mai il lento gonfiarsi del fiume e la tracimazione. La sua non è una prosa che approfondisce il processo psicologico che porta allo sparo. Lo sparo è puro evento deflagrante che sospende il normale corso degli eventi nella vita di una famiglia o di un paese e che tutti guardano attoniti in attesa di vedere come il tutto va a finire.
Questo non può comunque distoglierci dal riflettere che come evento individuale e dal punto di vista del personaggio che spara o si getta in un gorgo, come motore interno, anche nascosto, l’evento del racconto, così come il racconto stesso, tracima e deborda. Ma Fenoglio non lo mostra, ce lo fa solo intuire.
E tracima e deborda come evento psichico.
Memoria e caratterialtà.
Qui il discorso si fa più contorto. In Una questa privata l’evento da cui prende le mosse il racconto tracima dalla memoria (il ricordo della ragazza amata che forse aveva una storia con l’amico partigiano). In Un giorno di fuoco l’evento del racconto tracima e deborda dalla caratterialità del personaggio che comincia a sparare sull’esattore o che si getta nel gorgo. Di per sé, poi, e in modo letterale, i racconti di Un giorno di fuoco prendono le mosse anch’essi da un’operazione di memoria. È la voce narrante che ricorda eventi lontani, spesso avvenuti quando era bambino e andava in vacanza nelle Langhe dagli zii. Questa endiadi dunque, la memoria e la caratterialità, va risolta in questo modo (alla latina): memoria della caratterialità. Quanto meno per ciò che riguarda Un giorno di fuoco.
Ma memoria e caratterialità sono legate in Fenoglio, dal punto di vista biografico e autobiografico, in una componente ben precisa della sua formazione: la componente paterna (i parenti paterni delle Langhe, di Murrazzano o Feisoglio), contrapposta alla componente materna (vissuta da Fenoglio come ordine, ragione, ponderatezza).
Caratterialtà in questo caso vuol dire (ancora una volta) emersione del gesto definitivo, che genera l’evento in seguito al quale il procedere delle situazioni diventa inarrestabile (dopo il quale non si può più tornare indietro).
Qualcosa di simile lo ritroviamo nella biografia fenogliana, nel gesto definitivo, in opposizione alla madre, di non proseguire gli studi e di non giungere alla laurea, nella seguente frase: “sarà la pubblicazione del mio primo libro la mia laurea”. È la scelta definitiva della componente paterna come componente in cui identificarsi (quella, d’altra parte, presente in tutta la narrativa fenogliana). E non c’è dubbio che queste notazioni rafforzano l’identificazione tra scrittura e evento definitivo, tra scrittura e deflagrazione, tra scrittura e rottura dell’ordine materno. È l’emersione della caratterialità dei paterni, che con una notevole forzatura si potrebbe anche chiamare tracimazione dello spirito delle Langhe. Un tutt’uno con la memoria delle Langhe.

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