Vivre à gauche, tenir

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Non c'è nessun luogo politico che dica, in fondo, quello che significhi 'vivre à gauche'. Oggi.
Né niente, né nessuno può sapere cosa abbia significato praticare questo 'nome' e questa 'frase'.
Di fronte i naufragi e di fronte i tradimenti, di fronte le lontananze e di fronte le assenze.

'Vivre à gauche' è quello che, oggi, non sappiamo fare, con tutta la sapienza e la memoria che abbiamo.

Eppure questa frase e questo nome continuano, ancora oggi, a dire qualcosa. Quello che non siamo.
Perchè questo nome e questa frase non significano e non vogliono dire 'essere di sinistra'.
Vogliono dire molto meno. E immensamente di più.

Vuol dire, in fondo, fare, sempre e in ogni luogo, la giustizia.
Esserlo.

E significa esserlo anche, e soprattutto, quando, prima, non ci siamo riusciti.
E quando tutto lo domanda.
Sempre.

'Vivre à gauche, tenir' non è una comunità.
La sinistra non la vuole.
La sinistra non esiste. E noi non la vogliamo come comunità.

'Vivre à gauche' è vivere nella passione della trasformazione, nel rifiuto, sempre, di ciò che sembra vero e non lo è, nella contestazione di ogni potere, nello sputo verso l'amico, nel silenzio, nella solitudine.
E' sapere dove la sconfitta ha ragione e dove la violenza ha più forza delle nostre ragioni.
E' tacere dove si può, dove si impara, e gridare dove si deve. E' gridare dove si deve. Sempre. Senza paura.
Ed anche sapere tacere, preparando la prossima rivolta.

E', anche, fare la rivolta dentro i nostri mondi e la nostra forza. E dentro la nostra debolezza.
Ed anche dire che abbiamo perso. Perchè non siamo stati giusti. O non siamo stati all'altezza.
Di come ci crediamo.

Dove non c'è niente di 'politico', dove nella forza della parole non sembra ci sia nulla di 'politico', lì, anche lì, risiede la forza di 'vivre à gauche'.
Dove sembra, oggi, non ci sia più nulla di politico, vivere in questo luogo significa, senza urlare e gridarlo, cercare, cercare sempre, cercare questa forza, dove essa non si mostra, dove è più nascosta, dove essa sembra non vivere di forza sua.

'Vivre à gauche' non basta. Bisogna 'tenir'. Bisogna attraversare, con la lucidità più radicale, tutto quello che sembra deserto, che sembra solitudine, che sembra crollo, separazione.

Ogni volta, dove c'è separazione tentare di riunire, dove c'è silenzio cercare di dialogare, dove c'è ingiustizia tentare di dire altro. Dove tutto sembra 'non tenere più' essere ciò che tiene, che rimette insieme, che vede, dove la 'città' scompare, essere la città che viene e che nessuno pensa.

Tenere, a sinistra, oggi, significa vivere e pensare le città. E quelle che verranno.
Quelle che non ci sono.

Vivere e tenere, 'a sinistra'.
Vivere è 'tenere'. A sinistra. E' la 'festa civile', in ogni luogo ed in ogni città.
Sì, dove tutto sembra dire il contrario, 'vivre à gauche, tenir' è una festa.
Di quello che verrà.

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This page contains a single entry by millepiani published on 13.08.05 04:10.

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