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04.08.05

Di una falsa idea della Svizzera: una traccia

Esiste la Svizzera? Che esista, è un'opinione molto diffusa, senza alcuna giustificazione. Chiedersi se la Svizzera possa rivendicare la sua esistenza, non è domanda cattiva. O senza giustificazione. Al contrario, chiedersi se la Svizzera esista, davvero, è una domanda svizzera, profondamente ironica, ma vera. Se, davvero, questo paese esiste, come si sforzano di confermarmi molte delle sue istituzioni, come vive? Come esiste?
Soprattutto: come oggi può esistere una certa idea della Svizzera?

Che la Svizzera esista, sempre uguale a se stessa e alla sua immagine, è la grande sconfitta di questo paese che mi ha accolto e riconosciuto per quello che sono.
Che la Svizzera sia immensamente più complessa e più difficile della sua immagine, sarebbe l'ora che i suoi pubblicitari riuscissero a vendere.
E, forse, sarebbe anche l'ora che i suoi politici riconoscessero.

Esiste la Svizzera? Esiste una politica in Svizzera?
Esiste una falsa idea della Svizzera?
Certo: esiste questa falsa idea, così come esiste una politica e una Svizzera, fuori dall'immagine che i politici della Svizzera, in maniera abracadabrante, continuano a spacciare come l'immagine del loro paese.
Per essere chiari: non esiste più una Svizzera neutrale, non esiste più un suo ruolo fuori dalle
dinamiche globali, non esiste più l'eccezione svizzera.
Esiste la Svizzera, esistono le svizzere e gli svizzeri.
L'eccezione svizzera, invece, è morta.
Tutta l'Europa festeggia.

Ed allora: quale Svizzera esiste? Esiste una Svizzera fuori da questa sua volontaria eccezione? Esistono le Svizzere? E, se esistono, come con-vivono? In che modo l'eccezione svizzera è stata condizionata dalla presenza degli stranieri come me?
Esiste unidentità svizzera senza la presenza degli italiani, dei turchi, degli slavi, degli arabi, degli stranieri?

La falsa idea della Svizzera che vogliamo mettere in questione, affonda le sue radici nei luoghi di una Svizzera che non ha esperienza dei confini, se non quelli interni.
E, dunque, non ne ha.
Per questo, per contestare l'idea falsa che si ha della Svizzera, racconteremo le esperienze dei limiti della Svizzera, dei suoi confini.
In qualche modo, ogni confine, in fondo, parla dei confini che segnano il territorio della Svizzera, al suo interno. La differenza che separa cantone da cantone è, davvero, un confine.
Nell'accezione più radicalmente filologica, confine significa: dove finisce qualcosa, qualcosa comincia, e comincia grazie alla fine di qualcosa: di un territorio, un potere politico, un luogo dove si parla una lingua.
Ma questo confine non è altro se non il luogo del patto con-federale, il luogo simbolico che lo mette in scena, la sua forza. Una comunità.

In questo senso, non ci sono cantoni dove il patto originario possa essere stato siglato. Come in un gesto primigenio. Se non storicamente.

Il patto confederale è in ogni confine, in ogni luogo.
L'originarietà della firma rinvia, necessariamente, al patto.
E il patto non è un patto di esclusione, ma, al contrario, la forza dell'inclusione.
La forza della con-federazione.

Proprio per questo, ogni gesto di rivendicazione di una originarietà del patto manca, radicalmente, la forza della con-federazione svizzera, la tradisce.

La Svizzera, di per sè, non esiste. Ma bisognerà dimostrarlo.
La Svizzera è un patto. E un gesto in-comune.
La Svizzera è, in fondo, la forma dell'Europa che verrà.

Ogni 'falsa idea' della Svizzera è una falsa idea dell'Europa che la Svizzera porta con sè.

scritto da millepiani il 04.08.05 19:11
come un archivio di scritture

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