
La vendetta è una delle fonti forti e prime della politica.
La politica che verrà, saprà dire, o forse nascondere, le infamie che il '900 ci ha portato in dono.
La politica che verrà, e a cui non parteciperò, pur amandola immensamente già da ora, saprà dire,
nel silenzio, della memoria e dell'indignazione, della verità e della menzogna.
Tutte chiamandole per nome.
La politica che ci sarà, sarà una pratica, come lo è sempre stata, ma lo dichiarerà,
con la forza che le attiene, già da subito.
Essa si distinguerà dalla politica del 'mio' novecento proprio per questo rifiuto e
per questa lontananza dalla 'rabbia' che ci occupa.
Toccherà, con mano, i nostri nomi. Come si toccano i nomi,
con pietà.
La politica che tra noi è già, sarà ancor più tra noi, e dentro di noi.
E farà del nostro corpo la sua frontiera.
Essa porrà, finalmente, la questione dell' 'assemblea sovrana'. E della libertà.
Anche se io non conosco questa politica che ci sarà, so già che essa sarà migliore di quella che vivo io.
Perchè, tra me e il mondo, non c'è politica che tenga.
Non c'è potere che tenga.
C'è solo 'dominio'.
Noi lavoriamo perchè questo dominio termini prima dell'arrivo di questa politica.
Postato da millepiani alle 02:45