A E.
All'indomani del - si può dire? - "delirante discorso di Rimini", Gianantonio Stella ha firmato un articolo molto interessante sul Corriere della sera, in cui, con gustosissimo humour e una certa capacità di sintesi e di informazione, ricostruiva la rete di dissensi che si è costituita attorno al proclama del Professor Marcello Pera. In fondo, sostiene Stella, il Professor Marcello Pera sarebbe stato più realista del re, ovvero, scrive Stella, più papista dei papisti, più ciellino dei ciellini, dopo essere stato in passato, anche recente, più laicista dei laicisti, più garantista dei agarantisti, più giustizialista dei giustizialisti, più accanito dei più accaniti etc. etc. etc. Insomma, un fanatico.
Io vorrei fare solo due osservazioni, ovvero una integrazione e una correzione.
Stella costruisce tutto il suo articolo sull'abitudine del Professor Pera di cambiare a ogni più sospinto opinione:"il figlio del vecchio ferroviere insofferente alla rigidità coerente dei binari", "dibattuto tra Karl Popper e Heriberto Herrera", avrebbe appreso "dal secondo l'arte del «movimiento », che lo spinge a ubriacanti piroette impedendogli di stare un po' fermo sulle stesse idee".
Dichiarandosi il Professor Pera un seguace di Popper, si potrebbe presumere che egli operi "congetture e confutazioni", ma le congetture sono ipotesi e le confutazioni dimostrazioni: volendo limitarsi al "Proclama di Rimini", mi pare manchi, delle prime, proprio l'ipotesi, con l'umiltà e con l'invito a verificare, mentre della seconda, mi pare manchi, per così dire, l'impalcatura. C'era solo il palco. Certo, tra la spietatezza e l'audacia del grande pensatore e quelle dei fanatici c'è una differenza, a volte, così impalpabile, eppure, alla prova dei fatti, enorme, come pare sia emerso perfino a Rimini.
Ora, e qui ci metto l'integrazione, partendo da lontano, sui millepiani di questo blog, transitano alcune persone che hanno staccato, in tempi diversi, biglietti di sola andata da Pisa, alla volta dell'ignoto: come disse Condillac, a cui non ci è permesso paragonarci, il quale viaggiò sul tragitto opposto, da Grenoble fino a Parma, la conoscenza procede dal noto all'ignoto. Ora, quando, agli inizi degli anni Novanta, nessuno di quei biglietti era stato ancora comprato, ma già si dormiva in stazione, tornò a insegnare a Pisa uno dei più grandi filosofi della scienza italiani, un uomo che esprimeva quella parte della tradizione liberale italiana, che è scomparsa definitivamente quando tutti noi abbiamo ricominciato a sentirne parlare, ovvero quando è stata martoriata e prostituita dai vari Panebianco,Della Loggia, Urbani, Adornato, Ferrara, D'Arcais, dal Professor Marcello Pera, etc. etc. etc.
Fra le tante cose e, grazie al cielo, di certo una delle meno significative, Francesco Barone era stato il maestro del Professor Marcello Pera, il quale era divenuto il Professor Marcello Pera proprio grazie a Francesco Barone. Da allora, ma solo da allora, il Professor Marcello Pera votava in commissione di laurea contro tutti i laureandi del proprio professore. Questi errori capitano. E' successo in circostanze più gravi anche a autentici geni del pensiero occidentale, come Husserl, il quale mise in cattedra nella seconda metà degli anni venti un genio filosofico di ineguagliabile meschinità umana quale Martin Heidegger, il quale, a metà degli anni trenta, senza che glielo chiedesse nessuno, tolse dalla ristampa del suo capolavoro - che è il libro che scrisse per vincere la cattedra - la dedica che aveva messo al maestro, ebreo. Che miseria.
A lezione, commentando una volta un'opinione del Professor Marcello Pera, il vecchio Barone riassunse rigorosamente l'opinione specifica del Professor Marcello Pera, giudicandola sensata, e poi sorridendo, aggiunse qualcosa del tipo: "notoriamente, però, il Professor Pera, ogni cinque anni scrive un libro in cui troverete il contrario di quello che aveva scritto nel precedente".
Mi ha lasciato incredulo, lo confesso, nel Professor Marcello Pera, cogliere a distanza di così tanti anni una così ferrea coerenza tra la vocazione filosofica e quella politica: non credo, per altro, possa vantarne molte altre.
Su una cosa, però, mi dispiace, dissento indignato da Stella e dal suo tono canzonatorio: "il fatto è che Pera, quando sposa (volta per volta) una tesi, ci mette tanta enfasi (...).È il suo guaio: le piroette si notano di più". Ecco, a me pare che il guaio non sia che il Professor Marcello Pera ci mette l'enfasi: il guaio è che il Professor Marcello Pera non spiega più nel chiuso delle aule dell'Università di Pisa i sillogismi con "il comunista è illiberale" al posto del vetusto "Socrate è mortale", ma ricopre, per volontà di questo governo (che, del resto, aveva già schierato tra le sue fila fior di moderati, prudenti consiglieri e accorti statisti come Giuliano Ferrara, Sgarbi e Umberto Bossi), la seconda carica dello Stato. E' per questo, oltre che per ciò che dice, che si dovrebbe notare di più, se ognuno facesse, come dovrebbe, il suo mestiere. In caso di morte improvvisa o di impossibilità a svolgere ulteriormente i suoi compiti istituzionali da parte dell'attuale Presidente della Repubblica, il Professor Marcello Pera sarebbe chiamato dalla sua carica a sostituirlo fino a nuove elezioni, che tutti, ovviamente, ci augureremmo, in quel caso, fulminee.
Non si dimentichi, per altro, oltre alla chiamata allo scontro di civiltà dopo gli attentati londinesi ricordata da Stella, che il Professor Marcello Pera, poco dopo l'11 Settembre, in occasione del suicidio di quel pilota di aeroplani da turismo che si era schiantato sul Pirellone a Milano, diramò agli organi di stampa, senza chiedere informazioni o interpellare ministero degli interni, servizi segreti, esercito, a tacere ovviamente del governo e del parlamento, una dichiarazione che si era trattato di un attentato terroristico. Notizia che fece, ovviamente, subito spavento in tutto il mondo.
Ciò che mi indigna dell'articolo di Gianantonio Stella è il fatto che non solo non si sia menzionata la tragica eventualità che il Professor Marcello Pera potrebbe doversi trovare a fare da Presidente della Repubblica, ma anche che non si sia colta l'occasione di rilevare, per così dire, l'inopportunità che il Professor Marcello Pera prosegua nel ricoprire il suo incarico istituzionale perché incompatibile con il suo profilo intellettuale.