Ceto medio riflessivo (?)

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Il nostro mondo vorace e senza memoria pretende sangue per forgiare nuovi eroi. Inutile dire, forse anche impopolare, che è meglio un uomo comune vivo di uno straordinario eroe cadavere. Ci sono momenti e cose il cui significato va mantenuto perchè è necessario per l'etica pubblica e per il senso dell'appartenenza ad una comunità, che è in qualche modo apparentato con il sacro. Ma il nostro tempo ha forme spettacolarizzate e si basa su linguaggi che spesso con ciò cozzano: da ciò la oscenità di forme non controllate di sacralizzazione. Tento di affrontare la questione con rispetto e comprensione, ma non so se ci riuscirò: in breve, Giuliana Sgrena e Pier Scolari si accingono a scrivere una sceneggiatura sulla storia della Sgrena medesima. Un interessante libro di una studiosa, Annette Wieviorka, si intitola "L'era del testimone". Ci viviamo dentro. I capi di governo si precipitano a prenderli all'aeroporto con tutta la stampa, i parenti, i colleghi gli amici. Tutto giusto e sacrosanto. L'ostaggio, questo testimone di una indicibile privazione e di una minaccia senza nome, è una figura importante che non va banalizzata. Ma resta il fatto che impostare la propria vita seguente su quella figura che comunque (e per fortuna) è transitoria, se da un punto di vista interiore è perfettamente comprensibile (può diventare anche una ossessione e non ci sarebbe nulla da eccepire), dal punto di vista pubblico è una operazione che si presta a qualche dubbio. Secondo notizie di stampa si sente dire che già gli americani avevano contattato la coppia di neo-sceneggiatori, ma che sono presto emersi dissensi di carattere artistico-politico, per così dire. Ecco, la cosa non mi fa scandalo, ma mi fa pensare che Pier Scolari, durante il rapimento, si era già presentato con il suo bel libretto fresco di stampa sulla sua sofferenza e angoscia (naturalmente vere e sacrosante) in assenza della compagna Giuliana in quel momento ostaggio. E da chi si era presentato? In tanti salotti televisivi, compreso Costanzoshow mattutino e così via. Ora, per mantenere il significato ed il livello di una testimonianza, io credo sia anche necessario evitare una evidente a fatale compromissione con gli strumenti che rendono possibile la testimonianza stessa. Improvvisarsi cineasti, davanti alla reale tragedia avvenuta, mi sembra una cosa discutibile, insomma, un ammiccamento poco riflessivo e molto da ceto medio in cerca di suggestivi sbocchi, magari anche legittimamente ammantati da compito civile, politico e di denuncia. Ma forse sarebbe meglio delegare ad altri. Il testimone ha la sua verità, che nessuno può contestare oltre un certo punto. Se vuole diventare anche il "creatore" di una opera d'arte che parte dalla testimonianza, allora invade un terreno che non credo gli spetti, e che rischia di metterne in discussione la autenticità.

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