"Infine. Se lo volete, se vi fa piacere e vi fa godere, mettete i vostri nastrini e scrivete i vostri posts sul referendum. E poi i contro-posts. E parliamo, insieme, degli intellettuali: di rete, di fogna, d'accademia o di cortile. Scrivete sui giornali 'riformisti' o sui 'manifesti'. Sui varii 'Vanity', sui 'Punti-informatici-informativi' che ci ritroviamo tutti sotto casa. Scriviamo sui nicks, le riformulazioni, le riseghe mentali, le restaurazioni, i referendum, la letteratura in rete, le lordure, i tradimenti, le invidie e le cosucce, le radio on-line e il file-sharing.
Ma se qualcuno parla di Vibo Valenzia o di Messina, per quanto riguarda il referendum, venga, venghino lor signori: la vacanza è assicurata.
Venghino lor signori a fare campagna elettorale per l'embrione. Al Sud.
Venghino lor signori: ci sarò anch'io, che abito fuori, a strafogare la vostra faccia nella merda. La differenza tra i luoghi mediati della rete, tra i nostri blogs, e la carne viva della societàitaliana la si vede al sud, la si tocca, faccia a faccia, nello s-profondo sud.
Venghino lor signori, e pontifichino da lì. Si connettino con le loro schede wireless.
Noi vi aspettiamo. Come sempre ospitali.
Come diceva Girolamo Li Causi, una vangata di merda non la si nega a nessuno."
Per spiegare, aggiungo qualche riga.
Non ho firmato, volontariamente, per i 5 referendum. Ho fatto un viaggio di 2000 kilometri per votare i 4 quesiti. Non ho, per scelta, messo nessun nastrino sul mio blog e scritto nessun post per incitare, invogliare, convincere al voto chi già lo era e che, con parola disgustosa, la si chiama blogsfera. Semplicemente, mi è sembrato che chi avrebbe deciso le sorti di questa consultazione stava fuori da questa porzione di mondo. E non mi sembrava il caso di attaccarmi al petto la spilletta del compagno Majakovskij parlando ai futuristi d'ogni risma. Sfondando una porta aperta.
Era evidente, visti dall'esterno -il luogo dove vivo-, come fossimo minoritari.
Vorrei, in 4 punti, sintetizzare un solo concetto.
1) 15 anni di spappolamento della politica spappolamento che è passato attraverso anche il referendum sul maggioritario, avrebbero dovuto consigliare saggezza. Quando, per una lunga fase storica, si svuota l'incidenza della democrazia diretta, la si riduce a vezzo inutile, la si derubrica a 'spezie di condimento' delle logiche politiche; quando la logica stessa del discorso politico diventa astratta e tattica, di fase, Bertinotti compreso, quando si pratica radicalmente l'esperienza dei movimenti come elemento ESTERNO alle logiche di partecipazione istituzionale, come si può pretendere un risultato diverso?
2) Il referendum è un istituto di partecipazione democratica diretta che si muove su due piani. Il primo è quello di una società che esprime pratiche politiche forti, certe, che produce aggregati di valore che possono vidimare, abrogare o riformulare le scelte della politica istituzionale (è il caso dei referendum sullaborto e sul divorzio che, ricordo, respinsero un tentativo di ABROGAZIONE di due leggi approvate in parlamento). Questo primo piano, in questi ultimi quindici anni, non solo è stato svuotato, ma non ha più radici. Questo modello si radicava sull'idea che la politica potesse accogliere le istanze sociali, e che la società potesse conoscere le incertezze della politica, scioglierle, deciderle. Si radicava sull'idea che dove la politica incedeva incerta, la società decideva. Èil modello degli anni 70. Il secondo modello è quello dei referendum degli anni 90. In particolare, quello sulla modifica del proporzionale. Lì la piramide si rovescia: la politica decide di governare la società civile, come la si comincia a chiamare da tempo, e le impone il tornante decisivo. A dispetto di quanto allora potesse sembrare, è il frutto maturo del craxismo degli anni ottanta. È da lì che l'istituto referendario è totalmente nudo nella sua nullità.
3) Bisogna scegliere. I referendum sono uno strumento che non è possibile pompare, appoggiare, se, nello stesso tempo, si pratica una politica altra, esterna alla rappresentanza istituzionale. I movimenti che si sono sviluppati dalla fine degli anni 90 non riconoscono più alla politica nessuna capacità nè di rappresentanza, nè di riforma, nè di autoriforma. Essi costruiscono, provano a costruire istituti ALTRI di rappresentanza che si collocano 'a lato-a margine-oltre' quelli che la politica gli riconosce, quelli che i referendum gli offrono. Per questo, volontariamente, non ho firmato per i 5 referendum. Non riconosco più nessuna possilità di riforma e/o di incidenza sulla politica di rappresentanza (il perchè ad unaltra volta). L'ho fatto forzando la mia vocazione, ma con la lucidità: quella della disperazione.
4) Si tratta, in fondo, di spostare il baricentro oltre ogni politica di fase. Domenica pomeriggio, con un amico, camminando in macchina, ci siamo fermati ad ogni passante. Chiedevo, sporgendomi dal finestrino, chiedevo semplicemente: "Lei ha votato per il referendum?". Nessuno mi ha sputato in faccia il suo no. Erano semplicemente sconvolti dal fatto che qualcuno glielo potesse chiedere. Ho votato a Messina, nella mia città, dove ha votato, se dico bene, il 15% degli elettori e dove Rifondazione prende tra lo 0, 9 e l' 1,2. Eppure, su quaranta volte che ho fatto questa domanda, mai una volta mi è stato risposto : No. Ho visto solo facce stranite, incredule. Qualcuno gli domandava qualcosa. Faccia a faccia.
"Infine. Se lo volete, se vi fa piacere e vi fa godere, mettete i vostri nastrini e scrivete i vostri posts sul referendum. E poi i contro-posts. E parliamo, insieme, degli intellettuali: di rete, di fogna, d'accademia o di cortile. Scrivete sui giornali 'riformisti' o sui 'manifesti'. Sui varii 'Vanity', sui 'Punti-informatici-informativi' che ci ritroviamo tutti sotto casa. Scriviamo sui nicks, le riformulazioni, le riseghe mentali, le restaurazioni, i referendum, la letteratura in rete, le lipperature, le lordure, i tradimenti, le invidie e le cosucce, le radio on-line e il file-sharing.
Ma se qualcuno parla di Vibo Valenzia o di Messina, per quanto riguarda il referendum, venga, venghino lor signori: la vacanza è assicurata.
Venghino lor signori a fare campagna elettorale per l'embrione. Al Sud.
Venghino lor signori: ci sarò anch'io, che abito fuori, a strafogare la vostra faccia nella merda. La differenza tra i luoghi mediati della rete, tra i nostri blogs, e la carne viva della societàitaliana la si vede al sud, la si tocca, faccia a faccia, nello s-profondo sud.
Venghino lor signori, e pontifichino da lì. Si connettino con le loro schede wireless.
Noi vi aspettiamo. Come sempre ospitali.
Come diceva Girolamo Li Causi, una vangata di merda non la si nega a nessuno."

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