
Tra chi scrive e chi ri-scrive, la vera differenza che si misura è la forza della scrittura nel tempo. Noi non chiediamo né pubblicazioni, né riconoscimenti. Non chiediamo parole a vuoto nel tempo che viviamo. Non chiediamo nulla. La scrittura si dà con la forza che il tempo, solo il tempo, le dà. Tutto il resto attiene alle polemiche. E comunque, QUESTA è LA SENSAZIONE DI SENTIRSI A CASA. E, cioè, sempre esposti.
Dove tutte le scritture si ritraggono, dove tutte le scritture non portano a nulla se non a se stesse, lì, tutto quello che noi deturpiamo, combattiamo, contestiamo, di tutto quello che scriviamo e che leggiamo, sappiamo misurare la vanità e lo schiacciamento di ogni scrittura sulla sua parvenza.
Se la scrittura conserva il suo segreto, questo segreto lo conserva nel 'ritegno'. L'intimità non è solo qualcosa che sa guardarsi allo specchio. O sa dirsi nel silenzio. Intimità è verità riferibile soltanto a chi è capace di enunciarla con la consapevolezza che verità significa dissoluzione di una interezza immaginata ed immaginaria. Un uso della parola che sappia mantenere una distanza saggia ed equa tra il dire e il significare, è un uso denudante e scarnificante.
La parola non è sempre e soltanto l'arma che rivolgiamo contro altri che sembrano armati di altro verbo. La parola che "procede" è quella che si diffonde di un millimetro attorno a noi, ma che nello stesso tempo scava dentro di noi una voragine che non ha misura. La parola è il nostro fuoco amico.
Non c'è un momento nel quale siamo tanto sordidi, crudeli, evasivi, scostanti, improvvidi, sterili, accecati e infine ininfluenti come quando ci decidiamo a brandire l'arma fievole, eppure devastante, del "pro-ferire".
Scrivere è una responsabilità.
Dunque: il manifesto che stiamo scrivendo, nel segreto pubblico della responsabilità pubblica, non ci accorda nessun bene e nessuna possibilità. Al contrario, esso restringe la nostra forza e la nostra libertà in direzione di un compito ancora non individuato, anche se accuratamente delimitato.
La sfida dello scrivere in-comune è una dolorosa scoperta della differenza, cioè la scoperta della impossibilità di essere uno e del desiderio di essere l'altro.
È, in fondo, l'esperienza di scrivere 'in-comune.