April 30, 2005

In fondo

(pensando ad alcuni politici)

In fondo, molto banalmente, come sempre, vi odio.

La vostra scrittura e la sua fuga.
I vostri richiami, il vostro diventare impostori.
O farvi, sempre, cristalli di vita senza esserlo.

Come ho 'diviso-insieme', adesso divido.
E punto.

Ciò che lasceremo 'ad altri' è la misura
della vostra arroganza, della nostra verità.

Posted by millepiani at 3:51 AM

April 26, 2005

Il battesimo di ogni scrittura

Io non sono un intellettuale, uno scrittore.
Non vengo dagli studi. Non vengo e non ho, non ho mai avuto e non avrò mai l'olimpica distanza che si matura nella coscienza di questo ruolo.

Ho fatto, nella mia esistenza, tutto quanto la mia esistenza mi potesse offrire per sfuggire a questo ruolo.

Non ho, come non ho mai avuto, non avrò mai e risputerò in faccia a chi lo rivendica, la sensazione di essere un escluso.

Io provo a vivere nel centro del gorgo del mio tempo, con la lucidità che la politica mi ha insegnato, con la forza che con la scrittura mi sono conquistato.
Interrogo, mi sforzo di interrogare il presente, e non me ne sento, mai, escluso.

Anzi: dove non capisco, dove mi sento 'a lato', ancora più incandescente si fa la mia interrogazione, innanzitutto politica, più freddo e certo si fa il mio rifiuto di giudicare, più serena e convinta si fa la mia pratica di con-divisione.

Per essere più chiaro: detesto, alla stessa maniera, i pinguini dell'accademia come i polli e le galline d'allevamento che si dicono altro,le galline e i polli d'allevamento dell'esclusione, che fanno della loro marginalità la loro forza, dell'esclusione il loro luogo, della disperazione della loro scrittura la forza, pretesa, dell'incomprensione una forza.

Io non voglio e non so dire quanto questo gesto - di maniera, oggi, adesso - pesi, sempre, sui destini della scrittura.
Poichè oggi tutti, senza eccezione alcuna, siamo 'fuori', nell'escluso, nel tempo accanto al tempo della storia - basta andare in Russia... -, noi tutti siamo chiamati ad attraversare questo tempo senza paura. Come due dei tre maestri della mia vita hanno fatto (il terzo lo conoscono i miei amici e porta un nome ebraico).

Mai, in nessuna occasione, ho letto una sola riga di Paul Celan o di Thomas Bernhard su questa condizione.
Nel luogo della scrittura e di questa interrogazione, mai, in nessuna maniera, nè l'uno nè l'altro hanno detto, se non sul piano di una estraneità più radicale, mai hanno detto o si sono preoccupati di dire di essere altro dalla 'politica'
Entrambi 'vivevano' la politica, o la musica, è uguale. In una maniera così radicale da sembrare 'estranei' alla politica e alla musica.

In breve: lo erano poichè, in fondo, entrami, la vedevano come il luogo assoluto della con-divisione. Luogo che, in nessuna maniera, alcun evento può rendere estraneo a se stesso, può svuotare.
Entrambi si battevano, politici nel loro luogo, per la verità della parola: l'unica salvezza, oggi, di qualsiasi politica.

Ma, certo, non finisce qui.

Tutto questo agitarsi sul destino della letteratura, sulla sua consistenza, sugli autori che sarebbero riferimenti, tutto questo agitarsi, sol perchè si citano i propri autori di riferimento, o non li si cita, tutto questo mi sembra, nello stesso tempo, un provincialismo dell'anima e un'incapacità di fare e praticare scrittura.

Io non sono un'intellettuale, non sono uno scrittore.
Io vengo dalla politica.
Io vengo dalla grande pratica della piccola politica della seconda metà del secolo passato.
Ne rivendico, in ogni passaggio, la sua forza, la sua tensione, la sua tenerezza.

Ne rivendico la testimonianza e la potenza nel quotidiano. La sua miseria, il suo fallimento, ma anche, tutto insieme legato, la potenza d'evocazione.
Rivendico, più di voi, tutto questo proprio perchè ho praticato questa forza, la cogenza, l'incidenza. La precisione e mai l'esclusione; anche quando la 'mia' politica era 'esclusa' per eccellenza.
Poichè io ero comunista, lo ero, con forza, in Sicilia.
Come mi ha insegnato il mio segretario della FGCI di Messina, io, con lui, ero l' 'escluso' per eccellenza.

Io, di questa 'politica della parola come verità', ne rivendico, insieme, la sua forza e la sua tenerezza.

La politica l'ho fatta nelle strade. L'ho fatta, porta dopo porta, nel meridione d'Italia. In Sicilia.
Quando avevo quindici anni e voi scrivevate solo per voi.
Chiusi nei vostri diari.

Non me ne frega un cazzo di cosa sia letteratura e di come farla. Non me ne frega di tutto questo perchè, lavorando, con tutta la forza di cui sono capace, ad una politica senza recriminazioni, io sono mille miglia oltre la vostra scrittura, oltre i vostri loculi, oltre la storia su cui vi incarognite.

La distanza non si misura nel presente.
Non si misura sulle 'carogne di scritture'.

La distanza e la fertilità si misurano nel tempo lungo.

L'esclusione dai circuiti editoriali - questa distanza che scandalizza e che fa scrivere - è elemento radicale di ogni scrittura.

Dal punto di vista di Dante, ciò che lo ha costretto all'esilio è, certo, una 'restaurazione', una potenza degli apparati di controllo - politici, tutti politici - che lo ha costretto a non 'scrivere' nel senso in cui lui intendeva la scrittura.

La sua reazione la si può 'LEGGERE'. E' la 'Commedia'.

La distanza e la potenza degli apparati di controllo della scrittura, appunto, si misura in un tempo lungo.

Da letterati, quali siete, non misurate, proprio dal lato della politica, la necessità dell'esilio, nè la forza del silenzio sugli autori. Nè ciò che esso implica.
Nè, in maniera speculare, la capacità, tutta politica, di trasformare il presente, anche senza citare i 'vostri' autori.

Oggi, nè condanna nè assoluzione fanno il gioco della scrittura. Non riescono ad imprigionarla.

Noi siamo per una terza posizione.

Per quanto mi riguarda, ancora una volta, ancora oggi, a fronte del vostro agitarvi, non posso che ribadire che la forza della scrittura è quella di una con-divisione, di una scrittura in-comune, che impone la deposizione di tutto, dei propri riferimenti, dei propri autori, delle levatrici di risulta, di tutti i nomi, nessuno escluso, che fanno sorgere, governano, guidano, influenzano e determinano le nostre scritture.

Rifiutare non solo 'un' battesimo, ma il 'battesimo di ogni scrittura'.

Posted by millepiani at 8:19 PM

April 25, 2005

Appena sessant'anni fa

Sessant'anni fa la liberazione dal fascismo.
Il 'a futura ignominia' scritto da Piero Calamandrei dopo la liberazione di Kesserling.
Perchè a sessant'anni si è giovani.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Posted by millepiani at 4:33 AM

April 22, 2005

Speranza e forza: per la difesa dell'esito del moderno

La fine del moderno, il suo richiamo, non dice di questo Papa.
Non lo chiama e si fa beffa del suo nome.
Il moderno, di per sè, non 'bene-dice', nemmeno sull'orlo della sua fine.

L'elezione di questo pontefice è la dimostrazione della preminenza della politica, della teologia-politica, la sua preminenza di fronte la pretesa, ogni pretesa, dello Spirito Santo (ed è questa la lezione di Jakob Taubes).

Poichè noi veniamo dal moderno e, a differenza di questo papato, noi pensiamo lo sfondamento del moderno, e non l'opposizione ad esso, noi consigliamo già la distanza e la freddezza a questo Papa rispetto i suoi nemici.

Sempre, in ogni luogo, noi saremo accanto al 'relativismo' del moderno; sempre, in ogni luogo, di fronte la forza del canone noi sceglieremo la libertà del ripensamento; sempre, in ogni luogo, di fronte la forza della verità dell'ortodossia, noi saremo per il tradimento; sempre, in ogni luogo e in ogni tempo, i traditori, i reprobi, gli infedeli saranno i nostri fratelli, vestiranno la nostra tunica, apparterranno alle nostre famiglie.

Noi li accogliremo sempre.

Noi consigliamo la freddezza a questo Papa rispetto i suoi nemici perchè egli li vedrà crescere sin dentro la Chiesa, dentro il suo regno.

Noi ci caleremo l'elmetto e combatteremo, frase dopo frase, contro questa violenza della verità.
Lo faremo, come ho già detto, da filosofi e da teologi.
Rigetteremo tutto quello che al moderno si potrà rimproverare.
Noi rigetteremo, frase dopo frase, anche quello che della critica del moderno condividiamo.

Di fronte questo papato, di fronte questo giudizio, noi rivendicheremo il nostro giudizio, lo faremo ridiventando filosofi, ricordando a questo papato e a questa Chiesa i suoi 'peccati', le sue infamie, i suoi stermini.

Se, alla fine del moderno, qualcuno, un Papa qualsiasi, lo vuole riattraversare condannandolo, noi distingueremo, condanneremo, ma anche, a spada tratta, difenderemo, rivendicheremo, sapremo dividere, assolvere e condannare. Laicamente.

Sapremo dire dove, da laici, sta il giusto e dove sta l'ingiusto.
Per noi.
E non dove sta il bene o il male.

Noi non siamo e non vogliamo dire che l'esito del moderno ci fa felici.
Ma noi, in nessuna maniera, mai, lasceremo a questo papato, e a nessuno mai,
il giudizio e la condanna del moderno.

Questo mondo non è il buio.

Questo mondo non è, nemmeno, la folgorazione della luce.
Ma, mai, noi lasceremo a nessun Papa la forza della critica al moderno.
Se questo mondo non è nè il buio nè la folgorazione della luce, questo mondo dice, più di questo papato, la verità dell'uomo.

Ogni superamento del moderno è, in fondo, la sua comprensione, il suo amore e il suo tradimento.

La comprensione, l'amore e il tradimento dell'umano.
E della sua, inesauribile, libertà.

Posted by millepiani at 5:50 AM

April 21, 2005

Senza farlo capire

a S. e a Carmelo
per la forza della nostra memoria

In un giorno di questa falsa primavera
abbiamo deciso di togliere, una ad una,
le tegole delle nostre case in comune.

Erano vuote da tempo-
e fredde, tra gli sterpi padroni di casa,
accoglievano, solo di notte, i resti degli stanchi
animali che avevamo scacciato.

Non eravamo partiti d'un coup.
Non avevamo deciso.
Avevamo, in silenzio, cominciato a crederci 'altro'.

Senza farlo capire, loro tornavano a vivere
ciò che eravamo, a vederci e chiamarci,
a cercare agitati, a gridare,
sotto quei tetti, la loro memoria.

Era dagli angoli delle nuove case
che avevamo deciso. Solo dopo.
Per essere in pace.

Senza farlo capire, anche noi,
tutte le notti, sino alla fine,
ci siamo trovati, in silenzio,
per dirci che non era possibile, che era l'ora di smetterla.

Nei marciapiedi, negli angoli, tra i resti,
adesso si cerca, noi insieme a loro,
quel che rimane di ciò che abbiamo distrutto.

Posted by millepiani at 7:56 PM

Varcare

di Gianfranco Ferraro

Brucia, violentemente. E' un colpo, senza possibilità di replica, a quell'attesa che l'agonia, la morte di Wojtyla aveva suscitato. Miope, leggerlo come un "affare dei cattolici". E' un esito.

L'elezione di Ratzinger è la cristallizzazione di un tempo di attesa, di un campo di forze. Cristallizzazione che è ormai caratteristica, segno, tra gli altri e tra i più cruciali, del tardo moderno e del suo destino.
Se la lunga agonia, precisamente, se il corpo in agonia di Wotyla esposto sacrificalmente dalla Chiesa a se stessa e al mondo, ha costituito un dispositivo di attesa che si è strutturato come tensione progressiva all'interno di un processo, più ampio, di statificazione, la morte aveva improvvisamente avvicinato il tempo della "venuta". Aveva pressato, strizzato il tempo che il dispositivo agonico aveva portato su un piano di progressione, per quanto impercettibile. Quell'attesa - che tutti i dispositivi tipici della rappresentazione dell'attesa propri della tecnica del tardomoderno puntavano appunto a potenziare - quell'attesa ha avuto uno sbocco gelido, si è cristallizzata.

Qualcosa è interrotto. Lo sguardo ha un brivido.
Si mostra, può solo mostrarsi. Nient'altro che questo. Un'icona.

Si sorride, eppure, si vede, è un sorriso gelido: da qualunque parte esso venga.

La festa, la festa che segue all'attesa, la festa non rimandabile, quella che segue al lutto, è questa che, adesso, manca. Il protocollo del tempo messianico che ha caratterizzato il tardo moderno la prevederebbe. La festa che riapre la vita, che la reinserisce dentro un processo di circolazione che dia il segno della fine del tempo progressivo dell'agonia: questa festa oggi manca. Alla fine del moderno la festa è divenuta impossibile. Troppo distante, troppo scaltro è lo sguardo per non intuire da subito che "gioia", la gioia di una corte cinquecentesca, non può più darsi. Del sorriso può darsi solo un ghigno: come quello dei quadri di Bacon. La distanza tra il "politico" e la sua rappresentazione è, ora, quella di un corpo putrefatto. Il conato festivo, il passaggio, quella pasqua che, anche se come dispositivo di memoria, il giudeo-cristianesimo ha conservato in ogni più lontana terminazione, non ha sviluppo, seguito. Il conato si interrompe, trattiene il fiato.

Sfondare. Questo è proprio della festa, guardare il circolo della danza, guardare lì dove il circolo si apre (a che cosa? Alla città, a quella, questa città, la megalopoli tardomoderna). Guardare altrove è negare che la festa sia il centro. E' non riconoscere neanche più la sua necessità, lo spazio, precisamente, del politico. E' guardare la forma delle colonne. E' cercare tra di esse. Il "politico", per un'icona, è, tutt'al più, una colonna.
"Abbiamo". E' visibile adesso, eccola: la cesura. Il frammento di storia che "non quadra" e che rende visibile, evidente, quello che nella rappresentazione di quella storia è stato, attraverso un continuo battagliare, rimosso.
Il tempo si arresta, il velo del Tempio si squarcia. Ma non fa rumore.
Si squarcia, però.
Appare, alla città e al mondo. Appare chiaro che non vi sarà alcuna festa. Che la festa, non rimandabile, assolutamente non rimandabile - si è tutti lì?. - è, è, è saltata.

Un'altra battaglia si apre.

Contro quanti non vedono che nello squarcio aperto da questa esposizione, dall'esposizione del "segno rappresentante", fulcro su cui il moderno ha costruito la propria fede in se stesso, nel proprio essere altro E INSIEME portatore di salvezza, cioè di speranza, si apre oggi un tempo durissimo.
Contro quanti non credono che qui e ora quello "che già avevamo" si è reso manifesto, visibile.
Non è in gioco una chiesa, tantomeno la Chiesa cattolica. Ciò è che in gioco adesso, davanti a questa cristallizzazione, a questa immagine, è, ci sembra chiaro, nientedimeno che la fuoriuscita del "politico" dalla storia della modernità. La NOSTRA fuoriuscita. La battaglia è contro quanti, su questa scena altra dal moderno, non si riconoscono come voci politiche, non riconoscono le altrui voci. Quanti, allo sforzo della "traduzione", allo sforzo del varco, contrappongono il proprio silenzio. Il proprio scimmiesco imitare. Quanti, di questo sforzo, non si assumono la responsabilità.
Ne va di un futuro.

L'icona che ormai ci sta davanti è la cristallizzazione di questo tempo, la sua stasi. Il dispositivo autoreferenziale che la tarda modernità woityliana (e potremmo dire, con pari forza, "vittoriana") si è talmente avvinghiato su se stesso da formularsi adesso come icona. L'icona, si sa, vive solo all'interno di cerimonie: cerimonie immense, in cui si dia anche sacrificio, sono necessarie perché la memoria sia riacquisita, riassunta da un tempo che non è lo stesso da cui proviene ma che pure non ha nulla perché essa non possa esserci, o avere senso.
Ma nessuna cerimonia può, adesso, riattivare una simbolica che non appartiene a questo tempo. Altro preme.

Il cristallizzarsi dell'icona implica, necessariamente, anche una consegna. E' qui che si coagula l'interrogativo sulla "nuova scena". Lo spazio vuoto, vuoto di "pubblico" che l'icona abbandona nella sua ritrazione è in realtà il luogo in cui l'attesa della catastrofe o della salvezza che ha caratterizzato il tempo messianico si rovescia nell'esatto contrario. Il campo di forze, il campo in cui le forze si concentrano nell'attesa viene deposto con violenza dal vento gelido della ritrazione. Sulla scena restano le forze, però, le forze che in questo tempo hanno chiesto, con forza, speranza. Dovunque fossero, qualunque luogo abitassero: con forza, speranza. Lo stupro della speranza, ultima dea, dea che si dà solo nelle forze e nello sguardo delle donne e degli uomini di un certo tempo, questo stupro caratterizza questo tempo. Sulla scena restano le forze. La cesura che questo tempo pone - e in cui si dà assalto alla speranza - deve fare i conti ancora con queste forze. Sono, dovunque esse siano, qualunque luogo abitino, ancora una volta, forze che portano su questo tempo il carico dell'oppressione di tutti i tempi. Ogni presente oppresso porta su di sé incisi i segni di tutte le storie di oppressione, di tutte le volte che violenza si è usata. Per ammutolire, per tacciare, per inchiodare. E' questa l'immensa consegna che in questo tempo rimane inevasa. L'immensa consegna che oggi trova davanti a sé un'icona, incredula. Se battaglia ci sarà, nei prossimi anni, non sarà contro l'icona o le icone di questo tempo. Il tempo moderno, il Novecento, si chiude così, davvero, impietosamente. Non sarà un icona il centro del fuoco. L'icona lascia libero il campo della consegna della speranza: è il campo politico, è la scena, fuoriuscita dal moderno. E' sulla libertà di questo campo, per la sua libertà, contro qualunque teatrino delle marionette, che si ingaggerà battaglia.
E' come se gli attori smettessero, improvvisamente, di recitare e confabulassero tra di loro su una ripresa, impossibile, della tragedia, lasciandosi andare a intrecci architettati sul momento. Le architetture della modernità sono crollate e lasciano posto a questa lontana immagine che nulla dice e nulla rappresenta per quanto possa sbracciarsi scimmiescamente, mimare. E' questo sfondamento del moderno, ora visibile eppure già previsto, con sofferenza, dopo la Rivoluzione francese, da Hölderlin e da Büchner ad esempio, due scrittori tedeschi E rivoluzionari, è questo sfondamento che si dà, per assurdo, come scandalo estremo del moderno, come scandalo per quello che il moderno ha voluto, ha combattuto per rimuovere, è questo sfondamento ora visibile, nel momento in cui la storia si dà come rappresentazione assoluta, come immagine, e in cui però nulla più c'è da rappresentare, è questo sfondamento che un'"intenzione politica", un tale pensiero, una tale volontà, assume in consegna. Varcare. Questo è varcare. Far varcare le soglie ALLA speranza. A questo spettro. Questo è l'imperativo della politica che già, oggi, preme.

Posted by millepiani at 6:50 PM

April 20, 2005

Sulla fine del moderno il 'nuovo' Papa.

Più che l'impotenza del pensiero del moderno, oggi si manifesta, con l'elezione di questo Papa, la sua fine, la fine del moderno. In essa, tutta l'incongruenza e l'incapacità di pensare, nell'Occidente, lo statuto della fine diventa evidente e clamorosa.

Il pensiero della fine, in una parola: il messianismo che l'abitava, oggi, verrebbe, d'improvviso risolto.
Non è così.

La vocazione teologico-politica che abita, dalla sua origine, il moderno, oggi viene allo scoperto. Essa è già, dopo trecento anni, sfatta.

Essa è putrida.

Questo papato costituirà la sua fine, la sua messa novenaria, il suo funerale.
Con questo papato, che porta questo nome, finalmente il moderno può essere dichiarato finalmente spacciato.
Portato al suo sfinimento.
Seppellito.

Grazie a questo papato, le forze che hanno pensato già questa fine si troveranno 'in frontiera'. Nel centro della fine, nel cuore dell'inizio.

Oltre la 'speranza' che abbiamo atteso, oltre la speranza che il papato potesse, riuscisse a dire e parlare di altro, adesso si tratta di capire, con lucidità, la forza che esso mostrerà.

Questo papato, dopo la fine del comunismo, costituirà la battaglia contro l'ipocrisia liberale, la violenza dell'individualismo, l'ipocrisia della falsa libertà.
Questo papato sarà, breve o lungo che sia, l'icona di se stesso e della sua battaglia contro il relativismo moderno.

Tutto è, oggi, più chiaro, tutto si mostra nella sua essenziale e violenta verità.
La fede e il mondo, di nuovo, battaglieranno l'uno contro l'altro.
Poichè, a differenza di ciò che crede Benedetto XVI, noi non siamo per la verità di questo mondo, quello che abbiamo davanti, noi accogliamo l'elezione di questo Papa come la dimostrazione dell'esaurimento delle possibilità del moderno.

Noi l'accogliamo come la possibilità, estrema, per il moderno, di pensare la sua fine, il suo superamento e la sua forza, rilanciata in un tempo oltre e altro dal moderno.

Ove tutto questo non dovesse accadere, avremo un Papa nuovo e un moderno, sempre, troppo vecchio.
Ove tutto questo non dovesse accadere, sappiamo già che la fede non sa non dirsi icona di se stessa, e basta. Sappiamo, al contrario, come il moderno si saprà dirsi, indipendentemente, quell'inquietudine senza fine che, non solo abita la fede, ma che, in fondo, ne costutuisce il suo sfinimento, il senso - per opposizione - di questo papato e, in silenzio, il suo superamento.

Una volta, una volta ancora, una politica. La nostra.

Posted by millepiani at 5:02 AM

Leggere, pensare, capire

Rileggere, oggi, l'omelia di ieri.
Posto l'omelia del 'di ieri' cardinale Ratzinger.
Senza commento.


"In quest'ora di grande responsabilità, ascoltiamo con particolare attenzione quanto il Signore ci dice con le sue stesse parole. Dalle tre letture vorrei scegliere solo qualche passo, che ci riguarda direttamente in un momento come questo".

"La prima lettura offre un ritratto profetico della figura del Messia - un ritratto che riceve tutto il suo significato dal momento in cui Gesù legge questo testo nella sinagoga di Nazareth, quando dice: "Oggi si è adempiuta questa scrittura". Al centro del testo profetico troviamo una parola che - almeno a prima vista - appare contraddittoria. Il Messia, parlando di sè, dice di essere mandato "a promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio".

Ascoltiamo, con gioia, l'annuncio dell'anno di misericordia: la misericordia divina pone un limite al male - ci ha detto il Santo Padre. Gesù Cristo è la misericordia divina in persona: incontrare Cristo significa incontrare la misericordia di Dio. Il mandato di Cristo è divenuto mandato nostro attraverso l'unzione sacerdotale; siamo chiamati a promulgare - non solo a parole ma con la vita, e con i segni efficaci dei sacramenti, "l'anno di misericordia del Signore".


"Ma cosa vuol dire Isaia quando annuncia il "giorno della vendetta per il nostro Dio"? Gesù, a Nazareth, nella sua lettura del testo profetico, non ha pronunciato queste parole - ha concluso annunciando l'anno della misericordia. E' stato forse questo il motivo dello scandalo realizzatosi dopo la sua predica? Non lo sappiamo. In ogni caso il Signore ha offerto il suo commento autentico a queste parole con la morte di croce. "Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce?", dice San Pietro. E San Paolo scrive ai Galati: "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perchè in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede".

"La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l'anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi".

"Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza - diveniamo disponibili a completare nella nostra carne "quello che manca ai patimenti di Cristo".

Passiamo alla seconda lettura, alla lettera agli Efesini. Qui si tratta in sostanza di tre cose: in primo luogo, dei ministeri e dei carismi nella Chiesa, come doni del Signore risorto ed asceso al cielo; quindi, della maturazione della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, come condizione e contenuto dell'unità nel corpo di Cristo; ed, infine, della comune partecipazione alla crescita del corpo di Cristo, cioè della trasformazione del mondo nella comunione col Signore.

Soffermiamoci solo su due punti. Il primo è il cammino verso "la maturità di Cristo"; così dice, un pò semplificando, il testo italiano. Più precisamente dovremmo, secondo il testo greco, parlare della "misura della pienezza di Cristo", cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l'essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere "sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina?". Una descrizione molto attuale!

"Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all'altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all'individualismo radicale; dall'ateismo ad un vago misticismo religioso; dall'agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull'inganno degli uomini, sull'astuzia che tende a trarre nell'errore.

Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare "qua e là da qualsiasi vento di dottrina", appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie".

"Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. E' lui la misura del vero umanesimo. "Adulta" non è una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. E' quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità.

Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito - in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde - una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell'esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come "un cembalo che tintinna".

"Veniamo ora al Vangelo, dalla cui ricchezza vorrei estrarre solo due piccole osservazioni. Il Signore ci rivolge queste meravigliose parole: "Non vi chiamo più servi? ma vi ho chiamato amici".

Tante volte sentiamo di essere - come è vero - soltanto servi inutili. E, ciò nonostante, il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, ci dona la sua amicizia. Il Signore definisce l'amicizia in un duplice modo. Non ci sono segreti tra amici: Cristo ci dice tutto quanto ascolta dal Padre; ci dona la sua piena fiducia e, con la fiducia, anche la conoscenza. Ci rivela il suo volto, il suo cuore. Ci mostra la sua tenerezza per noi, il suo amore appassionato che va fino alla follia della croce. Si affida a noi, ci dà il potere di parlare con il suo io: "questo è il mio corpo...", "io ti assolvo...".

Affida il suo corpo, la Chiesa, a noi. Affida alle nostre deboli menti, alle nostre deboli mani la sua verità - il mistero del Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; il mistero del Dio che "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito". Ci ha reso suoi amici - e noi come rispondiamo?".

"Il secondo elemento, con cui Gesù definisce l'amicizia, è la comunione delle volontà. "Idem velle - idem nolle", era anche per i Romani la definizione di amicizia. "Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando". L'amicizia con Cristo coincide con quanto esprime la terza domanda del Padre nostro: "Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra".

Nell'ora del Getsemani Gesù ha trasformato la nostra volontà umana ribelle in volontà conforme ed unita alla volontà divina. Ha sofferto tutto il dramma della nostra autonomia - e proprio portando la nostra volontà nelle mani di Dio, ci dona la vera libertà: "Non come voglio io, ma come vuoi tu". In questa comunione delle volontà si realizza la nostra redenzione: essere amici di Gesù, diventare amici di Dio. Quanto più amiamo Gesù, quanto più lo conosciamo, tanto più cresce la nostra vera libertà, cresce la gioia di essere redenti. Grazie Gesù, per la tua amicizia!".

"L'altro elemento del Vangelo - cui volevo accennare - è il discorso di Gesù sul portare frutto: "Vi ho costituito perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga".

Appare qui il dinamismo dell'esistenza del cristiano, dell'apostolo: vi ho costituito perchè andiate? Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l'inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell'amicizia con Cristo. In verità, l'amore, l'amicizia di Dio ci è stata data perchè arrivi anche agli altri.
Abbiamo ricevuto la fede per donarla ad altri - siamo sacerdoti per servire altri. E dobbiamo portare un frutto che rimanga. Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono.

L'unica cosa, che rimane in eterno, è l'anima umana, l'uomo creato da Dio per l'eternità.

Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane - l'amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l'anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perchè ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio".

"Ritorniamo infine, ancora una volta, alla lettera agli Efesini. La lettera dice - con le parole del Salmo 68 - che Cristo, ascendendo in cielo, "ha distribuito doni agli uomini".

Il vincitore distribuisce doni. E questi doni sono apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri. Il nostro ministero è un dono di Cristo agli uomini, per costruire il suo corpo - il mondo nuovo.

Viviamo il nostro ministero così, come dono di Cristo agli uomini! Ma in questa ora, soprattutto, preghiamo con insistenza il Signore, perchè dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia. Amen".

(18 aprile 2005)

Posted by millepiani at 4:21 AM

Un'altra speranza, un'altra presenza

Abbiamo aspettato questo Papa nuovo, lo abbiamo aspettato nel silenzio.

Noi, nel silenzio della nostra disperazione, abbiamo aspettato 'un dialogo'.
Più di lui, noi che viviamo la crisi del moderno, noi abbiamo aspettato,
anche dal luogo dei senza fede, abbiamo aspettato la speranza.

Di un dialogo.

Benedetto XVI, lo diciamo oggi, ora, non ci dona nessuna speranza.

Lo diciamo ora, all'inizio del suo pontificato: noi lo aspettiamo al varco,
come filosofi, come teologi.

Noi lo 'giudicheremo', come filosofi, come teologi.
Come lui ha giudicato; come filosofo, teologo.
Noi, senza paura, lo giudicheremo.


La Chiesa, e forse noi, e forse tutti, avevamo bisogno della 'speranza'.
E non dell'esclusione. Non della forza, non della violenza.

Dove noi giudicheremo, oggi, senza pietà, lì, la speranza si farà spazio.
Lì dove la speranza sembra esclusa, noi lavoreremo per la speranza.

Dove la Chiesa non saprà dire, noi sapremo dire.
Lì dove la Chiesa non sa esserci, noi ci siamo già.

Ogni volta che la Chiesa non saprà dire perchè il suo 'Padre' non sa dire,
noi dobbiamo saper dire, come, oggi, sappiamo dire.

Ogni volta che la Chiesa, come ha insegnato il suo nuovo Papa, condanna, noi
dobbiamo sapere capire, noi dobbiamo sapere dialogare, sapere comprendere.

Ogni volta, tutte le volte che questo inferno della religione e della fede
cattolica ci richiama alla sua regola, alla sua fine, noi dobbiamo indovinare
e inventare il nostro inizio, noi dobbiamo sapere segnare la differenza tra
noi e loro, noi dobbiamo costruire la nostra via di fuga.
Il nostro consistere.

Dove il dialogo tra le religioni non ha più parola, noi saremo quel luogo.
Dove gli esclusi saranno esclusi noi saremo gli esclusi,
dove chi non avrà speranza, noi dobbiamo riuscire a costruire una speranza.

Noi e loro siamo diversi.

La 'speranza' è una pratica politica che si costruisce lentamente.
La 'speranza' è una comunità senza comunione.
La politica è una speranza.

La politica è questo.
Ciò che non sappiamo dire più e abbandoniamo.

La Chiesa ha abbandonato la speranza.
Lo sapevamo già.

Posted by millepiani at 12:50 AM

April 17, 2005

Sulla vicinanza e sul silenzio sulla Serbia

Ogni tempo ha il luogo della sua ingiustizia.

I loro nomi, le testimonianze dai luoghi d'ingiustizia, le parole che li fanno vivi, fanno parte della rivolta e della politica che non sappiamo costruire.

Ogni testimonianza che viene dal luogo dell'ingiustizia, sa dire della politica che non sappiamo fare, che abbiamo lasciato ad altri, che non siamo riusciti a pensare in-comune, che non siamo riusciti ad imporre.

Ognuno di questi luoghi, che portano il loro nome e che qui non riesco a nominare per l'urgenza che mi impongono tutti, ognuno di questi luoghi, tutti questi luoghi mi impongono un pensiero della politica che non è un pensiero della recriminazione.
Ma un pensiero, insieme, dell'urgenza e dell'incapacità.

Continuando a fare politica anche dove la politica tace, io so che le responsabilità personali non contano.
Come so che la recriminazione non diventa 'una politica'.
Così come lavoro perchè ad ogni parola corrisponda una responsabilità.

Mio padre è nato in Montenegro, a Kotor. A Cattaro.

La Serbia è uno dei nomi dell'ingiustizia che fa di questo mondo il regno di una politica senza sguardo.

Ma io so, e lo voglio dire, che l'ingiustizia ha molti nomi e che 'testimoniare l'ingiustia' mostra e dice la politica che viene, la pazienza che non si ha,
la forza che bisogna condividere.

E, insieme, con la più grande forza, voglio dire che nessuna scrittura che non condivide questa forza e questa politica che, anche in silenzio, invoca, nessuna di queste scritture è una scrittura politica, nessuna di queste scritture sa pensare la comunità, nessuna di queste scritture sa farsi più grande di quanto è.

Essa rimane, nel suo grido, un grido solo.

Nella pazienza, nella forza e nell'insistenza, io credo che queste scritture non pensano il futuro, non attraversano la politica, non mostrano se non la propria forza.

La politica ha bisogno di queste voci.
Ma la politica non è queste voci.

Io credo che, anche grazie a queste voci, la politica può pensare altro.
Questa politica e questa forza in-comune passa, indica, indirizza verso qualcosa di altro.
Di cui, questa sì è una responsabilità personale, mi assumo il carico del pensiero e della pratica.
La forza, insieme, della responsabilità e del suo mettersi in-comune.
Una politica.

Posted by millepiani at 5:13 AM

Sandro Penna

Felice chi è diverso
Essendo egli diverso
Ma guai a chi è diverso
essendo egli comune

Posted by millepiani at 12:22 AM

April 16, 2005

Infine, come un'analisi: sul futuro della Chiesa Cattolica prima del prossimo Papa

L'esposizione mediatica a cui, in questi giorni, la Chiesa Cattolica è esposta, non ha precedenti. La Chiesa Cattolica, oggi, è denudata, si difende da se stessa, cerca di pensarsi dopo un papato forte che ha fatto di questa esposizione una 'forza'.

La forza di questo papato, che non c'è più, sta nella trasformazione, cosciente da un lato, incosciente dall'altro, della figura papale.
Essa si incardina nella trasformazione, assoluta, che, a partire dagli anni ottanta, ha investito la politica e la teologia.
La presenza del Cristo nella Storia, dopo il Vaticano II, e grazie a questo Papa che non c'è più, ha indicato la via di risposta che la Chiesa ha scelto di avere di fronte la crisi dei riferimenti storici che avevano segnato tutto il XX secolo.
La potenza del papato che non c'è più risiede e si incardina nella capacità di rideclinare, nel tempo della Storia, la presenza della Cristo nel tempo dove, teologicamente e storicamente, Cristo non aveva più nemici.
La vittoria e, insieme, la sconfitta del papato che non c'è più, si misura nella vittoria di un papa polacco di fronte la catastrofe comunista, e, insieme, nella incapacità di questo papato di diventare 'forza vivente della Chiesa nella storia', di fronte la violenza, libera, del capitalismo.
Questo papato che non c'è più, è il papato che pensa, insieme, la sconfitta del suo nemico dichiarato e la sua incapacità di farsi riconoscere dalle nuove forze che credeva di governare.
Con buona pace dei liberalotti di risulta, mezzi cattolici e mezzi liberali.
Questo papato, che è finito, pone alla Chiesa un interrogativo verticale: quale nemico abita oggi la fede?

Quale nemico abita lo stesso luogo che la Chiesa, dopo il comunismo, credeva di abitare vittoriosa, se il nemico storico, il materialismo ateo, è stato sconfitto?
Si tratta, in fondo, del problema cristologico per eccellenza.
E' il rapporto tra la fede cristiana e la storia.
Dove, come, quando la salvezza si mostrerà, di per sè, compiuta?
Quando, di fronte alla venuta del Cristo come Messia ultimo, la Chiesa si dirà 'completa'?
Quando il male - della o nella storia? - sarà definitivamente sconfitto?

Sergio Quinzio ha parlato di questa 'impotenza' della fine che attanaglia la Chiesa cattolica e la sua fede.

Nel tempo, questo papato, che è finito, mostrerà la sfida che ha lanciato alla storia. Le sue vittorie.

La Chiesa cattolica, oggi, più che prima, si trova di fronte ad un bivio: quello di rideterminare, oggi, il suo statuto di fronte l'ingiustizia della storia.
Che la storia mostra senza nulla domandare alla fede.

Se questo papato, che è finito, ha saputo pensare il suo tempo, la Chiesa cattolica, oggi, è chiamata a rispondere alle ingiustizie che la storia mostra, oggi ancora più verticali, oggi ancora più evidenti.
Oggi ancora più scandalose di fronte la sua 'vittoria' storica.

Se, di fronte il nome del nuovo Papa che verrà, il gesto della modestia costituisce il gesto dell'ascolto, nello stesso tempo la domanda, martellante, che attaversa, e sempre di più attraverserà la Chiesa, riguarda il male e la sua presenza nella storia, la sua forza, anche solo teologica, di pensare questa persistenza senza risoluzione.
E la parola che il nuovo Papa saprà dire di fronte questo scandalo.

Posted by millepiani at 9:51 PM

Leonardo Boff e Giovanni Paolo II

Riposto l'articolo di Leonardo Boff, tradotto da Mario Marino, che ringrazio enormemente e che ha aggiunto, su mia richiesta, qualche riga di commento.
Come sempre, la forza di ogni traduzione è la forza del pensiero.

"Ho ritradotto il testo per amore della lingua e per rispetto dell'autore: non pretendo di aver fatto un lavoro perfetto, mi sono sforzato di fare un lavoro onesto.
Questo mio piccolo lavoro è dedicato a E. M., con ricordo di gratitudine.

Ora il testo torna a parlare da sé, e perciò è superfluo che io aggiunga altro: solo due righe, come mi è stato chiesto, a margine.
Trovo che il pregio più grande di questo intervento, rispetto al momento in cui è stato concepito, sia stato di aver opposto alla falsificante drammatizzazione mediale dei giorni della morte e degli onori funebri di piazza e di chiesa una reale drammatizzazione storica della vita della Chiesa e di questo pontificato.

Ciò è sacrosanto e bisogna ulteriormente rifletterci sopra. Ritengo altresì che si è fatto a torto un gran parlare delle miracolose virtù di Karol Wojtyla circa la capacità di usare i media senza farsene usare: una pia illusione, dacché proprio i suoi ultimi giorni, compresi quelli dopo la sua morte, hanno evidenziato una volta per tutte la gravità dell'effetto secolarizzante dell'esposizione mediale.
Questo, e non la presunta irripetibilità del 'grande comunicatore', è una pesante eredità. Giovanni Paolo II non è stato un 'evento' in senso religioso, ma un progetto politico-ecclesiale: egli stesso ha sfacciatamente tolto dalle clausole di elezione del Papa la nomina per ispirazione dello Spirito Santo.

La trasformazione del Papa in 'evento' mediale, in spettacolo, costituisce, infine, un altro aspetto della de-storicizzazione e relativizzazione del credere religioso: come in ogni spettacolo, esso dura il tempo che dura, dopo di che ognuno può comportarsi come gli pare. Lo chiamerei: 'il problema dello spettatore'.

Non avrei, infine, scritto che fu la CIA a passargli informazioni sulle attività e le intenzioni dei teologi della Liberazione: non credo che, nella gestione dei propri affari interni, la Chiesa di Roma, specie in America Latina, si sia lasciata fuorviare o anche solo avesse bisogno dei servizi segreti americani. Se è stato vero che ha ricevuto informazioni, non è avvenuto in regime di ingenuità, non è la sola cosa vera che si può pensare di questo rapporto, e non credo sia stato né decisivo né rilevante: lo credo e lo penso perché ritengo che anche dall'esclusione di questo Deus ex machina riparta una meditazione sulla problematica della democrazia della Chiesa cattolica."
Mario Marino

Giovanni Paolo II, il grande restauratore
di Leonardo Boff

Il pontificato di Giovanni Paolo II è stato lungo e complesso. Gli renderemo giustizia solo se lo consideriamo in un'ampia cornice di temi che da molto tempo preoccupano la Chiesa.

Qual è la caratteristica fondamentale di questo Papato? La restaurazione e il ritorno alla grande disciplina. Giovanni Paolo II si è caratterizzato non per la riforma, ma per la controriforma. Rappresentò il tentativo di contenere un processo di modernizzazione che irruppe nella Chiesa a partire dagli anni sessanta e che stava interessando tutto il cristianesimo. In questo modo, ritardò la resa dei conti che la Chiesa sta facendo in relazione a due gravi problemi che la martirizzano da quattro secoli.

Il primo è legato al sorgere di altre chiese come conseguenza della Riforma Protestante del XVI secolo, che fratturò l'unità della Chiesa cattolico-romana e la obbligò a tollerare altre chiese, che essa interpretava come scismatiche ed eretiche.

La seconda grande questione deriva dalla modernità dei Lumi, con il sorgere della ragione, della tecnoscienza, delle libertà civili e della democrazia. Questa nuova cultura metteva sotto scacco la rivelazione di cui la Chiesa si sente portatrice esclusiva, e denunciava la forma in cui la Chiesa si organizza istituzionalmente: come una monarchia spirituale assolutista in contraddizione con la democrazia e la validità dei diritti umani.

In relazione alle chiese evangeliche, la strategia del Vaticano puntava alla riconversione, al fine di restaurare l'antica unità ecclesiastica sotto l'autorità del papa.

Verso la società moderna, la relazione era di critica e condanna del suo progetto emancipatorio e secolarizzatore, con la mira di ricreare l'unità culturale sotto l'egida dei valori morali cristiani.

Le due strategie fallirono. Le altre chiese crebbero e si affermarono in tutti i continenti. La società moderna, con le sue libertà, la sua scienza e la sua tecnica si convertì nel paradigma per il mondo intero. La Chiesa cattolica si vide trasformata in un bastione di conservatorismo religioso e di autoritarismo politico.

Fu opera del buon senso e dell'audacia di un Papa, Giovanni XXIII, la convocazione di un Concilio Ecumenico per affrontare coraggiosamente quelle due questioni irrisolte.

Effettivamente, il Concilio Vaticano II (1962-65) assunse a emblema non più l'anatema ma la comprensione, non più la condanna ma il dialogo. In rapporto alle altre chiese, inaugurò il dialogo ecumenico, che presuppone l'accettazione dell'esistenza di altre chiese. Rispetto al mondo moderno, si prefisse una riconciliazione con le sfere del lavoro, della scienza, della tecnica, delle libertà e della tolleranza religiosa.

Mancava però ancora una terza resa dei conti: con i poveri, che sono la grande maggioranza dell'umanità. Fu merito della Chiesa latino-americana ricordare che non esiste solo un mondo moderno sviluppato, ma anche un sottomondo sottosviluppato, il quale suscita una domanda scomoda: come annunciare Dio come Padre in un mondo di miserabili? Ha senso annunciare Dio come Padre solo se siamo capaci di togliere i poveri dalla miseria, se convertiamo questa realtà da cattiva in buona.

E' precisamente ciò che fecero i settori più dinamici in America Latina, animati da alcuni profeti come Helder Camara. La consegna era l'opzione per i poveri e contro la povertà.

Il cambio di rotta incoraggiò molti cristiani a entrare nei movimenti sociali di liberazione e addirittura in fronti armati, mentre numerosi vescovi e cardinali assunsero un ruolo di spicco nella lotta alle dittature militari e nella difesa dei diritti umani, intesi principalmente come diritti dei poveri.

Giovanni Paolo II fu eletto Papa quando era in corso questo processo. Il suo Pontificato andò fin dall'inizio controcorrente rispetto a queste tendenze che erano dominanti. Sicuramente furono determinanti nella sua presa di posizione la sua origine polacca e i circoli della Curia Romana, messi ai margini ma non portati alla disfatta dal Concilio Vaticano II. A Roma, il nuovo Papa si incontrò con la burocrazia vaticana, conservatrice per sua natura, che la pensava alla sua stessa maniera. Si stabilì così un blocco storico poderoso Papa-Curia, con l'obiettivo di imporre la restaurazione dell'identità e della antica disciplina.

Le caratteristiche personali di Giovanni Paolo II riuscirono a realizzare nella maniera migliore questo progetto, grazie alla sua figura carismatica, alla sua innegabile capacità di irradiazione, alla sua abilità nella drammatizzazione mediatica.

Per realizzare il suo disegno di restaurazione, si dotò di strumenti adeguati. Riscrisse il diritto canonico così da inquadrare tutta la vita della Chiesa, fece pubblicare il Catechismo Universale della Chiesa Cattolica e con esso ufficializzò il pensiero unico all'interno della Chiesa. Tolse potere decisionale al Sinodo dei Vescovi, sottomettendolo totalmente al potere papale, così come limitò il potere delle conferenze continentali dei vescovi, delle conferenze episcopali nazionali, delle conferenze di religiosi ai livelli nazionale e internazionale, mise ai margini il potere di partecipazione decisionale dei delegati e negò piena cittadinanza ecclesiale alle donne, relegate a funzioni secondarie, sempre distanti dall'altare e dal pulpito.

Insieme con il suo principale consigliere, il cardinale Joseph Ratzinger, il Papa professava una visione agostiniana della storia, per la quale ciò che conta realmente è solo ciò che passa attraverso la mediazione della Chiesa, portatrice di salvezza sovrannaturale. Secondo questa visione, ciò che passa per la mediazione degli uomini e della storia non raggiunge le altezze divine ed è insufficiente dinanzi a Dio.

Quest'atteggiamento lo indusse a una fondamentale incomprensione della teologia latinoamericana della liberazione. Questa afferma che la liberazione deve essere opera dei poveri stessi. La Chiesa è solo un'alleata che rafforza e legittima la lotta dei poveri. Per il cardinale Ratzinger, questa liberazione è meramente umana e carente di rilevanza soprannaturale.

E' necessario porre in risalto che il Papa ebbe una visione limitata e semplicistica di questo tipo di teologia, che interpretò con la logica dei suoi detrattori e, oggi lo sappiamo, a partire dalle informazioni che la CIA gli forniva, in particolare sull'influenza dei teologi della liberazione in Centro-America. La interpretò come un cavallo di Troia del marxismo, che egli si sentiva obbligato a denunciare in ragione dell'esperienza acquisita sul comunismo nella sua natia Polonia. Si convinse che il pericolo in America Latina era il marxismo, quando il vero pericolo è sempre stato il capitalismo selvaggio e colonialista, con le sue élite antipopolari e retrograde.

In Giovanni Paolo II prevalse la missione religiosa della Chiesa, e non la sua missione sociale. Se avesse detto: «appoggeremo i poveri e impegneremo la Chiesa nelle riforme in nome del Vangelo e della tradizione profetica», altro sarebbe stato il destino politico dell'America Latina.

Al contrario, organizzò la restaurazione conservatrice in tutto il continente: rimosse i vescovi profeti e designò vescovi distanti dalla vita del popolo, chiuse istituzioni teologiche e sanzionò i loro docenti.

Ci fu una grande contraddizione tra gli atteggiamenti del Papa e i suoi insegnamenti. Verso l'esterno, si presentava come un paladino del dialogo, delle libertà, della tolleranza, della pace e dell'ecumenismo; chiese perdono in varie occasioni per gli errori e le condanne ecclesiastiche del passato; si riunì con guide di altre religioni per pregare, uniti, per la pace mondiale. Ma dentro la Chiesa mutilò il diritto di espressione, proibì il dialogo e produsse una teologia dai forti toni fondamentalisti.

Il progetto politico-ecclesiastico assunto dal Papa non risolse i problemi che si erano posti con la Riforma, con la modernità e con la povertà. Piuttosto, li aggravò, ritardando una vera resa dei conti.

I limiti del suo stile di governo della Chiesa non impedirono che Giovanni Paolo II raggiungesse la santità personale in un grado eminente. Così fu, nella cornice di una religione 'all'antica' con grande devozione per i santi e specialmente per Nostra Signora, per le reliquie e i luoghi di pellegrinaggio. Fu uomo di preghiera profonda. A volte, nel pregare, trasfigurava e impallidiva, altre volte gemeva e versava lacrime. Una volta lo sorpresero nella sua cappella privata, steso a forma di croce sul pavimento, come in estasi, a somiglianza degli illuminati spagnoli del XVI secolo.

A chi spetta l'ultima parola? Alla storia e a Dio. Noi potremo solo accedere alla storia, che ci dirà quale fu il suo reale significato per il cristianesimo e per il mondo in questa fase di mutamento di paradigmi e di passaggio del millennio.

Posted by millepiani at 3:32 PM

April 14, 2005

Pensare sul bordo della speranza, o: della filosofia

a Silja,
che da sempre, sperando con me,
si sporge guardando l'oltre

La speranza non è un sentimento che attiene alla riflessione filosofica. Non al suo statuto contemporaneo. La speranza, che così bene ha descritto Bloch, è stata espulsa, a forza, dall'interrogazione filosofica.

La speranza filosofica non ha nulla a che fare con la speranza di cui si parla sempre.

La speranza, nella filosofia, è l'interrogazione e l'attesa dell'arrivo del 'messia'.
Questa speranza non attende il messia in senso religioso, ma, attende, sempre in maniera disperata, la forza della filosofia di fronte il presente.
Benjamin la chiamava 'debole forza messianica'.

La 'debole forza messianica' della filosofia, che tanta debolezza sempre mostra di fronte il presente, questa debolezza, a dispetto di quanto si possa credere, nasconde una forza immensa. La sua forza, la sua durezza.

Ciò che la filosofia ha inaugurato, e che nessuna scienza, nessuna scrittura, nessuna politica ha saputo sino ad oggi fare, è, precisamente, 'pensare la speranza'.

Di per se stesso, lo statuto della filosofia si sporge sul 'bordo della speranza', chiamandola alla presenza, alla necessità di cui è carica. La filosofia, insieme alla poesia, dice, sempre, di un altro presente. La 'debole forza messianica' della filosofia, ciò che con la parola poetica condivide, è questo appello, questa urgenza, questa imminenza dell'umano che, anch'esso, sempre si sporge sul bordo della sua presenza, senza mai essere presente, fino in fondo, a se stesso.

La filosofia non è mai interamente presente a se stessa. Essa costituisce questa impossibilità dell'umano di rendersi presente, interamente, a se stesso. La filosofia 'rappresenta', mette in scena, questa impossibilità della completezza; essa fa di questa debolezza la sua forza.

Mentre la parola poetica fa di questa incompletezza lo sguardo dal luogo dell'umano, la filosofia fa di questa incompletezza lo sguardo sul bordo della speranza.
Mentre la parola poetica fa di questo luogo il suo nerbo, la filosofia fa di questo luogo la sua forza d'esodo.

Nella sua 'debole forza messianica', la filosofia cerca, anche solo per se stessa, sempre, un altro luogo, un'altra parola, anche fosse un tradimento. La forza della filosofia, se fosse possibile rinchiuderla in una definizione, è la forza dell'esodo da se stessa, del suo tradimento.

Solo per questo la filosofia sembra 'difficile' a chi non fa filosofia.
Perchè, nella forza e nella pratica della filosofia, l'interrogazione filosofica sfugge alla presa che il 'mondo' impone.
In questo senso, la 'filosofia' è difficile, dura, incomprensibile, impossibile. sembra nemica dell'umano, sembra nemica della speranza, sembra l'inumano, mostra la sua violenza, invoca l'intollerabile verso il presente, si dibatte per non farsi travolgere, grida e si ribella.
Ma, anche, riconosce le leggi e l'umano.
In questo senso, e solo in questo senso, chi fa filosofia è sempre a lato, senza futuro, senza speranza di comprensione, isolato, schernito ed insultato, condannato come sin dal suo inizio la filosofia ha mostrato.

La forza dell'esodo da se stessa che la filosofia porta con sè - una forza, una potenza nel senso del richiamo a tutto quello che non è stato e non c'è - questa 'potenza' della filosofia è schiacciata, inevitabilmente dalla 'potenza del presente'.
Dal suo potere.

Il 'potere del presente' sembra nemico della filosofia, sembra schiacciarla, sembra la faccia diventare inerme.
E, infatti, così è.

Il presente, se tollera - e fino a un certo punto - la descrizione di se stesso, non può tollerare l'esodo che la filosofia, anche non volendo, richiama, ricorda, rilancia e riafferma.

Se 'filosofia' e 'presente' sembrano nemici giurati, la 'debolezza' della filosofia si insinua nel presente e lo seduce. E lo scardina.
Essa, nel silenzio e nella debolezza che mette in scena, è l'ultima delle preoccupazioni di cui il presente si fa carico. E, proprio per questo, è la 'rivoluzione' del presente.

La 'debole forza messianica' della filosofia, in questo luogo, trova la sua forza sovversiva: nel discredito, nella marginalità, nella disattenzione.

'Sul bordo della speranza' essa lavora, nel silenzio, nella sua apparente inutilità. Essa complotta nel buio, nella solitudine, tacendo, essa lavora senza apparire. La filosofia che viene taglia e traversa i saperi, li rilegge senza contestarli: li pensa.

Il lavoro della filosofia abita il buio e il silenzio.
Abita tutti i luoghi in cui non è collocata.
Di per sè, la filosofia è la marginalità del presente. Il suo margine, il suo bordo.
Non occupa il centro.

La forza della filosofia, che sta sempre al margine del presente, e di questo ne mostra i lati oscuri, questa forza, questa 'potenza senza potere', è 'il bordo della speranza'.
Nella sua forza nascosta, la filosofia chiama a raccolta, invoca e rende comune ciò che il presente divide, e divide dove il presente rende uguale.
Questa forza nascosta della filosofia, di cui - in maniera incosciente - il presente ha paura e che vuole cancellare, questo luogo dove la filosofia sta ma solo per fuggire di nuovo, questa interrogazione incessante, insensata e necessaria, questo pensiero costante della morte, questa esposizione inutile di armi retoriche, questo silenzio e questa paura, tutta umana, del potere, che abita la filosofia stessa, questa sovversione non sospetta di cui la filosofia vive, questo amore che la traversa e la rende la passione cieca di una vita, questo tradimento che mostra il suo ritornare senza mai essere la stessa, questo pensare radicalmente il presente senza esserlo, il suo indicare il futuro senza raccontarlo, senza deciderlo, senza decidere, per sempre, di niente per 'forza di legge', la durezza, la violenza dell'interrogazione filosofica, la sua incerta unilateralità ma anche la decisione di cui si nutre, la separazione, la passione 'contro' chi ti sta accanto e l'indifferenza per i lontani, l'amore di un dio che non si conosce e a cui non si crede, la rivoluzione e il suo tradimento, tutto questo e tutto quello che non so dire, non voglio dire e non c'è bisogno di dire, tutto questo è la 'speranza' di ogni filosofia av-venire, il suo bordo, il luogo dove viviamo, il rischio di chi ama la filosofia, la sua disperazione, il suo amore senza fine.

Tutto questo insieme, e molto di più, è il luogo mio e delle persone che amo, anche quando sembra non facciano 'filosofia'.
Il luogo di una 'debole forza messianica' che continuiamo a pensare, con forza,
in-comune, dal 'bordo'.
Nel luogo della speranza, il luogo della filosofia. Il mio.
Oggi, ora.

Posted by millepiani at 11:48 PM

Diario moscovita (di ritorno -3-)

La potenza economica, anche semplicemente di liquidità, che Mosca manifesta, non offusca, in nessun modo, la povertà che le sue strade espongono.

La povertà, a Mosca, è una verità.

Questa verità, offuscata dai colloqui e dagli incontri, nei migliori alberghi, tra i managers occidentali e quelli moscoviti, tra i rappresentanti diplomatici di qualsiasi paese e i rappresentanti, falsi, del popolo russo, nei ristoranti che la Russia ha scelto di far diventare suoi, non dice e non declina in nessuna maniera la forza della Russia e del popolo russo.

La forza del popolo russo, la sua potenza, è lo sguardo.
La vita del popolo russo è la distanza.
La precisione della Russia è la sua differenza, l'attenzione del popolo russo.
Su una scarpa di vimini.

La forza della Russia è......
...la forza della Russia è.

La Russia è il suo popolo, le sue donne.

(segue)

Posted by millepiani at 8:40 PM

Parlare di nuovo, ancora, o: della scrittura comune

Noi tutti, oggi, siamo esposti a questa espropriazione, innanzitutto della parola politica.
Noi tutti, soprattutto chi ha vissuto 'individualmente' l'esperienza di una parola che si faceva politica, tutti noi siamo esposti a questa espropriazione.

Eppure, pensare in-comune, cioè: senza un comune già dato, ma insieme - per dirla semplicemente -, pensare in-comune, oggi, è il senso di ogni scrittura.

La forza di una scrittura che richiama, rinvia e ripensa la scrittura altrui, questa forza, è, oggi, l'ignoto o la memoria che attiene ad ogni scrittura degna di questo nome.

Mi è nemico chi, con coscienza o in silenzio, sfugge a questa sfida, a questa forza.
Mi è nemico nella scrittura.

Posted by millepiani at 5:07 PM

Il silenzio 'individuale' del comunismo

[ricevo e posto]

Abbiamo parlato per nome e per conto dei molti. In certe interpretazioni che esulavano dal compito centrale della classe operaia, per conto di tutti.

Hanno fatto pesare su di noi la presunta condanna della storia, come se la storia avesse voce esplicita e sul tempo breve.

E' però un fatto che da quel silenzio, da quella difficoltà che sento anche il pensiero di voler scrivere qualcosa a xxx; senza trovare uscita.
In questo senso, e non so se questo è un limite della nostra amicizia (?!?!?), io non riesco a condividere la scrittura con te fino in fondo.

Forse è una tensione necessaria, invece. Non importa risolvere questo nodo adesso, comunque.

Il fatto è un altro. E' la sensazione di sentirmi un poveraccio nel momento nel quale tento di recuperare un minimo di lessico e di armamentario "politico". Mi sembra di avere subito molte
trasformazioni, di avere indossato non so quanti costumi. Di non riconoscermi più.

Ciò malgrado, tenterò di scrivere quello che abbiamo deciso insieme.

In fondo, mi premeva soltanto farti sapere quanto tu abbia centrato fino in fondo il problema: parlare in-comune, pensare in-comune, cogliere i nessi tra processi concreti e trasformazione, tutto quello che era nostro, adesso è quasi del tutto smarrito.

E' come imparare a parlare di nuovo.

Ci riusciremo? O meglio, ci riuscirò?

r-

Posted by millepiani at 4:04 PM

Sul comunismo (5)

La riflessione sul comunismo, oggi, è un tradimento di ogni amicizia, la frattura, violenta, di ogni condivisione, la forza, oggi tutta 'singolare', che abbatte ogni luogo comune. Il silenzio che, oggi, attiene, a chi, prima, si era dichiarato comunista, questo silenzio della riflessione, questa impossibilità e questa improvvisa riservatezza che fa parte della vita di chi prima si era dichiarato 'comunista', questo immondo silenzio, tutto questo attiene al filisteismo della filosofia.
A differenza di ogni altra dottrina o scienza, filosofia, visione del mondo, il comunismo ha 'imposto' quel legame tra la forza dell'interrogazione e la forza della trasformazione sociale.
Se, in questo bordello del pensiero che ci accompagna, c'è qualcosa che non si vende al mercato dellla filosofia, è la lezione, tutta comunista, per cui ad ogni pensiero corrisponde lo sforzo di pensare un'altra realtà e un'altra politica.
In nessuna maniera, mai, noi pensiamo che questa lezione del comunismo, lezione alla filosofia, possa essere dimenticata.
In nessun senso, questo bordello del pensiero, rispetto la lezione, storica, del comunismo, avrà, mai, lo spazio che crede di avere.
Se il bordello del pensiero, che lo statuto mondiale della filosofia accademica occupa oggi, costituisce l'unica scena, la lezione che il comunismo continua a rivendicare è la dura verità dell'interrogazione filosofica. E della scena reale dello sfruttamento mondiale generalizzato.
Di fronte il quale tutte le giovani intelligenze tacciono.

Questa verità, che è quella dell'interrogazione storica in-comune, può essere rimossa, come lo è stata da molti dei miei amici.

Ma questa verità, e la sua forza, oggi, ancora più che prima, ritorna. La lezione, storica, del comunismo supera se stessa. Va davvero oltre il suo contenuto specifico. E inchioda, nel silenzio, chi tace, sfugge, ha paura.

Come ha scritto Blanchot, l'appello, l'ingiunzione del comunismo è la forza dell'esposizione, la forza della rimessa in questione.

La forza dello 'scrivere-in-comune'.
L'impossibile.


(segue)

Posted by millepiani at 2:14 PM

FGCI -1-

Il segratario della mia FGCI, quella di fine anni ottanta, ha lasciato i DS per iscriversi al gruppo misto della Camera. Come Ingrao, è in forte ritardo. L'avessero fatto, entrambi, come l'ha fatto Vendola 15 anni fa, tutto, oggi, a sinistra, sarebbe stato molto diverso.

Ne prendo atto.
E' un altro segnale di smottamenti vari, per interesse personale o segno politico, che dice qualcosa.

Questo apre una discussione tra chi in Rifondazione non c'è, e non ha voluto condividere la prima parte di questo percorso.

Le cose si mettono in questi termini: se Pietro Folena dialoga con Rifondazione, o Rifondazione ha un'identità talmente indistinta da catturarlo - non lo escludo -, o la questione che si apre è che si inaugura uno spazio a sinistra su cui ragionare.

Anch'io ci devo pensare.

(segue)

Posted by millepiani at 12:54 PM

April 13, 2005

Con-dividere comunità (o: sull'impossibile, la morte e la scrittura)

Il luogo più estremo dove la parola si scontra con la possibilità della condivisione, e la rende l' « impossibile », è la morte. Da questo luogo, ogni parola, che ha la pretesa di condividere qualcosa con qualcuno, si mostra nuda ed impotente. Dire « con-dividiamo la morte » è, di per sè, dire l'impossibile. È nominarlo. « Dire l'impossibile », dire cioè: « condividiamo la morte » è, precisamente, esporre la scrittura e la sua potenza al suo scacco. O, forse meglio: denudarla. Rendere evidente la sua impossibilità a cogliere, oltre il presente, oltre il suo statuto, ciò che non attiene in nessuno senso al registro della parola.
Tutti i più grandi scrittori, oserei di ogni tempo, le più grandi scrittrici, hanno riconosciuto questo « impossibile ». E con esso si sono scontrati.
Più l' « impossibile » della scrittura abita, come un fantasma, la scrittura, più questa scrittura diventa 'comune', nel senso che si espone, si denuda, si mostra per quel che è, si sfianca, si distrugge.
Cerca comunità.
Ciò che solo Georges Bataille ha saputo fare. In maniera radicale.

Nominare 'l'impossibile che irrompe come presenza della morte' è nominare questo scacco della scrittura.
Ma questo scacco indica un 'luogo altro'.
Chiedere di 'con-dividere' la morte è chiedere l'impossibile.
Cioè: è chiedere di con-dividere la scrittura nella sua verità, nella sua nudità senza difese.
Scrivere è, in questo senso e solo in questo senso, con-dividere comunità. Dove la 'parola' non ha cittadinanza, dove la parola è già sconfitta.
Scrivere non è parlare, dialogare, assentire, assentarsi, dibattere, riconoscere, rispettare, infischiarsene, sedurre, polemizzare, insultare, consolare, comunicare.
'Scrivere' è con-dividere comunità.
« Con-dividere comunità », cioè: condividere la verità, la nudità, lo scacco e la sconfitta della scrittura, è traversare l'orrore dell'impotenza della scrittura.
Il luogo 'altro' che questa con-divisione indica ci separa ancora.
E' il senso di una divisione. E di un'incomprensione.

Scrivere è, oggi, con-dividere divisioni e lontananze.
Scrivere è lacerare.

Questo luogo altro, dove la scrittura si spoglia della sua pretesa di potenza, è, sensa saperlo, già presente. E' un a con-divisione che viviamo già.

Con cura bisogna conservare il suo segreto.
E, insieme, saperlo rendere comune.
Scrivere è conservare questo segreto di una comunità che si dà nel suo fallimento, di una scrittura che resta inascoltata; scrivere è conservare il segreto che si espone sempre, per chi lo riconosce, nella scrittura dell'impossibile, il segreto della comunità avvenire.

Posted by millepiani at 4:22 AM

April 10, 2005

Da dove

"Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.

La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti.

Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.

Per questo il [...], avendo penetrato più a fondo il mistero della Chiesa, non esita ora a rivolgere la sua parola non più ai soli figli della Chiesa e a tutti coloro che invocano il nome di Cristo, ma a tutti gli uomini. A tutti vuol esporre come esso intende la presenza e l'azione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Il mondo che esso ha presente è perciò quello degli uomini, ossia l'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il mondo che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli sforzi dell'uomo, delle sue sconfitte e delle sue vittorie [...]."


Io credo che, oggi, senza ricorrere ad artifici tecnologici, 'par coeur, science ou conscience', quasi nessuno sappia riconoscere da dove vengano queste poche frasi.

(aggiunto 4 giorni dopo: "tanto per saperlo...E' l'incipit della GAUDIM ET SPES....")

Posted by millepiani at 7:21 AM

Giovanni Paolo II, il Grande Restauratore

Posto, da www.carmillaonline.com, un'analisi del papato di Giovanni Paolo II, scritta da Leonardo Boff, uno dei più importanti esponenti della teologia della liberazione.

(Non conosco bene lo spagnolo, ma ritengo che questa traduzione non renda merito, in nessun senso, all'intervento di Boff. La ritengo una traduzione, in tutti i sensi, inaffidabile. Oserei dire: intollerabile. La pubblico, nell'immediatezza e nell'urgenza di una riflessione sul 'luogo della Chiesa', riservandomi, personalmente e quanto prima, di darne un'altra versione - chi legge lo spagnolo, può leggere il testo in lingua originale a questa pagina: http://www.lajiribilla.cu/2005/n204_04/204_60.html).

ADDENDA: Mario mi segnala che la traduzione, oltre ad essere inaffidabile e intollerabile, è anche sbagliata in punti decisivi. Seguendo il suo consiglio, la cancello, mantenendo il link al testo originale, sperando di fornirne, al più presto, una traduzione all'altezza del testo).

Giovanni Paolo II, il Grande Restauratore
di Leonardo Boff

[...] traduzione advenienda

Posted by millepiani at 5:29 AM

La Chiesa di Giovanni Paolo II e il dissenso

Il papato di Giovanni Paolo II è terminato.
Leggevo, qualche giorno fa, le righe di uno dei più grandi teologi della liberazione (il nome non importa). Ricordava che, di fronte la povertà, il nome del prossimo Papa 'non dice', non importa; è la Chiesa che parla.
E' la Chiesa, se c'è, che deve dire.

La Chiesa, se parla, dovrà occuparsi, senza che i poveri ne sappiano nulla, di tutto questo.

E, per chi ha la pazienza di leggere, tutto questo riguarda la Chiesa e la povertà.
Anche questo. E non solo.


1978-2003: ANNO PER ANNO, NOME PER NOME...(i nomi del dissenso)


1978
- Il pontificato di papa Wojtyla è ancora in una fase di "rodaggio", e non si segnalano ancora atti repressivi. E, tuttavia, vi è un segnale rivelatore. Il primo documento ufficiale "ad extra" del nuovo pontefice è una lettera del 2 dicembre '78 al segretario generale dell'Onu, Kurt Waldheim, in occasione del 30° anniversario della firma della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Il pontefice chiede alle Nazioni Unite e a tutti gli Stati di garantire e difendere in ogni modo i diritti umani e, in particolare, la libertà religiosa. Ma non una parola vi è sull'impegno della Chiesa cattolica romana a difendere tutti questi diritti "al suo interno". Una "omissione" che non sarà mai colmata in tutto il pontificato.


1979
- Intervenendo in gennaio, a Puebla (Messico), alla III Conferenza generale dell'episcopato latino-americano, il papa attacca frontalmente la Teologia della liberazione (Adista n. 22/24 febbraio 1979).
- Il redentorista tedesco Bernhard Haering, per anni docente all'Accademia alfonsiana di Roma, e forse il più autorevole teologo moralista del post-Concilio, viene convocato (27 febbraio) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (d'ora in poi, Cdf, l'ex Sant'Uffizio) che gli chiede l'impegno solenne di non criticare più l'Humanae vitae - l'enciclica con cui, nel 1968, Paolo VI aveva giudicato immorale la contraccezione. Il teologo rifiuta, e perciò fino alla morte sarà emarginato dalla Curia romana.
- Ricevuto in udienza dal papa, a marzo, mons. Oscar Arnulfo Romero si rende conto della profonda "incomprensione" di Roma per il suo ministero nella difficile situazione di El Salvador. Andrà un po' meglio l'udienza del gennaio 1980, ma di lì a poco riceverà il terzo visitatore apostolico in 12 mesi (Adista 10/12 maggio 1979, 27/29 marzo 1980).
- La Cdf - senza un regolare e giusto processo - proibisce al teologo domenicano francese Jacques Pohier di presiedere assemblee liturgiche e di insegnare pubblicamente. Su Dio, e sull'Eucaristia, il teologo aveva espresso idee sgradite a Roma. Dopo il Concilio Vaticano II, era la prima volta che la Curia colpiva in questa misura un teologo (Adista nn. 14/16 maggio 1979, 15/17 novembre 1979, 29 nov./1dic. 1979).
- Il papa, pellegrino negli USA, respinge la richiesta della rappresentante delle suore statunitensi di accettare l'accesso delle donne "a tutti i ministeri nella Chiesa".
- In dicembre, il teologo olandese Edward Schillebeeckx viene 'processato' a Roma dalla Cdf. Un processo dai toni pacati. Tuttavia, il grande teologo non sarà mai pienamente riabilitato (Adista nn. 26/28 novembre 1979,13/15 dicembre 1979, 20/22 dicembre 1979).
- La Cdf il 15 dicembre dichiara: "Il professor Hans Küng [svizzero-tedesco] è venuto meno, nei suoi scritti, all'integrità della verità della fede cattolica, e pertanto non può più essere coinsiderato teologo cattolico né può, come tale, esercitare il compito di insegnare". Il teologo aveva messo in discussione il dogma della "infallibilità papale", parlando invece di "indefettibilità" della Chiesa (Adista nn. 7/9 gennaio 1980, 21/23 gennaio 1980, 31 gen./2 febb. 1980).


1980
- In gennaio, in un Sinodo particolare dedicato all'Olanda, il papa in pratica obbliga i vescovi a far marcia indietro su tutte le aperture e le proposte lanciate negli anni precedenti dal Concilio pastorale olandese (Adista n. 10/12 gennaio 1980, 14/16 gennaio 1980, 4/6 febbraio 1980).
- La Cdf il 14 ottobre emana norme restrittive riguardanti la dispensa dal celibato e la riduzione allo stato laicale dei sacerdoti che abbandonano il ministero. (Il Regno n. 22/80).
- Il prefetto della Cdf, card. Franjo Seper, il 20 novembre scrive al p. Edward Schillebbeckx per dirgli che i chiarimenti teologici da lui forniti anche a Roma "non sono sufficienti per eliminare le ambiguità (cristologiche)" dei suoi scritti (Adista n. 29/31 dicembre 1980).


1981
- In ottobre il papa decide il 'commissariamento' della Compagnia di Gesù, misura gravissima che provoca pacate ma pubbliche proteste di molti gesuiti (Adista n. 2/4 novembre 1981).
- Nell'esortazione apostolica postsinodale Familiaris consortio (22 novembre) il papa ribadisce che i divorziati cristiani risposati non possono accedere all'Eucaristia, e che debbono vivere come fratello e sorella (Adista n. 21/24 dicembre 1981).


1982
- Il 29 giugno il papa scrive ai vescovi del Nicaragua per condannare la "Chiesa popolare" (cioè quella collegata alle Comunità di base e alla Teologia della Liberazione) (Adista n. 6/8 ottobre 1982.
- Il 23 agosto il Vaticano - malgrado l'opposizione di molti vescovi spagnoli - erige la "Prelatura personale di Santa Croce e Opus Dei" (Adista n. 1/4 settembre 1982).


1983
- Il 25 gennaio il papa promulga il nuovo Codice di diritto canonico (per la Chiesa latina); una normativa nella quale vengono spente molte speranze di rinnovamento innescate dal Concilio Vaticano II, e rafforzato il centralismo papale (Adista n. 27/29 gennaio 1983).
- A Managua, in marzo, il papa rimprovera pubblicamente padre Ernesto Cardenal, che ha accettato di entrare a far parte del governo sandinista. E, alla messa, zittisce la madri degli uccisi dai "contras" (i guerriglieri antisandinisti sostenuti dalla CIA) (Adista n. 14/16 marzo 1983).
- La Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari in pratica obbliga suor Agnes Mary Mansour, delle "Sorelle della misericordia", ad abbandonare l'Istituto, poiché la suora non aveva accettato di interrompere la sua attività di direttrice presso i servizi sociali dello stato del Michigan (USA) proposti al rimborso delle spese delle donne che abortiscono (Adista n. 20/22 giugno 1983).
- Sotto indagine mons. Raymond Hunthausen, arcivescovo di Seattle, per le sue posizioni a favore del disarmo e dell'obiezione fiscale. La visita ispettiva, su incarico del Vaticano, è condotta da mons. James Hickey, arcivescovo di Washington (Adista n. 28/30 novembre 1983).


1984
- Sotto accusa da parte della Cdf il teologo della liberazione peruviano Gustavo Gutierrez: nelle sue riflessioni ci sarebbe "l'influenza del marxismo" (Adista n. 24/26 maggio 1984)
- Con l'Istruzione Libertatis nuntius il 6 agosto il prefetto della Cdf, card. Joseph Ratzinger, condanna la Teologia della liberazione (Adista n. 10/12 settembre 1984).
- Il 7 settembre Leonardo Boff, teologo brasiliano della liberazione, viene "processato" da Ratzinger a Roma (Adista n. 13/15 settembre 1984).
- Convocati a Roma i vescovi peruviani perché sconfessino la Teologia della Liberazione (Adista n. 1/3 ottobre 1984).
- In dicembre la Santa Sede costringe di fatto il generale dei gesuiti, p. Peter-Hans Kolvenbach ad espellere dall'ordine p. Fernando Cardenal (fratello di Ernesto), ministro dell'educazione nel governo sandinista nicaraguense (Adista n. 20/24 dicembre 1984).
- Con l'esortazione apostolica post-sinodale Reconciliatio et paenitentia (2 dicembre) il papa respinge ogni ipotesi di rinnovamento del rito della confessione e, in particolare, esclude la "confessione comunitaria" come mezzo ordinario per confessarsi (Adista n. 20/24 dicembre 1984).


1985
- Padre Gyorgy Bulanyi, sacerdote ungherese, ispiratore delle comunità di base, sostenitore dell'obiezione di coscienza al servizio militare e oppositore della linea 'morbida' dell'episcopato nei confronti del governo comunista (Adista n. 16/18 febbraio 1984), viene chiamato a Roma per un colloquio con il card. Ratzinger (Adista n. 31 gen./2 febb. 1985). Gli scritti di p. Bulanyi erano già stati vagliati, e assolti da sospetti di eresia, dalla Congregazione per il Clero.
- Con una notificazione dell'11 marzo il card. Ratzinger dichiara che "le opzioni di Leonardo Boff [contenute nel libro Chiesa, carisma e potere] sono tali da mettere in pericolo la sana dottrina della fede" (Adista n. 28/30 marzo 1985).
- Il Vaticano, dando ascolto a minoritari gruppi di suore 'conservatrici', blocca il rinnovamento conciliare delle suore Carmelitane Scalze (Adista n. 7/9 marzo 1985).
- Tra il 9 ed il 13 aprile, si svolge a Loreto il II Convegno della Chiesa italiana, a cadenza decennale, dal titolo: "Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini". Il presidente della Cei card. Anastasio Ballestrero, insieme ad altri, tra cui il cardinale di Milano Carlo Maria Martini, porta avanti con convinzione l'idea di una Chiesa ancora saldamente ancorata al Concilio (v. Adista dossier n. 12 dell'aprile 1985; v. Adista 18-20 aprile e 3-5 giugno 1985). L'intervento del papa a quel convegno, cui aderisce mons. Camillo Ruini, allora cinquantenne vescovo emiliano, mettono in minoranza Ballestrero. E infatti un anno dopo, il 26 giugno 1986, Giovanni Paolo II nomina Camillo Ruini segretario della Cei, che diventa l'uomo forte del Vaticano all'interno della Conferenza episcopale, e la sua ascesa segna l'inizio della radicale trasformazione wojtyliana della Chiesa italiana. Anche la presidenza di Alberto Monticone nell'Ac, che si muove in sintonia con la linea Martini-Ballestrero, dopo Loreto entra definitivamente in crisi, contrastata da un uomo vicinissimo a Ruini, Dino Boffo, dal gennaio 1994 messo alla direzione del giornale della Cei "Avvenire". Assistente generale diventa nel 1987 mons. Antonio Bianchin, il cui compito è quello di sostituire molti dirigenti, specie quelli che vengono dall'Ac ambrosiana, fedele a Martini: è il commissariamento de facto dell'associazione. Nel 1999, dopo la presidenza di Giuseppe Gervasio, il card. Ruini nomina presidente dell'Ac Paola Bignardi, cui invia una lettera per metterla in guardia dall'"entrare in spazi che non ci competono e che sono propri delle forze politiche, evitando con cura qualsiasi coinvolgimento nella competizione tra i diversi schieramenti". Quando, poco dopo la sua elezione (v. Adista nn. 23 e 25/99), la Bignardi concede invece un'intervista all'"Unità", in cui manifesta una certa attenzione al tanto dibattuto problema delle coppie di fatto, è costretta ad una intervista riparatrice, all'"Avvenire", il 12 marzo '99 (cui segue un editoriale su "SegnoSette"). Nel settembre 2000 (v. Adista, n. 74/2000) viene chiuso de imperio il settimanale di Ac "SegnoSette", colpevole di aver espresso posizioni troppo avanzate su temi politici, ecclesiali e morali (per tutta la storia recente dell'Ac vedi Adista nn. 53/02 e 67/03).


1986
- In una Notificazione del 15 settembre il card. Ratzinger afferma che "la concezione del ministero così come è esposta dal professor Schillebeeckx rimane in disaccordo con l'insegnamento della Chiesa su punti importanti" (Adista n. 65/86).
- Il card. Ratzinger (25 luglio) dichiara "non idoneo all'insegnamento della teologia cattolica" il teologo statunitense Charles Curran, "colpevole" di criticare la Humanae vitae e di sostenere "la legttimità del dissenso dall'autorità" (Adista n. 12/92).

- L'arcivescovo statunitense di Seattle, mons. Raymond Hunthausen, tramite una lettera informa i suoi sacerdoti di essere stato esautorato dal Vaticano dei poteri pastorali nei seguenti importanti campi: tribunale diocesano, liturgia, formazione del clero, sacerdoti che hanno lasciato il ministero, questioni morali (Adista n. 60/86).
- Nella lettera Homosexualitatis problema (1° ottobre) il card. Ratzinger afferma che "l'inclinazione [omosessuale] stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata"; e che in nessun modo può essere moralmente accettato l'esercizio della sessualità tra persone dello stesso sesso.


1987
- Dimissionato su ordine del Vaticano l'abate della basilica romana di San Paolo fuori le Mura, Giuseppe Nardin, perché dialogava e pregava con il precedente abate, Giovanni Franzoni, fondatore della Comunità di base di san Paolo (Adista n. 7/87).
- La Cdf obbliga mons. Mattew Clark, della diocesi statunitense di Rochester, a ritirare l'imprimatur a un manuale sulla sessualità di ausilio ai genitori per l'educazione dei figli scritto da cattolici (Adista n. 8/87).
- Ad aprile il comboniano padre Alex Zanotelli è costretto a dimettersi dalla direzione (assunta nel 1978) del mensile "Nigrizia", per le sue ripetute denunce, cominciate due anni prima con l'articolo "Il volto italiano della fame africana" ("Nigrizia", gennaio 1985), sull'utilizzo dei fondi destinati alla cooperazione italiana e finiti nel commercio delle armi. Le sue dimissioni sono chieste da membri del governo italiano e dal prefetto del dicastero vaticano per l'Evangelizzazione dei Popoli (ex Propaganda fide, da cui dipendono le Congregazioni missionarie), card. Josef Tomko (Adista n. 37/87).
- La Congregazione per i Religiosi - andando di fatto contro l'orientamento del Vaticano II - rifiuta le 'pari opportunità' di religiosi laici e religiosi sacerdoti nella guida (anche come padri provinciali e generali) degli Ordini e Istituti religiosi, e quindi obbliga alcuni di essi - come i Cappuccini - ad annullare il loro proposito di piena 'eguaglianza', nei compiti direttivi, di 'fratelli' e 'padri' (Adista n. 89/87).


1988
- Destituiti i gesuiti José Maria Castillo e Juan Antonio Estrada dall'insegnamento universitario e il clarettiano Benjamin Forcano dalla direzione di "Mision Abierta" per decisione della Cdf (Adista nn. 39 e 52/88).
- La Congregazione per il Culto Divino il 2 giugno riafferma che in alcun modo è ammesso celebrare l'Eucaristia in assenza di sacerdote validamente ordinato.
- Con la costituzione apostolica Pastor bonus (28 giugno) il papa ristruttura la Curia romana, dando ad essa enorme potere rispetto all'episcopato mondiale, e di fatto declassando il Sinodo dei vescovi (Adista n. 53/88).
- Il 1° luglio la Cdf pubblica la "Professione di fede" e il "Giuramento di fedeltà", tra l'altro, a "tutti i contenuti trasmessi dal Magistero ordinario e universale della Chiesa", alle "verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi" e agli "insegnamenti del pontefice" e "del collegio episcopale" quando "esercita il suo Magistero autentico".
- Nella lettera apostolica Mulieris dignitatem (15 agosto) il papa riafferma il no alla ordinazione sacerdotale della donna (Adista n. 68-69/88).
- A mons. Pedro Casaldáliga, vescovo di São Felix do Araguaia (Brasile), il nunzio apostolico mons. Carlo Furno consegna una lettera vaticana (Intimatio) in cui lo si ammonisce per le sue simpatie per la Teologia della Liberazione e si impongono limiti ai suoi compiti pastorali. Il vescovo rifiuta la lettera perché non corredata di timbri né di firme (Adista n. 70/88).


1989
- Il 6 gennaio 163 teologi e teologhe di area germanofona firmano la "Dichiarazione di Colonia" (Adista nn. 11/89 e 15/89) in cui contestano il fatto che Wojtyla pretenda obbedienza mettendo sullo stesso piano alcune verità fondamentali della fede riguardanti Gesù Cristo e l'adesione alla Humanae vitae, e contestano il modo "scandaloso" con cui Roma ignora le richieste delle Chiese locali nella nomina dei vescovi. Il papa, direttamente o indirettamente, respingerà punto per punto le richieste e le proteste dei firmatari.
- La Cdf (16 febbraio) riafferma il "no" alla contraccezione.
- Il Vaticano oppone un veto alla pubblicazione di un libro che avrebbe dovuto contenere gli atti di un congresso di moralisti cattolici svoltosi a Roma, all'Accademia alfonsiana, nell'aprile dell'88 (Adista nn. 17/89 e 19/89). Tra l'altro, il volume avrebbe dovuto riportare una relazione del p. Bernhard Haering (Adista n. 7/89), nella quale il teologo criticava l'antropologia e la teologia che sottostanno all'Humanae vitae, enciclica sempre difesa a spada tratta da Wojtyla (forse perché, a quanto si dice, ne fu uno degli ispiratori).
- Per intervento diretto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, la Pontificia Università Lateranense ritira al professor don Luigi Sartori - uno dei più noti teologi italiani - la cattedra di Ecumenismo (Adista n. 25/89).
- A marzo padre Eugenio Melandri lascia, dopo dieci anni, la direzione del mensile dei missionari saveriani "Missione Oggi" al suo vice, padre Pier Lupi. Da tempo il superiore Generale dei saveriani padre Gabriele Ferrari subiva le pressioni del prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, card. Josef Tonko (che aveva già ottenuto le dimissioni di Zanotelli da "Nigrizia"), e quella dei Superiori della Provincia italiana, affinché allontanassero Melandri, cui veniva da tempo rimproverata la linea della rivista (specie un numero tutto dedicato al Nicaragua), l'impegno nella denuncia della gestione fatta dal governo italiano dei fondi destinati alla cooperazione, l'essersi schierato pubblicamente con i partiti della sinistra (v. Adista n. 25/89).
- Il gesuita direttore di "Estudes", Paul Valadier, uno dei 157 teologi francofoni firmatari di una lettera di solidarietà ai 163 teologi della "Dichiarazione di Colonia", viene rimosso dall'incarico (Adista n. 27/89).
- Il card. Ratzinger in novembre, alla vigilia dell'assemblea annuale della Conferenza episcopale statunitense, ordina di cancellare dall'ordine del giorno la discussione (e la sicura approvazione) di un voluminoso testo preparato dai vescovi USA sul rapporto vescovi-teologi e sulle "Responsabilità ecclesiali del teologo". Secondo il prefetto della Cdf il testo era troppo 'liberal' nel difendere la libertà di ricerca dei teologi (Adista nn. 43 e 44/89).
- Destituito don Vittorio Cristelli da direttore del settimanale diocesano "Vita trentina". Il settimanale aveva pubblicato il documento dei 63 teologi italiani (Adista n. 39/89) in sostegno della "Dichiarazione di Colonia" (Adista nn. 45/89, 48/89 e 52/89).
- La Congregazione per l'Educazione Cattolica decreta di far chiudere in Brasile il seminario regionale del Nordeste 2 e l'Istituto teologico di Refice, entrambi fondati da mons. Helder Câmara. Secondo Roma, nei due istituti non si dà una educazione "affidabile" (Adista n. 60/89).
- La Segreteria di Stato (7 agosto) riafferma che né la Joc (Gioventù operaia cristiana) né la correlata Joci (Gioventù operaia cristiana internazionale) sono più riconosciute come legittimi interlocutori dalla Santa Sede, mentre lo è il Cijoc (Coordinamento internazionale della Joc). Al di là delle sigle, la Joc era considerata dal Vaticano troppo di 'sinistra', e quindi tagliata fuori per favorire invece il 'moderato' Cijoc, la cui separazione dalla Joc era stata favorita dagli ambienti conservatori della Curia romana (Adista n. 73/89).
- La Congregazione per i Religiosi mette di fatto sotto "commissariamento" la Clar (Conferenza Latinoamericana dei Religiosi), ritenuta troppo vicina alla Teologia della liberazione (Adista nn. 75/89 e 77/89).


1990
- La Congregazione per l'educazione cattolica vieta alla Facoltà di Teologia dell'Università svizzera di Friburgo di dare la laurea "honoris causa" a mons. Rembert Weakland, vescovo di Milwaukee (USA), noto per le sue opinioni 'liberal' (Adista n. 83/90).

1991
- Il Vaticano destituisce il vescovo messicano di Oaxaca, mons. Bartolomé Carrasco Briseno, perché legato alla Teologia della Liberazione (Adista n. 1/91).
- Commissariamento della Clar. La Clar si sottomette (Adista nn. 13/91, 20/91/, 31/91).
- Brasile: sotto accusa la Bibbia delle Edizioni Paoline, sostenuta dai teologi della liberazione (Adista n. 33/91).
- Commissariata "Vozes", la più antica editrice cattolica brasiliana, a causa di Leonardo Boff, direttore dell'omonima rivista (Adista n. 40/91). Boff viene licenziato (Adista n. 62/91) e lascia l'ordine francescano l'anno dopo (Adista nn. 52 e 56/92).
- La Congregazione per l'Educazione Cattolica obbliga il card. Aloisio Lorscheider, arcivescovo di Fortaleza a "dimettere" tre sacerdoti sposati che insegnavano all'Istituto teologico e pastorale della città brasiliana (Adista nn. 50 e 52/91).
- Il Vaticano interdice dall'insegnamento il teologo e psicanalista tedesco Eugen Drewermann - che, nei suoi libri, aveva messo a nudo i meccanismi di potere dell'organigramma ecclesiastico e contestato la legge sul celibato obbligatorio dei sacerdoti (Adista nn. 33 e 36/90, 70/91). Poco dopo viene proibita a Drewermann anche la predicazione (Adista nn. 5/92). Il teologo, a marzo, lascia il sacerdozio (Adista n. 24/92).


1992
- Il card. Ratzinger in gennaio mette in stato di accusa il teologo moralista canadese André Guindon le cui tesi - soprattutto sui temi della sessualità - conterrebbero "gravi dissonanze non solo con l'insegnamen-to del Magistero più recente, ma anche con la dottrina tradizionale della Chiesa" in materia di sessualità (Adista n. 9/92).
- I domenicani espellono il teologo Mattew Fox, che già era stato punito nel 1988 dal Vaticano, perché non allineato con l'insegnamento morale sessuale di Roma (Adista n. 15/92).
- Il Vaticano dichiara "fuori luogo" - cioè neanche da discutere - la proposta dell'arcivescovo di Milwaukee, mons. Rembert Weakland, di ordinare sacerdoti, in situazioni pastorali di "estrema necessità", uomini sposati (Adista n. 4/92).
- Con la lettera Communionis notio (28 maggio) il card. Ratzinger dà una interpretazione restrittiva del Vaticano II e della collegialità episcopale sottolineata dal Concilio (Adista n. 48/92).
- Il Vaticano nega il nihil obstat al domenicano p. Philippe Denis alla Facoltà di Teologia cattolica di Strasburgo: troppo critico verso l'Opus Dei (Adista n. 83/92).


1993
- Ampliando l'àmbito dell'infallibilità papale definito nel 1870 dal Concilio Vaticano I, Wojtyla afferma: "Rientrano nell'area delle verità che il magistero può proporre in modo definitivo quei princìpi di ragione che, anche se non sono contenuti nelle verità di fede, sono ad esse intimamente connessi" (Adista n. 25/93).
- Il 22 aprile la sala-stampa vaticana rende nota la dichiarazione finale di un convegno organizzato in marzo dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il testo - firmato tra gli altri dal card. Alfonso López Trujillo, presidente del Consiglio, e da mons. Dionigi Tetta-manzi - sostiene che la contraccezione "corrompe l'intimità coniugale" e che la comunità cristiana deve opporsi alla legalizzazione del divorzio (Adista n. 33/93).
- In una lettera pastorale comune (10 luglio) tre vescovi tedeschi (tra essi mons. Karl Lehmann, vescovo di Magonza) sostengono che un divorziato/a risposato/a che sia in coscienza convinto/a che il suo precedente matrimonio sia irrimediabilmente naufragato può decidere di accostarsi alla comunione eucaristica. Ma il card. Ratzinger obbliga i tre a riman-giarsi la proposta (per gli integrali, v. Adista n. 76/94).
- Il 22 ottobre il papa riafferma energicamente la legge del celibato sacerdotale per la Chiesa latina e, aggiunge, di fronte alle contestazioni e critiche, "bisogna ardire (conservando il celibato), mai ripie-gare".
- Il 28 ottobre, il nunzio apostolico in Messico, mons. Girolamo Prigione, annuncia la rimozione dalla diocesi messicana di San Cristóbal de las Casas di mons. Samuel Ruiz (Adista n. 79/93). Il provvedimento sarà però 'congelato'.


1994
- La Cdf boccia la traduzione inglese del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica perché essa adotta un linguaggio troppo "femminista" ed "inclusivo" (Adista n. 29/94).
- Tra aprile e maggio 1994 si svolge l'"Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi". Il Sinodo fu la concessione massima fatta dalla Curia romana alla richiesta dell'episcopato africano, avanzata fin dal 1977, di poter organizzare un concilio africano. L'assi-se non si svolse in Africa, ma a Roma, in Vaticano, affinché il controllo sui vescovi del Continente potesse essere meglio esercitato. Continui furono i tentativi di incanalare il dibattito verso posizioni che non mo-strassero imbarazzanti aperture su temi come incul-turazione, giustizia e pace, dialogo interreligioso (Adista dossier n. 20/94; Adista nn. 25, 31, 33, 35, 37 e 38/94).
- Con la lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (22 maggio) il papa, "in virtù del [suo] ministero di confermare i fratelli" dichiara che "la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordi-nazione sacerdotale, e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli" (Adista n. 46/94).
- La Cdf, in una lettera ai vescovi (14 settembre) ribadisce la proibizione di dare la comunione ai cattolici divorziati e risposati (Adista n. 76/94).
- La Cdf interviene per bloccare la nomina della teologa cattolica (considerata troppo femminista) Teresa Berger alla cattedra di Liturgia della Facoltà teologica dell'Università di Bochum, in Germania (Adista n. 61/94).


1995
- Il prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica, card. Pio Laghi, ha ottenuto, secondo il settimanale inglese "The Tablet", che venisse cancellata una conferenza che il teologo della Libera-zione Gustavo Gutiérrez avrebbe dovuto svolgere a Roma nel novembre '94 (Adista n. 1/95). Gutiérrez, nel 1990, aveva pubblicato un'edizione riveduta del suo "Teologia della Liberazione" che aveva in parte fugato i dubbi di Ratzinger sull'ortodossia del teologo.
- Il Vaticano costringe di fatto alle dimissioni mons. Jacques Gaillot, vescovo di Evreux (Francia), che con il suo ministero e la sua azione a favore dei più emarginati dava fastidio sia all'establishment politico che ecclesiastico (Adista nn. 3, 5, 8 e 13/95).
- Su pressioni del sostituto della Segreteria di Stato vaticana mons. Giovanni Battista Re, e del prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, card. Jozef Tomko, il missionario comboniano p. Renato Kizito Sesana viene rimosso dal suo incarico di direttore della rivista keniana "New People" (Adista n. 3/95).
- Nell'enciclica Evangelium vitae (25 marzo) il papa definisce "tirannici" quei parlamenti che approvano leggi che consentono, in determinati casi, l'interruzione volontaria della gravidanza.
- Il card. Ratzinger ordina alle Superiore della congregazione delle "Sorelle di Nostra Signora" di mandare per due anni in Europa a studiare teologia "sicura" la suora brasiliana Ivone Gebara - la teologa femminista che non piace alla Cdf (Adista nn. 47/95 e 53/95).
- Mons. Samuel Ruiz resta al suo posto, ma viene affiancato da un vescovo coadiutore con diritto di successione, mons. Raúl Vera Lopez (Adista nn. 57 e 59/95).


1996
- Con un editoriale su L'Osservatore romano del 2 febbraio e firmato ***, la Cdf attacca le opinioni di 16 teologi moralisti di area germanofona che in un libro avevano contestato l'enciclica Veritatis splendor "su questioni fondamentali della dottrina morale" (6 agosto '93) ed affermato che essa era un tentativo autoritario di imporre una posizione teologica di parte. L'editoriale riafferma rigidamente il ruolo del magi-stero papale e l'obbedienza ad esso dovuta.


1997
- Il card. Ratzinger scomunica, con una "Notificazione" datata 2 gennaio il teologo Tissa Ba-lasuriya. Sarà riabilitato, dopo un parziale 'mea culpa', nel '98 (Adista n. 7/98). Le Osservazioni sul libro del p. Tissa Balasuriya 'Mary and human liberation' , sviluppate dalla Cdf, erano datate 27 luglio 1994. Il cardinale sostiene che il teologo cingalese "scalza su punti essenziali la fede cristiana" (Adista nn. 87/96 e 6/97).
- L'11 febbraio 1997 Ruini ottiene dal papa un decreto pontificio di commissariamento della Società San Paolo, ovvero i religiosi paolini: Giovanni Paolo II nomina mons. Antonio Buoncristiani, fedelissimo del card. vicario, delegato presso la Società S. Paolo, con l'incarico di "esercitare tutte le funzioni spettanti normalmente sia al Superiore generale che al Superiore provinciale". Specificando "per completezza di informazione" che la sua autorità si estende sui Periodici "Famiglia Cristiana", "Jesus", "Vita Pastorale", ecc. e sulle Edizioni S. Paolo (v. Adista nn. 19 e 23/97).
La vicenda era iniziata nei mesi precedenti il III convegno della Chiesa italiana (Palermo, novembre 1995), quando Ruini avvicinò alcuni religiosi paolini, primo fra tutti l'allora direttore di "Jesus", don Stefano Andreatta, per proporre loro un piano di rior-ganizzazione della stampa cattolica italiana sotto l'egida della CEI, che comprendesse anche le diffusissime e prestigiose riviste paoline. Ruini assicurò che era un desiderio del papa. Andreatta fu il primo a sot-tomettersi, non i suoi confratelli paolini, che lo destituirono da direttore di "Jesus" e da direttore dei periodici paolini. La reazione del card. Ruini non si fece attendere. Chiese ed ottenne dal Segretario di Stato, card. Angelo Sodano, la firma su un telegramma che imponeva al Superiore generale dei paolini, don Silvio Pignotti, l'ordine di reintegrare Andreatta. Ricevuto un rifiuto da don Pignotti, Ruini tenta di mettere sotto accusa la linea teologica e morale della stampa paolina. Ma i religiosi rivendicano la loro ortodossia e Ratzinger deve rinunciare ad aprire un procedimento dottrinale nei confronti dei religiosi responsabili delle riviste (v. Adista n. 89/95 e 23, 67 e 69/96). Solo allora Ruini ottiene l'intervento del papa. Dopo più di un anno, ad ottobre del '98 Buoncristiani fa le valigie: i paolini conservano, nella sostanza, la loro autonomia. A Ruini rimane la consolazione di poter defenestrare il direttore di "Famiglia cristiana", don Leonardo Zega, rimosso dalla guida del settimanale nell'aprile del '98 e definitivamente allontanato dal giornale il 12 ottobre del '98 (l'ultimo suo articolo è stato pubblicato il 15 novembre).
- Il Vaticano, dopo la visita apostolica condotta nel '95 da mons. Xavier Lozano Barragân nei seminari dei gesuiti in Messico e dopo l'interessamento del prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica card. Pio Laghi, fa chiudere l'Istituto Interreligioso e il Centro di Studi cattolici di Città del Messico, dipendenti dalla Conferenza degli Istituti religiosi messicani (CIRM) nonché l'Istituto Teologico gesuita del Collegio Maximo de Cristo Rey con l'annesso Centro di riflessione teologica. Laghi indica nell'opzione a favore della Teologia della Liberazione la causa principale della "confusione e controversia" creatasi con Roma (Adista n. 25/97).
- La Conferenza dei religiosi colombiani viene biasimata con una lettera inviata da mons. Tarcisio Bertone, segretario della Cdf, per le deviazioni riscontrate nella relazione del primo incontro nazionale di teologia della vita religiosa, svoltosi a Bogotà nell'aprile 1996 e pubblicate nella rivista "Vinculum" della Conferenza dei religiosi colombiani. La relazione conterrebbe uno stile "rivendicativo, aggressivo e critico verso la stessa gerarchia ecclesiastica" e pretenderebbe di elaborare una teologia della vita religiosa "prescindendo da uno studio serio delle Scritture, della Tradizione e del Magistero" (v. Adista n. 58/97).
- Con una Istruzione interdicasteriale (firmata il 15 agosto dai capi di otto dicasteri e uffici della Curia) il Vaticano limita radicalmente la collaborazione dei laici al ministero dei sacerdoti, riaffermando un clericalismo invadente.
- Il 20 settembre mons. Jorge Medina Estévez, pro-prefetto della Congregazione per il Culto Divino, scrive a mons. Anthony Pilla, presidente della Conferenza episcopale statunitense, per comunicargli che la traduzione inglese dei libri liturgici, compiuta dai vescovi USA, "non esprime accuratamente" il senso del testo latino e "non è esente da problemi dottrinali". Sulla questione gli otto cardinali statunitensi si erano già incontrati a Roma con i cardinali Medina Estévez e Ratzinger (Adista n. 1/97).
- Il Movimento internazionale "Noi siamo Chiesa" (Imwac) porta a Roma 2,5 milioni di firme di cattolici di vari Paesi, che chiedono una serie di riforme (pari possibilità di accesso di donne e uomini nei ministeri, celibato opzionale per i preti, coinvolgimento di tutta la Chiesa locale [diocesi] nella scelta del proprio pastore, comunione ai divorziati risposati). Richieste tutte ignorate da Wojtyla che sostiene "la Chiesa non è una democrazia" (Adista n. 73/97).
- A seguito di una lettera inviata dal prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli mons. Josef Tomko, la Conferenza episcopale della Corea del Sud sancisce il "divieto di pubblicazione" per tre sacerdoti, p. John Sye Kong-seok, p. Paul Cheong Yang-mo (entrambi docenti dell'Università Sogang di Seul, tenuta dai gesuiti) e p. Edouard Ri Je-min (professore dell'Università cattolica di Kwangiu e direttore della rivista "Skinhak Chonmang"). I tre sarebbero sostenitori di idee "per nulla conformi alla dottrina cattolica", in particolare su temi quali il sacerdozio femminile, il celibato dei preti, l'evangelizzazio-ne e l'inculturazione (Adista n. 73/97).


1998
- Il card. Ratzinger riapre l'inchiesta sul teologo della Liberazione peruviano Gustavo Gutiérrez, indagato dalla Cdf già nel 1983 (Adista n. 15/98).
- La Cdf mette sotto osservazione il teologo australiano Paul Collins per il suo libro "Il potere papale. Una proposta di cambiamento per il cattolicesimo del Terzo millennio" (Adista nn. 15/98 e 55/98). Collins lascerà il sacerdozio nel 2001 dichiarando: "non posso più essere complice nell'attuale politica teologica della Chiesa" (Adista n. 22/2001).
- La Congregazione per il Clero, presieduta dal card. Darío Castrillón Hoyos costringe il vescovo inglese mons. Peter Smith a ritirare un testo di religione per le scuole secondarie perché esso sostiene la Teologia della Liberazione e racconta la persecuzione subita da mons. Romero (Adista n. 17/98).
- Con una Notificazione (24 giugno), la Cdf dichiara che il gesuita indiano Anthony de Mello ha sostenuto nelle sue opere "posizioni incompatibili con la fede cattolica". De Mello era morto già da undici anni (Adista n. 26/98).
- Giovanni Paolo II con la lettera apostolica Ad tuendam fidem (motu proprio avente forza di legge) rende ancora più rigida l'applicazione della professione di fede. La lettera è accompagnata da una "Nota dottrinale illustrativa" promanata dalla Cdf che impone (29 giugno) una "professione di fede" e un "giuramento di fedeltà" con il quale, tra l'altro, ciascun teologo si impegna ad accogliere "fermamente" verità proclamate "in modo definitivo" dal Magistero, seppure senza una esplicita "definizione dogmatica". In tale categoria, precisa il testo, rientra l'insegnamento papale sull'or-dinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini (Adista n. 53/98).
- Con la lettera apostolica, motu proprio, Apostolos suos (datata 21 maggio, ma pubblicata il 23 luglio) il papa dà un'interpretazione restrittiva - rispetto al Concilio - della natura e dei poteri delle Conferenze episcopali (Adista n. 59/98).
- La Cdf estromette dall'insegnamento presso la Pontificia Università Gregoriana il teologo gesuita Jacques Dupuis per il suo libro "Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso" (Adista n. 79/98). Condanna ribadita dal card. Ratzinger nel 2001 con una Notificazione (24 gennaio) nella quale si afferma che nel libro del gesuita vi sono "notevoli ambiguità e difficoltà su punti dottrinali di portata rilevante, che possono condurre il lettore a opinioni erronee o pericolose" (Adista nn. 19 e 30/2001).
- La Congregazione per l'Educazione Cattolica, presieduta dal card. Pio Laghi, estromette dalla cattedra di Filosofia del Diritto dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano il filosofo Luigi Lombardi Vallauri di cui condanna, senza possibilità di contraddittorio, le tesi sull'inferno, sul peccato originale, sull'autorità del magistero, sulla morale sessuale (Adista nn. 84/98, 16/99).


1999
- Sospeso a divinis il parroco statunitense p. Jim Callan per lesa obbedienza (Adista n. 5/99).
- 'Raid' del card. Ratzinger negli Stati Uniti: reprimenda su certo cattolicesimo light e sul ruolo delle locali università cattoliche (Adista n. 15/99, n. 17/99; nel 2000 esce il documento vaticano sull'insegnamento nelle Università cattoliche Usa, v. Adista n. 2/2000).
- Il Vaticano affida all'Opus Dei la normalizzazione delle Università cattoliche a partire da quella di Lima (Adista n. 29/99).
- La Cdf boccia tutte le proposte di cambiamento del "Dialogo per l'Austria", una specie di Sinodo che l'anno precedente aveva appunto chiesto la revisione delle norme vaticane che proibiscono la contraccezione, la comunione ai divorziati risposati, il clero uxorato (Adista n. 30/99).
- Il papa obbliga di fatto i vescovi tedeschi a ritirarsi dal sistema statale dei consultori dai quali, per legge, ogni donna che voglia abortire deve ottenere il certificato di avvenuta consulenza (Adista nn. 51, 52, 69 e 87/99; 73 e 83/2000, 9 e 23/2001).
- Incriminato mons. Luigi Marinelli, co-autore (l'unico 'confesso') del libro "Via col vento in Vaticano". Il prelato rinuncia alla difesa e denuncia l'ingiustizia del tribunale ecclesiastico (Adista n. 55/99).
- A suor Jeannine Gramick ed a p. Robert Nugent - religiosi statunitensi - il card. Ratzinger vieta "permanentemente ogni attività pastorale in favore delle persone omosessuali", perché i due non condannano "la malizia intrinseca degli atti omosessuali" (Adista n. 58, 59 e 62/99, 51/2003).


2000
- In Messico il Vaticano trasferisce alla diocesi di Saltillo mons. Raúl Vera López, che era già stato inviato alla diocesi di San Cristóbal de las Casas (Chiapas) come coadiutore con diritto di successione di mons. Samuel Ruiz. Vera López, inviato nel Chiapas nel '95 per 'normalizzare' mons. Ruiz, grande sostenitore della teologia india e di una Chiesa india, si era invece 'convertito' alle idee di don Samuel. E così il papa decide di non affidare a don Raúl la successione a Ruiz quando questi compie i 75 anni (Adista nn. 3, 5 e 9/2000).
- Il papa e Ratzinger condannano la teologia asiatica (Adista n. 13/2000).
- Altolà della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti alla traduzione inglese dei testi liturgici (Adista n. 36/2000).
- Nel giugno del 2000, durante un incontro a San Paolo su Aids e sfide per la Chiesa in Brasile, il vescovo di Goiás Eugene Rixen afferma che "tra il condom e l'espansione dell'Aids, siamo obbligati a scegliere il male minore". Di fronte all'immediata reazione del presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari Lozano Barragán - il quale ribadisce che l'uso del preservativo, in qualunque circostanza, è contrario alle disposizioni vaticane - la Conferenza episcopale brasiliana emette una Nota di chiarimento che riafferma la posizione contraria all'uso del condom della Chiesa del Brasile (Adista n. 47/00).
- Il Vaticano fa pressioni sul Governo italiano perché impedisca la celebrazione del Gay pride a Roma e, in particolare, perché le autorità impediscano la grande manifestazione degli omosessuali, prevista per l'8 luglio per le strade della capitale. L'indomani, all'Angelus, lo stesso papa esprime "amarezza per l'affronto recato al grande Giubileo dell'anno Duemila e per l'offesa ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo" (Adista nn. 55 e 56/2000).
- Con la dichiarazione Dominus Iesus (6 agosto) Ratzinger in sostanza condanna i teologi di punta della teologia asiatica (Adista nn. 61 e 64/2000).
- Restrizioni liturgiche ai fedeli laici, che colpiscono soprattutto le Chiese Usa (Adista n. 61/2000).
- Il 3 settembre il papa beatifica insieme Pio IX e Giovanni XXIII, cioè un papa che aveva definito "deliramento" il principio della libertà religiosa e un papa che volle il Vaticano II anche per affermare solennemente tale principio (Adista n. 66/2000).
- Il card. Ratzinger con una Notificazione obbliga di fatto all'abiura il teologo austriaco Reinhard Messner il quale aveva sostenuto che "in caso di conflitto è sempre la tradizione, ovvero la teologia, che deve essere corretta a partire dalla Scrittura, e non la Scrittura che deve essere interpretata alla luce di una tradizione successiva (o di una decisione magisteriale) (Adista n. 1/2001).


2001
- Il card. Ratzinger, con una Notificazione (22 febbraio) obbliga il teologo redentorista spagnolo p. Marciano Vidal a ritrattare di fatto le sue tesi - su contraccezione, aborto, omosessualità - che si allontanavano da quelle ufficiali vaticane (Adista nn. 39 e 55/2001).
- Sotto indagine della Cdf anche il gesuita p. Roger Haight, accusato di non essere ortodosso nella sua cristologia (Adista n. 39/2001).
- Il Vaticano vieta a suor Joan Chittister, teologa benedettina statunitense, di partecipare in giugno, a Dublino, alla Conferenza della rete mondiale per l'ordinazione delle donne. Ma la suora respinge l'ordine di Roma (Adista n. 53/2001).
- Con una Notificazione (17 settembre) i cardinali Ratzinger, Medina Estévez e Darío Castrillon Hoyos (prefetto della Congregazione per il Clero) negano la possibilità dell'ordinazione della donna-diacono. Il riferimento indiretto è a mons. Samuel Ruiz, che nella diocesi messicana di San Cristóbal de las Casas aveva ordinato circa quattrocento diaconi sposati, accompagnati all'altare, nella cerimonia dell'ordinazione, dalle loro mogli, che però non erano state consacrate diaconesse (Adista n. 69/2001. Vedi anche Adista nn. 17, 26 e 32/2002).
- Nell'esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Oceania il papa (22 novembre) respinge tutte le richieste di cambiamenti pastorali (come un diverso atteggiamento verso i divorziati risposati) prospettati dai vescovi dell'Oceania nel Sinodo ad hoc per il Continente, celebrato a Roma nel 1998 (Adista n. 83/2001).


2002
- Il frate minore francescano svizzero Josef Imbach, docente di teologia fondamentale alla Pontificia Facoltà teologica San Bonaventura di Roma è di fatto spinto a lasciare l'incarico a causa delle pressioni della Cdf che non aveva accettato il fatto che l'autore, in un suo libro, mettesse in discussione la storicità degli eventi miracolosi narrati nel Nuovo Testamento (Adista nn. 13/2001 e 19/2002).
- Con un Monitum del 5 luglio il card. Ratzinger preannuncia la scomunica - a meno di un ravvedimento entro il 22 luglio, che non avverrà - a sette donne che il 29 luglio, su un battello in navigazione sul Danubio, tra Austria e Germania, si erano fatte ordinare prete da un vescovo argentino già scomunicato (Adista nn. 57/2002, 63/2002).
- Un comunicato (17 ottobre) della Commissione teologica internazionale, presieduta dal card. Ratzinger, sostiene che ragioni teologiche e storiche impediscono l'ordinazione della donna diacono (il che invece viene ritenuto possibile da vari cardinali, come Carlo Maria Martini, l'ex arcivescovo di Firenze Silvano Piovanelli e il tedesco Karl Lehmann vescovo di Magonza) (Adista n. 79/2002).
- L'8 dicembre 2002, il Pontificio Consiglio per la Famiglia, con la prefazione del prefetto del dicastero, il card. Alfonso Lopez Trujillo, presenta "Lexicon. Temi ambigui e discussi su famiglia vita e questioni etiche", un volume in cui su tutti i problemi discussi anche all'interno della Chiesa romana - contraccezione, divorzio, omosessualità, rapporto tra princìpi etici cristiani e legislazione civile - esprime solo le tesi più conservatrici, quando non reazionarie, respingendo ogni voce critica sulle affermazioni del magistero papale.
- Il card. Medina Estévez, prefetto della Congregazione per il Culto Divino, in una lettera del 16 maggio sostiene che è "assolutamente sconsigliabile", "imprudente" e "rischiosa" l'ordinazione sacerdotale di omosessuali (Adista n. 89/2002).


2003
- La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica comunica (15 gennaio) ai Superiori e alle Superiori generali che la Cdf ha chiesto di escludere i transessuali dalla vita consacrata (Adista n. 12/2003).
- Con un decreto della Cdf (25 gennaio, ma notificato all'interessato il 13 marzo) - decreto emanato "dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, con suprema ed inappellabile decisione senza alcuna possibilità di appello" - don Franco Barbero della Comunità di base di Pinerolo viene "dimesso dallo stato clericale" (Adista nn. 23/2003, e 15 e 20/2002).
- Il 24 febbraio, sotto la forte pressione della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica i benedettini inducono padre Cipriano Carini a dimettersi da abate del monastero di S. Giovanni Evangelista a Parma. Nessuna ragione teologica o disciplinare: solo, da più due anni, l'abate Carini ha accolto in una Badia Benedettina dipendente dal suo monastero alcune suore indiane dell'Ordine delle brigidine, fuggite dalla loro comunità a causa del trattamento cui erano sottoposte da parte della loro madre superiora, suor Tekla Famiglietti. Per il solo fatto di aver accettato di accogliere queste suore e di aver cercato di non fargli perdere il permesso di soggiorno (a due di esse la madre Tekla aveva requisito il passaporto), l'abate Carini è stato costretto dal Vaticano a dare le dimissioni. Tanto hanno potuto, in Curia, le pressioni della potentissima suor Tekla (Adista n. 43/03).
- La Cdf spinge la Commissione dottrinale della Conferenza episcopale spagnola a far sapere, in un documento, che le tesi su Gesù Cristo contenute in un libro del teologo Juan José Tamayo contengono gravi errori dottrinali. I vescovi, tuttavia, si rifiutano di consegnare al teologo l'atto di accusa su di lui che il card. Ratzinger ha inviato loro (Adista nn. 8 e 24/2003).
- Ratzinger conferma la scomunica alle donne prete ordinate in Austria (Adista n. 12/2003).
- Il card. Ratzinger, con "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali" (testo datato 3 giugno ma pubblicato il 31 luglio), chiede ai parlamentari cattolici di impedire in ogni modo l'approvazione di leggi che ammettano una qualsiasi equiparazione tra il matrimonio e l'unione di due persone dello stesso sesso (Adista n. 12/2003).
- Con l'enciclica Ecclesia de Eucharistia (17 aprile) il papa riafferma la dottrina della "transustanziazione" formulata dal Concilio di Trento e vieta qualsiasi "intercomunione" - la partecipazione degli evangelici alla comunione durante la messa cattolica, e dei cattolici alla Santa Cena dei protestanti - con le Chiese nate dalla Riforma. L'enciclica ribadisce che i cattolici divorziati e risposati non possono accostarsi all'Eucaristia; e lamenta gli "abusi" che, nel post-Concilio, si sono fatti in materia liturgica (Adista n. 36/03).
- Il 22 novembre 2002 l'abate di Montevergine (ordinario dell'omonima abbazia territoriale), padre Giovanni Tarcisio Nazzaro, emana nei confronti di don Vitaliano Della Sala un decreto di rimozione dalla funzione di parroco della parrocchia di S. Giacomo a Sant'Angelo a Scala (Av). A soli 39 anni, non avendo ricevuto nessun altro incarico, don Vitaliano viene di fatto "pensionato" dalla Chiesa (v. Adista n. 90/02; www.donvitaliano.it). Nel provvedimento, fortemente voluto dalla Curia romana e preceduto da due ammonizioni canoniche (del 13/10/2000 e del 3/7/2001), Nazzaro accusa Vitaliano di pubblico dissenso "dal Magistero dei Pastori" e dalla "Sede Apostolica", di "frequenza di 'centri' e 'associazioni' ben noti per la diffusione di idee in contrasto con la dottrina e l'insegnamento della Chiesa e che non rifuggono neanche dalla violenza", e di aver trascurato i suoi "doveri parrocchiali". Contro il decreto di rimozione la comunità di S. Angelo insorge: dapprima mura l'entrata della chiesa parrocchiale, poi decide il boicottaggio delle iniziative del nuovo parroco: da due anni la gente di S. Angelo non entra più nella chiesa del paese, limitandosi ad assistere alle funzioni dal sagrato. Da parte sua, don Vitaliano ha dapprima inutilmente ricorso contro la sua rimozione presso la Congregazione per il Clero. Attualmente un nuovo ricorso giace presso il Supremo Tribunale della Signatura Apostolica, insieme ad un altro presentato da tutta la sua comunità parrocchiale (Adista nn. 51/03, e 23 e 87/2002).
- Come negli otto precedenti, anche nel Concistoro annunciato il 28 settembre per il 21 ottobre Wojtyla non include nella lista dei nuovi cardinali alcun prelato o teologo latinoamericano espressamente favorevole alla Teologia della Liberazione (Adista n. 71/2003).
- Con l'Esortazione apostolica post-sinodale Pastores gregis, firmata proprio il 16 ottobre 2003, 25° anni-versario della sua elezione, pur abbondando in parole esaltanti la "collegialità episcopale", di fatto Wojtyla ha svuotato le richieste della Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001), che aveva affrontato proprio il tema del ruolo dei vescovi. Allora, malgrado il tentativo delle Curia romana di svuotare le propositiones