La mia. Senza scrittura e senza storia. Senza nemmeno il barlume di 'una' politica. Che attende il 'non-so-cosa'. Non ha il coraggio nemmeno più di attendere il 'Messia'. O chi per lui. Per lei. O la rivoluzione, come una volta si aveva almeno la forza di sostituire al primo 'dio'. Non ha il coraggio nemmeno più di non attendere, scegliendo, finalmente, il solo luogo che le resta: l'archiviazione di se stessa o la testimonianza della sua estinzione. Perchè questa generazione a cui appartengo non solo non sa testimoniare della sua inutilità, nel senso deleterio, nel senso, davvero, dell' 'oggetto desueto' già a se stesso, della sua necessaria archiviazione. Ma nemmeno si sa estinguere senza guaire di pietà per sè medesima. Senza ripetere, all'infinito, il 'gesto di morire' senza 'farla finita'.
Vomitando inutili, necrofile pagine e scritture, senza nessun pudore, che ne mostrano - sapendole o potendole tollerare o leggere - l'assoluta inutilità.
L' 'oscenità' della mia generazione è tutta in un'insuperabile impossibilità: essa non si sa 'mostrare'.
Tra la 'porno-grafia" e l' "erotismo" della scrittura, essa sceglie la prima, senza nemmeno averne coscienza.
E solo per ripetere, all'infinito, il gesto di farsi fottersi senza nemmeno godere della propria fine.
L'unica 'oscenità' che non sa pensare, l'unica pensabile, è la sua fine.
Per il resto, come le altre, anche la mia generazione si estinguerà. Senza accorgersene. Senza che altri se ne accorgano.
Di essa si dirà quello che Karl Kraus ha scritto di Adolf Hitler: "Non mi viene in mente nulla da dire".

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