Diario moscovita: alberi di natale

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Mosca è piena di alberi vestiti di natale. Il numero sfugge ma non la loro luce. Illuminano gli angoli più evidenti della capitale. Sono alberi finti. Plastificati di fuori, plastificati di dentro. Mi hanno detto che il sindaco di Mosca ha scelto questa soluzione perchè ama le foreste russe. E non vuole minimamente intaccare l'equilibrio ecologico del suo amatissimo paese. Salvo che, mi dicono così, la moglie e il figlio sono i proprietari delle più importanti industrie di fabbricazione di alberi di natale artificiali. Così mi dicono. Non so se sia vero. La verità, in questo paese, è seconda. Il calendario giuliano fa slittare di qualche giorno natale e capo-dell'-anno. Le piccole baracchine dove mangiavo a qualsiasi ora sono chiuse. Si ristruttura: deve essere un riflesso sovietico. Sto imparando a capire i movimenti riflessi collettivi di un popolo silenzioso, fortissimo e sbandato di un paese talmente vicino a noi da risultare uno specchio arabo del mio, del nostro mondo. Gli alberi di Natale, comunque, ci sono. Coperti di luci. Alti, a volte bassi ma pieni di luci, collocati in ogni angolo della città dove possano essere visibili. L'anno è finito e proprio il 31 di dicembre giuliano c'è stata una pausa: non c'era neve. Tutta la città era vuota di neve. Le strade senza ghiaccio. Una scena irreale per poche ore. I moscoviti danzavano sui marciapiedi. Un Bolshoi all'aperto. Le babusche ridevano, i negozi lasciavano aperte le porte, i tabaccai non chiudevano le loro piccole finestrelle, si spalava per far aria, mica per far spazio. In molti si beveva la vodka alla luce. Perchè già dalle 4 non c'è più luce. Salvo quella degli alberi di Natale. Salvo a casa del sindaco di Mosca e di sua moglie. E nelle chiese ortodosse. Salvo nei piccoli o grandi casinò elettronici o nei ristoranti da 7000 rubli a cena per due, o nelle bettole, nell'undergrund moscovita. Salvo nel palazzo di fronte casa mia. Dove stanno, li ho conosciuti all'inizio di novembre, 8 giovani ragazzi delle repubbliche ex-sovietiche. Tutti caucasici. Uno di loro, ieri, in inglese stentato come il mio, mi ha detto: "Che mangi stasera?".

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This page contains a single entry by millepiani published on 11.01.05 00:49.

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