bio-grafie -- due

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L'unica cosa per cui continuo a detestare la 'rete' è, indiscutibilmente, la perdita della mia 'grafia'. Della 'nostra' grafia. La 'grafia' non é il 'come si scrive'. Una sera, mi ricordo, quando per tre mesi abbiamo occupato le università del 'regno', nel 1990, ed avevamo ragione, quella sera, una di quelle sere, mi hanno chiesto di scrivere. Mi hanno chiesto di vedere la mia grafia. Non mi sono sottratto. Ho, di quel ricordo, un pò di pena. Oggi, a distanza di qualche giorno dall'essere tornato sul 'luogo del delitto', ho un pò di pena. E certamente non ne ho nè per la mia grafia nè per la donna che mi ha chiesto di scrivere. Di graffiare un foglio. Quel foglio, io, ce l'ho. Lo conservo. Non solo nella memoria. Lo conservo fisicamente. Non solo come un numero, ma come una 'differenza', un numero immenso di cose che conservo, che continuo a vivere della mia bio-grafia. E, stasera, qui a Messina, ho deciso di scrivere avendolo davanti. La 'grafia', sento, non è il 'come si scrive'. Anche se solo davanti quella donna mi sono esposto. Per la mia grafia. La 'grafia' è, semplicemente, la rivoluzione. Io non so scrivere una mail, non so scrivere un messaggio, non so fare una rivoluzione. So solo che, quella volta, scrivendo quella frase sciocca, in quel piccolo pezzo di carta, in quel piccolo pezzo di carta senza che nessuno lo sapesse, so solo che, scrivendo in quel pezzo di carta che ho davanti, e che solo quella donna, quella ragazza ha visto, e che certamente lei non ricorderà, io ho scritto di me, forse per una volta, per sempre, quella volta, una 'grafia', che lei voleva 'leggere'.

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