
Li prendi, li apri, li spacchi, li sbudelli e li rivolti, li rigiri, li riguardi, da vicino, da lontano, li sbatacchi a destra e a manca, li spremi, li schiacci, ci parli pure, li guardi, cerchi di convincerli, invochi, bestemmi, li schiaffeggi, gli volti le spalle, li inquieti, li minacci, li abbandoni.
Loro sono sempre lì, come se nulla fosse successo, come se intorno non accadesse nulla, come se la loro vita fosse la misura delle cose, le cose dovessero adeguarsi alla loro voce monocorde, sempre uguale, i gesti sempre uguali, le scritture sempre uguali, le strette di mano sempre uguali, i pensieri sempre uguali, la faccia sempre uguale. Una faccia di merda. Da funzionario della cultura, da impiegato della scrittura.
Postato da millepiani alle 02:13