
Il ponte di Mostar è stato ricostruito. Sorride, da lontano, chi non l'attraversa più.
Ogni certezza di fronte la morte è, in fondo, una responsabilità di fronte la vita. Quando la morte si presenta e chiede il conto, mi rifiuto e dico, grido: abbiamo altre vite, tu non le conosci, noi possiamo inventare mondi, forze, rivoluzioni, noi abbiamo una potenza che ti sfugge. E' una grande forza, che nessuna morte, che vorrebbe metterci in riga, potrà mai immaginare. Io posso resuscitare morti, posso strappare dall'oblio vite, posso, con una sola telefonata, battere, vincere la morte. La morte ha un solo nome: è l'oblio. La dimenticanza. Io la sfido e la batto. Se io morirò, la mia sfida con la mia morte vince. Anche se io muoio. Io posso, sino quando vivo, smuovere vite, travolgere stasi, prendere la morte dalla collotta e farle vedere quello di cui siamo capaci. Abbatterla. Lo posso fare perchè mangia, ogni giorno, con me. La conosco bene. La memoria è la sorella della finitezza. Ho fatto e faccio la corte ad entrambe. Mi ricordo tutto. Quello che non mi ricordo lo strapperò alla morte. Mi batterò. Lo ricorderò, proverò, inventerò, per sottrarlo all'oblio. Mi batterò, ferocemente. Senza quartiere. Siete voi che dovete ricordarlo. E se nessuno sconfigge, infine, la morte, tutti noi possiamo, anche solo con un gesto, spostare ad infinitum la sua vittoria- così che non vinca, non vinca mai.. Ricordando..
"[...] Addio vecchi, oggi è il giorno conclusivo;
non lo cerco, ma è già tutto nel mio calcolo.
Addio Fidel, oggi è l'atto conclusivo;
sotto il mio cielo, nella gran patria di Bolìvar
la luna de Higueras è la luna de Playa Giron.
Sono un rivoluzionario cubano.
Sono un rivoluzionario d'America.
Signor Colonnello, sono Ernesto, il Che Guevara.
Mi spari, tanto sarò utile da morto come da vivo."
Guccini, 'Canzone per il Che'
A volte, anche il primo della classe si assenta.
Va a fare la pipì.
E non torna più.
Ci si chiede: quale miglior film? Solo un giornalista pone queste domande. Eppure rispondiamo. 'Ultimo tango a Parigi' è il film che, anche grazie a Brando, parla dell'amore e del sesso, della morte e della rivoluzione.
Quale miglior film, chiede 'Repubblica'.
Marlon Brando non è un'icona. E' un gesto. E' l'immagine, la messa in scena di una cosa, solo di una cosa.
Il nulla che sappiamo di essere.
Che sappiamo diventare.
La nostra finitezza.
Noi, uomini.
Chi si batte contro l'estradizione in Italia di Cesare Battisti non si batte contro la verità. Nè si batte contro lo Stato. Ma, proprio a partire dalla forza che riconosce allo Stato, chiede non un gesto di clemenza, ma di verità. La verità degli anni detti di 'piombo' non sta più, oggi, nella semplice condanna. Noi tutti condanniamo. Ma cosa condanniamo? Chi e cosa condanniamo invocando una, cento, mille estradizioni? Noi condanniamo lo Stato alla vendetta, condanniamo l'opinione pubblica all'accanimento, condanniamo i responsabili di delitti - politici - al loro passato. Noi condanniamo la storia italiana al suo passato, la condanniamo ai suoi rimossi, credendo che ogni condanna sia risposta e chiarimento di quegli intrecci, profondi, che in quegli anni hanno coinvolto lo Stato e le forze di sovversione di un ordine costituito. Quando noi, oggi, gridiamo vendetta, noi, oggi, rendiamo lo Stato non solo più debole nella sua vittoria, ma profondamente più complice di quanto sia stato già allora. Se c'è una verità nel 'caso Moro', questa verità è una: il processo, la condanna e l'esecuzione da parte di un 'tribunale del popolo' assomiglia paurosamente, nel suo gesto di vendetta, alla vendetta che, a distanza di tanti anni, questo Stato continua ad infliggere, cercare ed imporre ai protagonisti di quegl'anni. Se c'è forza in uno Stato - ed io non gliene riconosco nessuna se non questa - questa forza è è chiudere una pagina di storia. Una volta, quando Togliatti era guardasigilli, si firmò, egli firmò quello che oggi i libri chiamano 'gesto di pacificazione'. Era l'amnistia per i reati compiuti dai gerarchi e dalle forze fasciste. Noi non si chiede un gesto di pacificazione. Si chiede il rispetto delle regole processuali, l'abbandono dei teoremi persecutori. Quelle regole che sono state violate, in maniera infame, nel giudizio su Battisti. Come nel giudizio di molti altri, di molte altre. Noi non si chiede, oggi, quello che, in 25 anni, nessun governo è riuscito a fare. Noi chiediamo, con forza, per amore di verità e per coscienza storica, solo una cosa: la fine di ogni vendetta, il riposo dei morti. Sarebbe tempo.
Posto, da Giap, newsletter dei Wuming, dei links per giudicare la vicenda Battisti con un minimo di raziocinio e conoscenza.
"La verità è che nessuno di noi ha certezze su cos'abbia o non abbia fatto l'uomo il cui destino è in gioco (e che, sia detto en passant, anche di recente ha ripetuto la propria abiura degli anni di piombo che produssero "tanti morti e lutti", e l'invito ai giovani a non cedere a simili tentazioni).
Ma la verità è che, nel dubbio, di fronte a un'Italia che ancora fatica a esorcizzare lo spettro di quegli anni; di fronte a quel Paese amico a cui non vogliamo impartire chissà quali lezioni di democrazia ma del quale non possiamo più ignorare che mantiene, nel cuore delle proprie istituzioni, leggi che secondo Amnesty International, la Federazione internazionale delle Leghe dei diritti dell'uomo e altre associazioni contravvengono a "tutti gli accordi europei e internazionali" sulla "equità dei processi"; di fronte a quell'Italia, deve valere il primato della presunzione d'innocenza.
Di conseguenza, Battisti deve più che mai beneficiare dell'ospitalità della Francia".
(Bernard-Henri Levy, 24 giugno )
N.B. I materiali n.1,3,4, 10, 11, 12, 13 e 14 sono in italiano. Tutti gli altri sono in francese.
Cesare Battisti, secondo la magistratura francese, dovrebbe essere estradato. Cadavere tra cadaveri della storia, lo si rigetta, ci rigetta in un passato che non esiste più per nessuno. Il gelido cuore dello Stato, nella sua coazione a vendicare, ferma ancora la vita. La divora. Non finirà mai. Non finirà. In verità, sino a quando nessuno di noi riuscirà a dire la verità di quegl'anni, tutto continuerà ad accadere come allora. Come allora, da una parte e dall'altra, si continuerà, impunemente, ad uccidere Aldo Moro.