May 30, 2004

Il nuovo papello di Berlusconi: come difendersi

Posted by millepiani at 7:37 PM

macchie nere e torte bianche

Mi viene in mente, a proposito della polemica tra il blog Macchianera e Bloggers per la pace (http://www.macchianera.net/archives/2004/05/30/bloggers_per_la.html) mi viene in mente che tra pane e focaccia, esiste una terza possibilita': le torte in faccia....a chi minaccia...

Posted by millepiani at 4:28 PM

May 27, 2004

buffoni e lacchè: sul petrolio americano

No, non ci sarà sovranità, non ce ne può essere per l'Iraq e il suo popolo. Non ci saranno elezioni, come vuole la più grande democrazia del mondo. Le elezioni sono per i popoli civilizzati. Non ci sarà nemmeno sovranità per il governo nominato dagli occupanti. Lacchè, anche loro, ed a disposizione. Non si potranno processare e condannare in Iraq i crimini di guerra compiuti dalle forza anglo-americane. Ma, soprattutto, la gestione del petrolio iraqueno verrà supervisionata dai liberatori. E perchè non si alza la voce su questa infamia? Perchè non ci si rivolta contro questa imposizione? Voi, democratici americani, voi, sostenitori degli USA, alzate la voce. Perchè dare ragione, così sfacciatamente, alle tesi dei pacifisti? Buffoni della democrazia sono le forze anglo-americane. Farsa dei loro principi è l'offerta. Lacchè degli interessi petroliferi americani sono i governi inglesi e italiani. Buffoni e lacchè. Noi siamo per un Iraq libero ed autodeterminato, che scelga a chi vendere il petrolio e a quale prezzo. Un Iraq che possa processare, secondo le regole della vostra democrazia, i crimini ove ci siano. Un Iraq che scelga, subito e liberamente, il suo governo. Buffoni e lacchè: questa è la politica mondiale e i suoi attori. Buffoni e lacchè sono i politici nostrani e i loro fans. Lacchè, buffoni. Questa è la vostra democrazia.

Posted by millepiani at 4:27 AM

May 26, 2004

Il volto della morte in guerra

Questo è il viso del Presidente degli USA George W. Bush composto dalle 700 fototessere dei volti dei soldati statunitensi morti sino all'inizio d'aprile in Iraq. Credits e Links per gli ingrandimenti: http://gallery.idahocline.com/displayimage.php?album=65&pos=0

Posted by millepiani at 4:18 PM

bugie tra americani

Iraq: torture, duemila pagine sparite da rapporto Pentagono WASHINGTON - Dalle copie ricevute dal Congresso americano del rapporto interno del Pentagono sugli abusi del carcere di Abu Ghraib mancherebbero duemila pagine di documenti, rivela il settimanale Time. Il rapporto di seimila pagine compilato dal generale Antonio Tabuga per indagare sugli orrori del carcere iracheno dove le guardie Usa umiliavano e torturavano i detnuti iracheni era stato consegnato alcuni giorni fa al Congresso. Ma alcuni senatori hanno scoperto che dal rapporto mancano oltre duemila pagine del documento originale. Al Pentagono si afferma che, se la cose fosse vera, si "tratta sicuramente di una svista". Ma la spiegazione non ha convinto alcuni senatori: "C'è mancanza di sincerità e di cooperazione da parte del Pentagono - ha affermato il senatore democratico Jack Reed - Non mi stupirei fosse una sparizione volontaria". (fonte: Corriere del Ticino: http://cdt.tio.ch/interna.asp?idarticolo=tio169296&idtipo=2 )

Posted by millepiani at 4:33 AM

Sulla risoluzione USA-GB al Consiglio di sicurezza ONU

L'ipocrisia, l'infamia e la determinazione coloniale che guida il contenuto specifico della proposta di risoluzione presentata all'ONU da USA e GB smaschera, più di quanto immaginavamo, il movente della presenza in Iraq. Gli interessi economici, la passione e l'insistenza per l'immunità, la volontà di determinare la guida dell'Iraq supera qualsiasi immaginazione. Eccoli i campioni della democrazia: quelli che si giudicano da soli, che non fanno eleggere un governo realmente espressione del popolo iraqueno, che governano e dirigono la vendita del petrolio. Questa è la svolta presentata dai lacchè italiani al parlamento. La svolta della verità. Ancora più di prima, noi appoggiamo la rivolta, la rivoluzione iraquena, perchè, a calci nel culo, si sbattano fuori dall'Iraq i nuovi colonialisti, i mercanti di armi e di petrolio, i buffoni della democrazia e i lacchè dei più forti.

Posted by millepiani at 4:30 AM

Buffoni e lacchè: sul petrolio americano

No, non ci sarà sovranità, non ce ne può essere per l'Iraq e il suo popolo. Non ci saranno elezioni, come vuole la più grande democrazia del mondo. Le elezioni sono per i popoli civilizzati. Non ci sarà nemmeno sovranità per il governo nominato dagli occupanti. Lacchè, anche loro, ed a disposizione. Non si potranno processare e condannare in Iraq i crimini di guerra compiuti dalle forza anglo-americane. Ma, soprattutto, la gestione del petrolio iraqueno verrà supervisionata dai liberatori. E perchè non si alza la voce su questa infamia? Perchè non ci si rivolta contro questa imposizione? Voi, democratici americani, voi, sostenitori degli USA, alzate la voce. Perchè dare ragione, così sfacciatamente, alle tesi dei pacifisti? Buffoni della democrazia sono le forze anglo-americane. Farsa dei loro principi è l'offerta. Lacchè degli interessi petroliferi americani sono i governi inglesi e italiani. Buffoni e lacchè. Noi siamo per un Iraq libero ed autodeterminato, che scelga a chi vendere il petrolio e a quale prezzo. Un Iraq che possa processare, secondo le regole della vostra democrazia, i crimini ove ci siano. Un Iraq che scelga, subito e liberamente, il suo governo. Buffoni e lacchè: questa è la politica mondiale e i suoi attori. Buffoni e lacchè sono i politici nostrani e i loro fans. Lacchè, buffoni. Questa è la vostra democrazia

Posted by millepiani at 4:27 AM

May 22, 2004

Ipocriti

Carla Del Ponte, procuratore del tribunale internazionale dell' Aja, che oggi ha ricevuto a Genova la laurea ad honorem in giurisprudenza, ha detto che "di fronte ai gravi crimini commessi dai soldati americani in Iraq c'è una sola posizione da tenere: processare tutti quanti, negli Usa". "Credo - ha detto Del Ponte - che il processo ai responsabili delle torture possa svolgersi anche all' interno degli Stati Uniti, senza bisogno del ricorso a un tribunale internazionale. Qualunque paese democratico deve avere la possibilità di fare questi processi, al fine di dimostrare sia di essere all'altezza, sia di aver recepito il grave segnale". (fonte: http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_706086.html). --- --- E perchè la signora Del Ponte non aggiunge anche che gli USA NON ADERISCONO alla Convenzione dell'Aja? E che lei non ha alcun potere per poter sottoporre a giudizio i militari USA che si macchiano di crimini di guerra???

Posted by millepiani at 1:42 PM

Wagner e i campi

Per anni, in Israele, non è stato eseguita alcuna opera di Wagner. Non solo nessuna opera, nessuna musica. Per anni Israele ha rifiutato di ascoltare Wagner. Le musiche di Wagner erano eseguite dalle orchestrine improvvisate nei campi di sterminio per dilettare i soldati tedeschi di stanza dove il 'nulla' dei campi' era la normalità . Erano eseguite da musicisti ebrei destinati ai forni. Prima dei forni, Wagner. Prima dei forni, la cultura. Un'introduzione. Come per ogni cultura umanistica, un'introduzione alla morte. Quale musica hanno ascoltato i prigionieri iraqueni? Sapendolo, non solo continueremo ad ascoltare, come abbiamo continuato a fare, Wagner dopo i forni. Riusciremo finalmente a sapere quale musica il potere vuole che ascoltiamo oggi. Prima del prossimo campo.

Posted by millepiani at 1:40 PM

Morti iraqueni

da Repubblica di oggi: "Perché si contano solo i morti americani e inglesi e non quelli iracheni?". Se lo chiede il quotidiano inglese "Independent". Le vittime Usa sono state 777 e quelle britanniche 77, ma quelle irachene, in gran
parte civili compresi donne e bambini, sono molte, molte di più. Secondo il gruppo di pressione "Iraq Body Count", citato dal quotidiano, le vittime irachene sarebbero tra 9.148 e 11.005, "senza contare le 800 persone uccise di recente, a quanto sembra, a Falluja, nè le 235 persone uccise a Baghdad o le 20 nella zona di Bassora, controllata dai britannici". (fonte primaria: http://news.independent.co.uk/world/middle_east/story.jsp?story=522048

Posted by millepiani at 1:38 PM

La forza della ragione

di Pier Paolo Pasolini --
Io, per me, sono alieno dalla violenza: e spero, lo ripeto, che mai più si debba scendere in piazza a morire. Noi abbiamo un potente mezzo di lotta: la forza della ragione, con la coerenza e la resistenza fisica e morale che essa dà. È con essa che dobbiamo lottare, senza perdere un colpo, senza desistere mai. I nostri avversari sono, criticamente e razionalmente, tanto deboli quanto sono poliziescamente forti: non potranno mentire in eterno. Dovranno pur rispondere, prima o poi, alla ragione con la ragione, alle idee con le idee, al sentimento con il sentimento. E allora taceranno: il loro castello di ricatti, violenze e di menzogne crollera.

Posted by millepiani at 1:36 PM

L'umanita' di Guantanamo

"Questa volta non si tratta di foto ricordo, scattate dalle guardie con le loro macchinette digitali, mentre fanno sesso, seviziano i prigionieri di Abu Ghraib, salutano la mamma. Questi sono filmati fatti da professionisti, scrupolosamente archiviati e conservati nella base militare americana di Camp Delta a Guantanamo. Sono stati realizzati a scopo didattico, per insegnare le tecniche d'interrogatorio, far vedere come si convincono a confessare i detenuti che non vogliono collaborare.

Della loro esistenza ha riferito all'Observer di Londra Tarek Dergoul, 26 anni, il quinto cittadino britannico liberato dal campo lo scorso marzo dopo 22 mesi di prigionia.

«Mi hanno spruzzato gas lacrimogeno in faccia sino a che non ho iniziato a vomitare - racconta - Dergoul, che per il trauma subìto ha ripreso soltanto adesso l'uso della parola - Mi hanno gettato a terra e mi sono saltati addosso, infilato le dita negli occhi, la testa nel cesso e hanno tirato la catena. Mi hanno legato come una bestia, preso a calci e pugni, trascinato di peso fuori dalla cella in catene. Mi hanno rasato la barba, i capelli, le sopracciglia». Il tutto di fronte all'obiettivo di una telecamera, seguendo una procedura chiamata Estreme Reaction Force (Forza di reazione estrema) o più semplicemente Erf, da cui il neologismo erfizzare, che suona meglio di mettere sotto tortura. (segue)"
(fonte: http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=34577)

Posted by millepiani at 1:31 PM

Potere e nuda vita

da "NON PIU' CITTADINI, MA SOLO NUDA VITA"
Un'intervista al filosofo Giorgio Agamben sui "centri di permanenza temporanea" nei campi dei senza nome
"Le zone di attesa per gli immigrati sono spazi d'eccezione dove sono sospesi i diritti legati alla cittadinanza"

di Beppe Caccia

[...]
Beppe Caccia: "Tu hai insistito sul carattere nient'affatto marginale ma fondante di quella "cerimonia di spoliazione della cittadinanza" che veniva compiuta prima dell'internamento nel campo.
Nel passaggio dallo status di cittadino del Mali o del Marocco o dell'Albania o della Turchia a quello di "espulso" ho l'impressione che ritroviamo i tratti di questa macabra cerimonia...."


Giorgio Agamben: "E' come se si trattasse di segnare una serie di cesure che definiscono la progressiva spoliazione dello statuto giuridico di un soggetto, come nel caso degli ebrei nella Germania nazista.
Le leggi di Norimberga cominciarono col creare dei cittadini di seconda classe, di "origine non ariana" poi c'era un'ulteriore cesura che distingueva tra Vollpuden e Mischlmge, poi un'ulteriore cesura che li
trasformava in "internati".
Esaminando l'articolo 14 del "Testo unico", mi colpiva il fatto che le persone trattenute sono quelle gia' state oggetto di un provvedimento di espulsione, ma per le quali non e' stato possibile eseguire il
provvedimento.
Se i soggetti sono gia' stati espulsi, sono per cosi' dire inesistenti sul territorio dello Stato dal punto di vista giuridico, la situazione di eccezione che qui si crea e' che le persone detenute in questi centri non
hanno alcuno statuto giuridico assegnato.
E' come se la loro esistenza fisica fosse stata separata dal loro statuto giuridico." [...]//// dal sito http://www.sottovoce.it/societa/centri1.htm che presenta tutta l'intervista completa.

Posted by millepiani at 1:29 PM

Lamento sul 'Lamento per la morte di Pasolini'

..scritto, musicato e cantato da Giovanna Marini : persi la voce mia, persi memoria/ persi politica seguendo/ la voce tua che non c'era piu'/ persi la voce mia, persi memoria// e "leva le gambe tue da questo regno"/ leva dal futuro nostro la voce tua// non parla piu' questa morte/ che c'è venuta a visitare/ e non ho nulla da confessare/ alla morte, da sempre, sapevo di parlare// Pasolini non puo' piu' parlare/ che la morte lo è venuto a visitare/ la lingua mi diceva che non giova/ nè scrivere testimoniare// e "leva la forza tua da questo regno"-/ solo morire li' vicino al mare// persi le forze mie, persi l'ingegno/ e muori già-/ persi le forze mie, persi parola/ che la morte ti è venuta a visitare/ persi il tuo regno, persi il futuro// e leva la forza tua da questo tempo/ taci, e non cercare/ che la vita m'è venuta a visitare//

Posted by millepiani at 1:28 PM

La tortura democratica

Ciò che ogni guerra porta con sé è una memoria lunga quanto la storia. Ciò che questa guerra porta con sé è invece la forma che la guerra ha assunto nel tempo delle relazioni internazionali piegate all'arbitrio della forza di un'unica potenza. Non è tempo di alzare la voce né di urlare. Di polemizzare, di prendere parola ed accusare. Non è nemmeno il tempo del 'lo avevamo detto'. Non lo facciamo, noi che davvero lo avevamo detto. Forse non c'è davvero più tempo per pensare questa deriva distruttiva in cui questa guerra trascina il principio e la forza dell'Occidente stesso. Deve però esserci il tempo, necessario e che ognuno di noi deve trovare nella solitudine e nel silenzio più assoluti, per fissare le immagini della tortura, per fissare sguardi, volti, risa e scherno, nudità ed indistinzione, carnefice e vittima, potere, potenza e dominio assoluto sull'altro. Bisogna trovare questo 'resto' di tempo, questa forza. E bisogno trovarlo non per rigettare queste immagini come 'altro' da noi, ma per specchiarsi in esse. E per interrogarsi su cosa esse dicono di noi e su cosa ci dicono. Come ha scritto recentemente Brodoprimordiale, viviamo in un'epoca di perenne insicurezza, dove le immagini svolgono un ruolo cruciale nella strategia del terrore. Sono esse che dobbiamo interrogare per capire cosa ci dicono. Queste immagini ci dicono della sospensione di ogni diritto riconosciuto ai prigionieri di guerra, di una catena di comando che diventa catena di dominio e di violenza, di uno spazio senza legge in cui il corpo dei prigionieri diventa oggetto. Ma tutto questo l'Occidente democratico lo aveva già davanti, e porta il nome di base di Guantanamo, dove, ben prima dell'intervento in Iraq, sono stati rinchiusi i prigionieri musulmani della campagna d'Afghanistan. Prigionieri a cui è stato negato lo status di prigionieri di guerra proprio per evitare l'applicazione della Convenzione di Ginevra. Tuttora non sono accusati di 'niente', nel senso che nessuna imputazione è stata loro formalmente contestata e, dunque, a loro viene negata qualsiasi forma di difesa come lo stato di diritto riconosce ad ogni imputato. Le immagini delle torture nella prigione di Abu Ghraib ci dicono, ancor meglio di ogni parola, in cosa consista non solo la sospensione di ogni diritto, ma lo stato di eccezione permanente e di sospensione di ogni legge - come abbiamo scritto molte volte - che la 'democrazia americana' ha inteso applicare in ogni luogo. Queste immagini ci dicono quali violazioni di 'libertà, democrazia e diritto' abbia portato con sé il rifiuto degli USA di aderire all'Alta Corte di Giustizia dell'Aja, che proprio i 'crimini di guerra' è chiamata a giudicare. Questo rifiuto di adesione e questa ingiudicabilità rivendicata per le azioni delle forze armate statunitensi non può, oggi, non essere messo in relazione con le immagini che abbiamo sotto gli occhi. Anche volendo, e vorremmo farlo, vorremmo farlo davvero, non può non essere pensato come la premessa necessaria, anche se non sufficiente, per ciò che abbiamo sotto gli occhi. Premessa necessaria anche se non sufficiente poiché queste immagini dicono qualcosa di noi più profondo e ci chiedono di specchiarci in esse. Senza nessuna identificazione con la vittima. Esse ci dicono, a noi, uomini e, forse per la prima volta, donne occidentali, quali sia la zona d'indistinzione in cui collochiamo l'altro da noi, lo straniero. C'è una foto, tra le terrificanti che in questi giorni mi sforzo di guardare, che mi abita più di altre: un soldato, braccia conserte e che sorride soddisfatto di fronte l'obiettivo, con davanti una soldatessa nel gesto di mimare la sodomizzazione di una massa indistinta di corpi, tutti incappucciati, obbligati l'uno sull'altro. Questi uomini senza volto, corpi tra corpi, senza che un corpo si distingua dall'altro se non per il suo cappuccio e senza che il cappuccio li distingua l'uno dall'altro, sono la zona d'indifferenza in cui la biopolitica è diventata la politica dell'oggi. In cui la biopolitica come 'governo dei corpi' si mostra come dominio e politica dell'oggi. Questi corpi, come luogo d'indifferenza, questo 'senza un confine distinto', corpo unico da sodomizzare metaforicamente e non solo, loro, sono loro il corpo dell'altro come nemico da annientare. Ed è l'Occidente, come le foto che tutti dovremmo guardare mostrano, che lo viola e lo rende il tutt'altro da sé. Ogni definizione d'Occidente non può prescindere da chi è lo straniero, da quale straniero gli permette di definirsi, da quale sia l'Oriente ad Occidente del quale siamo. Non può prescindere dal suo volto. Volto, in queste foto, incappucciato, corpo indistinto. Nell'indistinzione di quei corpi si mostra, tutta insieme, la 'democrazia' della superiorità culturale e della distruzione-indifferenza dell'altro come nemico che l'Occidente oggi vive, il male della democrazia. E che io, come occidentale, rappresento ormai agli occhi del mondo. La democrazia come corpo indistinto a cui pretende di ridurre l'altro, di cui ogni 'superiore' Occidente ride stuprandolo. In questa foto l'Occidente che io sono non può che rimandarmi, immediatamente, all'aguzzino che dorme in me, occidentale, pronto a risvegliarsi e a mostrarsi ogni qualvolta potere diventa dominio, ogni qual volta eccezione è accettata e diventa regola, ogni volta una democrazia diventa 'pensiero unico dell'onnipotenza'. In questo 'male democratico' noi oggi viviamo. Noi tutti oggi siamo chiamati, con forza, a riconoscere in quel riso e in questa tortura la tortura a cui sottoponiamo la democrazia. Il suo stupro e, insieme, il suo male ben nascosto ma presente. Che a volte, tornando, ci chiama e ci riconosce. E in cui dobbiamo specchiarci. Tortura alla quale nessuno di noi ha avuto la forza davvero di sottrarsi: e chi gridava contro e chi taceva e chi
acconsentiva. Quei corpi indistinti, i volti coperti, le sevizie, la tortura, l'assenza di legge, la distruzione dell'altro come nemico, la sua umiliazione, la nostra pretesa impunità sono oggi il volto della democrazia che presentiamo al mondo. Non basta una corte marziale o dei soldi per renderci altro da quello che siamo. Nulla basta. Serve, nella solitudine in cui riguardare queste immagini, serve chiederci, guardando queste foto e le altre che verranno, serve domandarci se la 'rabbia e l'orgoglio', la pretesa superiorità di questo diritto bastino per dirci democratici. O se forse non ci si debba interrogare e riconoscere, sommessamente ma davvero fino in fondo, se quei corpi senza nome e senza volto non siano il rimosso della democrazia, il suo stupro, il tribunale della nostra arroganza. Ed insieme, ancora più sommessamente, chiederci se non siano il luogo vero della nostra politica occidentale, la zona d'indistinzione da riconoscere e da cui ripartire, il luogo in cui specchiarci per ripensare la democrazia av-venire, sempre incerta ed aperta, quella che si pensa grazie a chi arriva, allo straniero, all'altro, quella che amiamo e che, ancora una volta, abbiamo avuto necessità di dimostrare impossibile.

Posted by millepiani at 1:26 PM

Trattare, trattare sempre

La volgare ed inumana retorica risposta della politica italiana, di quasi tutta la politica italiana, all'inumano gioco d'ostaggi da parte della resistenza iraquena, non ci sconvolge piu' di tanto. Rientra in quel cono d'ombra che la politica italiana, la cultura liberale e di sinistra in tutto il suo complesso, continua a conservare dai tempi del rapimento di Aldo Moro. Perché non l'ha mai pensato, mai fino in fondo. E' la stessa cecità, la stessa freddezza di morte che conosciamo. Innanzitutto dello Stato, innanzitutto lo Stato. Ma quale Stato? Quello dell'unità nazionale, del silenzio. Nessuna trattativa. La morale è questa. Ma questa morale è vecchia. Leggiamo, leggete le lettere di Moro. Lo Stato, per noi, i democratici, rappresenta molto di meno di ogni cittadino, di ogni cittadina, presi singolarmente. Lo Stato non è né l'addizione dei suoi cittadini/e, è è un'entità superiore da difendere. Lo Stato, qualsiasi Stato, non ha bisogno di difese è di memoriali, è di simboliche, tanto meno sacrificali. C'è. E' tutto. Quando lo Stato chiede il 'sacrificio' dei suoi cittadini, diventa Stato totalitario. Sacrificale. Noi siamo contro ogni sacrificio per qualsiasi Stato. Siamo per ogni trattativa. Che serva a salvare una vita, sia solo una, a dispetto dell'esistenza di qualsiasi Stato. E' questa la nostra non-violenza. E' la lotta, questa si', senza quartiere, senza luogo, contro il sacrificio, contro ogni violenza di Stato. La nostra non violenza è riconoscere il valore nazionale della lotta di tutti gli iraqueni contro l'occupazionale coloniale occidentale. E' riconoscere in questa lotta il riflesso delle grandi lotte di liberazione nazionali degli ultimi due secoli. E' sapere che queste lotte, cosi' come le occupazioni, trovano radice e forza nelle occupazioni coloniali e nelle lotte di liberazioni nazionali di ogni tempo. E' lavorare per scardinare l'infausto legame - che si sta progressivamente rafforzando - tra queste lotte e il terrorismo. E' costruire e dire che l'Occidente non ha una faccia, un volto, solo un tempo, una sola politica. La volgare ed inumana retorica risposta della politica italiana alla questione degli inumani rapimenti è la messa in scena, falsa, della forza dell'Occidente. E' la messa in scena di una forza che l'Occidente ha già ma che vuole dimostrare militarmente, retoricamente. Che vuole far diventare, vuol rappresentare come sacrificio. Non tratto, non trattiamo - ma poi trattano, se vogliono trattano sempre - . Ma noi non abbiamo bisogno di nessuna messa in scena, di nessun sacrificio. E la forza dell'Occidente non si mette in scena: fa vivere. Se c'è, e c'è, differenza tra la politica democratica occidentale e le altre culture politiche, questa differenza si gioca tutta nel giocare tutta la sua potenza nella salvezza 'di vite'. Che siano occidentali o di ogni altro luogo. Di ogni altro paese, luogo Stato. E' per questo che chiediamo, innanzitutto, che sempre, dai tempi di Aldo Moro, che quando ci sia in gioco una vita, qualsiasi Stato sia sempre disposto, senza false dichiarazioni retoriche, a trattare per la salvezza di quella vita. Lo diciamo da laici, senza nessun carico di fede. Lo diciamo perché questa sia, se mai ci sia, la forza dell'Occidente: fuoriuscire dal sacrificio. E' questa la nostra non-violenza, la nostra lotta contro ogni morte, contro la morte, contro ogni terrorismo. Di Stato. Di ogni Stato, di ogni nazione, di ogni fede. E' questa, anche, la nostra lotta contro ogni guerra.

Posted by millepiani at 1:22 PM

May 6, 2004

Immunità americana e stato d'eccezione

LONDRA - Immunità in cambio di sovranità. È il grande scambio preteso dagli Stati Uniti, e dai loro alleati britannici, nella discussione in corso fra i membri del Consiglio di Sicurezza su una nuova risoluzione dell'Onu sull'Iraq. La garanzia di immunità è quella che dovrebbero ricevere le truppe della coalizione guidata dagli Usa per tutto il tempo che continueranno a operare sul territorio iracheno: dunque anche dopo il 30 giugno, la data in cui il potere dovrebbe passare dalle forze di occupazione alle autorità autonome dell'Iraq. La sovranità è appunto quella che Washington, Londra e gli altri loro alleati (Italia compresa) restituiranno agli iracheni, un anno e qualche mese dopo la fine della guerra. Ma è uno scambio viziato da un problema di fondo: sarà difficile parlare di piena sovranità, se i tribunali iracheni non avranno nemmeno l'autorità per giudicare eventuali crimini di guerra commessi dai soldati americani e britannici. (fonte: http://www.repubblica.it/2004/e/sezioni/esteri/iraq23/immunita/immunita.html )

Posted by millepiani at 4:29 AM
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