La rivoluzione d’ottobre. Il 1917 e la sinistra italiana

pubblicato da millepiani

Il Sole Domenica 3.12.17
La rivoluzione d’ottobre. Il 1917 e la sinistra italiana – di Gennaro Sangiuliano

Lenin era stato a Capri in due periodi, tra il 1908 e il 1910, ospite dello scrittore Maksim Gor’kij , presso la cosiddetta “Scuola di Capri”, sigla che sintetizza quella della “Scuola della tecnica rivoluzionaria del socialismo russo”. All’epoca Vladimir Il’i? Ul’janov, al secolo Lenin, appare agli italiani come uno dei tanti studiosi marxisti che si alternano nell’isola Azzurra.
Quando a febbraio del 1917 si metteranno in moto gli eventi che porteranno alla Rivoluzione le notizie che giungono in Italia sono frammentarie ma l’ambiente socialista comincia a ricordarsi di quell’intellettuale che era stato a Capri.
All’inizio la posizione del Partito Socialista Italiano appare prudente e articolata, i socialisti sono fortemente influenzati, soprattutto il leader riformista Turati, dalla Spd tedesca che ha forti riserve sui bolscevichi. Molti pensavano che la punta più avanzata e organizzata del socialismo fosse in Germania e in Gran Bretagna e che la Rivoluzione si sarebbe realizzata in queste due nazioni. Su «L’Avanti!» gli eventi russi vengono raccontati dagli articoli di “Junior”, pseudonimo di Vasilij Vasilevich Suchomlin, un esiliato. Lazzari e Bombacci, rispettivamente segretario e vice segretario dei socialisti, si schierano a favore e vengono pure arrestati, agli inizi del 1918, per aver manifestato il loro entusiasmo.
A capire meglio e prima di tutti la portata di quello che sta accadendo nella lontana Russia è Antonio Gramsci, che all’epoca lavora come redattore del quotidiano torinese «Il Grido del Popolo» e collabora a «L’Avanti!». Fa tradurre e pubblicare una serie di scritti di Lenin e Trockij e il 24 novembre del 1917 in un articolo pubblicato su «L’Avanti!», si esprime in termini perentori: «La rivoluzione dei bolscevichi si è definitivamente innestata nella rivoluzione generale del popolo russo». Nella Torino dove Gramsci vive, si va coagulando quel gruppo di intellettuali marxisti (Togliatti, Tasca, Terracini) che animerà «L’Ordine Nuovo», il gruppo più deciso nell’abbracciare la causa dei rivoluzionari russi.
Le reazioni alla Rivoluzione d’Ottobre travalicano, però, di molto il perimetro della sinistra e mostrano sorprendenti adesioni. Tra gli intellettuali italiani che guardano ai bolscevichi c’è Piero Gobetti. Il giovane intraprende addirittura lo studio della lingua russa, insieme alla fidanzata Ada Prospero. Gobetti ritiene che Lenin e Trockij abbiano suscitato forze positive di un «liberalismo sostanziale», tenuto conto del contesto storico del loro immenso Paese. Su «Energie Nuove» scrive che Lenin a suo modo sta creando uno «Stato liberale» perché c’è una moralità complessiva nella Rivoluzione. In una famosa lettera a Giuseppe Prezzolini del giugno del 1920 definirà la Russia come «centro delle nuove speranze e della nuova azione». I più entusiasti per quello che sta accadendo in Russia sono i sindacalisti rivoluzionari, gli eredi di Filippo Mario Corridoni che era morto nel 1915, quel gruppo che in buona parte confluirà nel fascismo. Attivo nell’esaltare i bolscevichi è Alceste de Ambris, protagonista dello sciopero dei contadini di Parma nel 1908.
Nel 1912, quando Mussolini è protagonista della svolta massimalista al congresso socialista di Reggio Emilia, la «Pravda» scrive che finalmente i socialisti italiani sono sulla «strada giusta». Nel febbraio del 1917 il «Popolo d’Italia», il quotidiano di Mussolini, è tra i più convinti nello schierarsi dalla parte dei bolscevichi e titola: «La vittoriosa rivoluzione russa contro i reazionari tedescofili». Una delegazione dei Soviet fa un giro delle capitali europee e viene anche a Roma e a Milano. Gli interventisti di sinistra De Ambris e Giuseppe Giulietti consegnano ai russi un memoriale di sostegno redatto nella sede del «Popolo d’Italia».
La Rivoluzione avrà concrete conseguenze nella sinistra italiana. Le divisioni che porteranno alla nascita del Partito Comunista si consumeranno proprio attorno alla questione del rapporto con i bolscevichi, quando il Partito Socialista – non accettando le 21 tesi di Lenin – si ritirerà dal Comintern. Ne sarebbe scaturita la scissione dell’ala sinistra guidata da Amadeo Bordiga che porterà, a Livorno, alla nascita del Partito Comunista.