Heidegger sui sentieri interrotti. Pubblicato ‘L’evento’ testo del biennio 1941-42

pubblicato da millepiani

 Esce lunedì 27 novembre il testo di Martin Heidegger «L’evento» (Mimesis, pp. 343, euro 25)

Heidegger sui sentieri interrotti. Contro la visione lineare della storia. Il 27 novembre esce in italiano per Mimesis «L’evento», a cura di Giusi Strummiello: un trattato del famoso pensatore tedesco risalente al cruciale biennio 1941-42 – di Donatella Di Cesare

Filosofo profondamente storico, tanto contrario alla storiografia erudita e allo storicismo asfittico, quanto attento all’andamento imprevedibile della storia, segnato com’è da svolte repentine, pieghe imponderabili, vie tortuose, Heidegger si chiede che cosa sia un «evento», un Ereignis. Perché la storia non è una marcia trionfale verso il progresso, come viene superficialmente vista nella modernità. Piuttosto è scandita da eventi. Di volta in volta unico, l’evento si sottrae a ogni dominio e a ogni volontà di definizione.L’evento è ciò che avviene, ciò che accade. Occorre, dunque, vedere finalmente la storia non secondo un disegno globale, bensì come un accadere di eventi, che non sono controllabili a piacimento — al contrario di quel che il progresso tecnico lascia intendere. Di più: proprio perché l’evento scandisce la storia, dischiude un’epoca, siamo noi, nella nostra esistenza storica e finita, ad appartenere all’evento. Perciò l’evento appropria e insieme espropria. Compito della filosofia è pensare l’evento nella sua irriducibile originarietà — e pensarsi dall’evento, cioè come un pensiero che proviene e si dispiega in un orizzonte storico. Non stupisce, dunque, che nella celebre Lettera sull’«umanismo» (Adelphi), pubblicata nell’immediato dopoguerra, Heidegger scriva: «Dal 1936 “evento” è la parola guida del mio pensiero». Con toni evocativi, accenti quasi oracolari, uno stile che, fra slanci, inversioni, approfondimenti, si affida a un ritmo rapsodico e segue un percorso capace di aggirare ogni principio, Heidegger guarda all’evento che potrebbe segnare il passaggio dall’evo metafisico a un nuovo inizio della storia. Riprende e sviluppa i temi chiave della sua filosofia. Pagine significative sono dedicate alla verità, al nesso tra pensare e poetare, alla questione della differenza. Sferzante è inoltre la critica alla modernità, che in tedesco si chiama Neuzeit, quell’epoca che si spaccia per essere nuova, neue Zeit, e che invece, pur essendo «avida di nuovo», non fa che ripetere il passato potenziandolo. Ecco ciò che è tragico: ogni evento viene cancellato sul nascere. Nella modernità una lettura «non-storica della storia» fa tutt’uno con la pianificazione del calcolo e con quell’eccesso della tecnica che si manifesta nella «eccedenza dei dispositivi del volere e nella sovrabbondanza degli armamenti». Come nei Quaderni neri, scritti nello stesso periodo, anche nel trattato L’evento il paesaggio in cui si muove Heidegger è quello della sera e dell’attesa serale, quando il tramonto si compie, si spengono gli ultimi lumi, la notte incombe. No, nessun timore per la notte. Perché la notte è «la madre del giorno» e solo in quel tempo di oscurità — che la tecnica non tollera, illuminando e accecando 24 ore su 24 — si possono intravvedere i primi bagliori, la fiamma del nuovo inizio. L’Occidente non trapassa, non muore — come vorrebbero alcuni. Piuttosto l’Occidente è «il futuro della storia», purché sia in grado di interpretare la sua storia a partire dall’evento. Ma nelle ultime pagine il passaggio diventa «divergenza». Così, in un suggestivo ed enigmatico paragrafo, Heidegger celebra i sentieri interrotti, quei percorsi che si addentrano nel fitto del bosco e che si fermano d’un tratto, coperti dalla vegetazione o sbarrati dai tronchi dimenticati dai taglialegna. «Queste vie sono sinistre. La divergenza è sempre su un sentiero interrotto». Divergenza filosofica? O si dovrebbe anche supporre una divergenza politica dal nazionalsocialismo che si è consegnato alla storiografia della modernità pretendendo di essere il culmine della tecnica. Dal canto suo Heidegger si prepara a fermarsi, a soggiornare sul sentiero dimenticato e interrotto, dove «non “si” va più avanti e non c’è alcun progresso». E si dispone soprattutto a sostenere il peso della divergenza. Che significhi rivoluzione, svolta epocale o un altro inizio, «evento» è ormai parola chiave della filosofia contemporanea, senza la quale sarebbe inimmaginabile il dibattito degli ultimi anni. Nel pro e nel contro la complessa riflessione di Martin Heidegger resta però ancora da pensare nei suoi profondi risvolti, nelle inattese ripercussioni, nei molteplici effetti.